domenica 6 gennaio 2008

www.giulemanidallajuve.com


Da Tuttosport di sabato 5 gennaio 2008:

IL RICORSO DEI PICCOLI AZIONISTI
«Il Tar ci ridarà gli scudetti»
« CI RESTITUIRANNO i due scudetti che ci hanno tolto: sarà come se la sentenza della giustizia spor­tiva dell’estate 2006 non fosse mai stata emessa » .
Giuseppe Belviso, presidente dell’associazione Giù le mani dalla Juve, indica senza giri di parole cosa succederebbe sei il Tar del Lazio accogliesse il ri­corso presentato dai piccoli azionisti che l’associa­zione raccoglie.L’organo giudiziario, che esaminerà il caso il 15 maggio, non potrebbe però cancellare altri effetti di quella sentenza: la retrocessione in serie B della Ju­ve, la mancata partecipazione alla Champions Lea­gue e la cessione di giocatori fondamentali e tutto­ra rimpianti, da Ibrahimovic a Zambrotta, passan­do per Cannavaro. « Purtroppo - si rammarica Bel­viso - nessuno può restituirci i campioni che la so­cietà ha venduto, né ridarci la stagione passata sui campi della serie B. Però, per quanto riguarda il campionato cadetto, speriamo che un’eventuale sen­tenza favorevole del Tar possa cancellare la parte­cipazione della Juve dagli annali. Per il resto, se il nostro ricorso venisse accolto, si aprirebbe una stra­da per chiedere dei risarcimenti nell’ambito della giustizia civile. Ma quel punto le possibili vie da percorrere sarebbero davvero molte e le valuteremo quando e se sarà il momento » .
Per adesso, l’obiettivo principale di Giù le mani dalla Juve è uno, anzi, due: « La restituzione degli scudetti conquistati nel 2004- 05 e nel 2005- 06. È prima di tutto questo che chiediamo al Tar » , ribadi­sce Belviso. Una richiesta che, secondo lui, ha tutti i requisiti per essere presentata e anche per essere accolta. « Ci sono precedenti confortanti - spiega ­che dimostrano come anche i piccoli azionisti, e non soltanto l’azionista di maggioranza, abbiano il di­ritto di presentare ricorso al Tar » . Belviso è abba­stanza fiducioso anche per quanto riguarda l’esito finale della battaglia sua e della sua associazione: « I motivi per cui chiediamo di annullare la senten­za sono le numerose violazioni del diritto che sono state fatte durante il processo del 2006, a comin­ciare dall’assenza del contraddittorio. I presupposti per vincere ci sono ».

Qui sotto c'è il link per contribuire alle iniziative legali dell'Associazione presieduta da Giuseppe Belviso, un uomo che non parla a vanvera, rappresentando già solo per questo motivo una rarità, nel mucchio selvaggio di cazzàri che popola le cronache di (e su) calciopoli.
Facciamo in modo che gli associati a Giùlemanidallajuve diventino sempre di più, e lo dico soprattutto a chi, da juventino appassionato, è ancora indeciso o non ci pensa proprio, magari avendo capito benissimo di cosa si tratti ma lasciando che un euro, o cinque, o dieci, o mille, li mettano gli altri.
E' un versamento indolore e semplicissimo, si può fare anche con PayPal, e chi naviga su internet quotidianamente non ha molte scuse per non farlo: bastano cinque minuti.
Io credo che averci provato, per chi lo ha fatto o lo farà, contribuendo attivamente con pochi soldi ma tanta consapevolezza, sarà comunque motivo di orgoglio e soddisfazione.
Saltare e gioire per un eventuale successo di Giùlemanidallajuve (grande o piccolo che possa essere), senza avere mosso un dito, o peggio avendone liquidato con sufficienza come inutili le iniziative, sarebbe un modo per assomigliare al ministro dello sport (senza vergogna) Giovanna Melandri, quella che scodinzolava - sorridente e opportunista - sul pullman dell'Italia neo Campione del Mondo, proprio in quell'estate del 2006.

Manco si trovasse ad una festa nella villa di Briatore in Kenia (a proposito: perché non ci fa un salto in questi giorni, in Kenia, caro ministro? Di sicuro non ci si annoia). Vorreste diventare come lei?

Clicca qui sotto per associarti a Giùlemanidallajuve

sabato 5 gennaio 2008

Che vi è toccato fare, Smile Guys!


Dal sito juventus.com (nella parte visibile a tutti, senza bisogno di essere pagaMembers):

La Juventus tra le più forti di sempre
La Juventus è una delle squadre più forti di tutti i tempi. A dirlo è l'Iffhs, ovvero l'Istituto mondiale di storia e statistica del calcio, che ha stilato la classifica in base ai risultati ottenuti a partire dal 1991, tenendo conto di tutte le competizioni ufficiali: campionati, coppe nazionali e internazionali. Una graduatoria che vede i bianconeri saldamente sul podio, secondi alle spalle del solo Barcellona e davanti agli inglesi del Manchester United. Quarto il Real Madrid. Ma primi assoluti per quanto riguarda le formazioni italiane, precedendo Milan, Inter, Parma, Lazio e Roma.

Questa notizia ieri pomeriggio aveva già fatto il giro di tutte le agenzie di stampa, allargandosi a macchia d'olio su tutti i siti web ed i forum nel giro di poche ore.
Solo il sito del sorriso continuava a mostrare con orgoglio, nella propria Home Page, una sequenza di immagini dedicate a Buffon e Seredova con gli auguri per la nascita del primogenito, ultimo in ordine di tempo tra i rampolli della nuova famiglia allargata bianconera, ma non ultimo, temo, a beccarsi un nome tale da rendere meno incomprensibili certe stragi familiari improvvise, di quelle che piacciono tanto a Bruno Vespa per le sue comiche serali, con plastico del luogo del delitto e criminologo in bella vista.
Poi stamattina il colpo di scena: anche gli okkupanti di corso Galfer avevano dato il via libera alla pubblicazione della notizia del giorno, come riportato in apertura di questo post. Allora ho fatto due conti, e ciò che ne è venuto fuori è davvero interessante.
L'Iffhs calcola questo ranking a partire dal 1991, poiché è da quell'anno che tutte le competizioni prese in esame a livello internazionale sono invariate e, di conseguenza, confrontabili senza incongruenze.

Anno 1991: la Juventus termina il campionato senza riuscire a qualificarsi per le coppe europee, prima volta nella sua storia.

Anno 1992: la Juventus arriva seconda in campionato e perde la finale di Coppa Italia.

Anno 1993: la Juventus arriva quarta in campionato e vince la Coppa UEFA.

Anno 1994: la Juventus arriva seconda in campionato.

Fino a qui, direi che la somiglianza con il trend medio degli esauriti di Onestopoli a strisce nerazzurre (mai primi, con la coppetta una tantum giusto perché la gente si ricordi della tua esistenza) è a dir poco imbarazzante. Ma andiamo oltre.
Nel 1994 il Milan Berlusconiano è, ormai da sei anni, una squadra straripante. L'ultimo scudetto della Juve risale al 1986. Il dottor Umberto Agnelli, con il consenso del fratello Gianni, sale sul ponte di comando della Juventus, affidandone la gestione alla famigerata Triade.

Dal 1995 al 2006: la Juventus vince 7 scudetti, 1 Champion's League (disputando altre 3 finali), 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe Italiane.

Anno 2007: la Juventus termina il campionato al primo posto. Non sarebbe una grande novità, se non fosse che il campionato è quello di serie B, per la prima volta nella sua storia.

Ora, secondo voi, quali risultati avranno determinato la classifica dell'Iffhs per il periodo 1991-2007? Domandona da Rischiatutto, non c'è che dire.
A completare il quadretto, una curiosità. Le due stagioni nelle quali la Juventus stabilì dei veri e propri record per la sua storia ultracentenaria (mancata qualificazione alle coppe europee e retrocessione in serie B), videro impegnato in prima persona il personaggio che, da qualche settimana, si è guadagnato (a suon di stronzate dette senza vergogna) il titolo di emetico, qui su venti9: Luca Cordero di Montezemolo. Nel '90-'91 come dirigente, nell'estate 2006 impedendo all'Armata Brancaleone formata da Cobolli Gigli, Blanc, i fratelli Elkann e tutti i nuovi adepti della teoria dello smile, di inoltrare al TAR del Lazio quel ricorso contro le sentenze nazifasciste (o sovieticocinesi, così nessuno si offende) della farsa denominata calciopoli.
Il fatto che la nuova Juventus non abbia potuto ignorare questo riconoscimento da parte dell'Iffhs, mostrandone l'esito con tanto di foto della finale di Roma '96 sul proprio sito ufficiale, aggiunge un tassello al mosaico di contraddizioni e situazioni grottesche davanti alle quali, noi tifosi incazzatelli, siamo messi periodicamente da un anno e mezzo, trascinati per i capelli come fossimo tante femmine da riproduzione di altrettanti uomini di Neanderthal.
Perché, in fondo, lo so benissimo che prendersela con l'Armata Brancaleone è come sparare sulla Croce Rossa, fin troppo facile e scontato. Ma non è colpa mia se chi ha deciso di impossessarsi della Juventus senza pensare bene che cosa avrebbe significato, dovrà fare i conti con la storia ogni volta che qualcuno si prenderà la briga di guardarla (la storia) un po' più da distante che dalle pagine della Gazzetta dello Sport.

E fare i conti anche con le storie. Con le storie che ci ha raccontato.

venerdì 4 gennaio 2008

Flatulenze senza umilté.


L'ex leader dei Rockets, nonché inventore delle ripartenze, dell'intensità e di Nicola Berti ala destra ai mondiali statunitensi del 1994 (foto), ha rilasciato una serie di flatulenze assortite a La Stampa.it, camuffandole leziosamente da cure miracolose per il calcio italiano in difficoltà.
"C’è un certo immobilismo da parte delle società che si trasmette sugli allenatori e sul gioco", il che non significa un cazzo ma rende l'idea.
"Poche squadre si sono evolute, modernizzate, molti stanno riproponendo temi antichi. L’assenza di novità è una causa di mancato entusiamo", il che non significa di nuovo un cazzo, ma rafforza il precedente concetto.
"La Roma è una delle poche che con un investimento non faraonico e corretto, attraverso il proprio settore giovanile e le capacità del proprio allenatore e con un organico non straordinario, riesce a creare un calcio alternativo e innovativo, specialmente in fase offensiva".
Alternativo e innovativo in che cosa, sublime profeta Arrigo? Ci danno di mano? Battono i corner con la catapulta? Effettuano le rimesse laterali lanciando il pallone dal tetto della tribuna? Tirano i rigori di testa? Punta-tacco-mento-spalla-collo-collo, come Don Lurio?
Siamo ancora qui a discutere di quanto sia bello avere idee, innovazione, essere alternativi? Stiamo parlando di pallone o di pop look, come ai tempi dei Duran Duran contro gli Spandau Ballet?
Lo sanno anche i comodini che se io ho dalla mia parte - ad esempio - Zidane, Del Piero e Ibrahimovic, l'unica innovazione che ti posso concedere è quella di cambiarti i connotati con un grappolo di schiaffoni dentro alla rete ogni volta che ti incontro (in gergo tecnico: goals). Di cosa farnetica, l'Arrigo?
Ricordo uno dei più alternativi e innovativi tra i suoi colleghi, profeta pure lui ma di Boemia. Era talmente alternativo e innovativo che è passato alla storia per le vittorie (manco una), gli esoneri (un'infinità) e le interviste diffamatorie (una soltanto, ma sufficiente a garantirgli quella notorietà che attraverso l'albo d'oro del calcio si sarebbe potuto scordare anche campando un secolo).
Sono vent'anni che l'Arrigo ci intorta con queste frasi prive di senso compiuto.
Ma non è finita, ecco che il delirio inizia a tracimare: "Chi ha i giocatori bravi se li tiene, tranne se non ci sia qualcuno in disaccordo con la propria società e anche in quel caso ci sarebbe da riflettere sui motivi della rottura". Forse non ricorda più, l'Arrigo, di quando disse a Berlusconi "Scelga: o me, o Van Basten". Quello lo lo legò con la corda ad un razzo come Wile E. Coyote nei cartoons, e lo sparò fuori da Milanello senza nemmeno lasciargli finire la frase. Destinazione FGCI, sulla panchina della nazionale.
Van Basten invece rimase, e con quella squadra che secondo l'Arrigo si sarebbe dovuta rifondare, il poco alternativo Fabio Capello vinse quattro scudetti in cinque anni, più una Coppa Campioni (disputando tre finali) e una manciata di record assortiti. Altro che innovazione.
Ma il delirio oramai è fuori controllo, e così a proposito del mondo del calcio, l'Arrigo prosegue: "Questa è un' industria con dei dirigenti che sono rimasti degli artigiani".
E ancora, a proposito degli esauriti e del loro padrone ecologico: "Ha investito molto ma senza nulla togliere ai meriti non può essere un esempio per le altre. Ha un Moratti dalla sua parte che ha grande passione e possibilità economiche, sta dando finanziariamente tantissimo e non so quanto questo sia giusto. Ultimamente hanno dovuto adeguare il deficit che è quasi quanto il loro fatturato, bisognerebbe invece guardare sempre al bilancio e aumentare le capacità di introiti".
Eccolo al capolinea. Con queste due ultime considerazioni (dirigenti artigiani che non sanno guardare al bilancio e incapaci di aumentare gli introiti), anche il delirio si esaurisce, trasformandosi in vere e proprie flatulenze intellettuali.
Un altro commissario Auricchio dispensatore delle idee altrui, prodigo di consigli e soluzioni per i distratti artigiani sciattamente svaccati sul rettangolo verde, ai piedi del suo prestigioso pulpito di (ex) profeta.
Le aveva già dette la scorsa estate il nipote dell'Avvocato, queste banalità da mago del "copia e incolla".
Si dà il caso che, oltre dieci anni fa, quei progetti fossero entrati a far parte, per la prima volta, della più innovativa e lungimirante gestione che il calcio nostrano avesse mai conosciuto. La mente di quella gestione era Antonio Giraudo, che di artigianale non aveva (e non ha) proprio nulla, e che sui bilanci in ordine e l'aumento degli introiti aveva costruito una macchina quasi perfetta. Mancava solo il tocco finale.
Peccato che, l'anno scorso, quel gruppo di dirigenti capitanato da Giraudo abbia dovuto, suo malgrado, abortire il progetto sul più bello, quando stava per decollare definitivamente, e non mi risulta (tra l'altro) che all'Arrigo questa cosa sia dispiaciuta granché, anzi.
Ebbene: lui, oggi, non solo finge di non saperne nulla, ma si prende pure la libertà di pontificare succhiando come un parassita dalle macerie di quelle idee. Proponendo come toccasana la ricetta rubata proprio dal libro di coloro che non disdegna di vedere laggiù, in fondo al ripostiglio, relelgati in mezzo alle scope con appiccicata addosso l'etichetta degli appestati.

A questo punto non pensa, l'Arrigo, che sarebbe giunta l'ora anche per lui di diventare innovativo rispetto a se stesso, esibendo un bel silenzio a tempo indeterminato?

giovedì 3 gennaio 2008

Fanno la riverenza, facciamo la penitenza.


Come nel gioco del giro-giro-tondo (solo che al posto del mondo mi sono cascati i coglioni), stavo vagando come un barbone sul sito web de La Stampa, quando improvvisamente mi sono ritrovato lungo per terra.
Ero appena scivolato su una gigantesca chiazza di bava schiumosa, colata probabilmente dalla tastiera infoiata di qualche redattore col contratto a termine o, peggio, con lo smile fresco di trapianto.
In mezzo ai soliti articoli sul calciomercato (calciomercato che Alessio Secco farà bene ad affrontare con Luciano Moggi nascosto nelle mutande, se non vuole uscirne a brandelli), una scritta provocante quanto una femmina di tricheco in guepière invitava a tuffarsi nella lussuria ad alta risoluzione:
NOVITA': è disponibile lo sfondo desktop bianconero calendario 2008.
La redazione di LASTAMPA.it, in accordo con la Juventus F.C., mette a disposizione uno sfondo per il desktop del tuo pc con il calendario mensile: un modo per avere la Juve sempre di fronte ai tuoi occhi!
Ormai prossimo alla trasformazione in tricheco pure io, per meglio arrampicarmi sulle curve della femmina in guepière, ho cliccato sull'icona magica e come per incanto mi è apparsa una cosa di un brutto mai visto: da una parte la scritta ancora sporca di bava "per gentile concessione della Juventus F.C.". Dall'altra, la firma di quello che fu il braccio armato della compagnia dello smile, durante lo spassoso episodio autunnale della chiusura-lampo di j1897.com: FOTO LAPRESSE.
Ferocemente combattuto tra la voglia di possedere la tricheca e quella di farmi possedere dalle eliche di una petroliera sui 400 metri di lunghezza, mi sono precipitato impavidamente nella tana del lupo, su juventus.com.
Da perfetto proletario senza decoro, tanto da non possedere nemmeno una lurida membership per accedere ai privé del sito che ride, ho trovato fortunosamente una risposta ai miei tormenti su che fine abbia fatto la carcassa di quella che fu la mia più grande passione: la Juve.
Era in questa caricatura di Attenti a quei due (foto), la celebre serie televisiva anni '70 con Roger Moore e Tony Curtis, dove i due protagonisti, per evitarsi la galera, erano costretti da un giudice, con il ricatto, a partecipare ad azioni al limite della legalità.
Nel remake dei giorni nostri, invece, in versione sabaudo-bolognese-meneghina, i protagonisti (che sono ben più di due) sono stati costretti da un uomo indegno (con degli amici da galera) a comportarsi indegnamente.

E il bello è che lo hanno fatto senza fiatare.

P.S. Signor FOTO LAPRESSE, la prego: non si incazzi per la foto, se non posso tenerla me lo scriva all'indirizzo venti9@fastwebnet.it , e le prometto che la riporto immediatamente dove l'ho presa. Giurìn giuretto.

mercoledì 2 gennaio 2008

Carcinomi.


Non paghi delle intercettazioni illegali con le quali da anni tengono per le palle una nazione (il che la dice lunga sulla qualità della classe dirigente di quella nazione), i carcinomi della libertà passano alle fasi successive del proprio piano di espansione.
No, non c'è alcun riferimento politico con "la" (oppure "le") libertà di stampo Berlusconiano. Qui si parla di libertà nel vero senso della parola, quella che dovrebbe consistere (uso il condizionale, ahimè) nel non essere invasi o prevaricati all'interno dei propri spazi vitali, prima ancora che nel diritto di fare o non fare ciò che si desidera.
Vi riporto quanto ho letto sul sito dedicato agli abbonati Fastweb, a proposito di quell'azienda sponsor, tra le altre cose, dei tornei professionistici di calcio italiani, nonché della squadra a strisce nerazzurre di Onestopoli. Squadra che può vantare, almeno per ora, ma con buone probabilità di migliorarsi in tal senso, due pregiudicati con sentenza passata in giudicato: uno in panchina (Gabriele Oriali) e uno in prestito al Torino Calcio (Alvaro Recoba).

SEGNALAZIONI
STOP ALLE TELEFONATE INDESIDERATE!
Gentile Cliente, ti ringraziamo per il tuo prezioso aiuto!
Grazie alle numerose segnalazioni ricevute, in merito all’operazione invasiva posta in essere da Telecom Italia verso i clienti FASTWEB, le autorità competenti, in brevissimo tempo, hanno avviato un’indagine sul caso.
Se anche tu quindi, sei stato contattato da altri operatori, in particolare da Telecom Italia e non hai ancora avuto modo di segnalarcelo, fallo immediatamente: ci penserà FASTWEB a risolvere il problema!
Nello specifico, ti ricordiamo che trattasi di un'attività condotta tramite ripetute telefonate, effettuate da incaricati di Telecom Italia verso i nostri clienti nell'intento di convincerli a cambiare operatore. Non è, tra l’altro, la prima volta che l’operatore suddetto si trova al centro delle cronache a seguito di iniziative di questo tipo, iniziative tra l’altro, già sanzionate dalla Corte di Appello di Milano con sentenza del maggio 2006.

A seguito di questa premessa, un breve questionario da compilare ed inviare a Fastweb, dal quale si evince, guarda un po' che novità, che gli spioni perdono il pelo ma non la cornetta geneticamente modificata. E nemmeno il Tiger Team, anche se questi, più che a delle tigri, assomigliano a dei cinghiali ad un pranzo di gala.
Roba tipo:
Gli operatori incaricati da Telecom si sono rivolti a te sapendo già che sei un cliente Fastweb?
Sapevano già che tipo di abbonamento avevi sottoscritto?
Sapevano già che tecnologia (fibra ottica o ADSL) utilizzi per i servizi Fastweb?
Gli operatori incaricati da Telecom hanno fatto apprezzamenti o dato valutazioni sulle capacità tecnologiche e sulla convenienza economica dei servizi Fastweb?
Ora, cari amici gobbi ma non solo, la domanda del nuovo anno è: quanto tempo deve ancora durare 'sta barzelletta della Telecom che fa e disfa e rompe i coglioni al mondo intero impunemente, come non succedeva, probabilmente, nemmeno ai tempi dell'ex Unione Sovietica?

E' mai possibile che qui a Bananolandia non basti spegnere la TV per uscire dal virtuale e prendersi una boccata d'aria - non dico pura, ma almeno respirabile - manco fossimo al Truman Show?

lunedì 31 dicembre 2007

Auspici 2008.


A chi mi ha fatto tornare la voglia di capire e lottare per la verità.

A chi ha avuto l'umiltà di saper ascoltare e, anche se adesso è molto più incazzato di prima, grazie a lui (ed a tutti quelli come lui) siamo sempre di più ad aver capito e lottare per la verità.

A chi ha iniziato a tremare per l'emozione quando i cancelli del Comunale aprivano alle 17.30 e non potevi più pisciare fino alle 23.30, casomai si fosse andati ai calci di rigore.

A chi è ancora abbastanza giovane da sperare in un nuovo capitolo di quella che fu, per oltre un secolo, la più grande storia di campioni e di vittorie mai visti, ma ha avuto la fortuna, come me, di vedere vincere la Juventus per la prima volta con un gol di Altafini a dieci minuti dalla fine, in una bolgia che, a pensarci oggi, mi sembra impossibile che mio padre mi ci avesse portato: eppure lo fece, e lo ringrazierò per sempre.

A chi non c'è più, e non si immagina nemmeno quanto la sua scomparsa sia stata in grado di risvegliare i più meschini istinti in persone che... se solo potesse vederli con i propri occhi... riposi in pace, se può.

A chi ha svenduto ciò che non gli appartiene senza provare nemmeno un po' di vergogna, abituato com'è a circondarsi di ometti senza dignità, a raccontare balle a destra e a manca, a sentirsi sempre rispondere di sì.

A chi non ha avuto la dignità di rifiutare quel cerino acceso, come se ribellarsi ai capricci e agli ordini del capo fosse qualcosa di disonorevole, e non, talvolta, un modo per onorare chi davvero ha lasciato un segno in questa vita. E affanculo il capo.

A chi ha avuto lo stomaco di ingoiare tutto senza fiatare; a chi ha ingoiato tutto fiatando eccome; a chi ha ingoiato tutto dopo essere stato usato, lui che un pezzo di quella storia l'aveva già scritto una volta, a suon di gol, ed è forse l'emblema di quanto i nuovi nocchieri (da Maranello a Corso Galfer) siano privi di memoria, oltre che di decenza.

A tutti quanti questi individui, siano essi uomini, persone o semplici esseri viventi, auguro per il nuovo anno una cosa soltanto: che ognuno abbia in regalo ciò che si merita, o anche solo ciò che gli spetta.

Perché in fin dei conti il tempo è galantuomo, e di galantuomini, in questa storia, ce ne sono stati davvero pochi.

P.S. A tutti coloro che non rientrano nelle categorie sopracitate, il solito ma sincero augurio di Buon Anno, sia esso vero o di cartone.

sabato 29 dicembre 2007

Auguri, mio Capitano.


Antonio Conte riparte dalla panchina del Bari, lasciata libera dalle dimissioni di Giuseppe Materazzi: 20 punti in 19 partite, per quest'ultimo. Non se ne faccia un cruccio, c'è di peggio nella vita. Pensi se le fosse capitato di avere un figlio scarso a giocare a pallone, violento e volgare in campo, pieno di tatuaggi come un guappo da quattro soldi e, magari, pure antipatico come la merda. No?
Ma lasciamo perdere i perdenti, non è di loro che mi interessa parlare. Volevo approfittare della notizia del rientro di Antonio Conte per dire una parola su una delle tante figure ignobili fatte registrare dalla compagnia dello smile in questo anno e mezzo di gestione oculata e lungimirante, per la quale sarebbe davvero difficile assegnare l'Oscar della genialata, tra una Member Card e una copia omaggio della carta da culo rosa fatta trovare sul seggiolino ai già eroici e provati spettatori paganti dello stadio Olimpico di Torino.
Il Capitano di mille battaglie in bianconero, nella scorsa stagione era l'allenatore dell'Arezzo, in serie B. All'ultima giornata di campionato, una vittoria della Juventus in casa contro lo Spezia, avrebbe concesso alla squadra di Capitan Conte di giocarsi il tutto per tutto ai play out, dopo un finale di stagione straordinario, scandito da 7 vittorie e 1 pareggio nelle ultime nove giornate.
La Task Force di neo-dirigenti dal codice etico in oro zecchino, riuscì a motivare i giocatori della Juve come non mai, a far loro capire che, sebbene si fosse arrivati ormai a giugno e con la tanto agognata promozione aritmeticamente raggiunta, un ultimo sforzo andava fatto, perché c'era un pezzo di storia bianconera che aveva bisogno del loro aiuto, dell'aiuto di quegli ex-compagni di tanti trionfi, ottenuti insieme, da uomini veri.
Furono abili motivatori come sempre, gli smile boys: finì 3-2 per lo Spezia. L'Arezzo di Capitan Conte finì giù dritto in serie C, come un ferro da stiro lanciato dal balcone.
Io ebbi due conferme in una, quel giorno: la prima, fu che non basta sventolare qualche ex giocatore grasso o allenatore di pallavolo con simpatie viola per invertire quella tendenza (fetente) delle ultime di campionato, dove il Fanfulla di turno regolarmente batte in trasferta il Real Madrid, salvandosi miracolosamente e mettendolo impunemente in quel posto a qualcun altro.
La seconda, tremenda e odiosa conferma, fu che questi burattini senza arte né parte non conoscono il significato di quelle paroline magiche grazie alle quali la maggior parte di loro ha potuto vivere una vita da protagonista al posto di una da squallida comparsa.

Quelle paroline magiche sono riconoscenza e gratitudine, e per capirne il significato è necessario avere abbastanza coraggio da saperne provarne un po'.

P.S. L'altro ieri ha compiuto 57 anni Roberto Bettega: ogni riferimento al post di oggi, non è affatto casuale. E comunque, a scanso di equivoci, questo post è dedicato anche a quei giocatori sempre così attaccati alla maglia, salvo "guardarsi intorno" al primo soffio di disaccordo sul rinnovo contrattuale: nemmeno per loro, fu una bella domenica.

venerdì 28 dicembre 2007

La scorta.


Il responsabile dello svuotamento degli stadi (secondo il filosofo giallorosso Ricky Moon), dello sfascio morale del calcio italiano, del taroccamento degli ultimi due (o tre? o cinque? o ventisette?) campionati, gira liberamente per la penisola ricevendo solidarietà (tantissima), indifferenza (pochissima), ostilità (pressoché nulla).
Il designatore senza macchia, che qualcuno definì "la bussola di cui avevamo bisogno" (vero Mr. Beccanteeny?), il miglior (ex) arbitro del mondo, quello che con lui non ci sarà più da discutere e così anche la gente si darà una calmata (tanto più che, da quando c'è lui, non c'è più in giro Moggi), gira sotto scorta.
Apro parentesi: se scorta deve essere, che sia privata e non a carico dei contribuenti. Ignoro le ragioni che abbiano spinto a prendere questa decisione, le quali ragioni, stranamente, rispetto al trend degli ultimi tempi in materia di pallone malato, non hanno avuto né enfasi né pubblicità alcuna, per almeno un mese. In ogni caso, se scorta deve essere - dicevo - se la paghi lui, o gliela paghino il CONI, la Federcalcio, la Lega di A e B, l'AIA, l'Adidas, la Opel o la trattoria di Leonardo Meani: cazzi loro, con licenza parlando. Lo sport non deve ricorrere allo Stato, è lo sport stesso ad affermarlo con orgoglio, almeno quando si paventano i ricorsi alla giustizia ordinaria, quindi un po' di coerenza, innanzitutto. Chiusa la parentesi.
Si parla addirittura di minacce di morte, per il gourmet viareggino/bolognese con un debole per i ristoranti chiusi. E allora io mi guardo intorno e penso: ad una simile follia non si arriva certo per un rigore o un cartellino giallo, non scherziamo. Ci sarebbero state ben altre stagioni di fuoco e veleni nell'era B.C. (Before Calciopoli), se si fosse voluto arrivare a così tanto (morte) per così poco (errori arbitrali).
La "prima volta" di un designatore costretto alla scorta permanente, mi fa propendere più per qualcosa di molto vicino ai quattrini, tanti, magari montagne di quattrini. Scommesse clandestine? Totonero? Scommesse e basta? Che stavolta stia bollendo in pentola qualcosa di davvero disgustoso, e che qualcuno abbia voluto mandare i primi segnali ai naviganti?
Non sarebbe una cattiva idea se, per esempio, i mezzi di informazione ci raccontassero qualcosa di più su questa vicenda, magari rubando qualche colonna di giornale alle intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi che discute di parcheggi insieme al calzolaio del quartiere: eccolo, lo abbiamo ribeccato! Calciopoli 2!!!
Perché io sono dell'idea che certe trame fra Pulp Fiction e Delitto al Ristorante Cinese, con minaccia di scalpo incorporata, non nascano in un giorno. Se davvero questa surreale situazione fosse il frutto di interessi illegali legati ai campionati di calcio di serie A e B, l'aver definito "pulizia del sistema" la farsa del 2006 assumerebbe significati ancora più tragicomici di quelli avuti fino ad oggi. E ce ne vuole.
Mi spingo troppo in là con la fantasia? Può darsi. Allora vi prego con ancora più forza, signori giornalisti, di fare luce (cioè di fare il vostro lavoro) e chiarire quali altre ragioni si celino dietro a questa nuova vita blindata di Pierluigi Collina.
Aggiungo un'ipotesi: prima Moggi controllava tutto, quindi "vivo il Boss, viva il Boss". Oggi, con il Boss estromesso dalla stanza dei bottoni, tutti gli sgherri della mala non sanno che fare, a chi chiedere, a chi rivolgersi. Quindi passano alle vie di fatto, come mai in passato erano stati costretti a fare. Ma lo fanno autonomamente o esiste un mandante? Domanda elementare, che diamine! E' il Boss, il mandante. Chi altro potrebbe essere?
Sarò ancora più esplicito: Moggi minaccia Collina e lo costringe a vivere sotto scorta. Calciopoli 3!!!
Quest'ultima ipotesi, è una stronzata totale. Ma io ve l'ho bruciata, cari Palombi, Verdelli e Candidi-ex-scrocconi-di-hotel-a-cinque-stelle in quel di Torino.

Per la vostra stronzata, stavolta dovrete essere un po' più originali.

giovedì 27 dicembre 2007

Privacy di chi?


In cuor mio spero che siano il frutto della passione gobba di qualche impiegato squadrista e sobillatore come me, disgraziatamente finito a lavorare in quell'Olimpo del paradosso che risponde al nome di Garante per la protezione dei dati personali.
Se così invece non fosse, mi permetto di fare una breve riflessione su quale significato abbia, nell'anno 2007 (quasi 2008), l'esistenza di un simile Istituto.
Di quale privacy stiamo parlando se con un programmino (o software, per gli eventuali lettori addetti alle intercettazioni illegali per conto delle multinazionali telefoniche), gratutito ma infallibile, io posso sapere, minuto per minuto, che dalla rete aziendale del Garante stesso, qualche occhio indiscreto veglia quotidianamente su questo blog, manco contenesse le istruzioni a colori su come fabbricare una bomba atomica miscelando il C4 e la dinamite con alcuni cucchiai di peperonata di mia suocera pre-riscaldata a 58°C nel microonde?
Non dovrebbe essere, la rete web, una risorsa meravigliosa dalla quale poter attingere informazioni di ogni tipo, potendo mantenere però il diritto all'anonimato, così come avviene per chiunque voglia recarsi in edicola ad acquistare un quotidiano o la dispensa del Corso di italiano base per compilatori di informative part-time?
Non pretendo di avere in tasca la verità, ci mancherebbe, ma trovo che questa gigantesca entità onnipresente, definita con un po' troppa presunzione "diritto alla privacy", sia piuttosto disordinata dal punto di vista concettuale, a partire dalle sue radici.
In buona sostanza accade che io, che sono un comune cittadino, posso sapere cosa controlla (a che ora e di quale giorno) il personale dell'ufficio creato per evitare che - proprio io, sempre io - mi faccia i cazzi degli altri. Un loop infinito del diritto e del suo contrario: roba da settimana enigmistica.
Chissà se la mattina di mercoledì 19 dicembre 2007, qualcuno da quegli uffici avrà fatto visita anche al sito internet del quotidiano La Repubblica.

Mi auguro di sì, perché ne avrebbe scoperte delle belle.

lunedì 24 dicembre 2007

Papà ti augura buon compleanno.


Oggi la mia vita compie cinque anni.
No, non è un nano. Qui nella foto, di anni ne aveva solo due e mezzo, anche se, dall'aria tronfia che sfoggiava nel varcare l'ingresso dello Stadio Delle Alpi, non si direbbe.
La mattina del 24 dicembre 2002, mia moglie scrisse la parola FINE sopra alla questione trita e ritrita dei regali di Natale.

Da quel giorno, per noi, sarebbe stato impossibile chiedere qualcosa di più, qualcosa di meglio.

La protesi vivente.


"Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. Quando scoppiò lo scandalo, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E' in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo".

Lo ha dichiarato ieri il presidente della FIFA Joseph Blatter (foto), e per parecchi di noi che ci siamo presi il mal di pancia di studiare un po' calciopoli, non è certo un grande scoop.
In effetti, già pochi giorni dopo il ritiro del ricorso al TAR da parte della Juventus, il ministro Melandri ringraziò pubblicamente l'emetico ma, considerato lo spessore della dancing queen, questa conferma un po' più autorevole non può che aumentare le nostre certezze.
Mi rivolgo allora a tutti i tifosi bianconeri che, a distanza di 16 mesi da quel fatidico 31 agosto 2006, non hanno ancora voluto trovare una sola ragione per de-normalizzarsi.
Se nei prossimi giorni non sarete del tutto inattivati dall'eccesso di agnolotti, canditi e sughi al plutonio, provate a riflettere un istante su quelle poche parole dette dallo svizzero meno neutrale del mondo. Non sarà facile continuare a dire che in calciopoli non c'è stato nulla di strano, o che non ne volete sentir parlare proprio più. Il pronunciare quelle poche parole, lo ha reso una protesi vivente per chi, come voi, non vuol sentire o vedere.
Io che invece, mio malgrado, la fase delle sorprese l'ho già superata da un pezzo, vorrei rivolgere all'emetico una domanda semplice semplice: cosa diavolo ha avuto in cambio, per sigillare nella spazzatura (con il marchio della vergogna) la passione dell'Avvocato? Perché qualcosa avrà pur dovuto pretendere, mi auguro, non mi dirà mica che il suo è stato uno sfizio?
E tutti voi ometti senza dignità che scaldate le seggiole in corso Galileo Ferraris, non vi vergognate nemmeno un po'? Proprio quel francese senza arte né parte, oggi, non trova di meglio che sculacciare Alessio Secco a mezzo stampa per le telefonate avute con Luciano Moggi, che lederebbero l'immagine della Juventus.
Forse si riferiva all'immagine che la Juventus ha avuto nelle uniche due occasioni in cui l'emetico se n'è occupato da vicino. Stagione '90-'91: se ne occupò per un anno, e per la prima volta nella sua storia, arrivò fuori dalle coppe. Agosto 2006: se ne occupò per un mese, e per la prima volta nella sua storia, finì in serie B.

Luca, quando se li prende cinque minuti per occuparsi solo di se stesso?

sabato 22 dicembre 2007

Colpa mia.


Lo scorso 3 ottobre, pensai ingenuamente che il silenzio, durato mesi, da parte di quella che va in vacanza a casa di Briatore in Kenia e poi lo nega (che in italiano - senza inflessioni borgatare e parole strascicate alla D'Alema, ché non è proprio il caso di averne uno biondo e senza baffi in aggiunta all'originale, castano e con la barca - significa: pallista), fosse una vergogna.
Ieri la Heather Parisi de noantri (al centro nella foto*, copyright del settimanale Chi), dopo un consiglio dei ministri al quale, in un paese normale, una così parteciperebbe soltanto per una frazione di secondo, passando dalla finestra a bordo di un Jumbo dirottato da Bin Laden, ha finalmente detto la sua.
Dopo aver raccolto il mento dalla tastiera, ho realizzato due cose: che se non parla, è una conquista per tutti, ma che se proprio le venisse un' improvvisa incontinenza da strascico dalemiano (disciàmo cheee... ), ci piacerebbe ascoltare un suo parere sulle questioni aperte-ma-non-sembra della squadra di Onestòpoli, e magari sulla salute economico-finanziaria-contributiva delle due squadre der Cuppolone, cioè quella di Claudio il Moralizzatore e quella della zitella inacidita Ricky Moon.

Questo qui sotto è quel post del 3 ottobre, ed è incredibile come, con personaggi di questa risma, quattro righe in croce possano bastare per tutta una vita, o quasi. Cosa vorrà dire?

(*) Di privacy mi occuperò presto, su questo blog.
Nel frattempo, siccome gira voce che quando lo scorso febbraio vide le foto africane pubblicate si incazzò come una bestia, da oggi quella sarà la sua foto ufficiale qui su venti9.




Ridi che ti passa(porti).


Postato dal Trillo il 03 ottobre 2007:

Tutti quanti noi "non normalizzati" ci affanniamo ad attaccare l'informazione nelle sue più svariate forme e rappresentanze, e ci mancherebbe altro che non fosse così. Chi non sopporta Tizio o Caio, chi non vuole sentire nominare quel giornale, quel portale internet, quella trasmissione TV, quella stazione radio e così via.
Io, per esempio, ho un particolare risentimento verso quei giornalisti come Roberto Beccantini, proprio perchè ritengo più accettabile che a partorire scemenze siano Corno e Biscardi che una delle penne storiche di un quotidiano teoricamente prestigioso come La Stampa di Torino. Come diciamo tra pescatori, ognuno se lo mena come vuole. Nel caso dei pennivendoli, però, con l'aggravante dei danni procurati a terzi, il che non è proprio la stessa cosa.
Detto questo, trovo ancora più sgradevole l'assordante silenzio che il Ministro per le attività sportive (nella foto è quella senza baffi, subito dopo avere esagerato con il prosecco) continua a mantenere sulle porcherie post-calciopoli non riguardanti la Juventus.
Va bene
raccontare palle sulle vacanze di capodanno, che non importano a nessuno - di noi, perlomeno - ma dov'è finita la sete di giustizia e pulizia morale che le aveva seccato le fauci nel 2006, appena si insediò col nuovo governo?
Come mai non si affretta a trovare un nuovo Guido Rossi con i fari accesi e il cervello spento, pronto a fare luce sulle malefatte dei falsificatori di bilanci e passaporti, degli intercetta-avversari e pedina-arbitri?
Come mai si preoccupa soltanto di applicare al calcio il principio del comunismo reale, come non le riuscirebbe mai in politica, secondo il quale la torta dei diritti TV va divisa in parti uguali tra chi di quella torta compra gli ingredienti, la cucina e la porta in tavola e quelli che se la mangiano a sbafo, senza fare un belino?
Come mai non ha esitato neanche un istante ad imbucarsi sul carro dei campioni del mondo di Lippi per una foto ricordo, per poi darsi alla macchia manco fosse il bandito Giuliano? Non le stanno più a cuore il buon nome dell'Italia e lo spirito olimpico tanto evocato (a sproposito) durante calciopoli? Non sarà mica che le secca l'idea di disturbare gli amici della cumpa, di quel salotto buono della new age che tanto piace al petroliere ecologista di Milano e tutta la sua cricca?
Un po' di coerenza non guasterebbe, anche se capisco che chiedere qualcosa di giusto a chi la giustizia la ritiene un privilegio riservato agli inquilini del proprio condominio, sarebbe come pisciare in un vulcano per raffreddarlo: inutile.
Un giorno l'Avvocato disse di lei: "Mi sembra una segretaria. Ma non la mia, quella di un altro".


Quanto ci manca quell'uomo.

venerdì 21 dicembre 2007

Serra(te) le vostre menti, e sarete onesti per sempre.


Uno dei Guru della predicazione chic (foto), non rinuncia alla tentazione di commentare le nuove centinaia di pagine di informative, frutto del lavoro di mesi da parte dei carabinieri di Roma (retribuiti, per questa forma di lotta al crimine, con i nostri soldini, tra l'altro), con le quali i due pm verosimilmente in preda al panico, Beatrice e Narducci, provano a rinvigorire un'inchiesta che sembrava inesorabilmente destinata a morire di stenti.
Dalle pagine del quotidiano La Repubblica (il più impegnato a trasgredire quelle regole delle quali Michele Serra lamenta l'inosservanza altrui, e di questa mia affermazione chieda conto al garante per la privacy, ammesso che di privacy si possa parlare qui nel paese dell'incontrario), prova a tessere il suo personalissimo filo da aggiungere a quella ragnatela di disinformazione nella quale la fiction di calciopoli ha trovato un bivacco coatto fin dalla sua genesi.
A quale etica si appelli il Guru, proprio nel giorno in cui il suo giornale pubblica sul proprio sito web - a disposizione di chiunque - i numeri di telefono e gli indirizzi completi di numero civico delle persone intercettate, è un mistero che vorremmo ci venisse spiegato, in modo semplice o anche chic, se preferisce.
Vede, caro Guru, il parallelo tra il suo eterno nemico Silvio Berlusconi e il suo più recente nemico Luciano Moggi non regge, malgrado il goffo tentativo di accorpare i loro rispettivi lamenti verso la luna piena della magistratura "frettolosa e vendicativa" in un unico ululato.
Il peccato originale nel quale anche lei scivola maldestramente, come un teen-ager arrapato al primo auto-inserimento del profilattico, è quello, stucchevole, di non avere mai evidentemente approfondito la lettura o, peggio, la comprensione, delle carte dalle quali le sentenze sommarie di calciopoli sono scaturite.
Se così non fosse, non si spiegherebbe la sua benedizione a questa nuova puntata della farsa, messa in piedi in maniera posticcia e sfacciata al tempo stesso, come i bilanci di certe gloriose (mezzo secolo fa) società del panorama calcistico nostrano, che vendevano e ri-affittavano a se stesse la propria argenteria (si fa per dire), senza venire mai sfiorate dal dubbio di averla fatta fuori dal vasino.
E' probabilmente sulla scia di questo suo peccato originale che le risulta tanto difficile il non veder "gravare qualcosa di simile al disagio o alla vergogna" nell'anima di Luciano Moggi. Quell'anima che diceva essergli stata rubata, ma che alla luce di queste nuove montagne di carta scritta come i temi delle elementari, e come i temi delle elementari priva di contenuti seri, lei non ritiene tollerabile sia già stata "rintracciata".
Sarà pure che tra scudetti di cartone (i vostri) e Champions League alzate al cielo sempre e soltanto dall'altra squadra di Milano, l'unico modo per sentirsi importanti, per gli interisti come lei, è quello di tornare ad interpretare il ruolo naturale di piangina, come quando scrive, con sarcasmo mal riuscito, che nessuna vittima delle "toghe nerazzurre" ha ritenuto finora di doversi "defilare e cambiare aria".
Se bastasse così poco per doversi defilare e cambiare aria, mamma mia quanti ce ne dovrebbero essere, prima di Moggi, in coda all'aeroporto. Molto più amici suoi tra l'altro, caro Guru, che nostri, e tutti quanti rigorosamente chic.
E se mai, quel giorno, anche Moggi dovesse presentarsi all'aeroporto, deciso a defilarsi e cambiare aria, una cosa è certa: senza farsene accorgere, eviterebbe la coda e si andrebbe a prendere i posti migliori a bordo, lasciando ai passeggeri chic la seconda scelta, se non addirittura la terza.
Perché lo ha scritto lei: "nella vita e nello sport, la linea di galleggiamento non è mai dettata dalle regole, ma sempre e solamente dalla fiducia in se stessi, nelle proprie amicizie, nella propria abilità".

Mica vero: in mancanza di tutto questo, possono bastare le intercettazioni telefoniche.

giovedì 20 dicembre 2007

Lucky Moratti.



Può darsi che un minimo di condizionamento io possa averlo subìto negli anni scorsi, allorché vedendolo apparire sul teleschermo qualsiasi donna presente in quel momento (moglie, mamma, amiche, cugine o nonne) esclamavano, tra il fiero e il disgustato, che non lo avrebbero mai toccato nemmeno con una canna da pesca.
Ma ragionandoci un attimo, quel condizionamento non esiste più di tanto, se penso che l'impunito più sfrontato d'Italia ha già provveduto a salire sul cargo-pattumiera delle nuove esilaranti informative redatte dai carabinieri della Capitale.
Non soddisfatto appieno, forse, dal malloppo di cartone (foto) avuto in dote dal suo amichetto Guido Rossi un anno e mezzo fa, ha avuto il becco di dire che a questo punto capisce il perché "anche" di quella sconfitta nel campionato 2001-2002, quello del famoso 5 maggio all'Olimpico di Roma. Sconfitta che, ricordiamolo, rappresenta una delle pagine più esilaranti nella storia di una società che - malgrado l'impunito finga di non ricordarlo - ha varcato i confini del Bel Paese per conquistare qualcosa l'ultima volta quando io ancora facevo a botte con i miei colleghi spermatozoi per non uscire dai testicoli di mio padre, nel 1965: quarantadue anni e mezzo fa.
Anziché occuparsi di problemi più personali, come l'Inter Brand s.r.l. finanziata con i soldi presi in prestito da una banca della quale lui stesso è consigliere d'amministrazione, o magari, per rimanere più nel comico, riflettere su quanti mazzi da ramino si potrebbero mettere insieme con le facce degli allenatori e dei terzini sinistri arricchiti senza pudore nei quasi tredici anni della sua irresistibile gestione, prova a cogliere l'attimo fuggente (il secondo e probabilmente non l'ultimo) per sbolognare i suoi fallimenti a catena nell'inconsistente farsa consumata sabato mattina, davanti al gup del processo di Napoli, dai pm in preda al panico Beatrice e Narducci.
Ovviamente, a sostegno della sua campagna elettorale tragicomica per un posto da premier nel regno degli onesti, intervengono le solite carovane di giornalisti dalla lingua telescopica che fino all'altro ieri (ma forse anche oggi, e magari anche domani), di fronte al diavolo in persona Luciano Moggi, sapevano opporre ragioni a non finire, precedute ossequiosamente da viscidissimi e compiaciuti Signorsì.

Uno spettacolo davvero edificante, insomma, del quale sembrano non accorgersi ormai solo nei dintorni di via Durini e della curva nord dello stadio di S. Siro, l'unica in Italia abilitata al traffico degli scooter.

P.S. Quella lotta tra spermatozoi, riuscii a spuntarla in mio favore solo il 18 agosto 1968, e quell'anno l'Inter si classificò terza in campionato: sai che novità.

martedì 18 dicembre 2007

Ripartire dal Basso.


Non resisto più. Non una sola intercettazione che mi riguardi, sui giornali, nei TG o nei notiziari radio.
Possibile che soltanto io debba essere considerato una caccola di uomo, talmente piccolo e inutile da non meritare nemmeno un posticino come comparsa nella più grande fiction comica della storia italiota?
Ne ho le tasche piene di vedere cani e porci fare carriera e diventare star del crimine grazie alle malefatte via-cornetta, documentate e pubblicate con il complice silenzio-assenso dei garanti di questa repubblica fondata sulle intercettazioni telefoniche.
Mi auto-intercetto, voglio proprio vedere se avranno il coraggio di continuare a non considerarmi. E mi auto-denuncio.
Nel solo mese di novembre 2007, durante le telefonate di cazzeggio serale con il mio amico Enrico (g.d.m. come il sottoscritto), con tono intimidatorio ho auspicato che:
- Ibrahimovic si fracassasse i legamenti del ginocchio come Casiraghi.
- Moratti finisse in galera.
- Tronchetti finisse in galera.
- Gabetti finisse in galera.
- La Telecom fallisse.
- John Elkann finisse davanti al tribunale per i diritti dei minori (senza pianista ma con l'Oceano) .
- Montezemolo non posso dirlo ma era una cosa bruttissima.
- Alessio Secco venisse beccato al telefono con Moggi, per vedere le reazioni della stampa benpensante e della compagnia dello smile.
Purtroppo si è verficata solo l'ultima delle mie perversioni nascoste, quindi devo innanzitutto constatare, con immenso rammarico, che come menagramo non valgo proprio una cippa.
In compenso, grazie a quelle reazioni della stampa benpensante (arrivate puntuali come una stronzata detta da Urbano Cairo), ho capito che, come dice il proverbio, errare è umano, ma perseverare è diabolico.
Hannibal Moggi non ha smesso di usare il telefono neppure dopo che, con quella sua irresponsabile e criminale condotta, aveva provocato la distruzione del calcio italiano e lo svuotamento degli stadi (come sostiene anche il grande filosofo der Cuppolone, già premio Nobel per il terzo tempo, Riccardo Luna). Ed ho anche capito che dev'essere giunto il momento di mettere fortemente in discussione tutte le mie convinzioni su calciopoli e fare non uno, ma diversi passi indietro, rinunciando alla speranza di ottenere le luci della ribalta tramite il vivavoce del mio telefonino.
Come sempre accade ai poveri cristi come me, il mondo che conta è sempre un passo avanti. Io che credevo fosse necessario dire cose politicamente scorrette (anche se penalmente irrilevanti) per diventare un vero gangster dell'intercettazione, scopro che il mio tardivo e straziante outing è solo out, come i calzini bianchi che spuntano dai Roy Rogers risvoltati a filo caviglia.
Mi tocca scoprire che da ieri, per essere bi-mostri, è sufficiente parlare al telefono con tizio o caio, anche se solo per dare consigli. Consigli che, per esempio nel caso di Alessio Secco, hanno avuto la stessa considerazione che potrei avere io presentandomi a boxer spianati e addominali mascherati di fronte a Miss Universo: totalmente ignorato.
Non che questo sposti di un solo millimetro la natura del problema (che non esiste, sul piano dell'aver fatto o ricevuto telefonate, intendo), ma rende l'idea del vuoto pneumatico che caratterizza la nuova dirideficienza di quella società destinata a diventare, senza la farsa del 2006, un modello di gestione ed autofinanziamento di livello mondiale, totalmente svincolata dalla presenza o meno di miliardari idioti, magari con i soldi veri in cassaforte e quelli del Monòpoli nei documenti contabili (leggasi bilanci).
A questo punto ci risparmino pure, i venditori di salviette color Tenerone contro la dissenteria, ma anche di quelle di tutti gli altri colori, il nuovo capitolo della deprimente telenovela delle informative dei carabinieri pubblicate a rate, così da permettere nuovamente ai decerebrati portatori (in)sani di 1 euro quotidiano al loro mantenimento, di seguire la nuova trama di una storia già vista e rivista per mesi.
Sappiamo già tutto di questa ri-farsa. Le informative scritte stuprando la lingua italiana, oltre che i fatti, la logica ed il buon senso, sono il primo mattone di una baracca che per stare in piedi avrà nuovamente bisogno del sostegno di milioni di tele-idioti, senza i quali, ieri come oggi, finirebbe immediatamente per collassare su se stessa come un capannone di pane secco, secco con la "s" minuscola oltretutto.
L'unica novità vera, giunta a chiudere la giornata delle scoperte amare, è stata l'entrata a gamba tesa di un personaggio illustre, il primo in mezzo a tanti comprimari, proprio nei confronti della farsa. Il presidente Basso del Milan (nella cornu-foto), che in dono da calciopoli ha ricevuto la coppa dalle grandi orecchie in primo grado e il mondiale per club dal secondo, l'ha definita "tutta una montatura".
La differenza tra noi e lui, sta proprio nelle ragioni del disappunto e della disapprovazione. Esattamente come nei matrimoni, c'è chi li celebra per amore e chi invece per interesse.

Inutile dire quali dei due, generalmente, durino più a lungo a questo mondo.





domenica 16 dicembre 2007

Mamma posso andare a giocare? Sì, ma prima finisci i compiti.


La definizione cambierà a seconda di dove e quando siete stati ragazzini, ma chi di voi non ha giocato almeno una volta a ce l'hai, oppure a sfiga della suora, dove la parola magica ti rendeva immune nei momenti di difficoltà e faceva ripartire il gioco daccapo?
Qui da noi, quando eri con le spalle al muro, esclamavi pugno, oppure Svizzera. Quella era la parola magica.
Un po' la versione rapida del tocco libero tutti a nascondino, dove con un colpo solo rimettevi in gioco tutti i tuoi amici, obbligando il malcapitato di turno a stare sotto un'altra volta e contare fino a cento, per poi ricominciare a cercare come un disperato tra i cespugli, dietro alle auto parcheggiate o nel cortile del condominio vicino.
I due eroi dello stato, che già mi erano sembrati grotteschi a sufficienza quando pubblicai questo post lo scorso 12 luglio, devono essere rimasti un po' bambini.
Si mormora che sabato mattina, mentre una discreta folla di giornalisti e curiosi attendeva l'arrivo di volti noti per l'udienza preliminare del tanto sospirato processo a calciopoli, i due strani signori (foto) in braghette corte, canottiera a righine e moccio al naso siano arrivati di corsa al palazzo di giustizia, sghignazzando come due Pierini prima di una marachella.
Uno (quello a destra nella foto) era lievemente attardato, a causa della panza da abuso di merendine e gnocchi fritti, così ha lanciato il testimone al compagno più in forma, che con una presa plastica lo ha afferrato per poi sferrare l'allungo decisivo verso la meta. Tocco libero tutti!!!
Il testimone era composto da un faldone contenente nuove intercettazioni telefoniche riguardanti Luciano Moggi, effettuate nel periodo che va dall'autunno 2006 alla primavera 2007.
Dopo un'indagine durata anni, con intercettazioni telefoniche che per il solo Moggi si dice ammontino a ben 100.000 unità, dopo che quell'indagine aveva consentito di formulare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 37 persone, dopo, dopo, dopo.
Insomma, la mattina che finalmente i due mocciosi a scoppio ritardato avrebbero potuto esporre in vetrina la loro preziosa couvette di merce accusatoria e probatoria, per dare inizio al gioco della vita oltreché al raccolto del secolo, dopo tanto tempo trascorso a seminare, questi che fanno? Allungano i tempi del gioco, esclamando inaspettatamente le paroline magiche: Svizzera! Pugno!
Se ne arrivano con altra carta da visionare, classificare, valutare, integrare, pesare, addebitare, per poi eventualmente ricominciare a giocare.

Una curiosità: visto che siete già grandicelli (nonostante le apparenze), avete mai pensato di andare a lavorare?

giovedì 13 dicembre 2007

L'imbucato (ma senza buchi).


Apprendo dai giornali che Fabio Capello ha praticamente concluso la trattativa con la F.A. e sarà quindi il nuovo commissario tecnico della nazionale inglese.
Con lui, come sempre, andrebbero i collaboratori di fiducia Italo Galbiati, il preparatore atletico Massimo Neri e l'allenatore dei portieri Franco Tancredi. Mi sfugge invece parecchio la ragione che dovrebbe spingere i dirigenti della federazione inglese a siglare un accordo con il sosia di Riccardo Fogli (foto), l'immacolato ex giocatore scarso, poi diventato dirigente, Franco Baldini.
Secondo La Stampa, Capello gradirebbe per lui un ruolo da osservatore e supervisore, poiché il fido e verginissimo ex ds romanista a forma di imene, sa anche parlare un ottimo inglese. Se è solo per questo, Victoria Cabello di Mtv lo parla pure meglio, quindi si potrebbe provare a cercare un posticino anche per lei.
Sarà che non mi fido delle vergini a prescindere, ma secondo me Baldini servirebbe alla federcalcio inglese quanto un water nel deserto: lo puoi riempire poco o tanto (nel caso di Baldini al posto della cacca arriverebbero le sterline, of course), ma puoi benissimo farne a meno.
L'irreprensibile Baldini. Quando nel 2006 qualche genio di Corso Galileo Ferraris, evidentemente in overdose di simpatia, gli propose di sostituire l'innominabile Luciano nella nuova Juventus, rispose che non se la sentiva ancora di rientrare nel giro del calcio che contava, dopo tutto il frastuono che calciopoli aveva scatenato.
Stava mentendo come un Moggi qualunque, perché come un Moggi qualunque conosce benissimo la differenza che c'è tra azzannare la polpa e ciucciare l'osso, e in quella nuova compagnia di strani personaggi sempre sorridenti, di polpa da azzannare non ce ne sarebbe stata nemmeno un po'.
Non se la sentiva di rientrare, infatti dopo pochi giorni, venne fotografato in compagnia di Capello e Mijatovic mentre, allegramente seduto al ristorante, definiva i dettagli dell'accordo con il Real Madrid.
Ma a Madrid - si sa - non hanno ancora realizzato quale sia il valore del denaro, basti vedere come lo spendono da qualche anno a questa parte per non vincere nulla (vi ricordano mica qualcuno?).
Che la federazione della Nazione dove il football fu inventato, decida di mettere a libro paga l'uomo imene per fare un piacere al neo ct, come fossero un'italietta qualunque, lo credo meno probabile.

Vedremo se del Bel Paese si accontenteranno di avere lo staff tecnico, o vorranno esagerare importando anche un po' del suo malcostume.


P.S. I ladri bianconeri nostalgici della Triade, ricordano che Predrag Mijatovic, oltre a Franco Baldini, portò a Madrid una Champion's League siglando il gol vittoria in fuorigioco di un metro. L'avversaria era la Juventus di Lippi, Moggi, Giraudo, Bettega, Gai.
Quella che rubava, insomma.

mercoledì 12 dicembre 2007

Il Bignami di calciopoli.


Per chi non ha voglia di leggere le tonnellate di documenti disponibili sul web, grazie ai quali non serve avere frequentato un Master ad Harvard per capire la farsa in ogni suo aspetto, ho trovato nel mio computer modello "discarica abusiva" un documento straordinario.
Si tratta di un concentrato video (NON vietato ai minori), comprensibile anche dai fans di Amici o di Inter Channel (programmi spesso confusi tra loro per via della forte somiglianza tra la De Filippi e Scarpini), che potremmo tranquillamente definire il Bignami di calciopoli, dato l'impressionante numero di spiegazioni ed argomenti che riesce a racchiudere in così pochi istanti di racconto.

La Cupola: quella sera arbitrava De Santis il quale, su segnalazione di Copelli (il guardalinee che parlava - di figa, naturalmente - al telefono con i milanisti e gli interisti), annullò un gol valido di Trezeguet.

Gli esauriti (meglio noti al mondo come Piangina): siccome gli arbitri ce l'avevano sempre con loro (e per questo, nonostante fossero i più forti dell'Universo, non vincevano mai un cazzo), la partita finì 0-1 e la Supercoppa se la portarono a casa loro. L'arbitro sbagliò onestamente, quella volta.

Hannibal Lecter Moggi: il giocatore con la maglia della Juventus che nel filmato scherza l'avversario come fosse un adulto contro un neonato, fu acquistato da Hannibal Moggi per circa 18 milioni di euro, all'età di 23 anni non ancora compiuti.

La compagnia dello smile coadiuvata dai caldi consigli sportivi dell'emetico: lo stesso giocatore di cui sopra, fu ceduto dalla compagnia dello smile agli esauriti per 24,8 milioni di euro un anno esatto dopo quella sera, quando di anni ne aveva 25 non ancora compiuti.

Gli intercettatori illegali di un'intera Nazione: siccome questa delle intercettazioni illegali è una questione molto delicata ancora in via di definizione da parte della procura di Milano, il filmato non poteva essere troppo esplicito, così il signor Bignami si è limitato ad un cenno comunque molto interessante: ne ha affidato il commento niente meno che allo zio di Afef Jnifen, moglie dell'allora comandante in capo della scandalosa compagnia telefonica che se sei un metro dentro al mio negozio, non prende mai. A questo proposito, faccio un piccolo inciso: sto per passare a Vodafone, che insieme alle già attivate connessioni fisse Fastweb per casa e negozio, rappresenterà il mio orgasmico e definitivo vaffanculo a voi e a chi non vi ci ha ancora mandati.

La realtà mai accettata: quello nel filmato con la maglia degli esauriti, che sbanatta come un cavedano sbattuto sul marciapiede per cercare di capire come mai il pallone si sposta in modo così strano, si chiama Walter Samuel. Era (ed è) una delle punte di diamante nella rosa della squadra di Onestopoli, ed in quella circostanza venne preso ripetutamente per il culo davanti ad uno stadio intero dal neo-acquisto bianconero. Tanto per dare un'idea del vuoto cosmico che esisteva tra la statura tecnica della Juventus - di quella Juventus - e la banda degli onesti.

Buon divertimento.




martedì 11 dicembre 2007

L'emetico.


Quella nella foto sarebbe l'unica condizione psichica nella quale si ritroverebbe a vivere per sempre l'uomo nel bagagliaio, se solo fosse possibile, magari con un collegamento rapido e indolore mediante cavo usb, collegargli un cervello qualunque, di un uomo qualunque, purché dotato dei requisiti minimi di moralità e decenza. E di una sufficiente memoria ram.
Quanto ho letto stamane sul sito del Mago di Ios, supera il limite della mia voglia di scrivere, riflettere, sfottere o ironizzare.
Ci devono pur essere in ogni uomo, degno di appartenere alla specie degli esseri pensanti, dei confini oltre ai quali non sia possibile spingersi, senza provare un insopportabile imbarazzo.
Neanche a farlo apposta, accade proprio all'indomani della mia ennesima riflessione su quanta ipocrisia nascondano i tromboni sempre pronti a richiamare con lo sdegno chi come me mostra irriverenza verso le persone scomparse, infischiandosene delle circostanze che mi spingono a farlo.
Le sue inqualificabili provocazioni (perché solo così si possono definire le evacuazioni cerebrali di Lucky Luke), sono la perfetta rappresentazione di ciò che intendo quando parlo di rispetto dei vivi per i vivi.
Perché non è alla memoria di un uomo - l'Avvocato Gianni Agnelli, senza il quale probabilmente l'odierno presidente di tutto sarebbe solo un rutto nello spazio come la maggior parte di noi - che Lucky Luke manca dei più elementari principi di rispetto.

E' soprattutto a tutti coloro i quali, dopo averne ascoltato i deliri, saranno condannati a ricordarsene anche domani, dopodomani e per chissà quanto tempo ancora.

lunedì 10 dicembre 2007

Ormai vale tutto.


Come al solito, la bombetta lanciata sabato scorso su La Stampa nell'intervista di Laura Bandinelli a Julio Cruz, non ha fatto né rumore polvere.
L'intervista si apriva con una domanda di quelle che lasciano senza fiato:
E' vero che presto andrà a vedere il musical di Peter Pan?
Se fossi stato in lei, non mi sarei fermato qui con le domande intelligenti e soprattutto interessanti, ma avrei approfondito la serie dei quesiti irrinunciabili con roba tipo:
Le risulta che la custodia del cellulare con la calamita, se tenuta nel marsupio vicino al portafoglio, possa smagnetizzare le carte di credito?
Le è mai capitato di mettere benzina verde nell'auto a gasolio, facendo rifornimento al fai da te?
Sa che lei assomiglia al cugino di un mio ex compagno delle medie?
Ha mai provato a raggiungere la riviera ligure facendo il passo dei Giovi? Una mia amica ha vomitato regolarmente tutte e tre le volte che l'ho fatto.
Dove mi consiglia di parcheggiare per fare mezz'ora di solarium al "Continente Nero" di via Garibaldi?
E così via, giusto per vedere in quante mosse sarei riuscito a prendermi un bel vaffanculo senza stretta di mano e vederlo alzarsi, girare i tacchi e andarsene sbigottito.
Lei no. Evidentemente soddisfatta dalla risposta del puntero degli esauriti, si è addentrata subito nell'argomento calcio, anche se sempre saldamente in groppa all'eroe alato:

In fondo, Peter Pan le assomiglia: anche lei non invecchia e con il passare degli anni invece che perdere posizioni ne acquista.

«Merito della famiglia Moratti e di Facchetti».

Perché?

«Dopo un anno all’Inter volevo andarmene perché non trovavo spazio, ma la società mi ha ritenuto incedibile. In quel periodo c’era Giacinto che mi parlava tantissimo. Mi diceva che dovevo rimanere perché le cose stavano cambiando. Ha avuto ragione lui. È cambiato tutto».

E poi via di slancio, con botta e risposta sulla sua media realizzativa fino alla celebrazione finale dell'allenatore esaurito degli esauriti (quello che gira con la laurea in medicina avendo studiato solo fino alla terza media - calcisticamente parlando - vero AssoAllenatori?). Quando si dice rispettare le regole.
Cruz all'Inter ci è arrivato nel 2003, quindi non serve la calcolatrice scientifica per capire che quando il compianto-ed onestissimo-e galantuomo-e pulitissimo-e limpidissimo-e cristallino-e guai a chi ne parla male-che non si infangano i defunti-che ci sono i parenti che ci ascoltano-ma che scherziamo? lui insomma, il Giacinto, quando - dicevo - gli parlava tanto e gli diceva che le cose stavano cambiando, eravamo giusto all'inizio della stagione 2004-2005, se non prima.
Ma tu guarda a volte il caso. Proprio quando la Juventus di Capello e dei centotrentasei campioni del mondo assortiti, più un Ibrahimovic qualunque, stava per aprire un ciclo di due campionati consecutivi in testa (con scudetti incorporati), il presidente innominabile perché pulito degli esauriti, sapeva già che sarebbe cambiato tutto. Con quasi due anni di anticipo.
Non che sia una novità, per chi sostiene una certa versione di calciopoli e soprattutto della sua genesi. E' il segreto di Pulcinella, anche se a svelarlo ingenuamente è stato Peter Pan e tutti hanno finto non capire, una volta di più.
Queste poche righe sull'argomento (che non sono le prime e non saranno neppure le ultime), sono rivolte principalmente a due categorie di persone:
Quelli che ritengono la storia (e le storie) ricostruibili solo per mezzo dei vivi.
Quelli che ritengono si debba accettare per buona e prendere atto di una realtà - quella odierna - che più virtuale di così non potrebbe essere.
Ci sarebbe anche una terza categoria, in effetti: gli eterni esauriti, se solo fossero in grado di vedere le cose non come nelle favole, ma per come sono e per come sono state davvero.

Non lo faranno mai, esattamente come Peter Pan.