martedì 23 giugno 2009

L'ultraterreno.


"Forse è stato più divertente che utile", disse l'Avvocato mentre Zidane era ancora in volo per Madrid. Anche lui, una volta tanto, vittima per un istante della debolezza dei comuni mortali; anche lui, per un istante, inaspettatamente volpe. Anche e proprio lui, che di uva poteva permettersene quanta ne voleva.
Tanti, troppi comuni mortali, invece, quando si parla di Zidane, ti leggono in coro la solita tiritera da Sibille Sperlari: "Zidane? Bravo, ma mai decisivo". Bravo che cosa, poi, non si sa. Perché Zidane non è stato bravo. Zidane è stato sublime. Inarrivabile. Qualcosa di astratto, inclassificabile, da levarti il fiato come Lord Fenner, senza toccarti.
Una farfalla con il corpo da corazziere, un ripostiglio con la serratura blindata per nascondere il pallone ogni volta che i cattivi si facevano sotto per prendertelo. Edgar Davids, il pit bull, un tirannosauro con i piedi un po' così (uno che nella Juve di oggi, per capirci, come minimo sarebbe il Re Sole), faceva quasi tenerezza quando, ogni volta che la strada si faceva un po' troppo a curve, gli scaricava addosso il pallone manco fosse una bomba senza la spoletta. E lui, Zizou, la disinnescava con un soffio.
Mai decisivo, dicono. Certo, come quella sera a Parigi, quando marchiò a fuoco la finalissima del Campionato del Mondo schiantando il Brasile con una doppietta. O come quella notte all'Hampden Park di Glasgow, quando scardinò la Champions League dal suo caveau con un gol di quelli che rimarranno scolpiti nella pietra della storia. Delirio allo stato puro. Oppure, perché no, quando per colpa sua e della finale europea vinta dai bleus contro l'Italia, Berlusconi sbroccò e Dino Zoff diede le dimissioni da commissario tecnico della nazionale. "Azzurri messi in campo come dilettanti. Zidane ha fatto quel che ha voluto", sentenziò il mister mancato di Arcore. Come se potessero bastare Di Biagio, Albertini, Ambrosini, Hulk o il Mago Otelma per impedirgli di orientare il destino e, quindi, la storia.
Come l'altro extraterrestre dell'era moderna - il Pibe - ha solo sfiorato il clamoroso bis mondiale, senza riuscire ad acciuffarlo per un pelo. Ma non senza lasciare il segno - e che segno, sempre lui, mai decisivo - a Germania 2006, scherzando e annientando, praticamente da solo, ancora il Brasile, tanto per cambiare. Mica l'Egitto.
Senza tanti proclami, senza mai tirarla troppo per le lunghe con l'amore per questa o quella maglia, una volta appese le scarpe al gancio appendiabiti di Dio, che dicono gli abbia organizzato una partita d'addio per vedere da vicino se davvero una sua creatura potesse fare la ruleta meglio di lui, non negò mai di avere imparato ad essere ciò che è stato durante i cinque anni trascorsi in bianconero. Poche parole ma sincere, e al posto giusto.

E allora buon compleanno Zizou. Centocinquanta miliardi di questi anni.

venerdì 12 giugno 2009

ESCLUSIVA: Ju29ro.com intervista Michel Platini.


- Buongiorno Presidente. Innanzitutto La ringraziamo per aver accettato di rispondere alle domande che la nostra Redazione Le ha posto su un argomento di estrema attualità, come il fair play finanziario e i bilanci delle società di calcio europee. In particolare si sente parlare spesso dell’elevato indebitamento complessivo della Premier League mentre, a nostro avviso, la situazione di squilibrio finanziario nei conti del calcio è di ordine globale e riguarda principalmente le società che fanno capo a proprietari facoltosi che hanno facilmente accesso al credito bancario; Qual è al riguardo la valutazione dell'Uefa?
La situazione di “squilibrio finanziario” è tipica di tutto il sistema calcio e sarebbe riduttivo ricondurla a singoli club o paesi. Si tratta di un problema europeo, che colpisce tutti i paesi, dalle grandi alle piccole nazioni calcistiche e che quindi richiede una soluzione a livello europeo. Le cause di questa situazione sono da ricercare negli obiettivi perseguiti dalle società di calcio e nella struttura delle competizioni a tutti i livelli. A differenza delle imprese “normali” la ricerca del successo sportivo è l’obiettivo principale di una società di calcio, non il profitto. Il successo sportivo genera sovente un ritorno economico importante che spinge le società di calcio a preferire la spesa nel breve termine a scapito di un investimento di lungo periodo. L’UEFA ritiene pertanto necessaria una riforma globale che dovrà correggere comportamenti orientati al breve periodo fornendo incentivi per ridurre i costi, in particolare quelli legati agli stipendi e ai trasferimenti dei giocatori. (continua...)

Clicca QUI per leggere l'intervista completa su Ju29ro.com

mercoledì 3 giugno 2009

Buon viaggio, e andate piano.


Da juventino appartenente alla categoria "Gobbi di merda", la più pregiata, del Toro me n'è sempre fregato tanto quanto dell'età media dei veterinari lapponi. Ma come per ogni creatura insignificante che si rispetti, prima o poi arriva sempre qualcosa a darti lo spunto per poter godere dei suoi fallimenti, e nel caso del Toro i motivi sono troppi, e troppo gretti, per poter sperare di sfuggire alla regola: sono i tifosi granata, quelli che il Grande Torino, il tremendismo granata, il Filadelfia, la sfiga che non ti uccide ti rafforza, la curva più bella del mondo, il derby del tifo lo vinciamo sempre noi, abbiamo perso ma fuori li abbiamo riempiti di calci, Orgoglio Granata, Natalino Fossati e Juve merda.
L'ora "x" scoccò nel giugno 2006, noi tenuti giù per i capelli nella centrifuga delle intercettazioni su calciopoli e loro al Delle Alpi, a giocarsi e conquistare la promozione in serie A contro una delle regine d'Europa, il Mantova. Un mio conoscente, di ritorno da quella memorabile impresa, mi raccontò tutto tronfio che finanche suo padre, pensionato abbondantemente over 60, aveva trascorso la serata in curva Maratona a cantare e saltellare, come un ghiro in preda al Parkinson, "Se la Juve in B non vaaa, bruceremo la cittààà...". Da brividi.
Lo stesso fine intenditore che, alla vigilia del campionato 2007/2008, si fermò davanti al bar del mio solito amico G.d.m. come me per sentenziare, con un ghignetto deficiente condito dal sarcasmo che è proprio dei despoti: "Ah ah ah... certo che quest'anno il derby lo vincete di sicuro. Come no...". Bottino granata nei derby, dopo un anno e mezzo e quattro incontri: un pareggio, tre sconfitte e zero gol segnati.
In un rigurgito di eleganza, poi, il presidente editore di Men's Health e Dipiù (mica stronzate) accolse come nella foto qui sopra la notizia della mancata assegnazione dei campionati Europei di calcio all'Italia e del conseguente aborto del progetto stadio per la Juventus attraverso i finanziamenti a tasso agevolato messi a disposizione dal Credito Sportivo. Indovinate un po'? Mutuo concesso, via ai lavori e nuovo Delle Alpi di proprietà dei bianconeri pronto nel 2011. One shot one kill. Fenomenali. Sono talmente impregnati di sfiga che, quando provano a lanciarne un po' a qualcuno, quella rimbalza a terra e gli si adagia in corpo come una fistola.
A questo punto, anche se ovviamente, a sentir loro, la colpa è di quei gol regolari annullati qua e là e del Bologna che deve festeggiare il centenario, la loro spassosa discesa in B in stile "ferro da stiro giù dal cornicione" non può non passare di grado, trasformandosi, nell'abbecedario dei miei svaghi, da insignificante tessera del mosaico delle cose inutili in graziosa perlina della collana dell'umorismo. Umorismo che, a sentire l'avvocato Massimo Durante, potrebbe trovare a breve nuova linfa, se, come promise ai tempi del famoso assalto alla diligenza (o era la dirigenza?), a Raffaele Ciuccariello non sarebbe certo bastata la retrocessione del Toro per scoraggiarlo dal tentativo di acquistare la prestigiosa Astronave da guerra con le corna.

Per cui coraggio, cugini tremendi. Non tutto il male vien per nuocere. E salutatemi Gallipoli.

giovedì 28 maggio 2009

E noi, cucù, davanti alla Tv.



Grazie a La Stampa.it, eccovi le immagini di alcuni vip presenti mercoledì 27 maggio in tribuna all'Olimpico di Roma:




Fernando Couto, sprovvisto del ponte provvisorio all'arcata inferiore, cerca di individuare Sergio Cragnotti tra il pubblico per chiedergli il saldo degli arretrati del suo periodo laziale



John Elkann sorride divertito alle battute di Mariangela Fantozzi


Lippi e Capello sono arrivati puntuali per il calcio d'inizio di Barcellona-Manchester United. Ranieri, invece, anch'egli invitato ad assistere alla partita, pare sia disperso nel parcheggio dello stadio Flaminio al telefono con il suo secondo, monsieur Damiano: "Mi hanno detto Roma, e va bene, ma dove cazzo la giocano 'sta finale di Champions League?"


Osservate l'espressione da volpe fainata di monsieur Blòn e provate a indovinarne la causa: Dito in culo ricevuto dall'insospettabile signora alle sue spalle con cerchietto in testa o strizzata di coglioni messa a segno dal brutale tipo brizzolato davanti a lui? (alla sua destra, Austin Powers in uno dei suoi travestimenti più riusciti: il neo acquisto della Juventus, Diego da Cunha)

lunedì 25 maggio 2009

Chi, Ciro? Dove?


La gioia di Sandra Milo per l'esordio di CIRO sulla panchina della Juve.

martedì 19 maggio 2009

L'ultimo canto.


Di calcio continuerà a non capire nulla chissà ancora per quanto, ma una cosa monsieur Blòn l'ha imparata in fretta, di quel mondo che l'Erede per caso gli ha imposto di frequentare pur senza averne i requisiti. L'esonero di Claudio Ranieri, infatti, è stato motivato con originalità: "Abbiamo fatto una scelta sensata, per dare una scossa alla squadra e mettere i giocatori davanti alle loro responsabilità." Da fare invidia ai Baci Perugina.
Premesso che nessuno di noi, e men che meno chi scrive, avrebbe desiderato vedere ancora per un solo minuto Ranieri sulla panchina della Juve, l'allontanamento dell'ex Proud Man Walking a due giornate dalla fine della stagione suscita comunque alcune riflessioni.
Innanzitutto non starebbe a chi per tradizione opera scelte sbagliate stabilire se l'ultima della serie sia stata sensata o meno, ma senza bisogno di sottilizzare troppo possiamo annoverare tranquillamente questa uscita del simpatico esperto di smash e rovesci a due mani fra le innumerevoli battute involontarie sfornate a ciclo continuo dalla multisorridente dirigenza post 2006.
Se di una scossa c'era bisogno, poi, forse sarebbe stato il caso di attaccare la spina ben prima della metà di maggio, come andiamo ripetendo da mesi, senza arrivare al punto di dover rischiare, con gli ultimi due colpi al "rosso e nero", di programmare la stagione 2009/2010 con il fardello di vacanze bonsai, seguite a ruota dai preliminari di accesso alla Champions League (che, per inciso, da quest'anno non saranno più le semplici formalità alle quali erano abituate le nostre squadre di club, Inter a parte). E dite al portierone di rimettere la macchina in garage, che per rosso e nero intendevo le due partite contro Siena e Lazio: la roulette non c'entra un cazzo.
Sarebbe facile, a questo punto, sbertucciare Claudio Ranieri come se fosse il cretino della classe, ma la voglia di riavere la nostra Juventus è troppa per non capire quanto la sua sistematica propensione a non azzeccarne una non fosse altro che il frutto di una scelta non casuale, in linea con i propositi di un azionista di riferimento troppo infatuato dalle sirene milanesi gommate Pirelli per illuderci un solo istante di possedere qualcosa di juventino, a parte il nonno.
Dei giocatori e delle loro responsabilità si potrebbe discutere a lungo, e anche qui non ci si può certo accusare di non averlo mai fatto, ma nei loro panni mi rotolerei per terra dalle risate, una volta tanto senza la necessità di farlo per compiacere i punkabbestia della sede okkupata di Corso Galfer, a sentir parlare con tanta sfacciataggine di responsabilità proprio da coloro che, tre estati fa, le responsabilità se le sono lasciate scatarrare addosso fin quasi a morirne, senza nemmeno prendersi il mal di pancia di alzare la mano per difendersi. Anzi alzandola, quella mano, solo per sventolare in faccia agli azionisti della Juventus il numero quattro dei fantomatici illeciti targati avvocato con la faccia da banconota da mille lire.
Adesso tocca a Ciruzzo nostro, uno di quelli che, tenendo famiglia, non ha faticato nemmeno un po' a discernere con la velocità della luce il periodo della Triade 1994/2004 da quello 2004/2006. Ma il divoratore di budini non dimentichi mai, per la cronaca, che l'effetto calciopoli non ha risparmiato e mai risparmierà, nonostante i trofei della sua carriera in bianconero siano rimasti immacolati negli albi d'oro, di annoverarlo fra i beneficiari delle transazioni telefoniche malavitose di "quella banda di truffatori", oltre a riesumarne con forza l'appartenenza alla comunità di drogati che negli anni '90 vinceva imbracciando addirittura la doppietta armata dalla bi-carica di furti e doping.
L'unica consolazione di questa giornata, se mi passate la battuta, è che per decretare la fine anticipata del mandato di Ranieri non si siano resi necessari scatoloni e stampelle divulgati a mezzo stampa grazie alla specialità della casa (altrui) delle fughe di notizie e degli atti (s)coperti da segreto istruttorio.

Almeno in questo non siamo ancora come l'Inter, ma la Juve vera è ancora un miraggio. Ci rifletta, Ciruzzo nostro.

lunedì 11 maggio 2009

Eh eh eh.


"Avevo bisogno anche io di qualche chiarimento - ha detto Buffon alla Domenica Sportiva - Ho parlato prima con John Elkann, poi con Blanc. Non cercavo garanzie particolari, di vittoria il prossimo anno: ma la garanzia che nei prossimi tre o quattro anni saremmo stati in grado di competere per delle vittorie, quella sì".

Io invece, siccome oggi sono impegnato tutto il giorno per lavoro, ho chiesto a Erode se per favore può badare a mio figlio fino all'ora di cena. Mi ha detto di andare tranquillo. Che personcina gentile.

Da Las Vegas a Saint Vincent, da Montecarlo a Venezia, un solo grido: ma vaffanculo va'.

martedì 5 maggio 2009

5 maggio.


Per le persone dotte il 5 maggio è una poesia.
Per certi coglioni turbo-alimentati a tannino è "solo" una poesia.
Per noi gobbi è il ricordo di una giornata nella quale la storia si vergognò di poter mentire a se stessa. E infatti non lo fece.

Pura poesia (foto).


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lunedì 4 maggio 2009

Giù la maschera.


Prima che la risata più lunga della storia (circa tre anni ininterrotti di ghigno deficiente abbinato ad espressioni da deficienti) provocasse il brusco risveglio anche degli irriducibili tifosi che, calciopoli o farsopoli, "la squadra si sostiene a prescindere; i ragazzi han bisogno di noi; e chi non salta resta a casa, che cazzo viene a fare qua?", scrivere certe cose sarebbe stato come arrivare in udienza dal Papa sciorinando una sequenza di bestemmie in rima baciata. Forse è ancora così, almeno in parte, ma stabilito che all'inutile Ranieri abbiamo già detto tutto quanto era possibile dire, e visto il fatto che a questo punto nemmeno una telefonata dell'Emetico in persona a Sepp Blatter potrebbe salvargli il posto, penso sia giusto fare un po' di chiarezza anche sui "mai pervenuti" della crisi bianconera.
Da calciopoli in poi la Juventus si è retta in piedi quasi unicamente grazie alla spinta dei reduci della Grande Farsa, nulla da dire. Ma non dimentichiamoci che quando i progetti erano una cosa seria, cioè fino a tre anni fa, gli uomini incaricati di programmare il futuro avevano già emesso i loro verdetti. Nonostante l'espressione sul campo di quella società-modello fosse tra le migliori degli ultimi trent'anni, nel 2006, al netto dei magheggi di Guido Rossi, sarebbero stati ceduti senza troppi complimenti Buffon (fatto confermato in più occasioni anche dallo stesso munifico portierone delle dame di Saint Vincent), Del Piero (fatto confermato più volte dallo stesso Alex per problemi di incompatibilità con l'allora mister Fabio Capello) e Camoranesi (per ragioni che l'avevano portato, già allora, ad avere diversi raptus in stile Jack Torrence), mentre Trezeguet, senza la decisa mediazione dello stesso Capello, sarebbe stato scaricato addirittura due anni prima, al termine della stagione 2003-2004, l'ultima del Lippi-bis.
Pensare a cosa sarebbe stata la Juventus senza di loro in questi ultimi tre anni mette i brividi, ma sapere che proprio loro, chi più chi meno, oggi stiano generando a suon di insubordinazioni guappesche la spaccatura definitiva con Ranieri, ricorrendo anche ad atteggiamenti che fino a qualche anno fa sarebbero stati inammissibili, rende l'idea di quanto la Juventus sia caduta in basso. E, perché no, di quanto Ranieri, pur con tutte le sue colpe, stia per concludere la sua sciagurata esperienza torinese sopportando un carico di mortificazioni e responsabilità francamente sleale.
Se questi campioni ormai prossimi alla pensione avessero un briciolo di coraggio anche fuori dal rettangolo di gioco, saprebbero bene verso chi rivolgere le loro invettive, le loro frustrazioni, i loro regolamenti di conti, perché le stanze dove andare a cercare i colpevoli non sono certamente quelle dello spogliatoio.

Se non lo fanno, o non riescono a farlo in maniera efficace, allora sarà il caso che anche chi "i ragazzi han bisogno di noi" si faccia qualche domanda. E che possibilmente, senza bisogno dell'aiuto di Gigi Marzullo, si dia una buona volta delle risposte.


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sabato 25 aprile 2009

14 anni fa.



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giovedì 23 aprile 2009

Non armatevi, ma partiamo.


Lo ammetto: quel "dirigenza vaffanculo" ieri sera è arrivato alle mie orecchie dolce come il suono di uno Stradivari, dagli spalti dello stadio di Torino. Ma sulle passioni, così come sull'elastico delle mutande, sono un po' pignolo. E sono tre anni che mi tengo il mal di testa, in attesa che uno sprazzo di dissenso verso quei mediocri spara-cazzate a tradimento col sorriso sempre in canna e la sicura sollevata trovi uno straccio di cittadinanza anche fuori dal pur libero e variegato mondo della rete web. "Era ora", ho pensato, anche se, mentre lo pensavo, nella mia testa scorreva velocissimo il film di tre anni di merda.
Non è certamente un'ode al "meglio tardi che mai", questa mia, perché ho abbastanza anni per non sapere come molto spesso, in passato, siano bastate poche e sapienti revisioni nei rapporti tra contestati e contestatori per disperdere i refoli della protesta fin lassù nel cosmo come rutti nello spazio.
Se però la misura è colma - e francamente non vedo che cosa ci vorrebbe ancora per sperare in un ulteriore rabbocco - io direi di fare così. Lasciamo stare i giocatori - come ama ripetere il tifoso doc, che in fondo i bidoni, se li chiami alla Juventus, mica possono dire di no per bon ton - e concentriamoci su chi li ha chiamati. E su chi ha chiamato chi li ha chiamati. E così via, fino in cima, senza porre limiti alla provvidenza, che di limiti ne hanno già tutti quanti loro in abbondanza.
Adesso che avete iniziato, vi prego: non smettiamo più di far sentire la voce del dissenso a quei mediocri spara-cazzate a tradimento col sorriso sempre in canna, e non smettiamo fino a quando non se ne saranno andati.

Basta mediocri, basta cazzate, basta tradimenti. Aiutiamoci a tornare a essere una cosa seria.


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lunedì 20 aprile 2009

L'uomo, la luna e il dito.


Tra noi juventini ne stiamo parlando e avremo tempo per parlarne, ammesso che sia vero il (ri)trasferimento di Cannavaro alla Juventus.
Il mio pensierino, invece, è rivolto a tutti i non juventini che, più o meno di nascosto, già stamattina stavano dissertando sul valore etico di un'operazione come questa. Sono per la distensione, per cui mi piace tendere la mano a tutti i fans del nuovo calcio pulito: fatevi i cazzi vostri. E, noblesse oblige, andatevene affanculo.
Come sempre vedete il dito e non la luna. Il dito è Cannavaro, ovviamente. La luna è la maglia che indossa nella foto qui sopra. E' quella con lo scudetto numero 28, cioè quella con la quale la Juventus conquistò lo scudetto numero 29.

Anche perché non è che non la vediate la luna, la vedete benissimo. E' solo che fa più comodo non vederla. Mentre non credo di dovervi spiegare cosa farvene del dito.

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domenica 19 aprile 2009

Business plan.


Comunque la si pensi su Mourinho, stavolta ha ragione, e giustamente ci prende pure per il culo: "Sono contento di vedere la Juve festeggiare per un pareggio che la mantiene a dieci punti di distacco dalla vetta". Che vuoi dirgli, che ha torto?
Comunque la si pensi su Ranieri, stavolta ha detto una stronzata. Come tutte le altre volte: "Mi soddisfa pareggiare così, cioè con un uomo in meno e sotto di un gol". Che vuoi dirgli, di andare affanculo? L'importante è che ti metta in coda, perché io ci sono da due anni e non mi passerai certo davanti.
A questo punto, in attesa che magari il Milan ci sfili pure il tanto decantato secondo posto, farei il punto della situazione. Una sorta di business plan, come dicono quelli che hanno studiato.
Si rispedisca in blocco lo staff tecnico dei mediocri da dove è venuto, in compagnia dei cinquanta infortuni (la maggior parte dei quali muscolari) inanellati dai giocatori della Juventus nei soli primi tre quarti della stagione 2008/2009.
Si rispedisca il ds, fino a ieri addetto al foglietto delle sostituzioni, sui campi da motocross, con la raccomandazione di andare piano e indossare il casco ben allacciato (come dice Nico Cereghini); e la carcassa di una lavastoviglie legata ben salda sulla schiena come para-colpi, visto che ha già rischiato di Ironside-izzarsi l'anno scorso e non resisterei a un altro spavento come quello.
Si rispedisca il presidente più comico della storia della Juventus a fare il pensionato di lusso, che di motivi per sorridere ne avremo a sufficienza per i prossimi cinquant'anni senza bisogno di aggiungerne altri. Basterà andarselo a rileggere ogni tanto, come si fa con l'album del matrimonio o un buon libro di barzellette.
Si rispediscano i bidoni acquistati a peso d'oro (con l'avallo tecnico del trainer canterino che tutti: "cosa poteva fare di più con questa rosa!?", come se la rosa gliel'avessero allestita tirando a sorte) altrove, dove non m'importa. Basta che spariscano.
Si prenda un ds competente: ce ne sono, basta pagarli.
Si prenda un allenatore di talento, possibilmente giovane e ambizioso, come sempre è avvenuto all'alba di ogni ciclo vincente nella storia della Juventus. Ce ne sono, basta metterli in condizione di esprimersi in un ambiente come quello che, tolti gli ultimi tre anni, ci è sempre appartenuto.
Si elegga presidente un uomo di calcio, uno juventino vero, che possa rappresentare noi milioni di tifosi in modo degno alimentandosi e alimentandoci con la stessa passione che mai era mancata, nemmeno per un giorno, prima dell'avvento di questa gente qui. Ce ne sono, basta avere il coraggio di ammetterlo e, magari, di chiedere scusa.

Si riconsegni la Juve agli juventini, insomma. Solo allora, forse, sarà davvero possibile pensare di ricominciare a guardare avanti.


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giovedì 16 aprile 2009

Tenere famiglia/1.


Da qualcuno bisogna pure incominciare. E allora cominciamo.
Lunga vita a entrambi, ci mancherebbe. Me li immagino, tra cinquant'anni: uno, fresco novantaduenne, a combattere la diarrea cronica causata dalle tonnellate di Danette ingurgitate per decenni negli spot dell'omonimo budinazzo multigusto; l'altro, quasi novantasettenne, impegnato a mostrare ai pronipoti il suo gol di testa allo scadere di Atalanta-Cremonese 1-1, anno di grazia 1992. "Maccheccazzo, nonno, sempre con 'sto gol. Non li hai da qualche parte quei vecchi dvd della Juve anni '90, quando facevi da balia al più forte portiere del mondo (quello che rideva poco, non quello che rideva troppo)? La nonna mi ha detto che li avevi. Che glieli facevi vedere, un tempo". E lui subito a scappare in bagno, per glissare sull'argomento, fingendo un attacco di diarrea. Manco fosse Ferrara.
Ecco: provino a immaginare, i due futuri ultranovantenni, che quel giorno sia oggi. E che quei pronipoti un po' rompicoglioni siano qui davanti a loro, in così tanti da meritare una risposta vera, non una finta corsa al cesso. Anzi, in così tanti da meritare, prima ancora della risposta, un po' di considerazione che non sia quella incartata alla carlona nelle posizioni ufficiali di una società che non sa comunicare né tacere. Che si parla addosso e non parla a nessuno, credendo di parlare a tutti.
Che ci fate voi lì? Va tutto bene? E' giusto così? Di che progetto fate parte, ammesso che ne esista uno abbastanza decente da non farvi provare imbarazzo all'idea di esporlo ai vostri pronipoti, cioè a noi? Voi che vi atteggiate come se la Juve fosse sempre stata la vostra casa, arrivando al punto di ostentare una disarmante naturalezza nonostante quella casa si sia trasformata sotto il vostro naso da reggia in catapecchia, davvero non sentite mai di dovere ai vostri pronipoti delle risposte? Siamo sicuri che tutto possa essere lavato via con la spugna dell'essere, in fondo, dei professionisti? Avete mai pensato che se una volta nella vita e nella storia il concetto di bandiera potesse servire a dare, anzi a ridare, anzi a consolidare l'orgoglio e il senso di appartenenza di tanti pronipoti, roba seria, roba grossa, non come spesso accade in modo effimero a paracularseli prima del derby o dopo un addio, beh, in questo caso il gioco di provare a fare la bandiera, se non proprio a esserlo, varrebbe la candela? Anche solo per rispetto e stima di chi magari darebbe chissà cosa per poterlo fare al posto vostro e non può farlo.

Vi chiedete mai, per dirne una, cosa pensa un certo Bettega di voi? E ammesso che ve ne importi qualcosa, o non ve ne importi nulla, che ci fate voi lì? Va tutto bene? E' giusto così?


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martedì 7 aprile 2009

E' troppo tempo che non chievo.


Non che uno juventino possa sperare di avere chissà quali orgasmi da tre anni a questa parte, ma con questi qui siamo arrivati al punto di non tirarci mai nemmeno giù le braghe.
L'Inter certo è fantasmagorica, ipersonica, fotonica, mitica e catalitica, ma chiedere di arrivare allo scontro diretto con la possibilità di accorciare le distanze a quattro punti (o qualcosa meno, chissà) era forse troppo? Non aveva detto, il mister canterino, che pensare all'Inter sarebbe stato da provinciali, e che per questo lui si era concentrato sul Chievo? Pensate che spettacolo, dunque, il giorno che passerà la vigilia delle partite a farsi i cazzi suoi.
Credo che sessantotto indizi facciano non una prova, ma sessantotto certezze: leviamocelo di torno. E con lui anche un bel po' di quella marmaglia assortita che bivacca da tre anni in casa nostra.

Perché puoi scriverci sopra UFO SOLAR e impacchettarlo per benino dentro al cellophane finché ti pare, ma un sacco della spazzatura rimarrà sempre un sacco della spazzatura.

P.S. Oggi è il compleanno di mio padre. Nonostante tutto, grazie di avermi fatto diventare juventino. E tanti auguri, Pà.


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domenica 29 marzo 2009

Il mattino ha loro in bocca.



Partenza con il botto stamane in Australia. Due catorcioni ritirati e "séro punti", come direbbe lo Specialone stipendiato dall'amico dell'Emetico.

Altro che avere al proprio fianco la Bedy: questi sì che sono risvegli.

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venerdì 27 marzo 2009

L'onore dei soldi.


Dicono che il buongiorno si veda dal mattino. Mi piacerebbe chiederlo a coloro che nella vita si siano risvegliati almeno una volta nello stesso letto di Bedy Moratti, e non necessariamente vedendola struccata, anche perché truccare un passaporto o un bilancio per renderli presentabili, al confronto, è un gioco da ragazzi. Ma prendiamo per buono il luogo comune.
Il mattino del processo a Calciopoli, per esempio, è iniziato con l'invito "a evaporare" per tutti i soggetti costituitisi parte civile in cerca di risarcimento danni, ivi compresi quelli che avevano indicato nella Juventus della Triade la causa dei loro problemi: Brescia, Salernitana Sport e "vecchio" Bologna, quello tutto rutti e reflussi del signor Idrolitina Gazzoni Frascara.
Il collegio giudicante ha così superato di slancio anche il volumetto di 34 pagine con il quale lo studio legale Grande Stevens (segue nitrito di cavalli alla Frankenstein Jr.) aveva approntato la memoria difensiva; memoria difensiva non della storia della Juventus e della sua ultracentenaria onorabilità ma, più terra terra, dei soldini della controllante Exor ex Ifil.
Esattamente come nel celeberrimo ricorso al TAR ritirato all'ultimo minuto grazie al prodigo intervento del figliol prodigo (segue conato), in quella memoria si afferma che Luciano Moggi agì "travalicando le proprie mansioni che non prevedevano contatti con gli arbitri e che non gli attribuivano i poteri di rappresentanza". Tradotto per gli ignoranti, veri e finti, secondo la tesi difensiva dello studio legale che porta il nome del presidente della Juventus all'epoca di calciopoli (segue grassa risata seguita da due conati) la Juventus non avrebbe dovuto essere accusata di responsabilità diretta ma, al limite, di responsabilità oggettiva: ergo niente serie B (seguono QUATTRO telefonate dell'avvocato Zaccone disorientato: "Ma non si era detto che... ?").
Sono tre anni che scriviamo di come lo scandaloso coinvolgimento di Antonio Giraudo nella melma di calciopoli sia servito esclusivamente per rendere più rumorosa - e, soprattutto, certa - la caduta della Juventus sotto i colpi del commando giudicante ingaggiato ad hoc nel 2006 da Guido Rossi. Anche per sputtanarlo a puntino agli occhi di certi ambienti italici, aggiungerei, ma non allarghiamo troppo il discorso. Così come sono tre anni che cerchiamo di spiegare alla corrente dell'Italia juventina votata al sorriso e all'espiazione (se non proprio un popolo di voltagabbana, diciamo almeno un popolo di voltapagina), che la nostra battaglia di tifosi non consiste nel difendere Luciano Moggi manco fosse un parente, ma piuttosto nel pretendere una risposta chiara e definitiva da dentro casa nostra sul perché la Juventus, la nostra Juventus, quella leggendaria squadra di Torino con la maglia bianconera, a prescindere dagli uomini che la dirigevano, non sia stata risparmiata dall'onta della retrocessione e dal ludibrio dei suoi accusatori.
Nel frattempo, se il buongiorno si vede dal mattino, temiamo che trovare a Napoli la tanto attesa conferma ufficiale della natura malvagia e fraudolenta della Juventus, più ancora che dei singoli protagonisti di calciopoli, per gli eterni frustrati dell'Italia antijuventina stia iniziando a prendere le sembianze di una chimera. Com'è sempre stata, d'altronde, la speranza di eguagliarne i successi e il prestigio.
Sono passati tre anni, tanti, ma su una cosa, per chi la pensa come noi, il tempo non scorre affatto. Quella cosa sono le risposte che ci spettano; perché sul fatto che il buongiorno si veda dal mattino possiamo discutere, anche se in fondo io, al fianco della Bedy, mica mi ci sono mai svegliato. Ma sul fatto che la vita sia fatta di priorità proprio no, non si discute. Risposte, dunque.

E delle curve a 50 euro, francamente, me ne infischio.

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lunedì 16 marzo 2009

李小龍


Siccome le ammonizioni mirate, oltre ad essere una stronzata colossale, sono anche roba superata, loro stanno provando, come sempre, a fare i diversi. Niente ammonizioni mirate: loro prendono la mira per avere (solo) l'ammonizione.
Avrei preferito mettere il video originale di Carl Douglas, ma poi ho pensato che Santon non avrebbe capito, un po' per l'età e un po' per l'espressione del volto che, come sappiamo, non promette nulla di buono per il futuro.

Un Balotelli, in pratica, ma un po' più Facchetti (fra 10-15 anni, dice la Specsialissima Testa Gi Minchia).





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venerdì 13 marzo 2009

Esclusiva Ju29ro.com.


Sei capace a darci di bagher ma non ti chiami Adriano? Bene, allora è il tuo momento.
Non ti perdere, in esclusiva su Ju29ro.com, l'intervista a Giampaolo Montali, l'allenatore di volley prestato al calcio membro del CdA e del Comitato Sportivo della Juventus F.C.
Di quella di oggi, si intende.

Nato a Parma il 18 gennaio 1960, Gian Paolo Montali ha iniziato la sua lunga carriera di allenatore di PALLAVOLO conquistando tra il 1984 e il 1987 quattro titoli del campionato italiano Juniores.
Unico tecnico ad aver vinto cinque scudetti di campionati nazionali in quattro città diverse (a Parma, Treviso, Roma e ad Atene con l’Olympiakos), il suo palmarès include anche una coppa dei campioni (nel 1995 con la Sisley Treviso), tre supercoppe europee, quattro coppe delle coppe, tre coppe Italia e due coppe di Grecia.
Ha vinto inoltre il titolo di campione del mondo con la Maxicono Parma nel 1990, anno in cui ha realizzato il grande slam (5 titoli conquistati nella stessa stagione agonistica: coppa Italia, coppa delle coppe, super coppa Europea, campionato italiano e campionato del mondo per club).
Dal ’98 al 2000 è stato commissario tecnico della nazionale greca; dal maggio del 2003, ricoprendo il medesimo ruolo nella nazionale italiana, ha conquistato per due volte il titolo di campione Europeo (a Berlino nel 2003 e a Roma nel 2005), oltre che il secondo posto nella coppa del mondo di Tokyo del 2003 e la medaglia d’argento alle olimpiadi di Atene del 2004.
Parallelamente alla sua carriera di allenatore, ha maturato esperienze in qualità di docente universitario in “Coaching” e “Team Building” (a Milano presso la Bocconi SDA e la Cattolica e a Parma presso la locale Università) oltre che in veste di relatore in numerosi corsi di formazione e di consulenza aziendale. È Cavaliere Ufficiale della Repubblica per meriti sportivi.

Nel giugno del 2006, viene eletto, su designazione IFIL, Consigliere di Amministrazione nella Juventus FOOTBALL Club, carica che attualmente ancora ricopre. E' membro del Comitato Sportivo della società, assieme al Presidente Cobolli Gigli, all'AD e DG Blanc ed all'avvocato amministrativista specializzato in diritto ambientale Montanaro.

Clicca QUI per leggere l'intervista su Ju29ro.com.

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giovedì 12 marzo 2009

11 marzo 2009.


Ricordate il 5 maggio 2002? Stesse facce da cazzo di allora, in pratica, ma un po' più Special (One or Two? Ma vaffancù).

E mica pirla.

P.S. Consiglio ai visitatori di Venti9, per una migliore degustazione di questo post così profondo e criptico nei suoi concetti-base, ancorché ermetico nella forma, di cliccare sulla foto.
Potrete così ammirare in tutto il loro splendore le espressioni dell'ex co-armatore di Luna Rossa (il water con le vele celebrato QUI quando decise di ritirarsi dalla America's Cup), del petroliere ecologista-Onesto-e-amico-di-Nucini, e - sono certo non vi sarà sfuggita, in alto a sinistra - di quella grandissima gnocca di sua sorella, quella che "tra Bedy e lo Jedi differenza non vedi".


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