lunedì 2 marzo 2009

Stampelle.


Uno dei vanti della città di Bologna è l'Istituto Ortopedico Rizzoli, uno dei centri all'avanguardia nella fornitura di esoprotesi.
Un altro vanto della città di Bologna è sicuramente Giuseppe Gazzoni Frascara, già inventore dell'Idrolitina e presidente del Bologna FC, un uomo grazie al quale milioni di persone hanno potuto pasteggiare ruttando come leonesse in calore per anni prima che cominciasse a farlo lui con teoremi deliranti secondo i quali Moggi e Giraudo, quando il calcio era sporco, tramavano nell'ombra per farlo retrocedere in serie B.
Ma la sintesi perfetta tra il Rizzoli ospedale e il Gazzoni da ricoverare è lui: Nicola Rizzoli, arbitro della sezione A.I.A. bolognese (quale sennò?), in campo ieri sera a San Siro per il match Inter-Roma, terminato 3-3 dopo la solita prova onanistica dei beniamini di Riccardo Luna e il solito avvio al fulmicotone degli Specialoni.
Perché loro, gli Specialoni, mica lo ascoltano quel tipo strano che di cognome fa Ranieri quando dice che il campionato intanto è chiuso. Loro lo sanno che ci sono ancora abbastanza partite da giocare e uno scontro diretto che potrebbero nascondere più insidie di una cena a lume di candela con la sorella di Moratti. Insomma loro, sotto sotto, sono sempre loro. E quando il gioco si fa duro, o anche no, se la fanno sotto.
E allora ecco la protesi di (e non "del") Rizzoli. Balotelli si fionda in area in mezzo a tre avversari, il difensore della Roma tira indietro la gamba, lui la tira avanti, e Nicola, con tutte quelle gambe, non ci capisce più una mazza e fischia: rigore. Ennesima puntata dello sceneggiato Come fornire una stampella a una povera squadra zoppa.
Oddio, in verità ce ne sarebbe un altro che forniva le stampelle agli Onesti, ma quello non era di Bologna, e pare l'abbiano cacciato già da un pezzo.

Loro, gli Onesti, non volevano avere nulla a che fare con i pregiudicati.


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venerdì 27 febbraio 2009

Sentimento popolare duepuntozero.


Certo Moggi è un evergreen - un po' come certi pezzi degli Equipe 84 - per i tifosi esauriti della seconda squadra di Milano, però anche l'esaurimento va alimentato. Così l'altra sera a San Siro, in occasione della gara di tiro al bersaglio tra Manchester United e Onesti, la parte più illuminata del tifo nerassùrro che bince sensa rrruvàre pare abbia finalmente individuato il nuovo Lucianone: Michel Platini.
La sua colpa, ça va sans dire, è quella di essere stato uno dei più forti e rappresentativi giocatori della Juventus di tutti i tempi. Decodificando, secondo il lessico delle sapienti avanguardie presenti martedì a Milano in tribuna vip, un "gobbo di merda". Adriano scambia una zolla dentro all'area inglese per una birra media e ci si tuffa, gli ottantamila sugli spalti non hanno dubbi: è rigore. Il gobbo di merda sta complottando per sfilarci anche l'Europa.
Se avessimo a che fare con una proprietà e una dirigenza normali, potremmo prendere spunto da questo ennesimo episodio di insofferenza strisciante nei confronti del bianco e del nero per chiedere conto del nostro recente passato. E a lorsignori, se avessero a che fare con una tifoseria normale, laddove volere o no il normale predilige e antepone sempre lo scontro al confronto, più che chiederlo, il conto, lo presenteremmo senza bussare né chiedere permesso. Non sussistendo nessuna delle due condizioni - la prima per disgrazia, la seconda per grazia ricevuta - ci limitiamo ad alcune riflessioni.
Per riuscire meglio nell'impresa, proviamo a leggere un paio di pagine rosa, un paio di marroni e il Bignami delle dichiarazioni di Cobolli&Gigli 2006-2009; rivediamo e riascoltiamo il breve ma intenso filmato di John Elkann sulle cose riprovevoli e la necessità di ripartire dal basso; ci facciamo una partita alla Playstation schierando Buffon-Grygera-Mellberg-Andrade-Molinaro-Poulsen-Tiago-Almiron-Sissoko-Iaquinta-Amauri contro l'Inter di Ibrahimovic (la Juve la comandiamo noi con tutti giocatori al massimo della forma e l'Inter la comanda un bambino di cinque anni monco degli arti superiori con tutti i giocatori al minimo della forma, risultato al termine del primo tempo: 24 a 0 per l'Inter) e, per finire, ci pratichiamo un'auto-lobotomia con un ferro da maglia, in modo da riprodurre su noi stessi, con una certa approssimazione per difetto, la condizione cognitivo comportamentale dello juventino consapevole: quello che, senza alcuna paura, ha deciso di voltare pagina e guardare avanti. La famosa espiazione, per capirci.
Baciati da tanta lucidità, domandiamo: era questo l'obiettivo che la Nuova Juventus Smiles&Stripes aveva sognato di ottenere? Il programma di discesa all'inferno, con annesso scippo di scudetti e svendita di campioni, più l'esilio di Antonio Giraudo, Roberto Bettega, Luciano Moggi, Romy Gai, Franco Ceravolo, vale a dire il cuore pulsante della Juventus professionalmente meglio strutturata dell'era moderna, erano solo una prima tranche del lavoro di simpatizzazione, visto quanto accaduto a Milano? E per estendere il progetto su scala europea cosa faremo adesso, affideremo all'Emetico di Maranello il compito di lavorare sotto traccia per creare una task-force che possa detronizzare Platini dalla presidenza UEFA e lasciare spazio - che so - a Gianfelice Facchetti, Ignazio La Russa o Ligabue?
Anzi, tornando un attimo indietro, non eravamo già nel pieno della purificazione quando un pulmino di innocui tifosi bianconeri veniva preso a bottigliate e cinghiate insieme al suo ripieno animato nel parcheggio di un Autogrill, anche se poi il destino quella volta ha voluto che a rimetterci le penne, investito nel panico della fuga, fosse un amico di quelli con la cintura in mano anziché uno di quelli con la fibbia in faccia?
E di quel padre di un diciassettenne, ridotto in coma a sassate sotto gli occhi del proprio figlio mentre insieme raggiungevano il parcheggio dello stadio, reo, nella civile Bologna dei Gazzoni Frascara vessati da Moggi e Giraudo, di averlo difeso da un gruppo di buontemponi che voleva fottergli la sciarpa della Juve, che ci dite? Di sicuro lui sarà felice di aver toccato con mano la simpatia e l'onore ritrovato dello juventino nuovo stile agli occhi dei tifosi avversari, ma poi com'è finita? Cioè lui, dico, come sta oggi?

Perché è sempre la solita storia: chi non muore non fa notizia. Come quel padre. Ma oltre a non far notizia, spesso, chi non muore si rivede. Come il sentimento popolare.

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giovedì 26 febbraio 2009

Per farne che?


In una bella intervista pubblicata su La Stampa lunedì scorso, Didier Deschamps racconta a Fabio Vergnano quella che nella primavera del 2007 era circolata come verità ufficiosa e, secondo alcuni, messa in giro ad arte per mascherare la vera causa delle dimissioni del francese, ovvero il suo carattere spigoloso.

Deschamps, se avesse la testa meno dura mercoledì (ieri, ndr) ci sarebbe lei sulla panchina della Juve a Londra.
(...) Con Blanc c’era troppa diversità di vedute sul futuro. A me non interessavano i soldi, ma il progetto tecnico e quello a mio modo di vedere non funzionava.
(...)
Beh, però anche lei, pretendere un giocatore del calibro di Lampard. Non poteva volare più basso?
Lampard è fantastico. E’ un delitto cercare di avere il meglio? Mi hanno detto che c’erano Tiago e Almiron. Sono tornato a casa.

Non serviva la partita di ieri sera (che la Juve, per inciso, avrebbe ampiamente meritato di pareggiare) o il talento di Oronzo Canà per capire, già nel 2007, chi fossero i bidoni fra Tiago, Almiron e Lampard.

Ma credo abbia aiutato.


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domenica 22 febbraio 2009

Ore 15.


Mille occasioni perse per fare silenzio non rimarranno mai prigioniere di un minuto.


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venerdì 13 febbraio 2009

Una quattro stagioni in Maratona.


Nomen omen. Certo non è il massimo della vita fare il processo alle intenzioni, o peggio - come in questo caso - al nome di chicchessia, ma trattandosi del Toro una deroga ce la si può concedere.
Raffaele Ciuccariello, imprenditore nel campo della ristorazione di origini pugliesi ma da quarant'anni residente a Torino, sarebbe quindi interessato all'acquisizione del club più sfigato del dopoguerra.
Pare che Ciuccariello, dopo una lunga controversia legale sul riconoscimento di paternità, abbia ereditato alcune centinaia di milioni di euro (addirittura seicento, secondo indiscrezioni). Personalmente, a uno che svegliandosi una mattina con milleduecento miliardi di vecchie lire sul comodino venga in mente di comprarsi il Toro, più che un test del DNA gli farei fare un elettroencefalogramma. Ma io sono stronzetto, pertanto non mettetelo a verbale.
E' che l'aspetto più curioso della vicenda, se possibile, risiede proprio nei nomi dei protagonisti. Prima di svelare l'identità di Mister X, infatti, a mettere la faccia sui giornali fino alla tanto attesa conferenza stampa di ieri era stato (ed è) l'avvocato Massimo Durante, fino a qualche tempo fa vice presidente dell'associazione Italia Bianconera, associazione ideata dall'ex portavoce della curva Scirea Fabio Germani (avete capito bene: roba di Juve, e che roba).
Le linee guida del progetto allo studio del neo milionario pugliese vanno dallo stadio di proprietà alla riorganizzazione dell'intera macchina gestionale granata, non senza passare attraverso l'immancabile potenziamento della rosa (qualificazione alla Champions League in tre anni) e - udite udite - un innovativo sistema di abbonamenti "soddisfatti o rimborsati". Quest'ultima, della serie "come scialacquare una fortuna in un lampo", in pratica.
Credo che uno degli effetti devastanti di calciopoli sia quello di trovarmi qui, io, gobbo fino al midollo, abituato da sempre a considerare il Toro nulla più di un fastidioso e impalpabile refolo giusto per due settimane ogni qualche anno (quelle che precedono i derby), a cercare di dare un minimo di conforto ai tifosi granata. Perché una storia come questa di Mister X sarebbe fin divertente, specialmente per chi come noi ha dovuto da un giorno all'altro fare i conti con certi eredi, più che con certe eredità.
Penso a cosa dev'essere stato ieri pomeriggio, ad esempio, per un Gian Paolo Ormezzano seduto in prima fila nella sala conferenze del Golden Palace di Torino, assistere alla dichiarazione di intenti fatta pervenire dall'ennesimo birillo di quel filotto infinito composto, solo negli ultimi vent'anni, dai vari Borsano, Goveani, Calleri, Vidulich, Aghemo, Romero e Cairo. Roba che nemmeno Stephen King dopo un ictus.
Il birillo in carica Urbano Cairo, dal canto suo, sembra impermeabile a qualsiasi bagno d'oro pur di continuare l'avventura al timone della squadra più importante di Orbassano, e non è che pure questa sia una gran buona notizia.
Ieri, dopo la tanto attesa uscita allo scoperto di Mister X, stuzzicavo un amico granata: "Certo che dall'inventore di Dipiù al re della caponata fareste un bel salto."
"Cazzo ti ridi" - mi ha risposto - "hai mai provato a farti cento chilometri su una Stilo? Ognuno guardi in casa propria".

Come dargli torto? Che Dio ce la mandi buona, ne abbiamo bisogno. Tutti.

Clicca QUI per vedere l'edizione speciale di Controfallo - "Speciale Lele Ciuccariello" su www.Ju29ro.com


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martedì 10 febbraio 2009

Il giudice Piero Calabrò: "Ruperto-Zaccone? Stendiamo un velo..."


ESCLUSIVA Ju29ro.com

Piero Calabrò è nato a Desio (Mi) il 26 aprile 1954; in magistratura dal 1979 è attualmente Giudice del Tribunale Civile di Monza nonché Presidente Nazionale del Tribunale dei Diritti dei Disabili e referente FIGC in materia di contrasto della violenza negli stadi. Da tifoso juventino ha spesso partecipato a dibattiti televisivi, dove si è sempre distinto per il suo equilibrio e la sua pacatezza.


Cosa rappresenta per Lei la Juventus?
Per me la Juventus è passione allo stato puro, fin dai primi anni di vita.

Cosa ne pensa della fuga di notizie che nell'estate del 2006 ha posto alla pubblica gogna Luciano Moggi e la Juventus? Che soluzione immagina per risolvere questa barbarie?
Ho già avuto modo di censurare l'operato dei mass media in una mia relazione su "Intercettazioni telefoniche e privacy" (è ancora leggibile sul sito http://www.altalex.com ) e, soprattutto, il business fattone da alcuni editori mediante la commercializzazione in edicola di "pubblicazioni" contenenti i testi delle intercettazioni. La soluzione non è nel vietare le intercettazioni, ma nel disciplinarne rigorosamente la segretezza.

Calciopoli e le sue liste di proscrizione. Ci è incappato anche lei, quando è stato definito da certa stampa un "raccomandato" di Moggi al Processo di Biscardi. Un'accusa ridicola, dato che a quella trasmissione partecipavano persone direttamente stipendiate da altre società di calcio. Cosa ha provato?
Per quel che riguarda la mia persona, l'accusa era addirittura ridicola in quanto partecipavo alla trasmissione di Biscardi già da parecchi anni prima che Moggi diventasse DG della Juventus. Non solo, ma la Gazzetta dello Sport, che aveva citato anche me tra i "raccomandati", ha dovuto pubblicare in modo tempestivo un'ampia ed esauriente smentita, con tanto di scuse al sottoscritto. Tanto più che la mia partecipazione era del tutto gratuita... (continua...)

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giovedì 5 febbraio 2009

La risposta.


Nell'estate del 2007, mi si avvicina un amico e mi fa:
"Ti piace?"
"Mi piace che cosa?", gli rispondo io.
"Quella...", indicandomi con il ditino la sua Cinquecento nuova di pacca parcheggiata poco più in là.
"Non è male" - mi sbilancio - "ma che senso ha un cesso senza coperchio?"
Oggi, finalmente, pare che gli eredi per caso abbiano trovato una soluzione (foto).

Così anche il mio amico non dovrà più continuare a cagarsi sul cofano.

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mercoledì 4 febbraio 2009

Esclusiva Ju29ro.com.


Continua la serie di interviste esclusive da parte della redazione di Ju29ro.com.
Questa volta è Oliviero Beha a darci un parere personale sullo stato dell'arte del calcio nostrano, e siamo ben lieti di dare spazio ad una voce che juventina sicuramente non è, come riteniamo sia giusto fare quando il proprio unico scopo è quello di fare informazione in modo pluralista e anticonvenzionale.
Perché siamo sì gobbi fino al midollo, ma non indossiamo niente di rosa. Nemmeno le mutande.

**********
L'intervista:

A volte è l'indignazione stessa ad indignare. Lei ha ricevuto molte critiche per la sua partecipazione a Porta a Porta, nella recente puntata dedicata ai fatti di Calciopoli, puntata ritenuta troppo morbida nei confronti dell'ex D.G. della Juventus, da diversi organi di stampa, in primis La Gazzetta dello Sport. Eppure di processi mediatici colpevolisti a senso unico e senza contraddittorio se ne sono fatti a bizzeffe nell'estate del 2006. Lei è stato un accanito fustigatore del sistema calcio da molto prima, quando le varie Gazzette celebravano. Come ha vissuto dunque queste critiche?

Qualcuno in effetti mi ha accusato di essere stato troppo leggero con Moggi. Non hanno capito nulla. In realtà ho ricevuto centinaia di mail di stima e di comprensione che ho evitato di pubblicare. Ho pubblicato sul Blog invece quelle poche in cui mi si criticava proprio per avere la possibilità di invitarli ad andare a rivedersi la puntata. Ed infatti gli ho anche allegato il link alla puntata.
In un suo recente intervento al Tg3 ha sollevato dubbi su chi effettivamente abbia i requisiti per poter moraleggiare e additare Moggi come l'unico farabutto del sistema. Vediamoli insieme: il primo è Abete. Con lui il calcio si è rinnovato?
No, ovviamente no. E non si capisce come poteva rinnovarsi visto che Abete era il vice di Carraro. E poiché Carraro era il Presidente della FIGC ai tempi di Moggi, ed è coinvolto nelle intercettazioni, delle due l’una, o Abete dormiva oppure è corresponsabile di quello che accadeva.
Matarrese: appena ricevuto l'incarico in Lega disse "Il calcio sono io". Ma il calcio italiano non ha niente di meglio da proporre?
No, evidentemente no.

(Continua...)

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giovedì 29 gennaio 2009

Canta Tu.


Ieri, in attesa della fondamentale trasferta di Udine, per mantenere alta la concentrazione non si era parlato d'altro: l'inaugurazione del nuovo sito web di Gigi Buffon.
Quello che "La tua maglia dice chi sei" aveva anche impreziosito l'evento con una delle solite perle da Nuova Juventus Ripulita, quella che ride, patteggia e insieme alla borsa ti molla anche la vita:
"Sul mio nuovo sito mi piacerebbe ricevere una mail da Obama. Hi Buffon… - mi auguro che possa dire così, che mi stima - You are my favourite goalkeeper in the world." Questo mi piacerebbe per poter cominciare un dialogo, un rapporto con lui''.
Siccome la mia leggerissima avversione nei confronti delle sovraesposizioni un po' cazzare affonda le sue radici nella notte dei tempi, non si pensi male di queste poche righe dedicate al Seredovo, perché non è che poi vai a Udine e prendi la zuppa per colpa sua, ovvio.
Però sarebbe stato fico fico, per esempio, che almeno uno dei megafoni del pallone sempre pronti a sbertucciare il gol sbagliato o lo stop a "inseguire" di Tizio e Caio avesse fatto notare da dove era nato il gol annullato a Gilardino in Juve-Fiorentina, un gol per il quale i Della Valle Bros. hanno trascinato nell'indignazione profonda il sempre pacato Franco Zeffirelli e tutta la Firenze che veste Fay. Chi se lo ricorda, bene. Chi non se lo ricorda, se lo vada a rivedere.
Ieri sera probabilmente Buffon non ha aggiunto né tolto nulla alla prestazione raccapricciante dei suoi compagni, e poi i gol che incassa lui - si dice in giro - sono sempre e comunque imparabili. Però, se la tua maglia dice chi sei (visto che Del Piero era rimasto a casa e il mister conta solo quando sta sotto a nascondino), il tifoso si aspetta che nei momenti cruciali non gli si presenti davanti una squadra con le gomme sgonfie e lo sguardo vitreo, perché altrimenti il dubbio che certi elementi della vecchia guardia si assomiglino solo nell'ingaggio diventa quasi una certezza.
Come ha scritto Clau71 su Ju29ro.com lunedì scorso (QUI), i pro e i contro del fare cassa con l'eventuale cessione di Buffon sarebbero tanti, ma mentre per i primi si tratterebbe soprattutto di pailettes e lustrini, per i secondi si tratterebbe, più terra terra, di programmazione e tanti quattrini.

Insomma: se proprio Obama non dovesse farsi vivo, che ne direste di una telefonata di Mansour?


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lunedì 26 gennaio 2009

Guardate avanti.


Premessa: dopo quanto aveva detto Felipe Melo la scorsa settimana (QUI), penso che sedersi a tavola in tredici di venerdì 17 dopo avere asfaltato un gatto nero sulle strisce, e frantumare uno specchio con una clava di pasta di sale (preventivamente rovesciato) sarebbe comunque più benaugurante del solo incrociare lo sguardo del centrocampista brasiliano della Fiorentina in un dipinto. E chiedo scusa per la lungaggine ma per potermi toccare le palle ho dovuto scrivere con una mano sola.
La Juve ha vinto di misura, e mentre le squadre rientravano negli spogliatoi per fare la doccia il fratello depotenziato del signor Tod's, dalle frequenze satellitari di Sky TV, stava già dando voce allo sdegno di una città intera per le sviste arbitrali che ne avevano infranto i sogni di gloria.
Il troppo tempo trascorso in galleria del vento dal viola Jovetic durante l'infanzia, d'altronde, se da una parte gli ha permesso di avere una faccia e un mento con un coefficiente di penetrazione dell'aria prossimo a quello del cacciabombardiere Hornet F-18, dall'altra lo ha reso piuttosto instabile sulla terra ferma, dove anche il solo contatto strusciato con il piedone di un Mellberg qualsiasi può bastare per farlo capottare rovinosamente in area.
Sul rigore non concesso a Gilardino, Xavier Jacobelli ha scritto che l'attaccante viola sta continuando a pagare il gol di mano segnato a Palermo. Secondo me, invece, la svista arbitrale è da imputare alla mancata assegnazione dei mondiali di calcio del 2010 al Burkina Faso, e non me ne voglia l'ex direttore di Tuttosport ma come cazzata mi pare più originale la mia. Tana.
Io sono uno juventino démodé, purtroppo, e faccio una fatica bestiale a dare un senso a una giornata così normale in un mondo che normale non è più. Normale lo era quando le truppe di muratori mafiosetti dell'impresario Lucianone ne disegnavano il profilo a suon di Cupole. Anzi, se non fosse per l'innegabile Rinascimento posto in essere dalle sentenze di calciopoli, quasi mi verrebbe voglia di godere perfidamente all'idea che un'altra sentenza, quella del processo GEA, potrebbe aver dato nuova linfa alla pianta velenosa dei maneggi e dei truschini, tanto da spingere la Juventus ladra e disonesta verso la posizione che le compete a prescindere dai meriti. Come sempre, insomma. Un ritorno alla normalità.
Ma non è così, e aggiungo purtroppo. Perché nonostante io non mi sia ancora abituato all'idea, sono sicuro che sarà fantastico anche per me, un giorno, poter apprezzare la purezza e il candore di un calcio finalmente sano, pulito e profumato come quello di oggi. Del ritorno ai veri valori dello sport, dove l'errore umano sia legato a doppio filo alle prodezze dei suoi eroi, e pazienza se oggi perdo io e domani vinci tu. Lo so, sembro Cannavò dopo una sniffata di colla, ma io non sniffo. E, quel che è peggio, credo nemmeno lui.
Capitolo Cobolli Gigli, infine. Sulla questione dei due scudetti spariti l'altro giorno ha dichiarato, sul Corriere della Sera, che comunque andrà a finire il processo di Napoli la Juventus non farà ricorso: quel che è stato è stato. Bene così, presidente.
E' ancora presto, lasci pure che la sua parte normale covi sotto la cenere del nonsenso. Noi speriamo che il Signore la conservi così, sdoppiato, in eterno. Guai a toglierci una delle poche certezze che le macerie di calciopoli hanno saputo lasciarci in eredità.

Intanto, al momento giusto, nulla potrà fermarla.


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sabato 24 gennaio 2009

Cucumis Melo.


Il Cucumis melo, secondo la definizione di Wikipedia, è "una pianta rampicante della famiglia delle Cucurbitacee, una divisione particolare di angiosperme. Il termine melone indica sia il frutto che la pianta stessa, a seconda dei contesti in cui viene utilizzato".
Il Felipe Melo invece, secondo la definizione di chi ne ha letto le brillanti dichiarazioni di giovedì scorso ("La Juve è più forte del Milan e per noi sarà dura. Ma se l'arbitro farà bene il suo lavoro, possiamo vincere. Al mio arrivo mi hanno detto che ci sono due campionati. Quello con la Juve e uno a parte, e lo so io come lo sanno i miei compagni...") è, come nella migliore tradizione carioca, una sfavillante testa gi minchia della famiglia dei piangina color viola, una divisione particolare di perdenti cronici dal colore molto simile al glande dei soggetti affetti da fimosi dopo uno scappellamento troppo vigoroso.

Il termine testa gi minchia indica sia i piloti di formula uno che i calciatori meno fortunati, a seconda dei contesti in cui sparano le cazzate più divertenti.

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giovedì 15 gennaio 2009

Esclusiva Ju29ro Team.


Christian Rocca, 41 anni, di Alcamo, è inviato speciale de "Il Foglio" e collabora con diverse testate italiane. Negli ultimi anni ha raccontato da New York la cultura americana e la risposta di Washington agli attacchi dell'11 settembre.
Nel 2003 ha scritto "Esportare l'America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori"; nel 2005 ha pubblicato "Contro l'Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie" (vincitore del Premio Capalbio 2005); nel 2006 è stata la volta di "Cambiare Regime", edito da Einaudi.
La sua attività di blogger (www.camilloblog.it) è volta a denunciare quelle che ritiene essere le distorsioni e le falsità della visione degli Stati Uniti proposta sistematicamente da giornali e media vari. Dalle colonne del suo blog non ha lesinato commenti su calciopoli, sulla Juve ed ha coniato, per gli interisti, il titolo di "indossatori di scudetti altrui".

Ecco un breve estratto dell'intervista:

3) Condivide il pensiero di Enzo Biagi che forse lo scandalo Calciopoli è servito per dare in pasto un mostro al popolo e per distrarre il popolino dal più grande scandalo degli ultimi anni, ovvero lo scandalo Telecom?
No, non lo condivido. Questo è complottismo e io non credo mai ai complotti. Altra cosa è, invece, l’innegabile intreccio societario tra la proprietà di una squadra di calcio di Milano e gli ex azionisti e dirigenti di Telecom. I nomi di Massimo Moratti, Tronchetti Provera, Carlo Buora e Guido Rossi sono o sono stati nella proprietà o nel consiglio di amministrazione di entrambe le società. E Rossi ha gestito la Federcalcio nei pochi mesi in cui la Juventus è stata punita e scippata di due scudetti vinti sul campo con merito. Si sa, inoltre, che la società di calcio ha chiesto a un alto dirigente di Telecom, accusato di essere a capo della struttura che conduceva indagini illegali e per questo in galera, di pedinare e quant’altro Moggi, un arbitro di Serie A, calciatori della stessa squadra e probabilmente anche altri dirigenti e tesserati federali. I fatti sono questi, ma non credo ai complotti.
[...]
7) E' credibile che un ex ferroviere avesse più potere, nel calcio, di chi ha grandi gruppi di potere alle spalle, di chi maneggia il petrolio, le centrali Telecom, le televisioni con annessi diritti tv?
Moggi aveva il grande potere del nome Juventus alle spalle e certamente si sapeva muovere sul mercato, la sua arma a disposizione contro i soldi a palate e i bilanci un po’ così degli avversari. Quando la proprietà della Juventus l’ha scaricato, e non si è mai capito bene perché, i giornali amici si sono scatenati. I più duri sono stati la Gazzetta, il Corriere della Sera e la Stampa, nei cui consigli di amministrazione c’è almeno un rappresentante della famiglia Agnelli.
[...]
13) Lei è sempre molto critico, come noi del resto, con il presidente Cobolli. Se questi dirigenti trovassero il coraggio di chiedere la revisione dei processi sportivi cambierebbe giudizio?
No. Mi piacerebbe che lo facessero e glielo riconoscerei, ma questo non cancella che cosa hanno fatto in quella primavera-estate. Senza dimenticare la cessione di Ibrahimovic agli indossatori di scudetti altrui, senza la quale a Milano sarebbero rimasti soltanto con lo scudetto a tavolino o a tavaroli.
[...]
17) Come reputa le dichiarazioni di Massimo Moratti in seguito alla sentenza Gea ed alla ventilata ipotesi di restituzione dello scudetto di cartone alla Juve?
Moratti ha parlato? Non so, ho visto sul Corriere che ha scattato fotografie poetiche agli immigrati che spalavano la neve di Milano. Quello che ha fatto lui per gli extracomunitari, non l’ha fatto nessuno. Basta vedere Recoba.


Clicca QUI per leggere l'intervista completa su Ju29ro.com.


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venerdì 9 gennaio 2009

Adesso parlatene voi.


Scatta l'indulto 'sto cazzo.
Mi scuso con i lettori di VENTI9 se comincio l'anno così sottotono, in versione buonista, ma la sentenza di primo grado del processo Gea non può lasciare indifferenti, e siccome vantarsi dietro al solito "noi l'avevamo detto" servirebbe solo ad attaccare il primo bigliettino con su scritto "asino" sulla fronte del romaninterista di turno, lo farò. Non leggete, non sapete, ma parlate: asini, appunto.
Consideriamo che il processo ha avuto, nel ruolo di accusatore, il presidente dell'ANM Luca Palamara. Un dettaglio non proprio trascurabile.
Palamara aveva chiesto sei anni di galera per Luciano Moggi, più una serie di pene "a scendere" per tutti gli altri imputati, in ragione della associazione a delinquere ipotizzata al termine dell'inchiesta romana sulla Gea World, nata da una costola della madre (un po' vacca, a dire il vero) di tutte le inchieste, ossia quella che porterà i pm della procura partenopea Beatrice e Narducci a imbracciare il fucile (fucile giocattolo: scommettiamo?) e scendere nella trincea del processone dei processoni al via il prossimo 20 gennaio a Napoli.
Con l'assoluzione in primo grado di tutti gli imputati, esclusi Moggi padre e figlio, l'accusa di associazione a delinquere è crollata, non sussiste. Tradotto: la Gea non operava in modo illecito. Nel frattempo, però, la Gea World è stata sciolta manco fosse un covo di terroristi, e nonostante i suoi ex componenti abbiano continuato a fare il proprio mestiere con lo status di persone innocenti sancito ieri in maniera definitiva anche dalla sentenza, da oltre due anni il solone di turno, a volte tinto di rosa confetto a volte tinto e basta, non ha rinunciato a dire a giorni alterni che nel calcio girano sempre gli stessi personaggi, che nonostante calciopoli abbia svelato i veri delinquenti, non è cambiato nulla. Trattandoli, gli ex soci della Gea World, come appestati a prescindere. Roba da Buzzurrolandia dopo un golpe.
Lo scenario è il seguente: mettiamo che il presidente degli oncologi (non "un" oncologo qualsiasi, sebbene il valore di una carica prestigiosa e non solo formale - lo so - non vada tradotto in valore assoluto del professionista, ma ci siamo capiti) pubblichi un lavoro scientifico nel quale afferma di avere scoperto un nuovo micidiale tumore dell'intestino. E mettiamo che la comunità scientifica, dopo avere studiato e valutato quel lavoro, giunga alla conclusione che quel micidiale tumore all'intestino sia in realtà poco più di un volgare attacco di cagotto dovuto a una porzione di tiramisù scaduto. Che facciamo, presidente?
Non che mi interessi intraprendere la strada della terapia sedativa degli umori dei pm, magari a cominciare dalla capacità di scindere la propria fede calcistica perennemente alluvionata dalle straripanti acque dei più forti, ma che in Italia esista un problema di serenità anche fra i magistrati credo sia davanti agli occhi di tutti. Non sarà fico parlare di Palamara come lo è parlare di De Magistris, ma al netto delle mode e delle tendenze sarebbe il caso che qualcuno inziasse a farsene carico.
Un pensiero particolare mi sento di rivolgerlo infine a Lupo De Lupis alias Paolo De Paola, direttore di Tuttosport che ai tempi di calciopoli e della Gea assassina faceva il vice direttore del quotidiano color Tenerone. Sul numero in edicola oggi firma un editoriale dal titolo "E ora riparliamone".

Noi non abbiamo mai smesso di farlo e lei lo sa, caro direttore. Anche per questo, da due anni e mezzo e credo ancora per un bel pezzo, dovrebbe vergognarsi.

(!) Leggi il resoconto della giornata di ieri al processo su Ju29ro.com


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martedì 6 gennaio 2009

Vien di notte.


Ve l'ha portato il carbone? O era petrolio?
Ah, già, dimenticavo: questa qui è la versione verde ed ecologica della befana. Come il marito.

Ma... la scopa?

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domenica 28 dicembre 2008

Comunicazzoni.



14 dicembre 2008. Dopo una serata che per qualche istante era riuscita a cancellare la memoria anche al più rancoroso dei tifosi di serie C, ci aveva subito pensato il noto allenatore bivalente intuizionista (QUI l'intervista che mi ha concesso pochi giorni fa) a riportarmi con i piedi (e le palle) per terra.
Qualche zelante pompiere sempre pronto ad accusare noi rancorosi di essere troppo incendiari aveva subito fatto notare che Ranieri era ironico quando, nel dopo partita, aveva affermato che - ed ecco il motivo del mio brusco risveglio dall'estasi post-devastazione del Milan - "Non nomino lo scudetto per rispetto del Milan e dell'Inter, perché loro stanno in serie A da un sacco di tempo, mentre noi, non dimentichiamolo, siamo risaliti l'anno scorso".
Immediatamente ho pensato di rivolgermi a Giuseppe Gattino (nel filmato qui sopra ripreso durante la discussione della sua tesi di laurea), che dall'autunno del 2006 è direttore della comunicazione della Juventus, ovvero colui che dovrebbe impostare le strategie attraverso le quali comunicare, appunto, e relazionarsi con il mondo esterno. Un mondo segnatamente composto da tifosi.
Fortunatamente gli impegni pre-natalizi non mi hanno consentito di sbrigare la faccenda in fretta come avrei voluto, sicché cinque giorni più tardi (la sera del 19 dicembre scorso), prima di riuscire a scrivere quelle due righe al nostro comunicatore simpatico e solare, ho avuto la sfiga nera di inciampare nel finale della trasmissione "Mi manda Raitre", condotta dal nipote del mitico autore di Abbronzatissima e I Watussi (sedetevi e cliccate QUI per vedere cos'è il vero servizio pubblico).
Presenti in studio vi erano tre personaggi i quali lamentavano di avere partecipato ad un concorso per scrivere il nuovo inno della Juventus, e di essere ancora in attesa della pubblicazione dei loro pezzi su una non meglio precisata compilation, come da accordi contrattuali.
Quando avvenne tutto questo, secondo voi? Ma che domande: nel 2004, ai tempi della Triade, quando sennò? Così, per risolvere la questione, il conduttore della trasmissione (di dichiarata fede milanista) che ha fatto? Si è collegato telefonicamente proprio con lui, Giuseppe Gattino, il quale ha esordito più o meno così:
"A parte il fatto che la vicenda attiene a un passato quasi remoto, noi non ne sapevamo nulla fino a 48 ore fa, cioè al momento in cui ce l'avete segnalata. Vedremo di trovare una soluzione".

Che gli scrivo a fare a questo? Come non detto, avanti così.


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lunedì 22 dicembre 2008

L'Avvocato Prioreschi smonta calciopoli. Scomodo per i media.


Clicca QUI per leggere l'intervista.


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domenica 21 dicembre 2008

Così la piantate.


Un gol di Terrooney (un Lord alla Cassano, in pratica, ma un po' più bravo a fare i rutti dopo una ricarica di birra scura) ha messo fine al noioso refrain di Ponzio Pelato sul Milan campione del mondo, issando il Manchester United di Sir Alex Ferguson in cima al mondo.
Proprio quell' Alex Ferguson che, alcune settimane fa, aveva detto di non avere mai incontrato, durante la sua permanenza sulla panchina dei Diavoli Rossi che dura da soli ventidue anni, una squadra più forte della Juventus di Marcello Lippi. La Juventus tutta truffe e doping, secondo le eruttazioni di certe menti oneste del nostro Bel Paese.
E a proposito di onestà, fa un certo piacere prendersi i tre punti a Bergamo aprendo le marcature con un'azione viziata da un fuorigioco bello tondo di Marchionni emulando gli esauriti in quel di Siena, ieri sera all'85° minuto. Vergognatevi, Onestoni!
Sì, perché quando a rubare sono i ladri, non vedo quale sia il problema, quale sia la novità. Ma se a rubare sono gli Onesti, quelli che "ho perso tante bolte cossì e non mi sono mai lamentato, ma ho lavorato sodo, semmai" (Zanetti dixit), allora non ci siamo proprio. E poi, se permettete, sentire Xavier Zanetti dire che non si è mai lamentato fa lo stesso effetto di una passeggiata sulla neve dopo nove fette di anguria: ben che vada ci si piscia addosso.
La solita menzione a parte la merita Er mister der Testaccio, che in conferenza stampa ha rassicurato tutti sul fatto che oggi la sudditanza psicologica degli arbitri verso le grandi non sia nemmeno paragonabile a quella di un tempo. "Una volta lo dicevo anch'io, ma oggi le grandi non ricevono più vantaggi in serie a scapito delle piccole". Sarà, ma io noto che fra ieri e oggi la Juve e l'Inter hanno vinto beneficiando di due fuorigioco da rotella metrica, e a prenderlo in quel posto sono state Atalanta e Siena. L'unica attenuante per Ranieri è che lui, in effetti, non ha ancora ben capito quali siano le grandi squadre e quali le piccole, quindi lasciamo stare. Non lo fa apposta, almeno lui.
Adesso si va tutti a casa, sperando di non soffocarsi col panettone (noi comuni mortali) o il Cuba Libre (certi sudamericani dell'Inter) prima di riuscire a vedere come sarà l'anno nuovo: se ancora all'insegna del calcio pulito, dei sorrisi ebeti e delle stupidaggini, o se piuttosto segnerà l'inizio di un percorso inverso, orientato a riportare almeno qualche pezzo di verità dove è giusto che stia.
Noi di Ju29ro.com, nel nostro piccolo, ci proveremo di sicuro, come abbiamo sempre fatto. A partire proprio da domani, con l'intervista all'avvocato Prioreschi, che se non fosse schierato dalla parte sbagliata finirebbe per mandare a gambe all'aria tante persone ridicole insieme alle loro follie come nemmeno un terremoto riuscirebbe a fare.

A domani, allora. Onesti compresi.


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giovedì 18 dicembre 2008

Esclusiva Ju29ro.com.



Lunedì 22 dicembre su Ju29ro.com

Clicca QUI per una interessante presentazione/anteprima dell'intervista.

Da non perdere. Fidatevi.


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martedì 16 dicembre 2008

Zaccone l'orsetto patteggione.


Hai un bambino e ti piace rompergli i coglioni? Non resisti al desiderio di vederlo umiliato davanti alla sua classe anche quando non ha fatto nulla di male? Che so: magari i tuoi, di genitori, ti hanno fatto qualche torto quand'eri piccolo e da allora non sai come fare per sentirti vivo?
Per Natale, regala a tuo figlio Zaccone l'orsetto patteggione!
E' così simpatico (e anche un po' solare), col suo ciuffetto di pelo bianco attorno al muso e quello sguardo così vispo e tenerone. Sarà felice di esaudire ogni tuo desiderio di cagacazzo, diventando irresistibile ogni volta che ci sarà da metterglielo là, dove osa solo il Fitoroid.
Il tuo bambino non ha fatto nulla di male? Non prendertela. Zaccone l'orsetto patteggione sarà svelto e patteggioso come un Grizzly nel trovare il modo di sputtanarlo, e sventolando la sua spiritosa zampetta a forma di "4" sistemerà tutto nel migliore dei modi.
Tuo figlio non prende mai un brutto voto e il preside gli rompe il cazzo perché studia la trigonometria con le scarpe slacciate mentre i suoi compagni di classe stuprano la bidella con la pertica della palestra? Non temere: Zaccone l'orsetto patteggione correrà in tuo soccorso, patteggiando per lui sette materie a settembre in cambio della promozione a giugno di tutti gli altri.
Zaccone l'orsetto patteggione. Un gioco etico al servizio dell'Emetico.

Pile non incluse.


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lunedì 15 dicembre 2008

Semplice.


Essendo io un essere monocellulare, faccio ragionamenti semplici. Così ieri sera, al termine della gragnola di fagiolini rovesciata dalla Juve nella porta del Milan, ho cominciato a riflettere.
Dunque, c'erano una volta (mica tanto tempo fa) due squadre di calcio che lottavano ogni anno per il primato, suscitando le ire degli eterni piazzati puzzolenti di petrolio, tanto a Milano quanto a Roma.
Poi, un bel giorno, scoppiò calciopoli e le strade di quelle due squadre si divisero bruscamente. Una, la più forte, venne smantellata in quattro e quattr'otto, i suoi dirigenti cacciati con disonore e la sua dignità ultracentenaria gettata nella spazzatura.
L'altra, la più fotogenica, non venne smantellata per nulla, mantenne i suoi dirigenti al proprio posto e, difendendo la propria dignità con le unghie e con i denti, riprese il cammino esattamente da dove qualcuno aveva tentato di interromperlo.
Nel frattempo la squadra più forte girovagò per i campetti di periferia di tutta l'Italia, per riconquistare il diritto di poter tornare a confrontarsi sia con i fotogenici, sia con gli eterni piazzati di un tempo. Ovviamente, quel diritto la squadra più forte lo riconquistò subito.
E' passato poco più di un anno da quel ritorno, e nei confronti diretti (tre, finora) la squadra fotogenica che nessuno si era sognato di smantellare ha raccolto la miseria di un pallido pareggino, più due scoppole con contorno di sette gol e il rischio concreto di incassarne altrettanti.
Stessa sorte, pensate un po', è toccata ad una delle due eterne piazzate, quella puzzolente di petrolio romanesco.
Ora, tornando al mio ragionamento da protozoo, se nonostante la premessa di cui vi ho detto all'inizio e la presenza di una proprietà di interisti, di una dirigenza di incapaci e di una rosa con diversi impediti, la Juventus è ancora in grado di lanciare schizzi di veleno mortali come quello di ieri sera, a qualcuno non sorge il dubbio che quell'altra Juve, quella che c'era una volta, dovesse proprio essere qualcosa di disumano?
La risposta è semplice: sì, lo era. E lo sanno meglio di tutti quegli altri eterni piazzati, quelli puzzolenti di petrolio milanese.

Anche ieri tirati a riva dal solito tipo strano col nasone e i piedi lunghissimi. Un pezzo, uno soltanto, di quella Juve disumana.



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venerdì 12 dicembre 2008

Tutto il rosa dentro l'urna.


Ancora incerto su cosa regalare ai miei cari per Natale, ho girato in lungo e in largo ma niente: non c'era verso di avere un'idea decente.
Il tempo a disposizione è sempre meno, si lavora anche la domenica. Come faccio? Tra l'altro, pensandoci bene, l'affanno per l'idea che non arriva non è la sola cosa a farmi stare male. Contrariamente al mio trend, che oserei definire svizzero per precisione e regolarità, sono quasi due giorni che non apro il recinto per liberare i corderini che ho in me. Provo, ma nulla.
Poi, la folgorazione: vù vù vù gazzettapuntoìt. Ragazzi, ve lo giuro: non ero mai stato così bene. Neppure i meccanici e i piloti di Maranello durante un pit-stop avrebbero saputo sincronizzarsi meglio (avete presente, no? uno infila il tubo della benzina, l'altro parte, il terzo si rovescia in terra come una lepre impallinata e tutti gli altri corrono via in fila come bersaglieri per recuperare il serpentone imbizzarrito).
Così, in un tutt'uno, mi si apre la pagina rosa, mi cago addosso, leggo il messaggio qui sotto e mi si apre (anche) il cuore.

"LA GAZZETTA IN COFANETTO: regalatevi la storia dello sport.
Un regalo di Natale perfetto per chi ama il calcio, la Ferrari e il Giro d'Italia. Cofanetti unici e irripetibili da conservare per sempre a 14,99 euro".

Minchia, è il mio.

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Marchetta etica.


Nell'intervista che ha rilasciato alla web tv di Repubblica in occasione dell'uscita del suo libro, il dentista mancato Gian Paolo Montali ha raccontato di essere stato chiamato personalmente da John Elkann, nel 2006, per contribuire alla creazione di un progetto.
Già, il progetto. Da quando in Corso Galfer si sono insediati i ridarelli, ogni volta che sento nominare la parola "progetto" mi rimbomba nella testa il nitrito di un cavallo terrorizzato tipo quelli di "Frau Blucher" in Frankenstein Jr.
A Montali il progetto fu presentato come un qualcosa che si sarebbe dovuto basare sull'etica. "Infatti siamo stati la prima società calcistica a scrivere un codice etico", dice. Sì. Quindi?
Così mi metto lì, penso, ripenso, faccio anche un po' di sana autocritica. Magari questa storia di calciopoli mi ha fatto davvero troppo male.
Eticamente mi collego al sito simpatico e solare, per vedere che aria tira in attesa di Juve-Milan di domenica prossima, e cosa vedo? Per mille scoiattoli! Una marchettona cliccabile! (foto)
Va bene l'area riservata ai members, va bene la natura del sito eccessivamente orientata a un target tutto brufoli e cavallo basso. De gustibus. Il tifoso può comprarsi le magliette, le sciarpette, le trombette. Ma le marchette, quelle non si erano mai viste.
Nemmeno due bianconeri di lungo corso come Del Piero e Pessotto avevano visto reclamizzare dalla home page di Juventus.com le loro fatiche letterarie, nonostante fossero uscite a pulizia avvenuta, cioè nel dopo-calciopoli.
E allora subito mi scatta la domanda delle domande: sfruttare il portale web della Juventus per promuovere Scoiattoli e tacchini fa forse parte del progetto? Perché - mi chiedo - un qualsiasi tifoso della Juve dovrebbe comprarsi un libro scritto da un simpatizzante viola, completamente privo di esperienza nel mondo del calcio, che in due anni e mezzo non è stato in grado di lanciare un solo segnale della propria esistenza dall'interno del pensatoio nel quale è stato voluto nientemeno che dal nipote dell'Avvocato?
Insomma: è etico che un novellino senza alcuna passione per la Juventus ne sfrutti il principale mezzo di comunicazione moderna per provare a vendere qualcosa di personale come fosse una casacca di Del Piero o Trezeguet?
A quando, dunque, i prossimi best seller di Alessio Secco ("Dalle due ruote alle rotelle con un'impennata"), Jean-Claude Blanc ("Come conquistare la Champions League al tie-break") e Cobolli Gigli ("Azionista, il Mimo non ci casca: sentenza Fabbri, sempre in tasca")?

Ai tacchini l'ardua sentenza, codice etico permettendo.


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martedì 9 dicembre 2008

Esclusiva Ju29ro.com


I casi sono due: o il sito Ju29ro.com è un'armata invincibile che riesce a fottere tutti sul tempo, ottenendo sempre i pareri della difesa in esclusiva, oppure dei pareri della difesa (e delle arringhe) in merito al processo GEA non ne frega nulla a nessuno, perlomeno fra gli organi di (dis)informazione.
In effetti non abbiamo dubbi sul fatto che a stampa e TV interessi solo che il processo vada a buon fine, cioè con la condanna a morte di Luciano Moggi e, possibilmente, il congruo sputtanamento di qualche suo - almeno secondo l'accusa - scagnozzo dal cognome più o meno celebre (perché le posizioni di quelli col cognome celeberrimo, ovviamente, furono archiviate a dovere già diversi mesi fa).
Ma ci piace anche pensare che alla gente comune non ancora narcotizzata dal tanfo della cacca rosa (che non sono le feci di chi vince il Giro d'Italia, ma piuttosto il valore oggettivo di chi lo organizza), un po' di rintocchi anche dell'altra campana non dispiacerebbe ascoltarli. Così, giusto per illudersi di stare in un paese semi-civile e non nel Burundi d'Europa.

Allora cliccate QUI e fate le vostre riflessioni.

P.S. Quando vi scappa molle molle, anche un paio di fogli del Corriere in aggiunta a quelli rosa possono aiutarvi ad evitare la tremenda sgommata sacro-coccigea. E non fate tanto gli schizzinosi, sapete benissimmo di cosa parlo.


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domenica 7 dicembre 2008

Serie Bino.


28 novembre 2008 - Claudio Ranieri: "Non abbiamo il dovere di vincere lo scudetto. Quello ce l'ha l'Inter".

6 dicembre2008 - Claudio Ranieri: "Per il secondo posto non firmo".

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Intervista esclusiva a Claudio Ranieri su Venti9.

Allora mister, cosa risponde se dico scudetto?
Non scherziamo, siamo saliti in serie A l'anno scorso. Parlare di scudetto sarebbe offensivo per i tifosi.
Quindi la Juve lotta per entrare in Champions League?
Prego? Cos'è lei, cretino? Siamo la Juve, mica l'Empoli. Arrivare secondi sarebbe da sfigati. Vinceremo il tricolor.
Musica per le mie orecchie. Quindi a maggio saranno 30?
A parte che sarebbero 28, calciopoli non è stata mica un'invenzione della stampa. E poi gliel'ho appena detto e lo ripeto: parlare di scudetto non sarebbe serio.
Ok. Quando pensa che la Juventus potrà puntare a riprendere il cammino che in tre mosse la porterà verso la terza stella?
Quali tre mosse, gazzettaro dei miei coglioni! Siamo a 29, bello, e vinti sul campo. La primavera prossima diventiamo capitani!
Capitani?
Tre stelle, non l'hai fatta la naja?
Festeggerete per le strade di Torino sul pullman scoperto come la Juve targata Triade?
Per carità, siamo una società nuova, simpatica e solare. Basso profilo sempre e comunque. Tuttalpiù una fetta di torta insieme alle famiglie e poi via al lavoro. Qui le vittorie durano il tempo di uno sbadiglio. Ma non è il momento di parlarne. Fra qualche anno magari, chissà...
Dove avverrà il taglio della torta?
Quale torta, scemotto? Trenta porchette in piazza Castello. Infilzate con trenta spiedi d'oro. I tifosi in delirio e la squadra a fare un gigantesco falò con un fantoccio di Moratti alto quindici metri. Si mangia fino a strafogarsi, si vomita tutto e si ricomincia daccapo. Come nell'antica Roma, la mia città. Caput Mundi. Una volta saziato l'appetito tutti a puttane, ovviamente ubriachi come asini.
Prendersela con Moratti non sarebbe improprio?
Certo, infatti non accadrà. I rapporti tra la Juve e l'Inter sono ottimi e improntati alla massima signorilità. Un giorno, anche se non così prossimo a venire, vedrete che non mi sto sbagliando. Noto soltanto, e non l'approvo, che per alcuni tifosi esiste una certa rivalità di fondo che forse non passerà così facilmente.
Quindi ritiene che col passare del tempo l'astio verso l'Inter andrà scemando?
L'Inter non esiste. Si chiamano Merdazzurri. E poi mi creda: da qui alla prossima primavera, quando cioè potremo festeggiare la vittoria del campionato, non sarà scemato un bel niente. Anzi.
Coppi o Bartali?
Lauda, perché Ben Johnson mi sta sui coglioni.
Mister si sente bene?
Cosa?
No, dico, si sente bene?
Chi ha acceso lo stereo?
Nessuno.
Infatti si sente di merda.
Capisco. Allora forza Juve.
Non sono qui per fare proclami.
Grazie mister, arrivederci.
Grazie a lei.
No no, grazie a lei.
Non farti più vedere, idiota.


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martedì 2 dicembre 2008

Sorridete, tacchini!


Secondo Gian Paolo Montali "scoiattoli, tacchini (come il titolo del suo nuovo libro) e la Juve sfonderà".
Perché - prosegue - "abbiamo talento e altruismo, le doti di questi animali. Del Piero dà l'esempio. Se dovessi precipitare in Amazzonia, vorrei come me Molinaro, Chiellini e Buffon: sono certo che loro saprebbero portarmi fuori dalle difficoltà".
Ora è tutto chiaro. Le raffiche di nonsense del trio Blanc/Cobolli/Gigli evidentemente lo avevano ingelosito ben oltre le apparenze, e la sua fama di vincente del bagher non gli consentiva di sopportare oltre. Così il tifoso della Fiorentina e consigliere di amministrazione della Juventus Gian Paolo Montali ha calato un doppio asso di briscola che nemmeno Tony Binarelli.
Nella pagina del sito Feltrinelli dedicata al nuovo capolavoro letterario (cit.) del simpatico allenatore di volley prestato al calcio, si legge che Montali, quando voleva forzare il suo presidente a spendere un po' di più per l'acquisto di un giocatore, spesso gli rivolgeva questa frase: "È possibile insegnare a un tacchino a salire in cima a un albero, però per quel lavoro sarebbe meglio assumere uno scoiattolo". Vi lascio quindici minuti per riprendere conoscenza. A dopo.
Bentornati. Dunque, dicevo del bagher. Purtroppo per noi, il passaggio dal bagher al lager è stato rapido e tutt'altro che indolore. Così oggi, dopo due anni e mezzo di presenza nel cda dei "ride bene chi arriva ultimo", scopriamo che Del Piero, secondo il Montali-pensiero, sarebbe un incrocio fra uno scoiattolo e un tacchino.
E addirittura che la squadra di teste di cuoio (oddio, magari non tutte di cuoio) che l'autore vorrebbe al suo fianco se mai precipitasse in Amazzonia, dovrebbe essere composta da Molinaro, Chiellini e Buffon. Riflessioni profonde, non c'è che dire, quasi quanto il bagagliaio di un Sulky.
A parte il fatto che un incidente aereo nel cuore della foresta amazzonica difficilmente lascia superstiti - ma purtroppo noi juventini abbiamo imparato che alla sfiga non c'è limite -, mi immagino la faccia di un indigeno davanti a un Qubo verde ramarro con sopra Molinaro e Buffon. E ora che ci faccio con 'sti due, provo a ragionarci o me li pappo subito? E quell'aborto verde cosa sarà, un rospo ipertrofico di Chernobyl?
Dando per buona la teoria di Cip & Ciop, vorrei chiedere a Montali se ritiene possibile insegnare a un tifoso viola digiuno di calcio a rendersi utile nel cda della Juventus, o se per quel lavoro, potendo scegliere, non sarebbe meglio assumere uno juventino competente; o meglio ancora, volendo strafare, trattenere chi già c'era.
Così come mi piacerebbe sapere dalle altre menti di quello stesso cda della nuova Juventus simpatica e solare quando, e come, la presenza di un personaggio come Montali abbia prodotto, durante questi ultimi lunghissimi ventinove mesi, qualcosa di significativo per la società nella quale lavora; qualcosa che vada al di là delle ramanzine pubbliche contro Alessio Secco per avere sentito Moggi al telefono (a proposito, il codice etico cosa prevedeva in quel caso?) o delle metafore da menu di San Silvestro in Cornovaglia.
Ne avesse parlato quand'era il momento in Corso Galfer, di scoiattoli e tacchini, visto che dal presidente al ds, dall'allenatore fino al capo degli osservatori, è un continuo sbattere capocciate in terra di tacchini che non riescono a salire sull'albero.

Magari oggi staremmo tutti meglio. Ogni domenica al parco ad ammirare gli scoiattoli, e nel cestino della merenda - ma solo lì - tacchini e mostarda.


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lunedì 1 dicembre 2008

Esclusiva Ju29ro.com.

Oggi il Team di Ju29ro.com pubblica un'intervista esclusiva all'avvocato Paco D'Onofrio, docente di diritto sportivo all'Università di Bologna e difensore di Luciano Moggi nei ricorsi sportivi su calciopoli.
Nel filmato qui sotto, alcune interessantissime considerazioni di D'Onofrio durante la sua partecipazione alla trasmissione La Juve è sempre la Juve, in onda suT9, poche settimane fa.







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