mercoledì 17 febbraio 2010

Che fine ha fatto la Juve? - Il libro di Ju29ro.com


Dopo che Giampiero Mughini l'aveva anticipato in TV era un segreto di Pulcinella, ma finalmente siamo lieti di dare l'annuncio ufficiale: ju29ro.com sbarca nelle librerie, sia in quelle fisiche che nelle virtuali.

"Che fine farà la Juve?" cominciammo a chiederci quasi quattro anni fa, durante l'estate del grande scandalo del calcio, allorché, increduli per le bordate senza possibilità di contraddittorio di giornali e in tv, ci rivolgemmo al web per condividere prima i dubbi, poi le certezze, e infine la rabbia non per Calciopoli o Moggiopoli, ma per Farsopoli, la grande farsa, l’eliminazione di un competitore del sistema per via giudiziaria.
Col passare dei mesi, col trascorrere degli anni, quella domanda iniziale ha iniziato a coniugarsi al passato. "Che fine ha fatto la Juve?".


Il libro è un diario di questi ultimi anni e... (continua a leggere su Ju29ro.com)

lunedì 15 febbraio 2010

Due Trilli da Corso Agnelli / 13


La conferma definitiva mi è arrivata a pochi minuti dall'intervallo, credo fosse il 40' o giù di lì: "Papà, quando finisce il primo tempo?".
In quel momento mi è passata davanti agli occhi tutta la vita. In settimana avevo avuto le prime avvisaglie, quando conversando durante il pranzo mio figlio mi aveva detto che, forse forse, stava pensando di diventare interista pure lui, come quel suo compagno di scuola che "mi ha detto che la Juve perde sempre". Io, non per vantarmi, ero partito benissimo in contropiede, e avrei concluso anche meglio se la mano di mia moglie non mi avesse tappato la bocca prima di trascinare via nostro figlio come le guardie del corpo di un Capo di Stato durante un attentato. "Ah sì? Ma pensa... e tu dì al tuo compagno di chiedere a suo padre cos'ha fatto negli ultimi vent'anni, a parte prendere scoppole a ripetizione, quella grandissima test..."e qui, appunto, sono arrivati il black-out audio e la fuga.
Questione di pochi istanti, gol di Amauri e allarme rientrato. In realtà il Trillino si stava divertendo, solo non vedeva l'ora di andarsene un po' al bar dello stadio per non dover più sentire i botti delle bombe carta lanciate dai tifosi genoani verso la curva nord.
Siccome il tiro al tifoso juventino, evidentemente, non è più solo un'esclusiva della vulgata mediatica secondo la quale siamo diventati la peggio tifoseria d'Italia, staremo a vedere se il biglietto nominativo, le telecamere a circuito chiuso, gli steward, le riprese televisive e le facce da cretini dei grifo-granata con un debole per le miccette sapranno compenetrarsi a dovere sino a dare un nome e un cognome agli idioti aglio e basilico saliti in massa dalla riviera. La coppa Volpe, nel frattempo, io mi permetto di proporla al deficiente che, forse dopo anni e anni passati sui biliardi delle fumose taverne di via Prè, è riuscito a sparare un bengala contro la tettoia dello stadio facendolo rimbalzare a scheggia nello stesso settore dal quale lo aveva lanciato. Un "dai e vai", in pratica, che nemmeno Zebina e Amauri in stato di grazia.
Tra le millecinquecento ragioni per cui vorrei rivedere il simpatico grugno di Antonio Giraudo sul ponte di comando della mia squadra c'è anche la sua vecchia idea secondo la quale, nel nuovo stadio, si sarebbero potuti avere abbonati juventini in ogni settore, e tutti gli altri (gli ospiti) a casa a vedersele in tv. Che tempi, quei tempi; la conferma l'ho avuta al 40', appunto, o giù di lì.
E per concludere, detto di chi non salta Balotelli ma sfascia i seggiolini, passiamo finalmente alle note davvero goderecce. Il secondo rigore inesistente su Alex Del Piero, dopo quello contro la Lazio, lascia l'amaro in bocca. Perché il rigore inesistente, che ha sempre rappresentato la sublimazione orgasmica dei pomeriggi calcistici da quando seguo la Juve, nelle mani di una squadra disperata com'è la nostra di oggi dà una sensazione di incompiutezza, quasi di blasfema dilapidazione. Se vincere rubando è il massimo, rubare senza vincere fa un po' sfigatelli.
Dovendo fare di necessità virtù, dunque, e in attesa di tornare all'antico, accontentiamoci per ora di ammirare e ascoltare le litanie dei Gasperini frignanti. Però è chiaro che non possa bastare.

Guardo Del Piero sul dischetto: tiro, gol. Ok, ma... che fine ha fatto la Juve?

lunedì 1 febbraio 2010

Un Trillo da Corso Agnelli/12.


La partita non era di quelle da prima fascia, sarà per quello che sui seggiolini del Comunale non ho trovato ad attendermi la solita copia del giornale salva-lettiera. In compenso, sui seggiolini, c'era una specie di santino elettorale con su scritto "Se ami la Juve sei contro il razzismo. Fatti sentire". E ancora: "(...) Se durante le prossime partite sentirai cori discriminatori verso culture, religioni, etnie, razze o giocatori di colore fai sentire la tua voce e dimostra di essere juventino (...)".
Le due curve, in questo senso, sono state quasi impeccabili, visto che per tutta la partita gli inviti ad andare dove potete immaginare hanno riguardato la dirigenza, Alessio Secco, Alberto Zaccheroni, Fabio Cannavaro e Felipe Melo. Dico "quasi" impeccabili perché, pur nel totale delirio che sembra avere assalito definitivamente la ex miglior squadra italiana (cit. Christian Rocca), trovo piuttosto cretinoide insultare un allenatore che, fino a prova contraria, ha la sola colpa di avere accettato la proposta di sedere sulla panchina della Juventus - d'accordo, di "questa" Juventus, ma di Juventus si tratta, almeno secondo il Registro delle Imprese - presentandosi con una dignità e un'educazione che nulla hanno da invidiare a quelle mostrate dal suo predecessore Ciro Ferrara fino al giorno prima di ricevere il benservito (da altri, mica da lui.) Il problema, semmai e come sempre, sta appunto in coloro che hanno reso possibile, per non dire tragicomicamente inevitabile, questa situazione a entrambi.
Ma ancora più cretinoidi ho trovato i cori di ispirazione San Patrignanese contro Cannavaro, del quale si può pensare ciò che si vuole in merito ai presunti tradimenti e ripensamenti a cavallo di Calciopoli, ma che, soprattutto alla luce di quanto accadde alla Juventus per sette lunghi anni con il processo doping (in una sorta di prova generale di sentimento popolare di massa in vista dello show finale dell'estate 2006), nella fantasia di un tifoso munito di memoria non dovrebbero trovare cittadinanza nemmeno nel momento più basso della storia bianconera. Sarebbe come contestare le brutte prestazioni della Juve al grido di "sappiamo solo rubare". Al limite, se proprio vogliamo trovare un emblema della metamorfosi raccapricciante da Juventus a Borgorosso Football Club, penso di non offendere nessuno se mi permetto di proporre quella specie di Drag Queen dal passaporto incerto che svolazza là davanti senza beccarla da oltre un anno. Ormai è come una papula fra scroto e interno coscia: invisibile e insopportabile.
Detto questo, ben vengano gli inviti a scomparire per il Trifasico e tutti i suoi fidati collaboratori, inviti che sarebbe giusto e doveroso mantenere vivi a prescindere dai risultati dei prossimi mesi, tra l'altro, visto che di danni penso possano bastare quelli fatti finora per i prossimi cent'anni, a prescindere da cosa accadrà in campo. Sì perché anche ieri sera, ahimè, di ciò che è successo in campo c'è ben poco da dire, e quel che è peggio è che 'sta cosa di andare allo stadio per non vedere nulla, purtroppo, sta diventando la norma. Ci si salva con gli insulti.

A proposito di insulti: prima dell'inizio dell'incontro, in mezzo al campo uno striscione recitava: "Vinciamo insieme la partita contro la lebbra". Meno male che è finita 1-1. Hai visto mai che col Genoa ci chiudevano la curva un'altra volta.

lunedì 25 gennaio 2010

Un Trillo da Corso Agnelli/11.


E' troppo bello, non vedo l'ora che sia domenica prossima.
Ho letto che alcuni sfigati senza orizzonti, dopo aver visto Avatar al cinema e aver preso atto dell'inesistenza di Pandora, sono caduti in depressione. Fidatevi: chi come me, da mesi, si fa due ore al Comunale ogni quindici giorni, a Pandora ci farebbe sì e no un po' di galera. L'estasi è a Torino.
La fede è tutto - come disse un mio amico prima di staccare l'anulare a sua moglie con un trinciapollo e sparire in Thailandia - e io, di fede, ne ho avuta a oltranza. Ma ora ho raggiunto il Nirvana, finalmente sono andato in loop con me stesso, un loop che gira alla velocità della luce nel circuito triangolare che ha per vertici lo stadio della Juve, la sede della Juve e il quartier generale della Casa che vende le ruspe reclamizzate dalle maglie della Juve.
Una volta assimilato tutto questo, ogni cosa di quelle due ore diventa tantrico. Sabato sera, per esempio, non ho nemmeno dovuto attendere di vedere il centro del prato verde illuminato dalle movenze sinuose di Amauri né le corsie esterne solcate dalle lame taglienti come il diamante di Grosso, per entrare in loop.
Mi avvicino al tornello di ingresso con in mano l'abbonamento, la carta d'identità, il portafogli, e i guanti in bocca. Il tipo addetto alle perquisizioni, un ometto di mezza età inequivocabilmente in loop, ma tanto tanto, mi indica col ditino di fermarmi.
Il pensiero che mi attraversa è "cazzo vuole?", ma con i guanti in bocca non riesco a spingermi oltre un "Hò-a-hè?".
Quello mi si avvicina, con un sorrisino da loop che più loop non si può, e mi sussurra - ve lo giuro, potessi morire mentre lo scrivo -: "Sei pulito?".
Non riesco a fare due cose contemporaneamente, è un mio limite, e vi lascio immaginare l'imbarazzo della scelta e il dolore che mi provoca il non sceglierne nessuna, delle risposte che mi vengono in mente in quella frazione di secondo. Ma se gli rispondo, lo so, poi esco dal loop, così lo fisso e basta. Mi sputo i guanti sugli avambracci che oramai sembro una foca del circo, fra abbonamento, carta d'identità, portafogli e a far da tettoia al tutto, appunto, i guanti. Lui fa un dondolino avanti e indietro con il corpo e le manine a mezz'aria, tipo Stenmark al cancelletto di partenza, poi mi palpa la tasca destra del giaccone e fa (ce l'avete presente l'assistente sociale seduto sul letto a casa di Alex, dopo la notte brava dei Drughi in Arancia Meccanica?) : "Sigarette, sì?", e io: "Sigarette, sì.", e lui: "Accendino, no?", e io: "Accendino, no."; lui mi sorride sornione come a dire: "Chi vuoi prendere in giro... e come le accendi le sigarette se non hai l'accendino?"; io gli sorrido sornione come a dire: "Come vuoi che me le accenda le sigarette senza accendino, coglione, con i fuochi fatui della Juventus?". Ma il suo loop è più forte del mio, evidentemente, tant'è che vince lui: "Ok, passa pure". Secondo me è di Chambery.
Poi, una volta dentro, perdiamo di nuovo, ma cosa me ne frega... io sono in loop, e l'appetito vien mangiando. Secondo me, possiamo perderne ancora.

E' troppo bello, non vedo l'ora che sia domenica prossima.

domenica 24 gennaio 2010

24 gennaio.


Ho fin pensato: e se fosse che ogni volta che lui si rivolta nella tomba la Juve perde?

Naaa... ne abbiamo perse troppo poche. Ci dev'essere dell'altro.

venerdì 15 gennaio 2010

Il Negoziatore.


Parma, 14 gennaio 2010.

"Salve"
"Buongiorno... Prego, desidera?"
"Cerchiamo di far presto. C'è nebbia e voglio rientrare prima che faccia buio"
"Cerchiamo di far presto a fare cosa?"
"Il ragazzino: è già pronto?"
"Temo di non capire... Lei chi è, scusi?"
"Piacere, Alessio Secco".
"Ah. E il signore qui chi è?"
"E' il notaio".
"Ah... e cosa deve fare, un rogito?"
"Spiritoso..."
"Compra casa a Parma, signor Secco?"
"Non mi fa ridere, sa? Firmiamo 'sti fogli e facciamola finita. Voglio rientrare prima che faccia buio"
"Quali fogli?"
"Le ho già detto che non mi fa ridere"
"Tu sì però"
"Bella battuta, però adesso basta. Chiudiamo la pratica per Lanzafame e arrivederci"
"Lévati dal cazzo"
"Prego?"
"Ho detto lévati dal cazzo"
"Ah, allora avevo capito bene. Notaio, andiamo"

In auto, di ritorno verso Torino.

"Pronto, Roberto?"
"Eccomi. Tutto a posto?"
"Non hanno voluto darci il ragazzo"
"Cosa?"
"Tranquillo, se ne accorgeranno. Li ho messi sull'attenti che non si sentiva volare una mosca"
"Ma..."
"Scusa ma devo attaccare, c'è una pattuglia. A dopo"

"Non potrebbe almeno comprarsi un auricolare?"
"Ce l'ho l'auricolare, Notaio. Ma l'ho dimenticato in macchina"
"Siamo, in macchina, deficiente"
"Cosa?"
"Deficiente"
"Ah, allora avevo capito bene"
"Ne dubito"
"Lo so benissimo da dove proviene tutto questo livore, glielo leggo negli occhi"
"Guardi la strada, deficiente"
"Era tutto calcolato, sa? Cosa crede? Che sarà mai Lanzafame? Che se lo tengano pure, quei pezzenti"
"Ha saltato l'uscita, deficiente"

lunedì 11 gennaio 2010

Un Trillo da Corso Agnelli/10.


Esonerare Ferrara sarebbe sbagliato per una sola ragione, ovvero perché sancirebbe la vittoriosa conclusione della risibile campagna promossa da Lupo De Lupis Paolo De Paola, l'ex vice direttore della Gazzetta dello Sport ai tempi di Calciopoli e attuale direttore di Tuttosport.
Certo, la scelta di Ferrara è da imputare interamente alla dirigenza incapace di dirigere del duo Jean-Claude Blanc-Alessio Secco e quindi criticabile a prescindere. Ma, proprio per questo, un giornale degno di tale nome dovrebbe avere il coraggio di puntare l'artiglieria pesante contro il bersaglio grosso, anziché lavorare ai fianchi un uomo che, comunque andrà a finire la sua storia, avrà già da fare i conti con una carriera praticamente abortita e bruciata senza mai cominciare.
Il rovescio della medaglia, però, ragionando al di fuori delle edicole, francamente rende impossibile trovare ancora delle giustificazioni e un senso alla permanenza di un allenatore che non è riuscito, nell'arco di sei mesi e di un intero girone di campionato, a dare uno straccio di credibilità alla propria squadra. Oltre al nulla tecnico-tattico, radio cazzi degli altri sostiene che a Vinovo volino spesso e volentieri paroloni e scapaccioni, e questo - più ancora dei pessimi risultati di gioco e classifica - non è uno scenario accettabile.
Vista la mancanza di alternative credibili per l'innesto di una nuova guida a metà gennaio, oltre all'ennesima conferma di essere diventati la nuova Inter che una mossa simile significherebbe, chiedo almeno che la conduzione tecnica della Juventus venga affidata, da qui a maggio, al vice Maddaloni. Liberarmi dai vincoli affettivi che il passato di Ferrara mi impone, infatti, mi darebbe almeno modo di insultare senza freni anche il mister, dato che con Melo e compagnia sono già a buon punto da settimane, davanti a prove indecenti per assistere alle quali ho anche avuto lo stomaco, la scorsa estate, di sborsare quasi quattrocento euro.
In quanto a ieri sera, faccio notare che l'ultima volta che gli Eterni Impuniti (copyright Emilio Cambiaghi) ci avevano rifilato tre pere a zero a Torino, era stato nella primavera del 1991; sulla nostra panchina sedeva Gigi Maifredi, di fronte c'era un Milan che a paragonarlo a questo ci si beccherebbe una denuncia e, nonostante ci sia ancora chi ritiene l'annata 1990/1991 la peggiore della nostra storia recente, allora eravamo - lo ribadisco - a fine stagione. Nel campionato di grazia 2009/2010, al contrario, per aggiornare al ribasso pagine e pagine di record negativi ci sono state sufficienti le prime diciannove partite. Mezzo torneo.
A questo punto viene seriamente da domandarsi a cosa servirà, tra poco più di un anno e mezzo, inaugurare uno degli stadi più chic d'Europa, se a giocarci dentro sarà questa nauseante e patetica creatura che, fino al 2006, portava con un certo orgoglio il nome di Juventus Football Club. Trovare un accordo con il comune di Venaria e Nordiconad per un ampliamento della superficie commerciale, penso, potrebbe essere una buona via d'uscita per evitare di buttare altri cento milioni nel cesso, dopo i circa settantacinque già dati in pasto alla rete fognaria per Amauri, Felipe Melo e Diego.

Insomma, signori dello sfascio, fin che siete in tempo: via quelle tribune, e dentro gli scaffali del detersivo. Per contenere il nulla, uno stadietto piccolo come il Comunale di oggi basta e avanza.

lunedì 28 dicembre 2009

Un inglese, un tedesco e un italiano...


Non c'è niente di più rivelativo del passaggio di Michael Schumacher alla Mercedes per rendere la vera dimensione del fenomeno Luca Cordero di Montezemolo.
Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Ferrari più altre sette-ottomila cariche, carichine e carichette sparse qua e là, è quel portabandiera dell'imprenditoria italica che ha fondato Italia Futura, nata - cito testualmente dal sito web italiafutura.it - per "concorrere a superare il ritardo che l’Italia sta accumulando ogni giorno nei confronti dei principali paesi europei. Un ritardo che non si misura solo negli indicatori economici, ma soprattutto nella difficoltà della politica a disegnare un futuro per il paese".
Uno dei malcostumi tipicamente italiani che la neonata associazione vorrebbe combattere e debellare, tra gli altri, è lo spregio della meritocrazia, cioè il cancro che colpisce e distrugge le ambizioni di chiunque non sia raccomandato o "figlio di".
Ora, già sentire Montezemolo che vorrebbe combattere i privilegi senza virtù dei "figli di", basterebbe di per sé per farci ghignare e contorcere fino a vomitare le tibie. Ma volendo essere più cinici e spietati, per non dire più realistici, a svelare una volta di più il grande bluff che si annida dietro al nobile ciuffo telescopico dal doppio cognome è, appunto, la decisione del sette volte iridato di Formula 1 Michael Schumacher di rientrare nel grande Circus, non già sotto le insegne del cavallino rampante della Ferrari, bensì in compagnia di un altro ex di Maranello - il neo campione del mondo Ross Brawn - e della sua nuova scuderia marchiata con la stella a tre punte e recentemente acquistata dal colosso di Stoccarda.
Secondo indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, infatti, l'accordo tra il pilota tedesco e il manager inglese per il passaggio alla Mercedes risalirebbe allo scorso mese di agosto, ovvero ad alcune settimane prima che andasse in scena la commedia del tentato rientro di Schumi alla guida di una monoposto rossa, lasciata vacante da Felipe Massa dopo l'incontro ravvicinato del terzo tipo con la molla (ma dura) sguinzagliata in pista da Rubens Barrichello durante le prove del Gran Premio d'Ungheria.
In quell'occasione Schumacher tenne tutti, Montezemolo in testa, con il fiato sospeso e le campane pronte a suonare a festa, salvo firmare la resa, gettando milioni di appassionati del cavallino nello sconforto, per il dolore al collo che una caduta dalla moto ancora troppo fresca gli provocava ad ogni curva.
E invece no, a quanto pare: la verità nuda e cruda è che in quei giorni le grandi manovre erano già iniziate e, come avrebbe fatto qualsiasi persona di buon senso (a maggior ragione se ricca sfondata e avendo superato i quarant'anni), Schumi aveva deciso che, se ritorno doveva essere, la scelta avrebbe dovuto cadere su persone e mezzi di assoluta eccellenza.
L'icona, il campione pluri-titolato, l'uomo immagine mostrato al popolo come un fedelissimo elemento della grande famiglia ferrarista nei secoli dei secoli, nel momento in cui si è reso conto di avere tutto da perdere e nulla da guadagnare, ha fatto la sua scelta. All'omino con il ciuffo, che non ha fatto mancare il suo commento risentito alla vicenda, non dev' essere sembrato vero di tornare alla normalità. Quella normalità che per lui, finché l'Avvocato fu in vita, aveva significato quasi sempre mezze figure e fragorosi fallimenti; dalle bordate di Romiti per quella storiaccia che lo portò alla Cinzano (QUI), all'organizzazione dei mondiali di Italia '90 (con costi esorbitanti e sprechi di denaro pubblico per stadi mediocri, alcuni dei quali già obsoleti il giorno dopo averne terminato restyling miliardari), fino alla gestione della Juventus nel 1990-1991, non a caso drammaticamente analoga a quella odierna nel suo mix di incompetenze, risultati sconcertanti e autentici patrimoni buttati alle ortiche.
Sui blog e sui forum di Formula 1 adesso è tutto un insulto al traditore, al mercenario che si è rimangiato la parola data per mettersi con i nemici giurati tedeschi. E tu chiamalo scemo!, mi verrebbe da dire, uno che ha preferito una Mercedes a una Fiat. Ma il punto, ve l'ho detto, non è questo.
Il punto è che chi scrive quelle cose, forse, aveva creduto davvero alle storielle divertenti dove tra un inglese, un tedesco e un italiano la figura dei coglioni la facevano sempre i primi due. Che noi italiani, si dice, a tirarci fuori dai guai con scaltrezza e talento non siamo secondi a nessuno.

Certo, se c'è papà a darci una mano. E nelle barzellette.

venerdì 18 dicembre 2009

Prossimamente su Ju29ro.com.


Dopo la docu-fiction de La7 su Calciopoli, raro esempio di obiettività e rispetto dei princìpi di uno Stato di Diritto, Ju29ro.com non poteva lasciare che il lavoro svolto con tanta perizia dalla rete televisiva di proprietà della Telecom rimanesse a metà, senza il coraggio di andare fino in fondo che un giornalismo serio e scrupoloso non dovrebbe mai negarsi.
Anche noi, dunque, così come hanno fatto Repubblica, Sky e la maggior parte dei media più garantisti del paese, presentiamo il promo della contro-docu-fiction che, come un pugno nello stomaco, vi lascerà senza fiato con il solo reflusso della peperonata di zia Fucilata a tenervi compagnia.

Mettete a letto i bambini: presto le vostre paure potrebbero diventare una vera, devastante, letale ossessione.

mercoledì 16 dicembre 2009

La Vispa Pirosa.


E così, ovviamente senza alcun secondo fine ma curiosamente all'indomani della prima sentenza del tribunale di Napoli sui fatti di Calciopoli, ieri sera è andata onda su La7 la docu-fiction (un neologismo che farà impazzire Lapi e Briatori di tutto il mondo) sul più grande scandalo del calcio che l'Italia abbia mai vissuto, se escludiamo le campagne acquisti della Juventus dal 2006 a oggi.
Questa operazione, di pessimo gusto e degna di una civiltà preistorica, mi solletica alcune riflessioni, per quanto possano valere delle riflessioni in un paese come questo. Un paese dove, tra le altre cose, se la versione demonìaca di Forrest Gump spacca la faccia al Presidente del Consiglio al termine di un comizio, immediatamente esplodono le due curve (quella del centro-destra e quella del centro-sinistra) per rimbalzarsi a suon di insulti e minacce più o meno velate l'accusa di aver fomentato la parte avversa con parole e comportamenti irresponsabili.
Antonello Piroso, direttore del tg di LA7, oltre a godere di una grande fama di intenditore di docu-figa è il prototipo del giornalista impegnato, senza peli sulla lingua, sensibile, bello, elegante e interista. Uno che, durante lo speciale che dedicò alla vicenda giudiziaria di Enzo Tortora nel 2008, nel raccontare il calvario del compianto telegiornalista e ideatore di Portobello, a un certo punto non ce la fece più e scoppiò in lacrime davanti alla platea plaudente.
Ma la fede calcistica, inutile negarlo, è come il lato A di un trans senza mutande: ti confonde le idee. Così, nonostante il processo - del quale questa sceneggiata vorrebbe essere il documento storico - sia in corso di svolgimento e manco ancora giunto a sentenza di primo grado (ripeto: di primo grado), il lacrimevole Piroso si è imbattuto improvvisamente nella terribile sindrome di Sjögren, tanto da permettere e promuovere sulla rete televisiva di proprietà della Telecom (a proposito: a quando la docu-fiction su Tronchetti, Buora, Tavaroli e Adamo Bove?) un processo, più processo del vero processo, ai responsabili delle sue interminabili domeniche pomeriggio passate a dover sopportare l'onta dello sconforto dei suoi beniamini frodati. Gente del calibro di Pistone, Manicone, Centofanti, Vampeta, Galante e Colonnese, tanto per citarne sei fra i migliori su circa millecinquecento.
Nella speranza che i diretti interessati provvedano a querelare senza esitazioni i responsabili di questo esempio di inciviltà a mezzo TV, voglio ricordare cosa disse Antonello Piroso la sera del 1 aprile 2008, sempre su La7, durante una puntata di NDP dedicata al ricordo della tragedia dello stadio Heysel. Ospiti in studio, un sopravvissuto di quella notte a Bruxelles, il tifoso juventino Nereo Ferlat, e il portiere della Juventus di allora Stefano Tacconi.
Disse Piroso: "L'immagine di voi giocatori che esibite la Coppa ai tifosi è una delle immagini più indecenti dello sport; le dirò di più, ma glielo dico spassionatamente, mi creda, quella coppa non dovrebbe nemmeno comparire nell'annuario (sic) della Juventus. Quella coppa andrebbe riconsegnata". Applausi a scena aperta in studio.
A quel punto Tacconi replicò che, a suo avviso, fu certamente un errore festeggiare la vittoria al termine dell'incontro, ma che quella coppa fu giusto ritirarla, anche per dedicarla proprio alla memoria di coloro che persero la vita nella follia di quella notte maledetta.
Piroso, visibilmente seccato, passò allora la parola a Ferlat, rivolgendogli la stessa domanda. Ferlat rispose così: "Concordo con Tacconi. Lui fu il migliore in campo, quella sera, e se avesse vinto il Liverpool, nell'Italia dei comuni e delle signorie avrebbero fatto festa tutti gli anti-juventini; e quei trentanove morti sarebbero stati lo stesso oltraggiati".
Conclusione di Piroso: "Già il fatto che ne stiamo discutendo è sintomatico di come vengano concepiti i fatti di sport, cioè le tifoserie, l'anti-tifoseria, gli juventini, gli anti-juventini... i morti sono morti".
Ecco, appunto. Esattamente come gli imputati sono innocenti, fino a prova (e sentenza definitiva) contraria.
Chissà se il buon Piroso saprà mai ritrovare le lacrime perdute, insieme a un po' di equilibrio. Per come la vedo io, sarà dura.

Che Dio (e la Durex) gli preservino almeno la docu-figa.

domenica 13 dicembre 2009

E la nave va (affanculo).


L'avete sentito il Clouseau dei poveri su Sky?
Ha detto che va tutto bene così.
Che lui è in grado di prendere le decisioni da solo.
Che se sarà il caso di migliorare, lo si farà a tempo debito.
Non vorrei sbagliarmi ma, mentre parlava, mi è parso addirittura di sentire in sottofondo l'orchestrina che suonava allegramente una musichetta. Quella della Champions League non mi pare che la fosse.

Che voi sappiate: ne esiste una per il campionato, di musichetta?

*Nel filmato: la Juventus dello Smile punta dritto verso il prossimo obiettivo.

martedì 8 dicembre 2009

Missione compiuta.


08.12.2009 - Ferrara: "Contro il Bayern sarà una finale". Dunque, vediamo un po'.

Belgrado 1973: Juve discreta, ma quell'Ajax era un concentrato di marziani. Partimmo sfavoriti, e perdemmo.

Atene 1983: Juve tra le più forti della storia, sei campioni del mondo più Bettega, Platini e Boniek. Partimmo stra-favoriti, e perdemmo.

Bruxelles 1985: Juve ottima, Liverpool campione uscente. Partimmo alla pari, persero tutti.

Roma 1996:

Juve ottima, Ajax campione uscente. Partimmo alla pari, dopo 120 interminabili minuti il destino si assentò per andare a pisciare. Vincemmo ai rigori.

Monaco 1997: Juve campione d'Europa e del Mondo in carica, Borussia Dortmund formato da nostri scarti in età pensionabile. Partimmo stra-favoriti, e perdemmo.

Amsterdam 1998: Juve alla terza finale consecutiva, Real Madrid alla prima finale dopo 17 anni (1981, sconfitta contro il Liverpool; l'ultima vittoria risaliva a trentadue anni prima, 1966). Partimmo favoriti, e perdemmo.

Manchester 2003: Juve ottima, Milan con maggiore tradizione in Coppa dei Campioni ma, seppure all'inizio del ciclo Ancelotti, non irresistibile. Partimmo alla pari, e perdemmo.

Nulla da eccepire, Ciro. Sei stato di parola.

domenica 6 dicembre 2009

Un Trillo da Corso Agnelli/8.


Che discorsi, ovvio che mi sia divertito. Come fai a non divertirti se Buffon, invece di mostrare il solito kit composto da sorriso inespressivo misto a pollice in su alla Fonzie e occhiolino intermittente, si butta a pesce in una maxi-rissa degna del campionato boliviano mulinando le braccia come un personaggio di Tekken 6 in preda al crack.
E che dire dello Specialone, spedito dall'arbitro ad aspettare la squadra sul pullman dopo venti minuti, come se schierare due pippe come Lucio e Chivu nella stessa difesa fosse colpa di Saccani.
Perché con quelli là, nonostante l'indubbia differenza di valori tecnici e tutti i limiti della Juventus di oggi, in un modo o nell'altro l'essenza delle rispettive storie viene fuori, vuole comunque dire la sua, e a quel punto non ci sono cartoni che tengano. La figura del pirla finisce per farla chi wannabe ci è nato, non chi lo è diventato giocoforza.
Non li vedevo dal vivo, i wannabe, da quando arrivarono a Torino, come sempre, per farcela pagare una volta per tutte, ognuno con in tasca la lista dei torti subiti per anni. In panchina c'era ancora Ancelotti e vincemmo noi, pur giocando in dieci per oltre mezz'ora della ripresa per l'espulsione di Van Der Sar. Da allora, solo in tv; ma il copione non cambiava mai.
Ieri in dieci ci abbiamo giocato solo per qualche minuto più il recupero finale, grazie al solito buttafuori mancato Felipe Melo cascato come un pollo nel tranello del filosofo mancato Mario Balotelli (a proposito, chi non muore si rivede), e bisogna ammettere che se il d.s della Fiorentina Corvino fosse un uomo giusto, per Natale dovrebbe spedire alla biade del tre più uno Blanc&Secco perlomeno un paio di Rolex (Rosella stia serena, ho detto solo un paio: suo papà aveva ben altra classe).
Invocare la prova tv per andare a rivedere nei dettagli il tafferuglio finale sarebbe da interisti, lo ammetto, ma che dalla più grande invasione via terra della storia (dopo quella, epica, dell'aprile 1998, stesso esercito di conquistadores, stesso esito) esca fuori la miseria di un cartellino giallo al simulatore oppresso e null'altro, non rende merito allo spiegamento di uomini e agli sforzi profusi con tanto impegno dalle truppe del comandante in seconda Beppe Baresi.
Si vocifera della miseria di due rigori negati ai campioni dei tre saggi per "qualità etiche e morali". Solo due. Che non siamo più noi, purtroppo, lo capisce anche da questi piccoli dettagli.
Capitolo cori e tifosi. Pochissimi e prontamente condannati dai fischi di tutto lo stadio quelli brutali rivolti a Balotelli, divenuti celebri la sera di Juve-Udinese e spacciati per razzisti con colpevole malafede dai media; decisamente di più quelli, condivisibili o meno, sulle qualità umane del numero 45 nerassùrro. Può darsi poi che la quantità di bengala e petardi esplosa nelle due curve dai tifosi della Juve sia stata un compromesso scemo per far pagare dazio alla società senza pagarne loro, ma qui vorrei fare un appunto. Le luci rosse dei fumogeni, a parte rendere invisibili i primi cinque minuti di partita, mi hanno riportato indietro di qualche anno e colpevolmente ammetto, non me ne vogliate, di averli addirittura apprezzati. Quei mega petardoni, invece, che hanno fatto sobbalzare a più riprese il bambino seduto davanti a me e con lui tutti gli altri bambini presenti allo stadio, sarebbero molto più al sicuro nel deretano di chi li accende. Anche spenti, al limite.
Capitolo Marchisio. Minchia che gol. Miracolato di Calciopoli o no, è comunque un prodotto davvero notevole dell'ex vivaio della Juventus. Troppo poco per ripartire, forse, ma abbastanza gobbo per farti godere in una sera così.

E contro quelli là - lo dicono i fatti, lo dice la storia - anche uno solo come lui basta e avanza.

venerdì 4 dicembre 2009

Indagine "ad minchiam".


Ascolta l'avv. Prioreschi (qui sopra) sull'udienza di oggi a Napoli.

Mentre gli esauriti (ma Onesti) tifosi della squadra del petroliere Ecologista si preparano a festeggiare la vittoria di domani sera, che sancirà la fine del campionato con sei mesi di anticipo, da Napoli arrivano notizie un po' così.
Sembra infatti che all'ex guardalinee Rosario Coppola, interrogato nel 2006 dai carabinieri del Nucleo Operativo romano di via in Selci dell'allora Maggiore Auricchio, gli inquirenti avessero precisato di non essere interessati a episodi "sospetti" riguardanti l'Inter, omettendo di verbalizzare quanto Coppola riferì in quell'occasione e che lo stesso Coppola, presente stamattina in qualità di testimone dell'accusa (!) a Napoli, ha ribadito in aula.
Qui il problema non è tanto appurare se davvero il designatore arbitrale Mazzei si sia adoperato per convincere il Coppola a modificare il referto, trasformando in "sbracciata" (sic) un pugno di Cordoba a Bettarini, o stabilire se il rifiuto di Coppola ad obbedire a quel suggerimento gli sia costato o meno l'esclusione dalla massima serie.
Qui la notizia urticante è, semmai, che pur con tutti i condizionali del mondo, la teoria dell'indagine costruita "ad minchiam" (ovvero con finalità ben precise e, soprattutto, prestabilite) sostenuta con forza e da sempre da noi eretici e rancorosi, e considerata ridicolo-blasfema dai Palombi di tutta Italia, tanto ridicolo-blasfema non sia.
Senza mai dimenticare che fino a oggi (e questa è l'altra anomalia più grande in questa vicenda surreale), in sei mesi di deposizioni rese esclusivamente da testimoni chiamati in causa dall'accusa, le uniche scosse ricevute dal dibattimento hanno finito per crepare in modo a dir poco imbarazzante le fondamenta gettate sotto al castello accusatorio dai PM, senza mai attentare all'incolumità degli imputati, nonostante uno spiegamento di mezzi e materiale (leggasi durata delle indagini e intercettazioni) degno di un processo alla Cupola di Totò Riina, più che a quella presunta, molto presunta, disperatamente presunta, di Luciano Moggi e compagni.
Ma tu non preoccuparti e vola verso il quinto (quinto!!!) consecutivo, pazza Inter, che a come smaltire tutto quel cartone, prima o poi, qualcuno ci penserà.

Certo che vedertelo smaltire proprio a Napoli, con tutti i problemi di spazzatura che ha avuto ultimamente, sarebbe il Massimo.

martedì 24 novembre 2009

Zemanlandia in Tour a Napoli.


Magari qualcuno non sa bene a cosa mi riferissi ieri quando ho scritto delle stronzate dette da Zeman, venerdì scorso, durante la deposizione come teste dell'accusa al processo di Napoli.
Il tecnico più vessato della storia ha sciorinato un repertorio tale che anche un genio della comicità come Buster Keaton, se solo fosse ancora vivo, avrebbe immediatamente appeso le gag al chiodo per ritirarsi a meditare.
La tragedia, però, è che se provate a fare un confronto tra il concentrato di perle montate in modo ironico nel filmato qui sopra e la trascrizione nuda e cruda (nuda e cruda perché definirla seria mi sembrerebbe francamente un insulto alle cose serie per davvero), purtroppo capirete come la parte davvero comica non si limiti certo a quella nel filmato.

E allora buona visione e buona lettura.

Istruzioni per l'uso: per leggere l'articolo su Ju29ro.com cliccate QUI.
Per vedere il filmato cliccate il tasto play qua sopra. E fatevene una ragione, se potete.

P.S. Ringrazio Radio Radicale per la pubblicazione di tutti gli audio integrali delle udienze. E il sito Ju29ro.com di esistere.

lunedì 23 novembre 2009

Un Trillo da Corso Agnelli/7.


La scritta sul bancone del bar all'angolo era credibile come una dichiarazione di Moratti: "Super Panini a €.2,50". E' tardi, non c'è tempo per rischiare la coda da Untoman per un salsiccione e allora vada per il Super Panino. Morale: un blocco di pongo chiuso nella pellicola Domopak con in mezzo la radiografia di un maiale aromatizzata alla mortadella. Roba che alla terza flebo di soluzione fisiologica torni a renderti conto di avere in bocca la lingua e non, come pensavi, una paglietta per lavare i piatti. Sono sensazioni, ma la serata la vedo già male.
Una volta dentro, intuisco che la scelta di giocare con quella maglia grigia modello Alessandria, contro l'Udinese che si presenta in completo giallo, deve avere a che fare con il super sponsor di famiglia Iveco messo al posto dei trattori New Holland. E le palle mi girano ancora di più.
Diciamo che al netto dei tre punti, anche se di questi tempi dobbiamo farceli bastare e avanzare, le sensazioni non erano state poi così sbagliate. Tra la squadra che gioca da far schifo, le luci delle tribune che si spengono e si accendono manco fossimo a Marsiglia e le curve in agonia, più che a vedere la Juve sembra di stare a una gita aziendale di Fantozzi. Emozioni zero, e il gol partita costruito dall'asse di piedi muti Poulsen-Caceres-Grosso è lì a testimoniarlo, sfizioso come un bugnone sulla fiancata della macchina nuova. Che il dio della pietà conservi la salute a Camoranesi, sperando che quel dio non sia interista.
Fuori dal campo, che i gas di Calciopoli abbiano narcotizzato anche le curve lo si capisce a metà del primo tempo, quando Del Piero e Sissoko si alzano dalla panchina per iniziare a scaldarsi e il Comunale finalmente ribolle per qualche minuto come non era ancora successo dall'inizio del campionato. Curva nord compresa, che malgrado la carestia di emozioni di questi tempi (o magari proprio per quello, chissà) aveva avuto la brillante idea di esporre poco prima, tra un insulto a Balotelli e il solito appello alla "libertà per gli ultrà", uno striscione con su scritto "Anche se non ci ami, bentornato Alex" (è quel lenzuolino bianco in mezzo alla curva nella foto). Con tutte le stronzate che è riuscito a dire su di noi Zeman in una mattina (venerdì scorso al processo di Napoli), l'unica nota polemica scritta sugli spalti era rivolta a lui, Alessandro Del Piero. Grandi.
E grandi, anzi grandissimi, anche i soliti fenomeni della comunicazione sorridente di Corso Galileo Ferraris 32 che verso fine primo tempo, alla serie di cori contro Balotelli, prontamente hanno innescato lo speaker del Bon Ton per ammonire i presenti: "Ricordiamo a tutti i tifosi che la Juventus respinge con forza ogni forma di razzismo". Quella stessa Juventus, ricordo ai lettori, che ancora oggi non ha avuto il buon gusto di prendere una posizione ufficiale contro quei dementi a tinte viola che il 17 ottobre scorso si presentarono a Torino indossando le mitiche magliette rosse del Liverpool e la scritta meno 39. Si vede che, secondo le normative vigenti nella società più simpatica e ridarella del mondo, quei trentanove non erano abbastanza neri da meritarsi la difesa della propria memoria. Moralmente pezzenti, ecco cosa siamo diventati.

Teniamoci i tre punti, allora, visto che di questa serata non ci resterebbe altro nemmeno a cercarlo con i cani da valanga.

Piccola postilla sulla credibilità delle dichiarazioni di Moratti: arrivando a casa dallo stadio ho sentito su Radio Rai 1 che, secondo il presidente più Onesto della società più Onesta del globo terracqueo, il vaffanculo di Maicon al guardalinee di Bologna-Inter è stato "un equivoco che spero non gli impedisca di giocare la sfida contro la Juventus".
Mi permetto di dirgli anch'io "vai tu" con altrettanta umiltà e onestà. E spero che non equivochi.

domenica 1 novembre 2009

Un Trillo da Corso Agnelli/6.


Solo l'altro ieri avevo scritto di lasciarmi gustare la vittoria tonda tonda contro la Sampdoria, e manco avessi un gatto nero nelle mutande eccoci serviti.
Anche il Napoli, grazie alla nuova Juventus di questa meravigliosa seconda metà degli anni zero, aggiorna le statistiche, quelle statistiche che alla voce "vittorie a Torino contro la Juventus" erano inchiodate sullo zero come il coperchio di una bara dal lontano 1988. Ventuno anni fa.
Al di là delle considerazioni di carattere tecnico, che rimangono cruciali in questa Juve misto mare, ciò che smonta le speranze è la totale mancanza di personalità messa a nudo ieri sera dal triplice sganassone firmato dal doppio Hamsik più Datolo (e noi, presolo).
Una volta , per tutti, era la Signora; secondo Roberto Beccantini, per esempio, oggi è solo Signorina. A me invece ricorda, indipendentemente dall'età, una povera zombie depressa in grave crisi di identità; perché la vera ricchezza dilapidata dalla Juventus in così poco tempo, dopo aver passato un secolo ad accumularla, è l'anima (così almeno, con la citazione degli zombie, rendiamo pure omaggio a questo cazzo di Halloween - che non si capisce cosa c'entri con noi italiani - e ai bei cappellacci neri da strega distribuiti allo stadio prima della partita).
Due giorni dopo avere inflitto un 5-1 alla seconda in classifica, affronti a Torino una squadra che - sempre due giorni fa - contro il Milan aveva rimontato da 0-2 a 2-2 nel tempo di recupero; inizi la ripresa e sei 2-0; non esiste che un'opzione: vincere. E infatti, perdi. Neve al sole, che mica per caso la cantava un napoletano.
Se pensavo che Ferrara avrebbe aggiunto qualcosa al poco di Ranieri, e lo pensavo, quel qualcosa non era certo riferito ai 4-3-1-2, ai 4-4-2, agli alberi di Natale o alle aiuole di Quagliarella. Ero quasi certo, semmai, che sarebbe stato in grado di (ri)trasmettere le note giuste sulle frequenze giuste per raggiungere le antenne dei giocatori, di ripristinare quella dose di orgoglio smarrito dopo il cambio di sesso imposto da Calciopoli. Come non detto. Sulla parte puramente tattica, invece, sarà anche vero che l'inesperienza aiuti Ciruzzo a non saper leggere le partite, ma qui siamo all'analfabetismo più spinto.
E ora, con la tensione che sale, le gambe che tremano e certi cervelli che craccano, vedremo chi sarà a prendersi la briga di ricucire i primi strappi nel gruppo fra il d.s. per caso Alessio Secco, il presidente Jean-Claude Blanc, l'amministratore delegato Jean-Claude Blanc e il direttore generale Jean-Claude Blanc. Vedremo, per esempio, se e chi multerà Igno per il rosso diretto rimediato a fine gara, o chi proverà a dare una spruzzatina di Svitol al cervello di Buffon che, oltre a dimostrare di non aver capito niente, dà pure il buon esempio e lo dichiara: "Dopo il 2-0 abbiamo creduto di avere la partita in pugno, è normale in questi momenti avere dei cali". A proposito di pensare da Juve.
Un'ultima considerazione, non so se da rivolgere al responsabile del marketing Fassone o a chi altri si occupi della gestione dei biglietti. La trasferta di ieri a Torino era stata proibita ai tifosi partenopei per motivi di sicurezza. Ce n'erano ovunque, e con in più una novità: il settore ospiti, presumo in virtù di tale divieto, era popolato da pubblico non ospite, mentre la tifoseria organizzata e quindi più calda dei napoletani era sistemata compatta sul lato destro della tribuna est, a stretto contatto con uomini, donne e bambini di fede bianconera. Inoltre, alla fine della partita, proprio per effetto dell'ordine sparso con il quale gli ospiti si erano sistemati al Comunale, tutti fuori appassionatamente e contemporaneamente, con tanto di ritrovo-schiaffoni ipotizzato a metà strada fra la nord e la sud. Come sia finita non lo so, ma in uno stadio per famiglie sarà meglio pensare bene a certi dettagli, e se non si è grado, piuttosto, chiedere a chi c'era prima.

Meglio smettere di ridere, che dover cominciare a piangere.

giovedì 29 ottobre 2009

Un Trillo da Corso Agnelli/5.


Non sono superstizioso, ma l'addio moderatamente commosso di Cobolli Gigli, giunto al termine dell'assemblea di Vinovo, a quanto pare ha regalato i primi frutti alla pianta rinsecchita della Juventus. Un 5-1 alla Sampdoria dei miracoli seconda in classifica, di questi tempi, avrebbero potuto sperarlo solo un inguaribile ottimista, un pazzo o lo stesso Cobolli. Non oso pensare cosa potremmo ottenere se alla prossima assemblea, per grazia divina, dovessero dimettersi in blocco anche tutti gli avanzi, ormai rancidi, del disgustoso rinfresco cucinato nel 2006 da Guido Rossi.
La squadra ha giocato la sua prima partita della stagione con vero piglio da grande e l'ha fatto, finalmente, per tutti i novanta minuti, mollando la presa solo per qualche istante quando il risultato, comunque, era già in cassaforte. Gol della bandiera di Pazzini e affettuoso tributo delle curve al giovane bomber blucerchiato: "Sei solo un viola di merda". Le vomitevoli magliette del Liverpool col meno 39, esibite la settimana scorsa dai violacei in trasferta a Torino, evidentemente sono piaciute un casino. Parafrasando il Giobbe Covatta prima maniera, non siamo noi ad essere sboccati, è lui che è fiorentino (anzi, di Pescia per la precisione).
Per una volta non mi va di cercare peli nell'uovo, come direbbe Marrazzo spennando una gallina bisex prima di portarla a cena fuori. Chi più chi meno, tutti hanno fatto il loro. Certo un Camoranesi in formato gigante come quello di ieri sera è sempre una goduria per gli occhi, così come vedere Chiellini che strappa una palla sulla sua trequarti a colpi di clava, sgroppa lungo il campo, la scarica ad Amauri sulla fascia e va a stampare in rete il traversone sulla linea dell'area piccola, con il piedone destro che non è manco il suo, ti fa pensare subito male dei tuoi vicini di posto: mi avranno mica messo qualcosa nelle sigarette mentre ero distratto?
Perfino Poulsen, entrato al posto di un più che dignitoso Sissoko - considerata l'assenza da trapiantato di fegato nonostante si trattasse solo di un metatarso -, ieri sera sembrava uno preso per giocare qualche partita come regolare tesserato, e non solo perché di solito è l'unico ad arrivare in cortile con il pallone. Anche Igno (l'altra metà di Ranza, sperando che Ferrara si sia finalmente convinto a scindere i due adepti del Rollerball per giocare con una punta sola), dopo un periodo di digiuno che nemmeno Legrottaglie con la gnocca dopo essersi illuminato con la Bibbia più di Cobolli quando vede(va) Marco Bava all'assemblea della Juve, ha sguainato una doppietta (gol di rapina più testata da vero bomber di razza) grazie alla quale ha portato il suo mini-score a quattro centri in tre partite consecutive.
E allora, una volta tanto, va bene così. Perché sabato pomeriggio c'è il Napoli, domani è già giovedì e io non sono più un ragazzino.

Due giorni di moderata goduria in assoluto riposo; non chiedo mica la luna.

sabato 24 ottobre 2009

MARTEDI' 27 OTTOBRE SU Ju29ro.com.


E come l'anno scorsooo/due pali e una traversaaa/e poi veder volare/la coppa/la coppa/la coppa ad Amsterdàm/ad Amsterdàaam..., cantavamo sempre ai cugini sfigati.
E Ju29ro.com, proprio come l'anno scorso, parteciperà all'assemblea dei soci della Juventus S.p.A., garantendo la diretta dell'evento a tutti i suoi lettori e non solo.
Se volete sapere tutto ciò che si dirà martedì prossimo a Vinovo (non la stessa spiaggia del Centro Fiat, dunque, ma lo stesso mare sì, purtroppo), e non solo ciò che certa stampa distratta dai culi da leccare solitamente vi racconta, tramortite il capo ufficio con un colpo di Jujitsu (in giapponese: 柔術) e collegatevi al sito Ju29ro.com. E' probabile che al suo risveglio - del capo ufficio, intendo - magari vi venga voglia di finirlo a vangate.

Non fatelo, mi raccomando. In fondo lui non c'entra niente.

domenica 18 ottobre 2009

Un Trillo da Corso Agnelli/4.


Flashback cronologici di un pomeriggio indecente.
I due monconi delle tribune del Filadelfia che mi guardano impassibili, mentre lì a due passi, ai confini del bar, un gruppo di vecchi cuori granata si crogiola sul 2-1 appena inflitto all'Ascoli. Hanno talmente tanta birra in corpo che quelle tribune magari le vedono pure piene di gente. Tranquilli, sono vuote, e la squadra che avete appena battuto ha sì le maglie bianconere, ma non è la Juve; e voi siete in B.
I due monconi della bestemmia che ho strozzato in gola quando Buffon, prima della partita, ha invitato tutti i presenti sugli spalti ad alzarsi in piedi per lo Stand Up dell'Onu contro la povertà (ingaggio medio di quelli come lui: 5 milioni netti all'anno) e i cambiamenti climatici. Gliel'avrei cambiato a colpi di scoregge, il clima, specialmente un paio d'ore più tardi; altro che CFC.
I due monconi di quella che di solito, con quella maglia sulle spalle, era una coppia di attaccanti con i fiocchi. Da Charles a Bettega a Vialli a Inzaghi a Trezeguet, passando per Sivori, Platini, Del Piero, Del Piero, Del Piero, Ibrahimovic e ancora Del Piero. Ecco, a trentacinque anni "suonandi" (il prossimo, imminente, mese di novembre), l'unica speranza che ci resta per sperare di vedere qualcosa di commestibile là davanti, è che si rimetta in sesto Del Piero. Di Igno e Ranza non mi va di parlare, perché sono, appunto, seppur con una lieve supremazia del totem, troppo ignoranti.
I due monconi là in panchina, che presumo siano l'alternativa moderna della Juventus attuale alla presenza del più classico, vecchio, caro allenatore: Ciro Ferrara e Massimiliano Maddaloni. E pensare che, secondo l'Italia più maliziosa, dietro alle scelte di Ferrara e Maddaloni ci sarebbe niente meno che la mano invisibile di Marcello Lippi. Se fossi nei panni del c.t., querelerei chiunque osasse affiancare il mio nome a una schifezza senza capo né coda come quella vista fin qui, fatte salve le trasferte di Roma e Genova. Se penso a cosa seppe tirare fuori Lippi da un ex falegname di Carate Brianza di nome Torricelli, rispetto a quanto non siano riusciti a cavare da Grygera Ranieri prima e MaddaCiro oggi, mi viene l'acetone.
Il coro rivolto alle curve bianconere dai tifosi viola al fischio finale di Rizzoli: "Vincerete il tricolor". Zimbelli di chiunque, anche di chi, dopo il recente gemellaggio siglato con i tifosi del Liverpool, ha il becco di pensare ed esporre una maglia rossa con su scritto -39.

Non me ne vogliano i politicamente corretti, ma io sto con l'alluvione.

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