lunedì 31 dicembre 2007

Auspici 2008.


A chi mi ha fatto tornare la voglia di capire e lottare per la verità.

A chi ha avuto l'umiltà di saper ascoltare e, anche se adesso è molto più incazzato di prima, grazie a lui (ed a tutti quelli come lui) siamo sempre di più ad aver capito e lottare per la verità.

A chi ha iniziato a tremare per l'emozione quando i cancelli del Comunale aprivano alle 17.30 e non potevi più pisciare fino alle 23.30, casomai si fosse andati ai calci di rigore.

A chi è ancora abbastanza giovane da sperare in un nuovo capitolo di quella che fu, per oltre un secolo, la più grande storia di campioni e di vittorie mai visti, ma ha avuto la fortuna, come me, di vedere vincere la Juventus per la prima volta con un gol di Altafini a dieci minuti dalla fine, in una bolgia che, a pensarci oggi, mi sembra impossibile che mio padre mi ci avesse portato: eppure lo fece, e lo ringrazierò per sempre.

A chi non c'è più, e non si immagina nemmeno quanto la sua scomparsa sia stata in grado di risvegliare i più meschini istinti in persone che... se solo potesse vederli con i propri occhi... riposi in pace, se può.

A chi ha svenduto ciò che non gli appartiene senza provare nemmeno un po' di vergogna, abituato com'è a circondarsi di ometti senza dignità, a raccontare balle a destra e a manca, a sentirsi sempre rispondere di sì.

A chi non ha avuto la dignità di rifiutare quel cerino acceso, come se ribellarsi ai capricci e agli ordini del capo fosse qualcosa di disonorevole, e non, talvolta, un modo per onorare chi davvero ha lasciato un segno in questa vita. E affanculo il capo.

A chi ha avuto lo stomaco di ingoiare tutto senza fiatare; a chi ha ingoiato tutto fiatando eccome; a chi ha ingoiato tutto dopo essere stato usato, lui che un pezzo di quella storia l'aveva già scritto una volta, a suon di gol, ed è forse l'emblema di quanto i nuovi nocchieri (da Maranello a Corso Galfer) siano privi di memoria, oltre che di decenza.

A tutti quanti questi individui, siano essi uomini, persone o semplici esseri viventi, auguro per il nuovo anno una cosa soltanto: che ognuno abbia in regalo ciò che si merita, o anche solo ciò che gli spetta.

Perché in fin dei conti il tempo è galantuomo, e di galantuomini, in questa storia, ce ne sono stati davvero pochi.

P.S. A tutti coloro che non rientrano nelle categorie sopracitate, il solito ma sincero augurio di Buon Anno, sia esso vero o di cartone.

sabato 29 dicembre 2007

Auguri, mio Capitano.


Antonio Conte riparte dalla panchina del Bari, lasciata libera dalle dimissioni di Giuseppe Materazzi: 20 punti in 19 partite, per quest'ultimo. Non se ne faccia un cruccio, c'è di peggio nella vita. Pensi se le fosse capitato di avere un figlio scarso a giocare a pallone, violento e volgare in campo, pieno di tatuaggi come un guappo da quattro soldi e, magari, pure antipatico come la merda. No?
Ma lasciamo perdere i perdenti, non è di loro che mi interessa parlare. Volevo approfittare della notizia del rientro di Antonio Conte per dire una parola su una delle tante figure ignobili fatte registrare dalla compagnia dello smile in questo anno e mezzo di gestione oculata e lungimirante, per la quale sarebbe davvero difficile assegnare l'Oscar della genialata, tra una Member Card e una copia omaggio della carta da culo rosa fatta trovare sul seggiolino ai già eroici e provati spettatori paganti dello stadio Olimpico di Torino.
Il Capitano di mille battaglie in bianconero, nella scorsa stagione era l'allenatore dell'Arezzo, in serie B. All'ultima giornata di campionato, una vittoria della Juventus in casa contro lo Spezia, avrebbe concesso alla squadra di Capitan Conte di giocarsi il tutto per tutto ai play out, dopo un finale di stagione straordinario, scandito da 7 vittorie e 1 pareggio nelle ultime nove giornate.
La Task Force di neo-dirigenti dal codice etico in oro zecchino, riuscì a motivare i giocatori della Juve come non mai, a far loro capire che, sebbene si fosse arrivati ormai a giugno e con la tanto agognata promozione aritmeticamente raggiunta, un ultimo sforzo andava fatto, perché c'era un pezzo di storia bianconera che aveva bisogno del loro aiuto, dell'aiuto di quegli ex-compagni di tanti trionfi, ottenuti insieme, da uomini veri.
Furono abili motivatori come sempre, gli smile boys: finì 3-2 per lo Spezia. L'Arezzo di Capitan Conte finì giù dritto in serie C, come un ferro da stiro lanciato dal balcone.
Io ebbi due conferme in una, quel giorno: la prima, fu che non basta sventolare qualche ex giocatore grasso o allenatore di pallavolo con simpatie viola per invertire quella tendenza (fetente) delle ultime di campionato, dove il Fanfulla di turno regolarmente batte in trasferta il Real Madrid, salvandosi miracolosamente e mettendolo impunemente in quel posto a qualcun altro.
La seconda, tremenda e odiosa conferma, fu che questi burattini senza arte né parte non conoscono il significato di quelle paroline magiche grazie alle quali la maggior parte di loro ha potuto vivere una vita da protagonista al posto di una da squallida comparsa.

Quelle paroline magiche sono riconoscenza e gratitudine, e per capirne il significato è necessario avere abbastanza coraggio da saperne provarne un po'.

P.S. L'altro ieri ha compiuto 57 anni Roberto Bettega: ogni riferimento al post di oggi, non è affatto casuale. E comunque, a scanso di equivoci, questo post è dedicato anche a quei giocatori sempre così attaccati alla maglia, salvo "guardarsi intorno" al primo soffio di disaccordo sul rinnovo contrattuale: nemmeno per loro, fu una bella domenica.

venerdì 28 dicembre 2007

La scorta.


Il responsabile dello svuotamento degli stadi (secondo il filosofo giallorosso Ricky Moon), dello sfascio morale del calcio italiano, del taroccamento degli ultimi due (o tre? o cinque? o ventisette?) campionati, gira liberamente per la penisola ricevendo solidarietà (tantissima), indifferenza (pochissima), ostilità (pressoché nulla).
Il designatore senza macchia, che qualcuno definì "la bussola di cui avevamo bisogno" (vero Mr. Beccanteeny?), il miglior (ex) arbitro del mondo, quello che con lui non ci sarà più da discutere e così anche la gente si darà una calmata (tanto più che, da quando c'è lui, non c'è più in giro Moggi), gira sotto scorta.
Apro parentesi: se scorta deve essere, che sia privata e non a carico dei contribuenti. Ignoro le ragioni che abbiano spinto a prendere questa decisione, le quali ragioni, stranamente, rispetto al trend degli ultimi tempi in materia di pallone malato, non hanno avuto né enfasi né pubblicità alcuna, per almeno un mese. In ogni caso, se scorta deve essere - dicevo - se la paghi lui, o gliela paghino il CONI, la Federcalcio, la Lega di A e B, l'AIA, l'Adidas, la Opel o la trattoria di Leonardo Meani: cazzi loro, con licenza parlando. Lo sport non deve ricorrere allo Stato, è lo sport stesso ad affermarlo con orgoglio, almeno quando si paventano i ricorsi alla giustizia ordinaria, quindi un po' di coerenza, innanzitutto. Chiusa la parentesi.
Si parla addirittura di minacce di morte, per il gourmet viareggino/bolognese con un debole per i ristoranti chiusi. E allora io mi guardo intorno e penso: ad una simile follia non si arriva certo per un rigore o un cartellino giallo, non scherziamo. Ci sarebbero state ben altre stagioni di fuoco e veleni nell'era B.C. (Before Calciopoli), se si fosse voluto arrivare a così tanto (morte) per così poco (errori arbitrali).
La "prima volta" di un designatore costretto alla scorta permanente, mi fa propendere più per qualcosa di molto vicino ai quattrini, tanti, magari montagne di quattrini. Scommesse clandestine? Totonero? Scommesse e basta? Che stavolta stia bollendo in pentola qualcosa di davvero disgustoso, e che qualcuno abbia voluto mandare i primi segnali ai naviganti?
Non sarebbe una cattiva idea se, per esempio, i mezzi di informazione ci raccontassero qualcosa di più su questa vicenda, magari rubando qualche colonna di giornale alle intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi che discute di parcheggi insieme al calzolaio del quartiere: eccolo, lo abbiamo ribeccato! Calciopoli 2!!!
Perché io sono dell'idea che certe trame fra Pulp Fiction e Delitto al Ristorante Cinese, con minaccia di scalpo incorporata, non nascano in un giorno. Se davvero questa surreale situazione fosse il frutto di interessi illegali legati ai campionati di calcio di serie A e B, l'aver definito "pulizia del sistema" la farsa del 2006 assumerebbe significati ancora più tragicomici di quelli avuti fino ad oggi. E ce ne vuole.
Mi spingo troppo in là con la fantasia? Può darsi. Allora vi prego con ancora più forza, signori giornalisti, di fare luce (cioè di fare il vostro lavoro) e chiarire quali altre ragioni si celino dietro a questa nuova vita blindata di Pierluigi Collina.
Aggiungo un'ipotesi: prima Moggi controllava tutto, quindi "vivo il Boss, viva il Boss". Oggi, con il Boss estromesso dalla stanza dei bottoni, tutti gli sgherri della mala non sanno che fare, a chi chiedere, a chi rivolgersi. Quindi passano alle vie di fatto, come mai in passato erano stati costretti a fare. Ma lo fanno autonomamente o esiste un mandante? Domanda elementare, che diamine! E' il Boss, il mandante. Chi altro potrebbe essere?
Sarò ancora più esplicito: Moggi minaccia Collina e lo costringe a vivere sotto scorta. Calciopoli 3!!!
Quest'ultima ipotesi, è una stronzata totale. Ma io ve l'ho bruciata, cari Palombi, Verdelli e Candidi-ex-scrocconi-di-hotel-a-cinque-stelle in quel di Torino.

Per la vostra stronzata, stavolta dovrete essere un po' più originali.

giovedì 27 dicembre 2007

Privacy di chi?


In cuor mio spero che siano il frutto della passione gobba di qualche impiegato squadrista e sobillatore come me, disgraziatamente finito a lavorare in quell'Olimpo del paradosso che risponde al nome di Garante per la protezione dei dati personali.
Se così invece non fosse, mi permetto di fare una breve riflessione su quale significato abbia, nell'anno 2007 (quasi 2008), l'esistenza di un simile Istituto.
Di quale privacy stiamo parlando se con un programmino (o software, per gli eventuali lettori addetti alle intercettazioni illegali per conto delle multinazionali telefoniche), gratutito ma infallibile, io posso sapere, minuto per minuto, che dalla rete aziendale del Garante stesso, qualche occhio indiscreto veglia quotidianamente su questo blog, manco contenesse le istruzioni a colori su come fabbricare una bomba atomica miscelando il C4 e la dinamite con alcuni cucchiai di peperonata di mia suocera pre-riscaldata a 58°C nel microonde?
Non dovrebbe essere, la rete web, una risorsa meravigliosa dalla quale poter attingere informazioni di ogni tipo, potendo mantenere però il diritto all'anonimato, così come avviene per chiunque voglia recarsi in edicola ad acquistare un quotidiano o la dispensa del Corso di italiano base per compilatori di informative part-time?
Non pretendo di avere in tasca la verità, ci mancherebbe, ma trovo che questa gigantesca entità onnipresente, definita con un po' troppa presunzione "diritto alla privacy", sia piuttosto disordinata dal punto di vista concettuale, a partire dalle sue radici.
In buona sostanza accade che io, che sono un comune cittadino, posso sapere cosa controlla (a che ora e di quale giorno) il personale dell'ufficio creato per evitare che - proprio io, sempre io - mi faccia i cazzi degli altri. Un loop infinito del diritto e del suo contrario: roba da settimana enigmistica.
Chissà se la mattina di mercoledì 19 dicembre 2007, qualcuno da quegli uffici avrà fatto visita anche al sito internet del quotidiano La Repubblica.

Mi auguro di sì, perché ne avrebbe scoperte delle belle.

lunedì 24 dicembre 2007

Papà ti augura buon compleanno.


Oggi la mia vita compie cinque anni.
No, non è un nano. Qui nella foto, di anni ne aveva solo due e mezzo, anche se, dall'aria tronfia che sfoggiava nel varcare l'ingresso dello Stadio Delle Alpi, non si direbbe.
La mattina del 24 dicembre 2002, mia moglie scrisse la parola FINE sopra alla questione trita e ritrita dei regali di Natale.

Da quel giorno, per noi, sarebbe stato impossibile chiedere qualcosa di più, qualcosa di meglio.

La protesi vivente.


"Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. Quando scoppiò lo scandalo, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E' in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo".

Lo ha dichiarato ieri il presidente della FIFA Joseph Blatter (foto), e per parecchi di noi che ci siamo presi il mal di pancia di studiare un po' calciopoli, non è certo un grande scoop.
In effetti, già pochi giorni dopo il ritiro del ricorso al TAR da parte della Juventus, il ministro Melandri ringraziò pubblicamente l'emetico ma, considerato lo spessore della dancing queen, questa conferma un po' più autorevole non può che aumentare le nostre certezze.
Mi rivolgo allora a tutti i tifosi bianconeri che, a distanza di 16 mesi da quel fatidico 31 agosto 2006, non hanno ancora voluto trovare una sola ragione per de-normalizzarsi.
Se nei prossimi giorni non sarete del tutto inattivati dall'eccesso di agnolotti, canditi e sughi al plutonio, provate a riflettere un istante su quelle poche parole dette dallo svizzero meno neutrale del mondo. Non sarà facile continuare a dire che in calciopoli non c'è stato nulla di strano, o che non ne volete sentir parlare proprio più. Il pronunciare quelle poche parole, lo ha reso una protesi vivente per chi, come voi, non vuol sentire o vedere.
Io che invece, mio malgrado, la fase delle sorprese l'ho già superata da un pezzo, vorrei rivolgere all'emetico una domanda semplice semplice: cosa diavolo ha avuto in cambio, per sigillare nella spazzatura (con il marchio della vergogna) la passione dell'Avvocato? Perché qualcosa avrà pur dovuto pretendere, mi auguro, non mi dirà mica che il suo è stato uno sfizio?
E tutti voi ometti senza dignità che scaldate le seggiole in corso Galileo Ferraris, non vi vergognate nemmeno un po'? Proprio quel francese senza arte né parte, oggi, non trova di meglio che sculacciare Alessio Secco a mezzo stampa per le telefonate avute con Luciano Moggi, che lederebbero l'immagine della Juventus.
Forse si riferiva all'immagine che la Juventus ha avuto nelle uniche due occasioni in cui l'emetico se n'è occupato da vicino. Stagione '90-'91: se ne occupò per un anno, e per la prima volta nella sua storia, arrivò fuori dalle coppe. Agosto 2006: se ne occupò per un mese, e per la prima volta nella sua storia, finì in serie B.

Luca, quando se li prende cinque minuti per occuparsi solo di se stesso?

sabato 22 dicembre 2007

Colpa mia.


Lo scorso 3 ottobre, pensai ingenuamente che il silenzio, durato mesi, da parte di quella che va in vacanza a casa di Briatore in Kenia e poi lo nega (che in italiano - senza inflessioni borgatare e parole strascicate alla D'Alema, ché non è proprio il caso di averne uno biondo e senza baffi in aggiunta all'originale, castano e con la barca - significa: pallista), fosse una vergogna.
Ieri la Heather Parisi de noantri (al centro nella foto*, copyright del settimanale Chi), dopo un consiglio dei ministri al quale, in un paese normale, una così parteciperebbe soltanto per una frazione di secondo, passando dalla finestra a bordo di un Jumbo dirottato da Bin Laden, ha finalmente detto la sua.
Dopo aver raccolto il mento dalla tastiera, ho realizzato due cose: che se non parla, è una conquista per tutti, ma che se proprio le venisse un' improvvisa incontinenza da strascico dalemiano (disciàmo cheee... ), ci piacerebbe ascoltare un suo parere sulle questioni aperte-ma-non-sembra della squadra di Onestòpoli, e magari sulla salute economico-finanziaria-contributiva delle due squadre der Cuppolone, cioè quella di Claudio il Moralizzatore e quella della zitella inacidita Ricky Moon.

Questo qui sotto è quel post del 3 ottobre, ed è incredibile come, con personaggi di questa risma, quattro righe in croce possano bastare per tutta una vita, o quasi. Cosa vorrà dire?

(*) Di privacy mi occuperò presto, su questo blog.
Nel frattempo, siccome gira voce che quando lo scorso febbraio vide le foto africane pubblicate si incazzò come una bestia, da oggi quella sarà la sua foto ufficiale qui su venti9.




Ridi che ti passa(porti).


Postato dal Trillo il 03 ottobre 2007:

Tutti quanti noi "non normalizzati" ci affanniamo ad attaccare l'informazione nelle sue più svariate forme e rappresentanze, e ci mancherebbe altro che non fosse così. Chi non sopporta Tizio o Caio, chi non vuole sentire nominare quel giornale, quel portale internet, quella trasmissione TV, quella stazione radio e così via.
Io, per esempio, ho un particolare risentimento verso quei giornalisti come Roberto Beccantini, proprio perchè ritengo più accettabile che a partorire scemenze siano Corno e Biscardi che una delle penne storiche di un quotidiano teoricamente prestigioso come La Stampa di Torino. Come diciamo tra pescatori, ognuno se lo mena come vuole. Nel caso dei pennivendoli, però, con l'aggravante dei danni procurati a terzi, il che non è proprio la stessa cosa.
Detto questo, trovo ancora più sgradevole l'assordante silenzio che il Ministro per le attività sportive (nella foto è quella senza baffi, subito dopo avere esagerato con il prosecco) continua a mantenere sulle porcherie post-calciopoli non riguardanti la Juventus.
Va bene
raccontare palle sulle vacanze di capodanno, che non importano a nessuno - di noi, perlomeno - ma dov'è finita la sete di giustizia e pulizia morale che le aveva seccato le fauci nel 2006, appena si insediò col nuovo governo?
Come mai non si affretta a trovare un nuovo Guido Rossi con i fari accesi e il cervello spento, pronto a fare luce sulle malefatte dei falsificatori di bilanci e passaporti, degli intercetta-avversari e pedina-arbitri?
Come mai si preoccupa soltanto di applicare al calcio il principio del comunismo reale, come non le riuscirebbe mai in politica, secondo il quale la torta dei diritti TV va divisa in parti uguali tra chi di quella torta compra gli ingredienti, la cucina e la porta in tavola e quelli che se la mangiano a sbafo, senza fare un belino?
Come mai non ha esitato neanche un istante ad imbucarsi sul carro dei campioni del mondo di Lippi per una foto ricordo, per poi darsi alla macchia manco fosse il bandito Giuliano? Non le stanno più a cuore il buon nome dell'Italia e lo spirito olimpico tanto evocato (a sproposito) durante calciopoli? Non sarà mica che le secca l'idea di disturbare gli amici della cumpa, di quel salotto buono della new age che tanto piace al petroliere ecologista di Milano e tutta la sua cricca?
Un po' di coerenza non guasterebbe, anche se capisco che chiedere qualcosa di giusto a chi la giustizia la ritiene un privilegio riservato agli inquilini del proprio condominio, sarebbe come pisciare in un vulcano per raffreddarlo: inutile.
Un giorno l'Avvocato disse di lei: "Mi sembra una segretaria. Ma non la mia, quella di un altro".


Quanto ci manca quell'uomo.

venerdì 21 dicembre 2007

Serra(te) le vostre menti, e sarete onesti per sempre.


Uno dei Guru della predicazione chic (foto), non rinuncia alla tentazione di commentare le nuove centinaia di pagine di informative, frutto del lavoro di mesi da parte dei carabinieri di Roma (retribuiti, per questa forma di lotta al crimine, con i nostri soldini, tra l'altro), con le quali i due pm verosimilmente in preda al panico, Beatrice e Narducci, provano a rinvigorire un'inchiesta che sembrava inesorabilmente destinata a morire di stenti.
Dalle pagine del quotidiano La Repubblica (il più impegnato a trasgredire quelle regole delle quali Michele Serra lamenta l'inosservanza altrui, e di questa mia affermazione chieda conto al garante per la privacy, ammesso che di privacy si possa parlare qui nel paese dell'incontrario), prova a tessere il suo personalissimo filo da aggiungere a quella ragnatela di disinformazione nella quale la fiction di calciopoli ha trovato un bivacco coatto fin dalla sua genesi.
A quale etica si appelli il Guru, proprio nel giorno in cui il suo giornale pubblica sul proprio sito web - a disposizione di chiunque - i numeri di telefono e gli indirizzi completi di numero civico delle persone intercettate, è un mistero che vorremmo ci venisse spiegato, in modo semplice o anche chic, se preferisce.
Vede, caro Guru, il parallelo tra il suo eterno nemico Silvio Berlusconi e il suo più recente nemico Luciano Moggi non regge, malgrado il goffo tentativo di accorpare i loro rispettivi lamenti verso la luna piena della magistratura "frettolosa e vendicativa" in un unico ululato.
Il peccato originale nel quale anche lei scivola maldestramente, come un teen-ager arrapato al primo auto-inserimento del profilattico, è quello, stucchevole, di non avere mai evidentemente approfondito la lettura o, peggio, la comprensione, delle carte dalle quali le sentenze sommarie di calciopoli sono scaturite.
Se così non fosse, non si spiegherebbe la sua benedizione a questa nuova puntata della farsa, messa in piedi in maniera posticcia e sfacciata al tempo stesso, come i bilanci di certe gloriose (mezzo secolo fa) società del panorama calcistico nostrano, che vendevano e ri-affittavano a se stesse la propria argenteria (si fa per dire), senza venire mai sfiorate dal dubbio di averla fatta fuori dal vasino.
E' probabilmente sulla scia di questo suo peccato originale che le risulta tanto difficile il non veder "gravare qualcosa di simile al disagio o alla vergogna" nell'anima di Luciano Moggi. Quell'anima che diceva essergli stata rubata, ma che alla luce di queste nuove montagne di carta scritta come i temi delle elementari, e come i temi delle elementari priva di contenuti seri, lei non ritiene tollerabile sia già stata "rintracciata".
Sarà pure che tra scudetti di cartone (i vostri) e Champions League alzate al cielo sempre e soltanto dall'altra squadra di Milano, l'unico modo per sentirsi importanti, per gli interisti come lei, è quello di tornare ad interpretare il ruolo naturale di piangina, come quando scrive, con sarcasmo mal riuscito, che nessuna vittima delle "toghe nerazzurre" ha ritenuto finora di doversi "defilare e cambiare aria".
Se bastasse così poco per doversi defilare e cambiare aria, mamma mia quanti ce ne dovrebbero essere, prima di Moggi, in coda all'aeroporto. Molto più amici suoi tra l'altro, caro Guru, che nostri, e tutti quanti rigorosamente chic.
E se mai, quel giorno, anche Moggi dovesse presentarsi all'aeroporto, deciso a defilarsi e cambiare aria, una cosa è certa: senza farsene accorgere, eviterebbe la coda e si andrebbe a prendere i posti migliori a bordo, lasciando ai passeggeri chic la seconda scelta, se non addirittura la terza.
Perché lo ha scritto lei: "nella vita e nello sport, la linea di galleggiamento non è mai dettata dalle regole, ma sempre e solamente dalla fiducia in se stessi, nelle proprie amicizie, nella propria abilità".

Mica vero: in mancanza di tutto questo, possono bastare le intercettazioni telefoniche.

giovedì 20 dicembre 2007

Lucky Moratti.



Può darsi che un minimo di condizionamento io possa averlo subìto negli anni scorsi, allorché vedendolo apparire sul teleschermo qualsiasi donna presente in quel momento (moglie, mamma, amiche, cugine o nonne) esclamavano, tra il fiero e il disgustato, che non lo avrebbero mai toccato nemmeno con una canna da pesca.
Ma ragionandoci un attimo, quel condizionamento non esiste più di tanto, se penso che l'impunito più sfrontato d'Italia ha già provveduto a salire sul cargo-pattumiera delle nuove esilaranti informative redatte dai carabinieri della Capitale.
Non soddisfatto appieno, forse, dal malloppo di cartone (foto) avuto in dote dal suo amichetto Guido Rossi un anno e mezzo fa, ha avuto il becco di dire che a questo punto capisce il perché "anche" di quella sconfitta nel campionato 2001-2002, quello del famoso 5 maggio all'Olimpico di Roma. Sconfitta che, ricordiamolo, rappresenta una delle pagine più esilaranti nella storia di una società che - malgrado l'impunito finga di non ricordarlo - ha varcato i confini del Bel Paese per conquistare qualcosa l'ultima volta quando io ancora facevo a botte con i miei colleghi spermatozoi per non uscire dai testicoli di mio padre, nel 1965: quarantadue anni e mezzo fa.
Anziché occuparsi di problemi più personali, come l'Inter Brand s.r.l. finanziata con i soldi presi in prestito da una banca della quale lui stesso è consigliere d'amministrazione, o magari, per rimanere più nel comico, riflettere su quanti mazzi da ramino si potrebbero mettere insieme con le facce degli allenatori e dei terzini sinistri arricchiti senza pudore nei quasi tredici anni della sua irresistibile gestione, prova a cogliere l'attimo fuggente (il secondo e probabilmente non l'ultimo) per sbolognare i suoi fallimenti a catena nell'inconsistente farsa consumata sabato mattina, davanti al gup del processo di Napoli, dai pm in preda al panico Beatrice e Narducci.
Ovviamente, a sostegno della sua campagna elettorale tragicomica per un posto da premier nel regno degli onesti, intervengono le solite carovane di giornalisti dalla lingua telescopica che fino all'altro ieri (ma forse anche oggi, e magari anche domani), di fronte al diavolo in persona Luciano Moggi, sapevano opporre ragioni a non finire, precedute ossequiosamente da viscidissimi e compiaciuti Signorsì.

Uno spettacolo davvero edificante, insomma, del quale sembrano non accorgersi ormai solo nei dintorni di via Durini e della curva nord dello stadio di S. Siro, l'unica in Italia abilitata al traffico degli scooter.

P.S. Quella lotta tra spermatozoi, riuscii a spuntarla in mio favore solo il 18 agosto 1968, e quell'anno l'Inter si classificò terza in campionato: sai che novità.

martedì 18 dicembre 2007

Ripartire dal Basso.


Non resisto più. Non una sola intercettazione che mi riguardi, sui giornali, nei TG o nei notiziari radio.
Possibile che soltanto io debba essere considerato una caccola di uomo, talmente piccolo e inutile da non meritare nemmeno un posticino come comparsa nella più grande fiction comica della storia italiota?
Ne ho le tasche piene di vedere cani e porci fare carriera e diventare star del crimine grazie alle malefatte via-cornetta, documentate e pubblicate con il complice silenzio-assenso dei garanti di questa repubblica fondata sulle intercettazioni telefoniche.
Mi auto-intercetto, voglio proprio vedere se avranno il coraggio di continuare a non considerarmi. E mi auto-denuncio.
Nel solo mese di novembre 2007, durante le telefonate di cazzeggio serale con il mio amico Enrico (g.d.m. come il sottoscritto), con tono intimidatorio ho auspicato che:
- Ibrahimovic si fracassasse i legamenti del ginocchio come Casiraghi.
- Moratti finisse in galera.
- Tronchetti finisse in galera.
- Gabetti finisse in galera.
- La Telecom fallisse.
- John Elkann finisse davanti al tribunale per i diritti dei minori (senza pianista ma con l'Oceano) .
- Montezemolo non posso dirlo ma era una cosa bruttissima.
- Alessio Secco venisse beccato al telefono con Moggi, per vedere le reazioni della stampa benpensante e della compagnia dello smile.
Purtroppo si è verficata solo l'ultima delle mie perversioni nascoste, quindi devo innanzitutto constatare, con immenso rammarico, che come menagramo non valgo proprio una cippa.
In compenso, grazie a quelle reazioni della stampa benpensante (arrivate puntuali come una stronzata detta da Urbano Cairo), ho capito che, come dice il proverbio, errare è umano, ma perseverare è diabolico.
Hannibal Moggi non ha smesso di usare il telefono neppure dopo che, con quella sua irresponsabile e criminale condotta, aveva provocato la distruzione del calcio italiano e lo svuotamento degli stadi (come sostiene anche il grande filosofo der Cuppolone, già premio Nobel per il terzo tempo, Riccardo Luna). Ed ho anche capito che dev'essere giunto il momento di mettere fortemente in discussione tutte le mie convinzioni su calciopoli e fare non uno, ma diversi passi indietro, rinunciando alla speranza di ottenere le luci della ribalta tramite il vivavoce del mio telefonino.
Come sempre accade ai poveri cristi come me, il mondo che conta è sempre un passo avanti. Io che credevo fosse necessario dire cose politicamente scorrette (anche se penalmente irrilevanti) per diventare un vero gangster dell'intercettazione, scopro che il mio tardivo e straziante outing è solo out, come i calzini bianchi che spuntano dai Roy Rogers risvoltati a filo caviglia.
Mi tocca scoprire che da ieri, per essere bi-mostri, è sufficiente parlare al telefono con tizio o caio, anche se solo per dare consigli. Consigli che, per esempio nel caso di Alessio Secco, hanno avuto la stessa considerazione che potrei avere io presentandomi a boxer spianati e addominali mascherati di fronte a Miss Universo: totalmente ignorato.
Non che questo sposti di un solo millimetro la natura del problema (che non esiste, sul piano dell'aver fatto o ricevuto telefonate, intendo), ma rende l'idea del vuoto pneumatico che caratterizza la nuova dirideficienza di quella società destinata a diventare, senza la farsa del 2006, un modello di gestione ed autofinanziamento di livello mondiale, totalmente svincolata dalla presenza o meno di miliardari idioti, magari con i soldi veri in cassaforte e quelli del Monòpoli nei documenti contabili (leggasi bilanci).
A questo punto ci risparmino pure, i venditori di salviette color Tenerone contro la dissenteria, ma anche di quelle di tutti gli altri colori, il nuovo capitolo della deprimente telenovela delle informative dei carabinieri pubblicate a rate, così da permettere nuovamente ai decerebrati portatori (in)sani di 1 euro quotidiano al loro mantenimento, di seguire la nuova trama di una storia già vista e rivista per mesi.
Sappiamo già tutto di questa ri-farsa. Le informative scritte stuprando la lingua italiana, oltre che i fatti, la logica ed il buon senso, sono il primo mattone di una baracca che per stare in piedi avrà nuovamente bisogno del sostegno di milioni di tele-idioti, senza i quali, ieri come oggi, finirebbe immediatamente per collassare su se stessa come un capannone di pane secco, secco con la "s" minuscola oltretutto.
L'unica novità vera, giunta a chiudere la giornata delle scoperte amare, è stata l'entrata a gamba tesa di un personaggio illustre, il primo in mezzo a tanti comprimari, proprio nei confronti della farsa. Il presidente Basso del Milan (nella cornu-foto), che in dono da calciopoli ha ricevuto la coppa dalle grandi orecchie in primo grado e il mondiale per club dal secondo, l'ha definita "tutta una montatura".
La differenza tra noi e lui, sta proprio nelle ragioni del disappunto e della disapprovazione. Esattamente come nei matrimoni, c'è chi li celebra per amore e chi invece per interesse.

Inutile dire quali dei due, generalmente, durino più a lungo a questo mondo.





domenica 16 dicembre 2007

Mamma posso andare a giocare? Sì, ma prima finisci i compiti.


La definizione cambierà a seconda di dove e quando siete stati ragazzini, ma chi di voi non ha giocato almeno una volta a ce l'hai, oppure a sfiga della suora, dove la parola magica ti rendeva immune nei momenti di difficoltà e faceva ripartire il gioco daccapo?
Qui da noi, quando eri con le spalle al muro, esclamavi pugno, oppure Svizzera. Quella era la parola magica.
Un po' la versione rapida del tocco libero tutti a nascondino, dove con un colpo solo rimettevi in gioco tutti i tuoi amici, obbligando il malcapitato di turno a stare sotto un'altra volta e contare fino a cento, per poi ricominciare a cercare come un disperato tra i cespugli, dietro alle auto parcheggiate o nel cortile del condominio vicino.
I due eroi dello stato, che già mi erano sembrati grotteschi a sufficienza quando pubblicai questo post lo scorso 12 luglio, devono essere rimasti un po' bambini.
Si mormora che sabato mattina, mentre una discreta folla di giornalisti e curiosi attendeva l'arrivo di volti noti per l'udienza preliminare del tanto sospirato processo a calciopoli, i due strani signori (foto) in braghette corte, canottiera a righine e moccio al naso siano arrivati di corsa al palazzo di giustizia, sghignazzando come due Pierini prima di una marachella.
Uno (quello a destra nella foto) era lievemente attardato, a causa della panza da abuso di merendine e gnocchi fritti, così ha lanciato il testimone al compagno più in forma, che con una presa plastica lo ha afferrato per poi sferrare l'allungo decisivo verso la meta. Tocco libero tutti!!!
Il testimone era composto da un faldone contenente nuove intercettazioni telefoniche riguardanti Luciano Moggi, effettuate nel periodo che va dall'autunno 2006 alla primavera 2007.
Dopo un'indagine durata anni, con intercettazioni telefoniche che per il solo Moggi si dice ammontino a ben 100.000 unità, dopo che quell'indagine aveva consentito di formulare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 37 persone, dopo, dopo, dopo.
Insomma, la mattina che finalmente i due mocciosi a scoppio ritardato avrebbero potuto esporre in vetrina la loro preziosa couvette di merce accusatoria e probatoria, per dare inizio al gioco della vita oltreché al raccolto del secolo, dopo tanto tempo trascorso a seminare, questi che fanno? Allungano i tempi del gioco, esclamando inaspettatamente le paroline magiche: Svizzera! Pugno!
Se ne arrivano con altra carta da visionare, classificare, valutare, integrare, pesare, addebitare, per poi eventualmente ricominciare a giocare.

Una curiosità: visto che siete già grandicelli (nonostante le apparenze), avete mai pensato di andare a lavorare?

giovedì 13 dicembre 2007

L'imbucato (ma senza buchi).


Apprendo dai giornali che Fabio Capello ha praticamente concluso la trattativa con la F.A. e sarà quindi il nuovo commissario tecnico della nazionale inglese.
Con lui, come sempre, andrebbero i collaboratori di fiducia Italo Galbiati, il preparatore atletico Massimo Neri e l'allenatore dei portieri Franco Tancredi. Mi sfugge invece parecchio la ragione che dovrebbe spingere i dirigenti della federazione inglese a siglare un accordo con il sosia di Riccardo Fogli (foto), l'immacolato ex giocatore scarso, poi diventato dirigente, Franco Baldini.
Secondo La Stampa, Capello gradirebbe per lui un ruolo da osservatore e supervisore, poiché il fido e verginissimo ex ds romanista a forma di imene, sa anche parlare un ottimo inglese. Se è solo per questo, Victoria Cabello di Mtv lo parla pure meglio, quindi si potrebbe provare a cercare un posticino anche per lei.
Sarà che non mi fido delle vergini a prescindere, ma secondo me Baldini servirebbe alla federcalcio inglese quanto un water nel deserto: lo puoi riempire poco o tanto (nel caso di Baldini al posto della cacca arriverebbero le sterline, of course), ma puoi benissimo farne a meno.
L'irreprensibile Baldini. Quando nel 2006 qualche genio di Corso Galileo Ferraris, evidentemente in overdose di simpatia, gli propose di sostituire l'innominabile Luciano nella nuova Juventus, rispose che non se la sentiva ancora di rientrare nel giro del calcio che contava, dopo tutto il frastuono che calciopoli aveva scatenato.
Stava mentendo come un Moggi qualunque, perché come un Moggi qualunque conosce benissimo la differenza che c'è tra azzannare la polpa e ciucciare l'osso, e in quella nuova compagnia di strani personaggi sempre sorridenti, di polpa da azzannare non ce ne sarebbe stata nemmeno un po'.
Non se la sentiva di rientrare, infatti dopo pochi giorni, venne fotografato in compagnia di Capello e Mijatovic mentre, allegramente seduto al ristorante, definiva i dettagli dell'accordo con il Real Madrid.
Ma a Madrid - si sa - non hanno ancora realizzato quale sia il valore del denaro, basti vedere come lo spendono da qualche anno a questa parte per non vincere nulla (vi ricordano mica qualcuno?).
Che la federazione della Nazione dove il football fu inventato, decida di mettere a libro paga l'uomo imene per fare un piacere al neo ct, come fossero un'italietta qualunque, lo credo meno probabile.

Vedremo se del Bel Paese si accontenteranno di avere lo staff tecnico, o vorranno esagerare importando anche un po' del suo malcostume.


P.S. I ladri bianconeri nostalgici della Triade, ricordano che Predrag Mijatovic, oltre a Franco Baldini, portò a Madrid una Champion's League siglando il gol vittoria in fuorigioco di un metro. L'avversaria era la Juventus di Lippi, Moggi, Giraudo, Bettega, Gai.
Quella che rubava, insomma.

mercoledì 12 dicembre 2007

Il Bignami di calciopoli.


Per chi non ha voglia di leggere le tonnellate di documenti disponibili sul web, grazie ai quali non serve avere frequentato un Master ad Harvard per capire la farsa in ogni suo aspetto, ho trovato nel mio computer modello "discarica abusiva" un documento straordinario.
Si tratta di un concentrato video (NON vietato ai minori), comprensibile anche dai fans di Amici o di Inter Channel (programmi spesso confusi tra loro per via della forte somiglianza tra la De Filippi e Scarpini), che potremmo tranquillamente definire il Bignami di calciopoli, dato l'impressionante numero di spiegazioni ed argomenti che riesce a racchiudere in così pochi istanti di racconto.

La Cupola: quella sera arbitrava De Santis il quale, su segnalazione di Copelli (il guardalinee che parlava - di figa, naturalmente - al telefono con i milanisti e gli interisti), annullò un gol valido di Trezeguet.

Gli esauriti (meglio noti al mondo come Piangina): siccome gli arbitri ce l'avevano sempre con loro (e per questo, nonostante fossero i più forti dell'Universo, non vincevano mai un cazzo), la partita finì 0-1 e la Supercoppa se la portarono a casa loro. L'arbitro sbagliò onestamente, quella volta.

Hannibal Lecter Moggi: il giocatore con la maglia della Juventus che nel filmato scherza l'avversario come fosse un adulto contro un neonato, fu acquistato da Hannibal Moggi per circa 18 milioni di euro, all'età di 23 anni non ancora compiuti.

La compagnia dello smile coadiuvata dai caldi consigli sportivi dell'emetico: lo stesso giocatore di cui sopra, fu ceduto dalla compagnia dello smile agli esauriti per 24,8 milioni di euro un anno esatto dopo quella sera, quando di anni ne aveva 25 non ancora compiuti.

Gli intercettatori illegali di un'intera Nazione: siccome questa delle intercettazioni illegali è una questione molto delicata ancora in via di definizione da parte della procura di Milano, il filmato non poteva essere troppo esplicito, così il signor Bignami si è limitato ad un cenno comunque molto interessante: ne ha affidato il commento niente meno che allo zio di Afef Jnifen, moglie dell'allora comandante in capo della scandalosa compagnia telefonica che se sei un metro dentro al mio negozio, non prende mai. A questo proposito, faccio un piccolo inciso: sto per passare a Vodafone, che insieme alle già attivate connessioni fisse Fastweb per casa e negozio, rappresenterà il mio orgasmico e definitivo vaffanculo a voi e a chi non vi ci ha ancora mandati.

La realtà mai accettata: quello nel filmato con la maglia degli esauriti, che sbanatta come un cavedano sbattuto sul marciapiede per cercare di capire come mai il pallone si sposta in modo così strano, si chiama Walter Samuel. Era (ed è) una delle punte di diamante nella rosa della squadra di Onestopoli, ed in quella circostanza venne preso ripetutamente per il culo davanti ad uno stadio intero dal neo-acquisto bianconero. Tanto per dare un'idea del vuoto cosmico che esisteva tra la statura tecnica della Juventus - di quella Juventus - e la banda degli onesti.

Buon divertimento.




martedì 11 dicembre 2007

L'emetico.


Quella nella foto sarebbe l'unica condizione psichica nella quale si ritroverebbe a vivere per sempre l'uomo nel bagagliaio, se solo fosse possibile, magari con un collegamento rapido e indolore mediante cavo usb, collegargli un cervello qualunque, di un uomo qualunque, purché dotato dei requisiti minimi di moralità e decenza. E di una sufficiente memoria ram.
Quanto ho letto stamane sul sito del Mago di Ios, supera il limite della mia voglia di scrivere, riflettere, sfottere o ironizzare.
Ci devono pur essere in ogni uomo, degno di appartenere alla specie degli esseri pensanti, dei confini oltre ai quali non sia possibile spingersi, senza provare un insopportabile imbarazzo.
Neanche a farlo apposta, accade proprio all'indomani della mia ennesima riflessione su quanta ipocrisia nascondano i tromboni sempre pronti a richiamare con lo sdegno chi come me mostra irriverenza verso le persone scomparse, infischiandosene delle circostanze che mi spingono a farlo.
Le sue inqualificabili provocazioni (perché solo così si possono definire le evacuazioni cerebrali di Lucky Luke), sono la perfetta rappresentazione di ciò che intendo quando parlo di rispetto dei vivi per i vivi.
Perché non è alla memoria di un uomo - l'Avvocato Gianni Agnelli, senza il quale probabilmente l'odierno presidente di tutto sarebbe solo un rutto nello spazio come la maggior parte di noi - che Lucky Luke manca dei più elementari principi di rispetto.

E' soprattutto a tutti coloro i quali, dopo averne ascoltato i deliri, saranno condannati a ricordarsene anche domani, dopodomani e per chissà quanto tempo ancora.

lunedì 10 dicembre 2007

Ormai vale tutto.


Come al solito, la bombetta lanciata sabato scorso su La Stampa nell'intervista di Laura Bandinelli a Julio Cruz, non ha fatto né rumore polvere.
L'intervista si apriva con una domanda di quelle che lasciano senza fiato:
E' vero che presto andrà a vedere il musical di Peter Pan?
Se fossi stato in lei, non mi sarei fermato qui con le domande intelligenti e soprattutto interessanti, ma avrei approfondito la serie dei quesiti irrinunciabili con roba tipo:
Le risulta che la custodia del cellulare con la calamita, se tenuta nel marsupio vicino al portafoglio, possa smagnetizzare le carte di credito?
Le è mai capitato di mettere benzina verde nell'auto a gasolio, facendo rifornimento al fai da te?
Sa che lei assomiglia al cugino di un mio ex compagno delle medie?
Ha mai provato a raggiungere la riviera ligure facendo il passo dei Giovi? Una mia amica ha vomitato regolarmente tutte e tre le volte che l'ho fatto.
Dove mi consiglia di parcheggiare per fare mezz'ora di solarium al "Continente Nero" di via Garibaldi?
E così via, giusto per vedere in quante mosse sarei riuscito a prendermi un bel vaffanculo senza stretta di mano e vederlo alzarsi, girare i tacchi e andarsene sbigottito.
Lei no. Evidentemente soddisfatta dalla risposta del puntero degli esauriti, si è addentrata subito nell'argomento calcio, anche se sempre saldamente in groppa all'eroe alato:

In fondo, Peter Pan le assomiglia: anche lei non invecchia e con il passare degli anni invece che perdere posizioni ne acquista.

«Merito della famiglia Moratti e di Facchetti».

Perché?

«Dopo un anno all’Inter volevo andarmene perché non trovavo spazio, ma la società mi ha ritenuto incedibile. In quel periodo c’era Giacinto che mi parlava tantissimo. Mi diceva che dovevo rimanere perché le cose stavano cambiando. Ha avuto ragione lui. È cambiato tutto».

E poi via di slancio, con botta e risposta sulla sua media realizzativa fino alla celebrazione finale dell'allenatore esaurito degli esauriti (quello che gira con la laurea in medicina avendo studiato solo fino alla terza media - calcisticamente parlando - vero AssoAllenatori?). Quando si dice rispettare le regole.
Cruz all'Inter ci è arrivato nel 2003, quindi non serve la calcolatrice scientifica per capire che quando il compianto-ed onestissimo-e galantuomo-e pulitissimo-e limpidissimo-e cristallino-e guai a chi ne parla male-che non si infangano i defunti-che ci sono i parenti che ci ascoltano-ma che scherziamo? lui insomma, il Giacinto, quando - dicevo - gli parlava tanto e gli diceva che le cose stavano cambiando, eravamo giusto all'inizio della stagione 2004-2005, se non prima.
Ma tu guarda a volte il caso. Proprio quando la Juventus di Capello e dei centotrentasei campioni del mondo assortiti, più un Ibrahimovic qualunque, stava per aprire un ciclo di due campionati consecutivi in testa (con scudetti incorporati), il presidente innominabile perché pulito degli esauriti, sapeva già che sarebbe cambiato tutto. Con quasi due anni di anticipo.
Non che sia una novità, per chi sostiene una certa versione di calciopoli e soprattutto della sua genesi. E' il segreto di Pulcinella, anche se a svelarlo ingenuamente è stato Peter Pan e tutti hanno finto non capire, una volta di più.
Queste poche righe sull'argomento (che non sono le prime e non saranno neppure le ultime), sono rivolte principalmente a due categorie di persone:
Quelli che ritengono la storia (e le storie) ricostruibili solo per mezzo dei vivi.
Quelli che ritengono si debba accettare per buona e prendere atto di una realtà - quella odierna - che più virtuale di così non potrebbe essere.
Ci sarebbe anche una terza categoria, in effetti: gli eterni esauriti, se solo fossero in grado di vedere le cose non come nelle favole, ma per come sono e per come sono state davvero.

Non lo faranno mai, esattamente come Peter Pan.

domenica 9 dicembre 2007

Quanto manca?


E' la seconda volta che mi capita di postare a caldo, dopo la partita della Juve. La prima fu dopo Roma-Juve, e allora avevo sentito il dovere di dedicare un pensiero a colui che in un certo senso mi aveva appena prolungato l'agonia, quando meno me lo aspettavo.
Oggi, con altrettanta onestà, mi sembra giusto fare il punto della situazione quando manca poco alla fine del girone di andata. Chi mi conosce sa bene che, in momenti come il minuto 85 di una partita che non sembrava potersi sbloccare più, vedere la rete avversaria gonfiarsi e avere una mutazione del colore, dell'umore e della decenza, per il sottoscritto era cosa normale. Una volta.
Oggi, mi ha preso una specie di nodo allo stomaco di gran lunga superiore alla goduria (insopprimibile, questa, perché cresciuta insieme alle imprese di una squadra che non poteva non farti godere), per la vittoria in extremis.
Un nodo allo stomaco provocato dalla realtà ineludibile di una squadra rimasta orfana della sua immensa grandezza, aggrappata come un naufrago ai brandelli della sua vecchia identità, e chissà per quanto tempo ancora - mi domando - capace di non mollare la presa.
Lottiamo come belve, è vero, ma non per sbranare i mostri che ci separano dalla vetta come eravamo abituati a fare. Ci sbattiamo come forsennati per scrollarci di torno avversari che al cospetto della Juventus dovrebbero rappresentare il fastidio di una zecca per un dinosauro, e nulla di più.
Quindi, non potendo sperare in un miracolo che non arriverà, ho aguzzato l'ingegno e ho comunque trovato qualcosa di bello e positivo. Per esempio, mi sono visto la partita a caluffo. La tanto temuta rete - il web - che qualche governante cacasotto prima o poi troverà il modo di frenare, per ora è sufficientemente libera per consentire ai boicottatori folli di non pagare per assistere a spettacoli così deprimenti, specialmente se pagare significa ingrassare chi ha messo il sapone sullo scivolo che portava verso il vascone dei liquami.
Con un bel commento in inglese, per non subire le stronzate neuro-deliranti dei telecronisti mediasetskyla7ttizzati, e quindi un motivo in meno per avere il voltastomaco, con tanti saluti alle menti turbo compresse dei geni del marketing.
Quelli che per esempio, ho scoperto l'altro giorno, dopo la trovata da premio Nobel della Membership su juventus.com per accedere alle informazioni più fiche degli smile boys, hanno lanciato sui quotidiani la pubblicità dei cosiddetti servizi a valore aggiunto per i telefoni cellulari. Con pochi soldini, puoi scaricarti il salvaschermo o lo sfondo della simpatica squadra bianconera che ride sempre.
Aspetto con ansia il salto di qualità, con filmati veri e propri di stalloni con la mascherina di Zorro e la maglia di Platini, che cavalcano cavalle multicurve con la mascherina di Catwoman e basta. Con un supplemento di simpatia (magari bondage o fetish, o mature per i nostalgici di Charles e Sivori) si potrebbero impennare i fatturati e arrivare al gruzzoletto necessario per l'approdo in bianconero di quel fenomeno del post qui sotto.
Certo, Antonio Giraudo e Romy Gay non regalavano nulla a nessuno, anzi: però noi dovevamo scegliere se pagare o no per avere, in cambio, il meglio che si potesse avere, non i lupini al prezzo del tartufo bianco.
Questa associazione per deprimere, al contrario, vorrebbe spillare quattrini alle nuove generazioni di tifosi nell'unico modo conforme all'idea di mercato e di impresa e di industria che sembra funzionare oggi nell'italietta: chiedere sempre di più offrendo sempre di meno, meglio nulla se possibile.

A qualcuno, nel triangolo Torino-Onestopoli-Maranello, staranno fischiando di sicuro le orecchie. Per non parlare della Capitale.

venerdì 7 dicembre 2007

Smile guys, questo ve lo regala il Trillo.




Natale si avvicina e siamo tutti un po' più buoni.
Tra le persone più bisognose non esiterei a mettere la compagnia dello smile. Quelli che ci avevano detto di stare tranquilli, che avrebbero allestito una squadra all'altezza del nome della Juventus, che avrebbero investito come poche altre società in Europa, che avrebbero puntato su giovani talentuosi in abbinamento a campioni affermati e affidabili, preferibilmente italiani perché a fare dei minestroni di calciatori stranieri senza capo né coda ci pensano già altri.
Non sempre essere i migliori significa spendere montagne di denaro, anzi. Luciano Moggi ha dimostrato negli anni scorsi quanto il tempismo e la competenza siano l'unica vera arma vincente per battere la concorrenza e rimanere, stagione dopo stagione, un punto di riferimento spesso inarrivabile per tutti.
Modestamente, credo di poter dare un discreto contributo alla nuova Juventus, ora che il Direttore non può più farlo e chi dovrebbe riempire quel vuoto riesce a malapena a riempire i cannoli della nonna con la ricotta. Che sono buonissimi (minchia), però solo con quelli magari finisce che vai a Empoli contro una squadra da retrocessione e ti prendono a sganassoni in faccia.
Lo faccio per voi senza chiedervi nulla in cambio, e considerato quanto guadagnano il mimo Cobolli e monsieur Ah, voilà per fare ciò che fanno - e quanta buonuscita prenderebbero nella fichissima ipotesi che la Juventus passasse di mano prima del previsto - non mi pare un regalo da poco, il mio.
Guardatevi il filmato sotto al titolo di questo post, e appena sarà finito iniziate a correre più veloci che potete. Correte a prenderlo ovunque sia. Non lasciate che qualcuno ci arrivi prima di voi, con tipi come quello si vince di sicuro e noi vogliamo vincere, non partecipare come stiamo facendo oggi.

Tra l'altro, allenarvi a correre forte forte non sarà tempo sprecato. Non si sa mai che possa tornarvi utile, un giorno o l'altro.

giovedì 6 dicembre 2007

Volere non è potere.


Dicevano che non c'era mai contraddittorio.
Così per l'intervista di ieri a Luciano Moggi, su Canale Italia, l'ex ragazzino insolente Pierluigi Diaco ha invitato in studio due personaggi dall'indubbia carica velenosa: Roberto Renga de Il Messaggero e Riccardo Luna, direttore de Il Romanista (nella foto, da sinistra a destra, i tre giornalisti).

La cronaca dell'incontro.

Parte subito Luna, affermando che Moggi chiamava gli arbitri. Balla.

Attacca Renga, affermando a sua volta che Moggi comandava i giornalisti. Ammesso e non concesso che sia vero, è difficile stabilire se sia più puttana chi comanda o chi si lascia comandare, e comunque la questione non giustificherebbe la distruzione della Juventus sancita dalla geronto-squadra della Caf.

Riparte Luna: Perché la sera di Juve Roma chiamò Racalbuto a mezzanotte e mezza? Celo-celo-celo-manca, come per le figurine. Aspettiamo l'intercettazione.

Renga: Lo dicono tutti (mi ricorda qualcosa), il più bravo è quello che sa corrompere meglio.

Diaco: questa affermazione è pesante.

Renga: non ho detto corrompere, ho detto strizzare l'occhio. Tre banane si alzano dal cesto della frutta che ho sul tavolo e mi guardano stralunate: ma che cazzo dice? Ha detto corrompere, l'abbiamo sentito anche noi! Zitte, state zitte, rispondo io. Parlo anche con le banane ora: spero solo che mia moglie e mio figlio stiano dormendo.

Moggi: Copelli parlava con Meani e con quelli dell'Inter, è nelle intercettazioni. Cosa dovrei pensare io che a Torino ho perso la Supercoppa con un gol valido di Trezeguet annullato da Copelli? Secondo lei è verosimile che le cose siano andate sempre e soltanto come hanno scritto i giornali? Che l'Inter non telefonasse mai a nessuno?

Luna: io mi fido di quelle intercettazioni, secondo me l'Inter non ha fatto telefonate quell'anno.

Moggi: Mazzei e Bergamo sostengono che Facchetti telefonava eccome.

Luna: Ma si può parlare di un morto? Di un galantuomo come Facchetti? Difendersi parlando di una persona che non c'è più? Le tre banane nel cesto della frutta ridono.

Moggi: visto che lei, Luna, ha parlato di macchine (gli sconti aziendali Fiat fatti avere a Pairetto), come mai non ha detto che anche al suo vice Campanella facemmo avere due auto con lo stesso sconto del 23 percento?

Luna: Campanella è morto di tumore due anni fa, come fa lei a difendersi parlando di persone che non ci sono più?

Moggi: Non sapevo fosse morto, mi scuso con i familiari, ma ha comunque preso due auto con lo sconto del 23 percento.

Luna: Beh? Non è mica un reato! Lei Moggi parla di di un morto. Ci sono i familiari che ci ascoltano! Moggi, lei non è mai caduto così in basso. Le tre banane piangono a dirotto.

Diaco: vicenda Lapo. Lapo ha fatto il suo nome, che cosa risponde? E Moggi gli spiega che Lapo il suo nome non l'ha mai fatto.

Questa cosa la sappiamo tutti, aggiungo io, ma Diaco è un giornalista quindi non ha alcun dovere di sapere le cose di cui parla nelle sue trasmissioni. Ci mancherebbe, che giornalista sarebbe se si informasse prima di informare gli altri?

Luna: non se ne può più di questo calcio. Finalmente arriva il 3° tempo, ci si stringe la mano alla fine della partita. I tifosi non devono più avere paura di furti. Le banane nel cesto iniziano a menarsi come scaricatori di porto ubriachi.

Luna: Perché Moggi frequentava Geronzi? Ha scritto il Messaggero che lei nel 2005 ha incontrato Rosella Sensi e Geronzi per fare entrare suo figlio nella Roma.

Moggi: è falso.

Luna: Ma l'ha scritto il Messaggero!

Le banane: hai rotto i coglioni! Ha detto che è falso! Chi cazzo se ne frega se l'ha scritto il Messaggero? Hai detto il Messaggero, mica il Messia. Ti ha risposto che non ha mai fatto quella richiesta né incontrato quei due per fargliela. Anche le banane è riuscito a fare incazzare.

Luna: a Napoli siete in 37 con la richiesta di rinvio a giudizio, ma Moggi è il capo dei capi. L'ha detto la procura di Napoli. Io non voglio vedere mai più slealtà!

Siccome non vuole mai più vedere slealtà, questo essere che oltre a fare ribrezzo sul piano intellettuale, è talmente brutto da sembrare un incrocio tra Dario Argento e Olivia la fidanzata di Braccio di Ferro, riparte a testa bassa:

Luna: all'assemblea degli azionisti Boniperti ha detto che con quello che aveva fatto Moggi, vi è già andata bene a non essere finiti in serie C.

Moggi: non ha fatto il mio nome, le farò avere il verbale dell'assemblea.

Luna: ce l'ho.

Le mie tre banane: allora prima di parlare leggilo, testa di cazzo.

Due perle in sequenza quando sta per finire il tempo a disposizione: una di Olivia che non sa più cosa domandare per dare sfogo alla propria libidine repressa:

E' vero che lei è proprietario di una ventina di immobili a Roma?

Moggi: non so nemmeno come siano fatti venti immobili a Roma.

Le mie tre banane: ma a te, se comunque fosse, che cosa cazzo te ne frega, tanto per dirne una?

Renga, passando a dargli del tu e con l'espressione di chi ha capito che il tentativo di mettere il Direttore alle corde è fallito anche stavolta:

Il tesoretto ce l'hai?

Ah ah ah... che ridere.

Luna: Moggi, si sente responsabile degli stadi vuoti?

Le mie tre banane: hai mai pensato, Olivia, che degli stadi vuoti siano magari responsabili quelli che devastano la sede del Coni, quelli che hanno fatto sospendere un derby dicendo che un poliziotto aveva ucciso un ragazzino quando non era vero, e per farlo sono entrati in campo allo stadio Olimpico come fossero una delegazione di diplomatici in visita alla sede delle Nazioni Unite? O che gli stadi fanno cagare, che i biglietti costano un po' troppo per quello che ti viene offerto in cambio, che la farsa di calciopoli poteva essere un toccasana per un mondo pieno di difetti solo nella mente di coloro che vorrebbero ma non possono? E non possono oggi come non potevano prima non perché qualcuno glielo impediva, ma semplicemente perché non erano in grado e non lo sono nemmeno ora, nonostante continuino ad avere garantita la partecipazione allo spettacolo pur non possedendo i requisiti necessari previsti dal regolamento?

Più che un contraddittorio, quello di ieri sera sembrava il tentativo di due babbuini di violentare una balena. A suo modo, per chi conosce un pochino le carte di calciopoli, è stato anche divertente.

Una cosa però è apparsa lampante anche stavolta: ci puoi mettere il contorno che ti pare, puoi invitare sugli spalti tutti, oppure nessuno, solo balene o solo babbuini. Puoi urlare, o parlare sottovoce, puoi aggredire o provare a ipnotizzare chi non vedi l'ora di cancellare per sempre. Puoi fare quello che ti pare, un babbuino non potrà mai trombarsi una balena, e nemmeno due. E' contro le leggi della natura, ma soprattutto è contro le leggi della fisica. Quindi non si tromba.

Al limite, tanti babbuini potrebbero divorarne la carcassa, il giorno che qualcuno quella balena riuscisse ad accopparla. Per ora i babbuini, tutti i babbuini, dovranno mettersi il cuore in pace e tenersi la fame.

Io, che non sono bastardo come qualcuno crede, posso contribuire ad alleviare le loro sofferenze. Se vogliono, possono prendersi le mie tre banane dal cesto.

mercoledì 5 dicembre 2007

Essere o non essere (stupidi).



Nella mia piccola cittadina, per descrivere una persona paurosamente stupida si dice che non capisce la differenza tra il belino e la Marcia Reale. Non credo di dovervi spiegare cosa sia la Marcia Reale.
Al giornale color Tenerone, pensavano di poter dire che non capisce la differenza tra l'articolo 7 e l'articolo 1 del codice di giustizia sportiva.
Invece si sbagliavano, perché il fresco premiato alter ego di Tano Scannaminchia, finge di essere paurosamente stupido, ma non lo è affatto, ed è per questo motivo che è pericolosissimo.
La redazione di Ju29ro.com gli ha mandato una letterina, come si farebbe con la Befana, e l'ha mandata anche a tutti i siti web, a tutti i blogger, e a tutti gli Scannaminchia sparsi in giro per il mondo della (dis)informazione di questa repubblica fondata sulle intercettazioni telefoniche.
Come farebbe un bravo genitore con il proprio figliolo sorpreso a comportarsi male, ha spiegato che la bravata di un anno e mezzo fa non è piaciuta affatto.
Siccome sembra che il figliolo stia per cadere di nuovo in tentazione, sappia che adesso i genitori lo tengono d'occhio, e sarà bene che d'ora in poi si metta a rigare diritto.

Anche perché in fondo, rigare diritto sarebbe l'unico modo serio di fare anche il proprio dovere.

martedì 4 dicembre 2007

La Coppa a chi ti accoppa.


Ruggiero Palombo è stato premiato ieri da una commissione di giornalisti (tra i quali figura anche un certo Giancarlo Padovan, che magari ci riferirà in un bell'editoriale su Tuttosport cosa ne pensa) per l'inchiesta su calciopoli.
A parte il fatto che definire "inchiesta" la condotta del giornale color carta igienica delle F.F.S.S anni '70, è come chiamare "massaggio shiatsu termodinamico" la sedia elettrica.
A parte il fatto che l'inchiesta è consistita nella pubblicazione - deliberatamente parziale - di intercettazioni telefoniche rese note illegalmente da parte di non si sa chi. Tanto per capirci: violare il segreto istruttorio svelando materiale di un'indagine in corso di svolgimento, per quanto pruriginoso quel materiale possa risultare, è un reato penale.
A parte il fatto che il giornale color Tenerone (non me ne vogliano i fans di Gianfranco D'Angelo, foto) ha chiamato la vicenda Moggiopoli, concentrando su un solo uomo la gogna mediatica e le responsabilità di qualcosa che non si è capito bene che cosa fosse.
E il bello è che ancora non si capisce. Sì perché, analizzando le richieste di rinvio a giudizio dei pm di Napoli (a carico di 37 persone), sembrerebbe fosse un mucchio selvaggio di furfanti (Moggi più altri 36).
Analizzando le sentenze della giustizia sportiva, sembrerebbe il settimo capitolo della saga di Guerre Stellari, anche se tante cazzate fantascientifiche tutte insieme, George Lucas non le saprebbe mettere insieme.
Analizzando le informative dei carabinieri dalle quali l'inchiesta ha preso spunto, sembrerebbe la sceneggiatura del prossimo film di Natale 2008. Con il ritorno in grande stile dell'Arma al centro della satira nazional-popolare, che tanto successo aveva riscosso fino a una ventina d'anni fa grazie alle proverbiali barzellette ("Appuntato, guardi fuori dal finestrino: funziona la freccia dell'Alfetta?" "Adesso sì, adesso no, adesso sì, adesso no").
Analizzando le telefonate (quelle rese note e non tagliate o monche delle parti scomode per l'accusa), tanto fumo e niente arrosto.
Analizzando le telefonate (quelle non rese note), vuoi vedere che non ci sbagliavamo mica, noi rompiscatole del Team?
Cacchio! - mi son detto - che bel premione che si è preso il Tenerone Palombo. E mi è venuta in mente una storiella:
Tano Scannaminchia ha un negozietto di articoli elettronici. Durante il periodo natalizio dell'anno scorso, ha venduto 2800 pezzi tra telefonini, lettori dvd e fotocamere digitali.
Tutta quella merce, proveniva da un magazzino all'ingrosso svuotato nottetempo da ignoti.
Tano Scannaminchia non ha dovuto programmare gli acquisti, non ha dovuto cercare i fornitori migliori, non ha dovuto calcolare i prezzi da proporre ai clienti, non ha rischiato di essere fuori mercato, non ha rischiato nulla. Soprattutto, non ha fatto nulla.
Tano Scannaminchia ha venduto tantissimi articoli, li ha venduti sottocosto perché non li ha pagati, ha sbaragliato la concorrenza, con quelli avanzati qualcosa ci farà. Che gliene frega, intanto non li ha pagati.
Tano Scannaminchia ha lasciato il titolare e i dipendenti del magazzino all'ingrosso in mutande, ma in fondo lui è a posto con la coscienza, il magazzino l'hanno svuotato ignoti, mica lui.
Tano Scannaminchia ha chiuso baracca e burattini, se qualcuno non è contento del telefono o del lettore dvd o della fotocamera che ha comprato, non troverà nessuno a dargli assistenza. Ma Tano è tranquillo, che gliene frega, con il prezzo che ti ha fatto, vuoi anche ripensarci o pretendere che funzioni?
In un paese normale, Tano Scannaminchia verrebbe arrestato per ricettazione. Probabilmente, prima di finire in galera, svelerebbe il nome degli ignoti che hanno svuotato il magazzino all'ingrosso nottetempo per rifornirgli il negozietto.
In un paese normale, Tano Scannaminchia sarebbe un'eccezione, e verrebbe emarginato da chi lavora seriamente, ponendosi il problema delle proprie responsabilità, del proprio ruolo, delle proprie scelte.

In un paese normale. Qui da noi, oggi come oggi, Tano Scannaminchia sarebbe imprenditore dell'anno.

lunedì 3 dicembre 2007

Guarire, si può. O no?


Pochi giorni fa, me la sono presa con Massimo Gramellini per avere scritto nella sua rubrica Buongiorno una balla in piena regola, riferita non troppo velatamente a Luciano Moggi ("Compravo le partite per difendermi dagli altri").
Sabato mattina lo stesso Gramellini, commentando la morte dell'ex calciatore Adriano Lombardi, ha ipotizzato un parallelismo tra il calcio di ieri quello di oggi, perlomeno in fatto di cattive abitudini.
"Ci si drogava anche allora", ha scritto, e - bontà sua - "si condizionavano gli arbitri anche allora". Un concetto molto più evanescente (e comunque da provare), ma non pretendiamo troppo da lui: rimane pur sempre un tifoso del Torino.
Diverse settimane fa, invece, me la presi un po' più animosamente con Roberto Beccantini, che parlando di Pierluigi Collina nella nuova veste di designatore arbitrale, lo aveva definito "la bussola di cui avevamo bisogno", dopo il terremoto calciopolesco.
Bene, sempre sabato mattina Roberto Beccantini ha infilato, tra un giudizio tecnico su Milan-Juve e qualche timida considerazione critichina su Galliani e la sua non punizione, un fugace commento sul cavallo di razza senza criniera (Collina, appunto). Lo ha definito testualmente "colui che chiedeva di nascosto a Meani di fissargli un appuntamento con il capo", e a questo punto una domanda mi sorge spontanea: come poteva, uno che evidentemente ha frequentato il buffet infetto di calciopoli, essere considerato l'uomo giusto al posto giusto così poco tempo fa? Cos'è cambiato per giustificare una virata così sostanziale nel giudizio verso di lui? Se non c'è una relazione tra la malafede e le decine di abominii arbitrali visti in questo primo scorcio di stagione (e mi pare che su questo nessuno abbia ancora avanzato il minimo sospetto), a cosa dobbiamo questa revisione della storia, seppure tardiva ed in versione molto soft?
Mi piace cullare l'illusione che qualcuno degli interessati, direttamente o meno, abbia perso qualche istante del proprio tempo per sbirciare furtivamente le migliaia di pagine che tante persone appassionate e perbene (come dice Luca eccettera eccettera quando parla dei suoi compagni di merende) hanno scritto e messo a disposizione di tutti su internet.
Proprio su quel web che, allo scoppio della farsa, era sembrato una fonte inesauribile di prove schiaccianti della colpevolezza di Hannibal Lecter Moggi e Andrej Cikatilo Giraudo. Prove, quelle, messe a disposizione di tutti da persone un po' meno perbene, che nella foga del momento ne "dimenticarono" stranamente qualcuna, tipo la telefonata pubblicata mercoledi 21 novembre 2007 dal sito Ju29ro.com, e magari non solo quella. Si vedrà.
Certo, tornando alla lieve sterzata nei giudizi verso la farsa da parte dei giornalisti de La Stampa, la sensazione che provo io dopo mesi di parole scritte e tonnellate di parole lette, è comunque amara. Vedere la febbre di un paziente scendere da 41° a 40,5° dopo avergli messo messo a disposizione tutte le cure possibili e immaginabili, lascia perplessi.
Probabilmente non avevano mai fatto prevenzione (e prevenire - si sa - è meglio che curare), e la cura l'hanno iniziata tardi.

Fate voi. Ne va della vostra salute, dell'unica salute che conta per un giornalista: la sua credibilità.

venerdì 30 novembre 2007

Ballate che vi passa. Forse.


Qualcuno parla addirittura di galera, altri minacciano di scatenare l'inferno nei tribunali, altri ancora prevedono un drastico ridimensionamento dei ruoli, tutti noi speriamo quantomeno in un po' di giustizia.
Questi venti di guerra, devono essere arrivati fino alla redazione della Gazzetta dello Sport, ma loro non si sono lasciati prendere dal panico. L'ex direttorino Candido ma non troppo, ha radunato le punte di diamante del nuovo che avanza: Ruggiero Palombo, Marco Tronchetti Provera e Luca eccetera eccetera.
Prima di mostrarvi cosa ne è venuto fuori, alcune premesse sono doverose. Guardate bene le facce:
Cannavò pare piuttosto fiero del lavoro svolto.
Palombo è a dir poco raggiante di felicità per la compagnia che gli è stato concesso di frequentare, seppure per un minutino solo.
Tronchetti fa un'immensa tenerezza, impegnato com'è a seguire senza distogliere mai lo sguardo le indicazioni del maestro di ballo.
Luca... beh, è incazzato come una faina, e non fa nulla per nasconderlo. Però, così è la vita: se un favore te lo chiede un vero amico, non puoi dire di no.
Ah, un'altra cosa: se siete rimasti un po' indietro con la maturazione della psiche (che è un modo carino per darvi dei minchioni come sono io), tenetevi un vasino a portata di mano.

Buona visione.

giovedì 29 novembre 2007

Reiterare fa schifo.


Dice il proverbio che reiterare gli stessi errori sia diabolico, ma lui la faccia da diavolo non ce l'ha proprio. Il diavolo dovrebbe fare paura, mentre lui fa ridere e basta. E' talmente brutto, che uno straccio di foto su google non la trovi.
Se sa leggere come scrive, dubito che capirà qualcosa della lettera che lo Ju29ro Team gli ha inviato, per invitarlo a smetterla una buona volta di confondere i lettori del suo giornale mischiando gli articoli del codice di giustizia sportiva come nel gioco delle tre carte, e arrendersi al fatto che il mondo non deve girare nel verso che fa comodo a lui e alla sua cùmpa, ma nel verso stabilito dalle regole. Da tutte le regole.
Come sembrano lontani i tempi in cui il suo stretto collaboratore Candido ma non troppo soggiornava al Principi di Piemonte di Torino a spese della Fiat, con la lingua felpata in bella vista pronta a spennellare il lato in ombra degli Agnelli.
Me l'ha raccontato l'uccellino, ma non quello di Del Piero. Sa com'è, ex direttorino: Torino non è poi così lontana da me, e non solo da me.

Mi smentisca, se ne è capace.

La fiammella.


La sensazione che qualcosa stia bollendo in pentola si è avuta non molto tempo fa durante l'assemblea dei Soci, e personalmente continuo ad averla, non fosse altro che per il tiepido ottimismo di coloro che seguono e studiano gli sviluppi della storia nelle sue molteplici diramazioni.
Non credo che però l'uscita di Mr. Smiles sugli scudetti degli esauriti, aggiunga nulla di concreto o rappresenti un segnale positivo in tal senso. Prima di tutto, per la credibilità che il personaggio si è costruito grazie alle tristemente note avventure notturne di due anni fa, alle quali si possono sommare, per far buon peso, la brillante iniziativa imprenditoriale di Italia Independent, la presidenza di una squadra di pallavolo perché il calcio - dice lui - non è un ambiente sano dove valga la pena di dannarsi troppo l'anima, e le periodiche dichiarazioni lievemente sconnesse che lo hanno reso un bersaglio fin troppo facile e scontato da colpire.
Paradossalmente, il primo scrollone senza veli né ipocrisia alla normalizzazione post-calciopoli ("Lo scudetto dell'Inter per me non vale niente"), lascia le cose intatte, senza scalfire la crosta di finzione che, nel nuovo mondo dell'onestà e degli errori sì ma in buona fede, sta rivestendo tutto e tutti.
Preferirei, prima del quarto millennio possibilmente, una parola un po' più decisa anche da parte di qualcuno degli esponenti "pesanti" della famiglia (intesa in senso lato: squadra, società e proprietà).
Se può sembrare ingenuo sperare in una presa di posizione forte da gente come il Lungo, il Corto e il Pacioccone (l'erede John, Luca eccetera eccetera e l'ad IFIL Sant'Albano, che della Juve se ne infischiano e non lo nascondono neanche tanto bene) o dalla coppia Cobolli-Blanc (per ragioni diverse, ma sufficienti a privarli del diritto alle idee), da qualche esponente in braghe corte e contratto laminato in oro, un gesto coraggioso continuo ad aspettarlo.
Ciò che ha detto Lapo ieri, lo pensano tutti gli juventini, e lo pensa anche la stragrande maggioranza dei tifosi delle altre squadre (esauriti compresi), tranne qualche roccaforte di (de)menti illuminate che non disdegnano di papparsi una zuppa avariata e puzzolente, pur di mettere qualcosa nella pancia, allucinati e stufi di sentirla brontolare per un digiuno che dura da decenni.
Magari potrebbe dare l'esempio il portierone che ride sempre, o il capitano che ride sempre meno (simbolo indiscusso della juventinità, dipende se di quella che abbiamo conosciuto e condiviso per una vita, o di quella tragicomica di oggi, a questo punto). Oppure uno qualsiasi di coloro che sul ponte di quell'astronave da paura (altro che portaerei e cacciatorpedinieri, caro presidente Cobolli) ha fatto carriera, conquistato continenti e collezionato medaglie (e gradi) da mostrare orgogliosamente sul petto, senza però mai dire una sola parola sincera contro la delegittimazione istantanea di tutto quel lavoro, messa in atto da qualche strano giustiziere della notte nel giro di poche settimane, giusto il tempo di una vacanza o di un mondiale vinto.
Solo Fabio Cannavaro, proprio durante quei giorni maledetti, aveva provato a dire ciò che pensava davvero di quanto stava accadendo nel lager presidiato da Guido Rossi. Fu costretto a ritrattare tutto il giorno dopo, e questo non gli ha certamente fatto onore, così come non fa onore ai suoi compagni l'avere taciuto e continuare a tacere vigliaccamente, allineandosi al pensiero vigente secondo i canoni della Gazzetta dello Sport o de La Stampa.
Oggi, a distanza di un anno e mezzo, la prima voce "dall'interno" si esprime nel modo più esplicito mai sentito finora nei confronti della farsa (o perlomeno dei suoi risvolti pseudo-sportivi, cioè l'avvento - Guidato - degli eterni perdenti ed esauriti a nuovo simbolo di superiorità ineguagliabile).

E' qualcosa, ma non abbastanza. Chi potrebbe (e dovrebbe), provi a partire da qui.