martedì 4 dicembre 2007

La Coppa a chi ti accoppa.


Ruggiero Palombo è stato premiato ieri da una commissione di giornalisti (tra i quali figura anche un certo Giancarlo Padovan, che magari ci riferirà in un bell'editoriale su Tuttosport cosa ne pensa) per l'inchiesta su calciopoli.
A parte il fatto che definire "inchiesta" la condotta del giornale color carta igienica delle F.F.S.S anni '70, è come chiamare "massaggio shiatsu termodinamico" la sedia elettrica.
A parte il fatto che l'inchiesta è consistita nella pubblicazione - deliberatamente parziale - di intercettazioni telefoniche rese note illegalmente da parte di non si sa chi. Tanto per capirci: violare il segreto istruttorio svelando materiale di un'indagine in corso di svolgimento, per quanto pruriginoso quel materiale possa risultare, è un reato penale.
A parte il fatto che il giornale color Tenerone (non me ne vogliano i fans di Gianfranco D'Angelo, foto) ha chiamato la vicenda Moggiopoli, concentrando su un solo uomo la gogna mediatica e le responsabilità di qualcosa che non si è capito bene che cosa fosse.
E il bello è che ancora non si capisce. Sì perché, analizzando le richieste di rinvio a giudizio dei pm di Napoli (a carico di 37 persone), sembrerebbe fosse un mucchio selvaggio di furfanti (Moggi più altri 36).
Analizzando le sentenze della giustizia sportiva, sembrerebbe il settimo capitolo della saga di Guerre Stellari, anche se tante cazzate fantascientifiche tutte insieme, George Lucas non le saprebbe mettere insieme.
Analizzando le informative dei carabinieri dalle quali l'inchiesta ha preso spunto, sembrerebbe la sceneggiatura del prossimo film di Natale 2008. Con il ritorno in grande stile dell'Arma al centro della satira nazional-popolare, che tanto successo aveva riscosso fino a una ventina d'anni fa grazie alle proverbiali barzellette ("Appuntato, guardi fuori dal finestrino: funziona la freccia dell'Alfetta?" "Adesso sì, adesso no, adesso sì, adesso no").
Analizzando le telefonate (quelle rese note e non tagliate o monche delle parti scomode per l'accusa), tanto fumo e niente arrosto.
Analizzando le telefonate (quelle non rese note), vuoi vedere che non ci sbagliavamo mica, noi rompiscatole del Team?
Cacchio! - mi son detto - che bel premione che si è preso il Tenerone Palombo. E mi è venuta in mente una storiella:
Tano Scannaminchia ha un negozietto di articoli elettronici. Durante il periodo natalizio dell'anno scorso, ha venduto 2800 pezzi tra telefonini, lettori dvd e fotocamere digitali.
Tutta quella merce, proveniva da un magazzino all'ingrosso svuotato nottetempo da ignoti.
Tano Scannaminchia non ha dovuto programmare gli acquisti, non ha dovuto cercare i fornitori migliori, non ha dovuto calcolare i prezzi da proporre ai clienti, non ha rischiato di essere fuori mercato, non ha rischiato nulla. Soprattutto, non ha fatto nulla.
Tano Scannaminchia ha venduto tantissimi articoli, li ha venduti sottocosto perché non li ha pagati, ha sbaragliato la concorrenza, con quelli avanzati qualcosa ci farà. Che gliene frega, intanto non li ha pagati.
Tano Scannaminchia ha lasciato il titolare e i dipendenti del magazzino all'ingrosso in mutande, ma in fondo lui è a posto con la coscienza, il magazzino l'hanno svuotato ignoti, mica lui.
Tano Scannaminchia ha chiuso baracca e burattini, se qualcuno non è contento del telefono o del lettore dvd o della fotocamera che ha comprato, non troverà nessuno a dargli assistenza. Ma Tano è tranquillo, che gliene frega, con il prezzo che ti ha fatto, vuoi anche ripensarci o pretendere che funzioni?
In un paese normale, Tano Scannaminchia verrebbe arrestato per ricettazione. Probabilmente, prima di finire in galera, svelerebbe il nome degli ignoti che hanno svuotato il magazzino all'ingrosso nottetempo per rifornirgli il negozietto.
In un paese normale, Tano Scannaminchia sarebbe un'eccezione, e verrebbe emarginato da chi lavora seriamente, ponendosi il problema delle proprie responsabilità, del proprio ruolo, delle proprie scelte.

In un paese normale. Qui da noi, oggi come oggi, Tano Scannaminchia sarebbe imprenditore dell'anno.

1 commento:

Massimo D'Azeglio ha detto...

...o giornalista dell'anno