venerdì 29 febbraio 2008

E domenica sera, tutti in villa a fare baldoria.


Domenica arrivano a Torino i porta-sfiga, quelli con la maglia viola. Siccome è già da un po' che non esibisco orgogliosamente un'auto-citazione per celebrare qualcosa, credo sia giunta l'ora di farlo.
Quella qui sotto è l'ultima parte de La Riunione Informale, secondo episodio della mini-saga dei fratellini col Tutor incorporato (insieme a La Telefonata e L'Autunno), uno dei tanti modi che ho dovuto inventarmi in questi mesi per non trasformarmi in un petardo gigante e farmi esplodere all'uscita di un consiglio di amministrazione del gruppo RCS.
Così anche gli interisti la smetteranno di pensare che il mio sarcasmo su di loro significhi necessariamente accusarli di essere responsabili di quanto è successo con calciopoli.
Anche se, mettiamola così, penso che una particina nello spettacolo l'abbiano avuta pure loro. Perché sarà pur vero che noi possiamo fare lo sconto aziendale sulle Cinquecento o velocizzare la consegna di una Maserati, ma con quei cazzo di telefoni...

MONTEZEMOLO: A questo punto posso anche andare, mi viene tardi per la riunione a Maranello… Lapo, che te ne pare delle mie nuove TOD’S?

LAPO: Mmh… beh… sì… carine…

MONTEZEMOLO: Carine? Ma che cazzo dici… sono scarpe per gente fica queste… ma che ne vuoi capire tu…

LAPO: Ah sì?… Mi hai cercato e mi hai trovato, man!

MONTEZEMOLO: Come?

LAPO: (tirando fuori un arnese dalla tasca dei pantaloni) Beccati questo, sapientone! Guarda qua… be shocked my friend! Restaci di merda! E questo è ancora un prototipo… non so se mi spiego…

MONTEZEMOLO: Beh? Credi che non abbia mai visto un cellulare?

LAPO: Wake up Lucky Luke! Alzati o arrivi tardi all’appuntamento con la storia… Get down baby! Dacci dentro se vuoi godere! Cellulare? Ma tu sei fuori come un satellite… te lo dico io…

MONTEZEMOLO: Non ti allargare… mi stai facendo girare le p…

LAPO: Questo è il SURVIVALPHONE, baby… Ne ho parlato a Massimo… sai, l’ecologista di Milano… mi ha detto che gli può interessare… deve sentire anche Gino Strada per un parere…

MONTEZEMOLO: Cosa?

LAPO: Guarda qua… doppio uso… SURVIVALPHONE… telefono multifunzione specifico per il mercato mediorientale…

MONTEZEMOLO: Ma che cazzo dici? Hai ripreso a… viaggiare? Ci sei?

LAPO: Il telefono della sopravvivenza… tutto in carbonio, ovviamente… dual band… o meglio… dual function… da paura!

MONTEZEMOLO: (guardandolo allibito) Eh?

LAPO: Lo vendi sia ai soldati che agli ostaggi… Attento bene Lucky Luke… Mode 1 on / Mode 2 off… il telefono funziona come un navigatore satellitare… Ti hanno rapito? Sei scappato ma ti sei perso? No problem, my friend! Con SURVIVALPHONE ti orienti a tutta manetta e ritorni a casa dalla mamma! Yeah boy!

MONTEZEMOLO: (sempre più allibito): Ma che c…

LAPO: Ma ora tieniti forte Lucky Luke… Mode 1 off / Mode 2 on… il telefono funziona come una mina anti-uomo… Ti è scappato l’ostaggio? Sai che non può essere andato lontano? No problem, my friend! Lo piazzi sul sentiero che porta alla libertà e l’ostaggio si spalma per tutto il campo base in pezzi piccoli così!

MONTEZEMOLO: (silenzio)…

LAPO: Che testa c’ho? Eh... Lucky Luke? Non fai più lo spiritoso adesso eh? Luca… mi stai ascoltando?

MONTEZEMOLO: (guardando la porta finestra da dove sta tornando Yaki) Cosa c’è, Yaki?

YAKI: (silenzio)…

LAPO: Urca… che faccia che hai…

MONTEZEMOLO: Yaki… va tutto bene?

YAKI: Credo che Gabetti non si senta bene… è fuori in giardino…

MONTEZEMOLO: Perché?

YAKI: Non lo so… stavamo parlando e lui non si è sentito tanto bene…

LAPO (voltandosi di scatto a fissare Yaki, con un’espressione preoccupata per davvero, una volta tanto nella vita) Yaki…

YAKI: Che dovevo fare?

LAPO: Yaki…

YAKI: Che dovevo fare?

LAPO: Merda… gliel’ha detto…

MONTEZEMOLO: Detto cosa? Di cosa state parlando?

BLANC: (bisbigliando all’orecchio di Cobolli) Che hanno detto?

COBOLLI: Non so… ma credo che siamo tutti nella merda…

BLANC: Ah… voilà...

Excusatio non petita.


Il nuovo, pulito e integerrimo presidente della FIGC Giancarlo Abete, quando scoppiò calciopoli, era vice-presidente della stessa FIGC: già questo dato, sempre ignorato da chi straparla e strascrive di nuova epoca del pallone, sarebbe sufficiente per chiudere qui il post e andare a verniciare le pareti delle piramidi d'Egitto con interminabili scariche di dissenteria.
No, non ho nulla contro i discendenti di Tutankhamon: è solo per dare l'idea di una superficie parecchio estesa. E' per dare l'idea di quanto incontenibili siano diventati gli effetti della gastrite che le parole di tutti i teatranti (autoproclamatisi salvatori-moralizzatori-rinnovatori-risolutori) hanno causato, fin da subito, ai tifosi non tele-radio-stampa rimbecilliti, rendendola (la gastrite) colpevolmente cronica.
Rispondendo alla lettera ricevuta dalla coppia d'assi Cobolli-Blanc, il presidente vergine Abete si è detto sicuro del fatto che "il campionato sia senza alcun dubbio regolare". A voler essere maliziosi, potremmo far notare che nella missiva col sorriso inviata da CoboCric & BlanCroc, non si chiedeva alcun parere sulla regolarità del campionato in corso. Purtroppo.
Infatti, il campionato, regolare non lo è per nulla, e già da un bel pezzo. Ci sono almeno quattro squadre di troppo (almeno fra le big, o presunte tali: Inter, Roma, Lazio e Parma) le quali, ognuna a suo modo e per ragioni diverse, occupano abusivamente la massima serie, in barba ai regolamenti che ne determinano (o ne avrebbero determinato poco tempo fa) il diritto all'iscrizione dal punto di vista degli equilibri economico-finanziari.
Quello di Abete appare come un curioso incrocio tra il classico lapsus freudiano e la tipica excusatio non petita.
Se davvero i due gendarmi della nuova Juventus sterilizzata in autoclave dal rinnovamento del maggio 2006 avessero voluto essere rivoluzionari , con o senza lo smile d'ordinanza, non avrebbero dovuto far altro che riprendere il discorso dal punto in cui lo aveva lasciato, forzatamente, l'ex amministratore delegato Antonio Giraudo.
Per una società che non perde occasione di rimarcare come, da un paio d'anni, la trasparenza e i valori etici e sportivi siano diventati l'unico vero faro con il quale illuminare il percorso che porta verso un futuro migliore, dovrebbe essere prioritaria la pretesa di competere con avversari altrettanto privi di ombre e contraddizioni.
Nonostante le ombre e le contraddizioni, invece, esistano in misura macroscopica (e di certo i segnali non mancano, così come non mancavano già quando a lamentarsene erano le invettive di Giraudo contro il doping amministrativo), questo terreno continua a rimanere un autentico tabù, più dell'uso del profilattico per la Santa Sede.
Per quanto suggestivo possa apparire lo sbattere i pugni sul tavolo per un arbitraggio da terza categoria (o due, o tre, o cento), credo che dovrebbe essere buona norma, per qualsiasi amministratore o manager di un patrimonio come la Juventus, cercare di vedere l'orizzonte del proprio itinerario (ammesso che si sappia dove si è diretti) un po' più in là del cofano della macchina sulla quale si sta viaggiando.
Se l'unico imperativo dev'essere quello di salvare il giocattolo (prima rinunciando ad un ricorso al Tar pressoché inattaccabile - quindi letale per il movimento -, oggi accettando di chiudere occhi e orecchie davanti alle magie di chi pretende di entrare al cinema senza biglietto e si siede pure in prima fila, con in testa un cilindro alto un metro), così sia.
Con due distinguo, però: il primo, irrilevante, è che a me di un giocattolo così non importa un fico secco. Tenetevelo.
Il secondo, è che certi discorsi su un gruppo di dirigenti troppo bravi per poter essere lasciati al loro posto, appaiono sempre meno bislacchi.

Anche perché, dati alla mano, il campionato - questo campionato - è molto meno regolare (regolare nel senso che intende Abete) di quando si vinceva rubando, altro che illecito strutturato.

giovedì 28 febbraio 2008

I Fantastici Quattro.


Leggo che a decidere quale sanzione si debba comminare a Pavel Nedved, per la stupida reazione di martedì sera poco prima della fine del derby, sarà nientemeno il Comitato Sportivo della società!
Ma che cazzo dicono - ho pensato - non basta un direttore generale come succedeva con Hannibal Lecter Moggi? Ah già, dimenticavo...
Oggi ci siamo ripuliti, come dice Gianluca Pessotto, e non è stato un lavoro da poco, anzi. Eviterò di lasciarmi andare a facili battute sull'uscita infelice dell'ex giocatore della Juventus (oggi Team Manager, nel ruolo che una volta era di Alessio Secco, auguri), ma pur concedendogli tutte le attenuanti del caso, devo ammettere che anche di questa ennesima dichiarazione di redenzione avremmo fatto tranquillamente a meno.
Oggi, a dettare i comportamenti di tutti su tutto, c'è il Codice Etico. In pratica, prima di dire o fare qualsiasi cretinata (e in questo, almeno, non siamo secondi a nessuno), bisogna consultare il libretto di istruzioni col sorriso (la Smile's Company User Guide), come quando devi scattare una foto alla nonna con il cellulare nuovo e non sai da parte incominciare, con tutti quei tasti e tastini multifunzione che ti fissano con aria di sfida.
Quella in alto, è la foto del cda della Juventus al completo, e già si può notare come, anche dandole un'occhiata veloce, di facce da Oscar non ce ne siano. Se poi, come me, non sapete resistere alla tentazione di scoprire chi saranno i Fantastici Quattro che dovranno decidere il destino disciplinare del Drago di Cheb (che ha tirato i capelli a Comotto come fanno i bambini all'asilo per risolvere una disputa su un pupazzetto dei Gormiti), eccomi pronto: sono qui per aiutarvi.
Il primo a sinistra è, credo, Chewbacca, ma non l'originale della saga di George Lucas. Assomiglia decisamente di più a quello della parodia di Mel Brooks Balle Spaziali.
Il primo da destra, invece, è il capitano di Love Boat, anche se devo ammettere che, con una divisa candida da ufficiale in meno e un riportino argentato sulla testa in più, ci ho messo un attimo a riconoscerlo.
Il terzo e il quarto, sempre da destra, sono rispettivamente il pacioccone (senza il lungo e il corto, che devono essere stati lasciati fuori per via di uno screzio avuto dopo il successo riscosso nel lontano 1968 allo Zecchino d'Oro) e l'ultimo modello di crush test dummy, che non è il gruppo musicale in vetta alle classifiche qualche anno fa, ma il manichino preposto a prendere facciate a ripetizione contro i cruscotti, nelle prove d'urto effettuate dalle case automobilistiche. Devo dire che con gli occhiali e la cravatta, fa anche una discreta figura.
I rimanenti quattro (i Fantastici, appunto) sono i membri del mitico Comitato Sportivo. Non credo sia il caso di aggiungere descrizioni superflue dei tre fenomeni, già arcinoti a tutti per le sempre acute e impeccabili dichiarazioni pubbliche rilasciate a più riprese fino ad oggi (il pallavolista tifoso della Fiorentina, monsieur Ah, voilà e il Mimo).
Il quarto Fantastico, invece (che nella foto, ovviamente, è il secondo da sinistra), si chiama Riccardo Montanaro. La sua scheda personale (consultabile sul sito col sorriso juventus.com) dice che è un avvocato specializzato in diritto amministrativo e ambientale, membro -tra le altre mansioni svolte un po' ovunque - del comitato scientifico della rivista Ambiente e Sviluppo.
Ambiente, sviluppo, energia, ecologia. Mi ricorda qualcosa. Ammesso che non lo faccia già (in effetti non si trova granché sull'organigramma del gruppo editoriale che si occupa della rivista con la quale collabora), può stare certo che qualcuno interessato alle sue competenze- magari un domani, quando la Juventus tornerà ad essere una cosa seria - lo troverà di sicuro, magari dalle parti di Milano, zona via Durini.

Il problema, quel giorno, sarà trovare qualcosa da fare agli altri tre supereroi di quel Comitato Sportivo. Roba da fare impazzire anche l'ufficio di collocamento.

mercoledì 27 febbraio 2008

Chi cambia e chi no.


Il genio della lampada (abbronzante), che quando segna si ciuccia il dito, ha allungato la lista dei pallisti ignoranti, improvvisamente saliti alla ribalta grazie alla prova da ipovedente (sabato sera in campo) e cerebroleso (domenica sui giornali) offerta da Paolo Dondarini durante e dopo Reggina-Juventus.
Non ha potuto esimersi dal dire la sua - il genio - a proposito della singhiozzante missiva recapitata a Gussoni e Abete dalla coppia d'assi Cobolli-Blanc.
«Cambiano gli uomini, ma la società è sempre la stessa», ha detto il genio. «Oggi ci troviamo a dover leggere che una società si lamenta degli arbitri con lettere agli organi preposti, quando solo qualche anno fa dirigenti della stessa squadra chiudevano nello stanzino il direttore di gara».
Ecc'a llà, direbbe il suo fraterno amico e tifoso Maurizio Costanzo (a proposito: quand'è che Maria De Filippi si decide a scritturare Raffaele Palladi(a)no per il suo show, togliendocelo dai coglioni per sempre?): arrièccola, la storia dello stanzino.
Ok, mi avete convinto. A pensarci bene, la soluzione ce l'avevo davanti agli occhi. Proprio io che mi vanto di aver letto e riletto le sentenze di calciopoli, per sapere e capire bene come sono andate le cose, mi sono perso in un bicchiere d'acqua. Era lì e non la vedevo. Imitando quei signori giudici un po' anzianotti che - vuoi per la fretta, vuoi perché non capivano una mazza di chi e cosa dovevano giudicare - si sintonizzarono sulla lunghezza d'onda del sentire comune e tirarono dritto per la loro strada senza indugi, farò lo stesso anche io.
E allora dico: proprio lui parla, il genio che si ciuccia? Senti senti da quale pulpito di moralità e rigore arriva la predica. Ma non era quello - il genio - che a pochi mesi dal matrimonio con Ilary Blasi (quando lei già portava in grembo il loro primo figlio) chiudeva avanti e indietro il suo geniale pinolo nello stanzino pubico di Flavia Vento? (e che nessuno osi dire che è una balla, perché c'era scritto sul giornale. E se una cosa la dicono i giornali, è vera. Punto).
E dire che quando a fine anni '90 la troupe di Scherzi a parte lo aveva dovuto bloccare al volo (per evitare che l'ingrifato genio si trombasse l'attrice protagonista dello scherzo sul tavolino di un ristorante), avevamo pensato che avrebbe messo la testa a posto. Ora si sposa - immaginavamo - diventa papà, magari vince lo scudetto, la Champion's League e pure il pallone d'oro (senza pensare che per sposarsi e fare un figlio bastano un anello e una scopata condom-free, mentre per il resto ci vuole anche una squadra seria: infatti si fermò alle prime due opzioni).
Niente da fare: a un passo dall'altare, c'è ricascato come un pollo. Che delusione. Che vergogna. Sì, vabbè, Flavia Vento l'ha pure smentita quella storia di pinoli e stanzini pubici, ma cosa volete che ce ne freghi a noi di Flavia Vento? Se una cosa la dicono i giornali, è vera. Punto.

Cambiano le donne, ma certi uomini sono sempre gli stessi. Un po' porcellini, un po' ignoranti.

P.S. Un consiglio: andate a farvi un giro sul blog del Mago di Ios. Sarà stato l'intervento di chirurgia refrattiva, sarà che il mio lavoro mi porta ad avere un debole per chi - come me, del resto - ha gli occhi che vanno a tre cilindri, ma il Mago è in un periodo di forma davvero smagliante.

martedì 26 febbraio 2008

Lettera aperta al Mamba Nero.


Caro David, tu pensa a fare gol. Possibilmente dicendo a tua mamma di contenersi nell'esultanza, perché mi si spezzerebbe il cuore a vederla rotolare giù per i gradini del Comunale avvolta nella bandiera della Juve come una Wonder Woman un po' fuori forma dopo essersi inciampata nel mantello. A tutto il resto, compresi i commenti su ciò che è stata prima e ciò che invece è oggi la squadra che ti ha reso grande, lascia che ci pensi chi ha le idee un po' più chiare delle tue.
Bisogna che il corto circuito di stronzate - dette ma non dette ma ridette ma ritrattate: ma chi le ha dette? - finisca. Noi critichiamo i nostri dirigenti, i dirigenti degli altri, i giornalisti, e chiunque dia fiato alla bocca per raccontare storie fondate sistematicamente sulla menzogna, e lo facciamo per cercare di salvare il salvabile (poco, pochissimo) di quella che fu la nostra passione.
Questo lavoro non retribuito, dettato solo dal cuore e dallo stomaco, sarebbe tanto più semplice ed efficace se chi in vetrina ci sta davvero (quelli come te, caro David) desse il suo contributo di parole. Ma se ciò non è possibile, per mille ragioni che non mi interessa analizzare in queste poche righe che ti scrivo, caro David, un contributo di silenzio può andare bene lo stesso. Anche meglio, forse.
Venirsene fuori con frasi come quelle riportate nell'intervista che hai rilasciato a Paolo Brusorio per La Stampa, caro David, presta il fianco alle già debordanti secchiate di veleno rovesciate giornalmente sulla Juventus da parte di tutti i suoi detrattori.

Domanda: Mai pensato di scusarvi per la vicenda calciopoli?

Risposta: «Noi giocatori non dobbiamo scusarci di niente. Semmai dovevano farlo quei dirigenti. La cosa che mi fa ancora rabbia è che non c'era bisogno di tutto quello che hanno fatto, quella era la Juve più forte degli ultimi 25 anni».

Questo passaggio dell'intervista, in particolare, ha l'effetto di smontare in un istante il lavoro di chi, come noi, cerca faticosamente di portare sotto ai riflettori della verità i fatti di calciopoli: i fatti, caro David, non le chiacchiere.
Non ho mai nascosto la mia rabbia per l'assenza pressoché totale di tutti voi giocatori bianconeri al momento di dire qualcosa, magari di scomodo, per riequilibrare - almeno in parte - le forze in campo nell'arena di farsopoli.
Quando cio è accaduto (rarissimamente), la cosa è passata sotto silenzio, e grida vendetta ancora oggi, a parer mio, la penosa marcia indietro imposta ed accettata da Fabio Cannavaro nei giorni del ritiro pre-mondiale del 2006, allorché il difensore napoletano (allora in forza alla Juventus) commentò liberamente e in modo schietto, prima della revisione GuidoRossesca, l'ipocrisia di quanto stava accadendo e della tempesta preconfezionata che stava per scatenarsi.
Da allora, salvo sporadici fuochi di paglia, ai silenzi più assoluti si sono affiancate solo parole come quelle della tua intervista a La Stampa, caro David, che - credimi - non fanno altro che aumentare la sensazione di fastidio per la storia che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo e, chissà per quanto tempo ancora, saremo costretti a vivere da tifosi.
Stasera c'è il derby. Peccato non poterti vedere mentre butti il meglio di te in fondo alla rete dei bovini granata, caro David, come hai fatto all'andata. Speriamo che ti capiti domenica prossima, contro la squadra dalle maglie che portano sfiga, quelle viola. Non dire più nulla, e ricomincia a parlare l'unica lingua che conosci alla perfezione: quella del gol con l'orticaria incorporata (per gli avversari).

Alla nostra, di orticaria, c'è già chi ci pensa a tempo pieno. Basta e avanza.

lunedì 25 febbraio 2008

Vivere di banalità.


Se per sperare di essere trattati alla pari, da uomini, bisogna continuare a ripetere all'infinito le più evidenti banalità, facciamolo.
Io, nei panni dei disinformati (disinformati nella migliore delle ipotesi per loro, ma comunque "disinformanti" di professione) mi sentirei parecchio a disagio, ma evidentemente non abbiamo tutti lo stesso metro e lo stesso modo di presentarci e di proporci al prossimo. E già questa è una evidente banalità.
L'ennesima perla senza conchiglia porta la firma, manco a dirlo, di Roberto Beccantini su La Stampa. Dice che dopo i fatti di Reggio Calabria (che sarebbe meglio definire misfatti), le "vedove di Moggi" rialzano la testa e aumentano di numero. Sono i nostalgici della Triade, "schede incluse". "Facile pugnalare la Juve oggi che "non rinchiude più gli arbitri nello spogliatoio come accadde con Paparesta proprio a Reggio Calabria".
Il solito campionario di banalità, ma anche di balle in questo caso, che, nella migliore tradizione Goebbelsiana, a forza di rimbalzarti nelle orecchie finiscono per diventare verità.
Mostrateci una volta per tutte quando, dove, da chi e per mezzo di chi queste fantomatiche schede telefoniche (svizzere? no, Novi) siano state utilizzate e per quali scopi fraudolenti. Ma come - dico io - dopo quasi due anni , ce la vorrete esibire almeno una di queste pistole fumanti che avrebbero assassinato i campionati passati? Nisba, nada. Gli unici pistola che continuiamo a vedere sono quelli che parlano e straparlano di cose che non sanno, o continuano a fingere di non sapere. Ripetendo banalità, appunto.
In merito al sequestro di Paparesta nello spogliatoio di Reggio Calabria, poi, non vi sono dubbi ma addirittura certezze. Il problema è che non sono le vostre, le certezze, ma quelle della deposizione dello stesso Paparesta dinanzi alla procura federale e della testimonianza di parecchie persone presenti, quella sera, nello spogliatoio dell'Anonima Sequestri M&G. Non ci fu nessun sequestro, non ci fu nessun arbitro rinchiuso nelle stanze del Granillo. Ma non diciamolo a nessuno, è così suggestiva quella storia del sequestro: non possiamo mica rimanere senza.
Se per le schede telefoniche - sempre citate in modo allusivo - siamo ancora nel campo delle interpretazioni personali (di prevalente stampo forcaiolo, ma ognuno fa come gli pare), sull'episodio di Paparesta sarebbe dignitoso cominciare a dire le cose come stanno davvero, e mettere la parola fine a quella ridicola favola del lupo.
Noi non siamo vedove di Moggi: noi siamo vedove di una società, di una squadra e di una storia prese continuamente a sputi da chiunque. Siamo vedove dell'orgoglio di essere ciò che eravamo, nel segno di una continuità ultracentenaria che non solo Moggi ma anche gli altri componenti (in campo e fuori) di "quella" Juventus avevano saputo garantire, come forse a nessun altro era riuscito prima di loro, se teniamo conto delle epoche e, soprattutto, dei contesti.
Personalmente non mi importa che la società, questa società, si muova ufficialmente inviando una lettera di protesta per i torti subiti dagli arbitri. E' inutile e grottesco quando lo fanno gli altri, è inutile e grottesco quando a farlo siamo noi. Cosa dovrebbero fare i destinatari di quella protesta, cioè i presidenti di Fgci e Aia? Rispondere che sì, è vero, la Juve ha ragione e sarà maggiormente tutelata? La risposta è no, ovviamente, e se non si arriva a capire una tale banalità, così lampante, si può solo finire per essere internati in manicomio.

Io, infatti, questi dirigenti ce li avrei mandati già da un pezzo, in manicomio. Esattamente dal 31 agosto del 2006.

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Lupo ululà, Cobolli e Blanc ululì.


Adesso sì che ci siamo.
Finalmente il Mimo Cobolli, congiuntamente a monsieur Ah, voilà Blanc, ha rotto gli indugi e si è lasciato andare ad uno sfogo impressionante, molto ben rappresentato dalla lettera aperta indirizzata ai presidenti di Figc e Aia tramite il sito ufficiale della società.
Le reazioni dei destinatari non si sono fatte attendere, e avrei voluto vedere come avrebbero potuto non rispondere ad un attacco così feroce e diretto.
Riportiamo, qui di seguito, il testo integrale della lettera, della quale consigliamo la lettura solo ad un pubblico adulto (e forte di stomaco), insieme alla risposta del presidente degli arbitri Cesare Gussoni, e una breve traduzione chiarificatrice da parte dell'autore di questo blog (che sono io).

"Nel corso di questo e del precedente campionato la Juventus ha sempre cercato di attenuare le tensioni nei confronti del mondo arbitrale, evitando di trascendere in polemiche animose e accettando con fair play decisioni anche controverse. Un atteggiamento che, purtroppo, alla luce dei fatti di Reggio Calabria deve essere riconsiderato.
Ancora una volta, nel corso di questa stagione, la Juventus è stata danneggiata in modo irreversibile dalle decisioni del direttore di gara. Il ripetersi di episodi così gravi impone di richiedere un intervento dei massimi organismi federali a garanzia della regolarità del campionato e a tutela dell'impegno e della professionalità dei giocatori, dei tecnici, dei dirigenti della Juventus.
La Federcalcio ha il dovere di vigilare sul rispetto delle regole e di garantire la lealtà della competizione sportiva, messa in discussione dall'inadeguatezza di parte della classe arbitrale. Alcune decisioni dei direttori di gara stanno confermando un dubbio sollevato da più parti: e cioè, che nei confronti della Juventus non vi sia un atteggiamento sereno e adeguato alla serietà con la quale la Società e la squadra affrontano i propri impegni. Quel che è certo è che la Juventus non può continuare a pagare colpe per le quali ha già scontato una pena estremamente severa e dalla quale si sta risollevando anche grazie alla passione dei propri tifosi, che legittimamente chiedono rispetto.
Oggi, in una fase decisiva del campionato e in prossimità di decisioni strategiche per il futuro finanziario della Società, la Juventus richiede che la Federcalcio prenda provvedimenti immediati ed efficaci per sanare una situazione gravemente compromessa.
Bisogna ritrovare fiducia nella classe arbitrale e ridare slancio al calcio italiano. Un mondo che si basa sulla passione, sull'impegno ma anche su competenze e professionalità che non possono essere frustrate da una componente che si ostina a chiudersi alle novità e a reagire con irritazione alle critiche".

Traduzione del Trillo:

Sono due anni che lo prendiamo in culo e in fondo non ci pareva così male. Dopo sabato sera, però, avremmo pensato di rifletterci un pochino: sempre se non disturbiamo, ovviamente.
Quest'anno, rispetto all'anno scorso, lo stiamo prendendo in culo con una maggiore regolarità e decisione dai sodomizzatori che, una volta, erano pappa e ciccia con i nostri vecchi dirigenti (la banda di truffatori, ricordate?). Ma noi li abbiamo cacciati, i truffatori.
La maitresse di questo bordello chiamato campionato del nuovo calcio pulito ed Onesto dovrebbe vigilare meglio sui sodomizzatori, i quali (forse nella foga dell'amore) vedono il nostro deretano grande come il tunnel del Monte Bianco e , con il loro ottovolante a forma di fischietto (ma con la punta tonda e che non fischia), ci si infilano avanti e indietro a tutta birra, manco fossero a EuroDisney.
Quel che è certo è che un pochino brucia, ma non pensiate che noi siamo qui per fare casino o lamentarci, ci mancherebbe. Pensavamo di avere pagato abbastanza andando in serie B come ci ha detto Vocalelli, con due scudetti in meno come ha voluto Guido Rossi, con la distruzione della squadra e l'evaporazione di decine di milioni di euro come hanno deciso i proprietari - più o meno legittimi - della nostra baracca bianconera. Non è stato molto, lo sappiamo, ma lo abbiamo fatto con il cuore, e come ben saprete è il pensiero che conta.
Solo che oggi, dovendo decidere che cazzo dire ai tifosi che ci chiedono notizie sul nuovo stadio e sui bidoni marci che abbiamo comprato a cifre folli (e quindi andranno rimpiazzati da giocatori seri), ci rendiamo conto che se non arriviamo almeno quarti ci conviene scappare in Bolivia, perché la Juve rischia di sparire davvero, stavolta. E pure noi.
Se è il caso, pensiamoci seriamente ad ingaggiare arbitri stranieri per le partite della serie A. Noi della Juventus lo abbiamo fatto. Abbiamo sostituito un manager italiano (torinese e con i controcazzi) con uno straniero (francese e basta).
Come dite? Com'è andata? Ma che importa, era così per dire.

Il presidente dell'Aia Cesare Gussoni ha replicato alla lettera aperta di Cobolli Gigli e Blanc tramite un'agenzia delle 22.30 di domenica sera:

"La lettera? Mi rifiuto di commentarla. Consiglio a tutti di non prendere mai decisioni a caldo".

Traduzione del Trillo:

"Non ci rompere i coglioni, Mimo".

Li abbiamo terrorizzati, eh?

domenica 24 febbraio 2008

Uomini ad hoc.


Tre anni fa, secondo una leggenda metropolitana alimentata dalle millanterie telefoniche di Luciano Moggi (ma poi smentita dagli stessi protagonisti, cioè l'arbitro Paparesta più un'altra mezza dozzina di testimoni oculari presenti quella sera), un arbitro venne chiuso a chiave negli spogliatoi a causa delle sviste a senso unico che costarono alla Juventus la sconfitta per 2-1 contro la Reggina.
Anche stavolta, stesso stadio, stesso avversario, stesse sviste, stesso risultato finale, nessuno chiuso negli spogliatoi da nessuno. E' cambiato solo l'arbitro, rispetto ad allora, ed è straordinario osservare come certi intrecci di questa fiction, iniziata nel 2006, siano degni di Beautiful, dove la mamma della mamma si sposa lo zio del papà (ma si tromba il cognato del nipote, che ha una storia con il nonno del lattaio che è l'ex amante della figlia). Un troiaio, insomma.
Paolo Dondarini è colui che i giornali, grazie ad un "taglia e cuci" degno del compianto Gianni Versace, dipinsero come amico della Juventus, per ordine del suo capo di allora (Pierluigi Pairetto).
Il "taglia e cuci" è quello della famosa intercettazione nella quale Pairetto si raccomandava: "Devi vedere anche quello che non c'è". Peccato che, come si capisce perfettamente dalla lettura integrale della conversazione, le raccomandazioni di Pairetto fossero riferite non già alle attenzioni da riservare alla Juventus, bensì al fatto che due giorni dopo quel Sampdoria-Juventus del settembre 2004 Paolo Dondarini avrebbe dovuto essere nominato arbitro internazionale. Pairetto era stato un suo sostenitore per quella nomina, pertanto lo esortava a non commettere errori proprio quel giorno, quando verosimilmente avrebbe avuto gli occhi dei grandi capi puntati addosso per il giudizio finale.
Un modo tipicamente italiano di raccomandarsi e di pararsi il culetto, quello del designatore torinese, che venne trasformato dalla stampa in un torbido inganno pro-Juve da parte dei due.
Per chi ritiene insufficiente o poco convincente questa chiave di lettura della telefonata Pairetto-Dondarini, oltretutto, esiste un documento ancora più attendibile in proposito. Si tratta delle considerazioni che il procuratore torinese Marcello Maddalena allegò al fascicolo di chiusura delle indagini - prima di inoltrarlo per conoscenza alla FGCI - nel luglio 2005. Lo trovate al link dell'ottimo articolo di Mario Incandenza per ju29ro.com.
Ma torniamo a ieri sera. Domando ai giustizieri della notte pre e post calciopoli: il Paolo Dondarini che, secondo le teorie colpevoliste anti-juventine, contribuiva ad alterare i campionati dispensando favori a strisce bianconere, è lo stesso che ieri sera non ha visto due rigori (e mezzo) a favore della stessa Juventus, fischiandone uno generoso e letale (letale per noi) pro-Reggina, a due minuti dalla fine del recupero? E' lo stesso che, sempre ieri sera, ha espulso Cristiano Zanetti (giustamente) per un fallo di frustrazione ai danni di Nicola Amoruso un istante prima del fischio finale, dopo avere ignorato un'entrata da rosso diretto su Raffaele Palladino nel momento di maggiore forcing offensivo da parte dei bianconeri alla ricerca della vittoria, con i calabresi alle corde ed incapaci di uscire dalla propria metà campo da almeno mezz'ora? Cos'ha da dire il designatore senza macchia (e senza capelli) in proposito?
Siamo al paradosso, ormai, con i protagonisti della farsa infinita sempre più somiglianti a quelle biro tanto di moda diversi anni fa. Quelle biro che da una parte scrivevano e dall'altra cancellavano.

Con quello stesso strumento potevi fare una cosa (scrivere) ma anche il suo contrario (cancellare). In modo che il compitino, alla fine, fosse bello pulito, ordinato, senza errori, senza antiestetici scarabocchi.

sabato 23 febbraio 2008

Rassegna stronzi.


Grazie a Marmas del Team ju29ro, che su Radio Radio ha avuto la fortuna di ascoltare alcune palle degne di monsieur Ah, voilà Blanc quando promette campioni e stadio nuovo.
A proposito di bilanci e plusvalenze Oneste, infatti, il grandissimo vice-direttore della carta da culo rosa Ruggiero Palombo (uno che non toccherei nemmeno con la punta dell'ombrello per quanto mi fa schifo), ha affermato:

1) L'Inter è stata prosciolta perchè " il fatto non sussiste"

2) Le operazioni di "maquillage finanziario" (testuale) non erano finalizzate al falso in bilancio perchè
la società ha sempre ripianato con soldi freschi le passività

3) Il Gup ha preso una decisione improntata al buon senso perchè l'Inter
mette ogni anno sul tavolo dagli 80 ai 100 milioni freschi.

Un bel vaffanculo anche a te, Ruggiero. Ma ce l'avete una coscienza, fra tutti?

venerdì 22 febbraio 2008

Aiutiamo Giovanni.


Tratto da Libero del 22.02.2008:

di Luciano Moggi

Lo hanno scoperto i navigatori del web su You Tube, ne ha parlato diffusamente Gigi Moncalvo al “Processo di Biscardi” e debbo dire che quando l’ho sentito, neanche io credevo alle mie orecchie. E’ il video di un forum al “Corriere dello Sport” con il presidente della Juventus Cobolli Gigli. Risale ai primi di dicembre e, finora, se ne era avuta notizia solo attraverso il resoconto cartaceo che non diceva tutto e qualcosa diceva in maniera incompleta e sibillina. Cobolli Gigli spiegava perché la Juve non era andata al Tar e ad altri organismi di giustizia sovranazionali, osservando anzitutto che “alcune importanti autorità dello sport, e lo stesso commissario Guido Rossi, avevano emesso sentenze prima ancora che cominciasse il processo”; in secondo luogo che “leggendo i giudizi sportivi ci siamo trovati poi di fronte a una somma di tanti peccati veniali e a nessun peccato mortale” e quindi “ad una serie B che come pena era superiore a quello che avremmo meritato”. E allora ? Ecco la rivelazione inattesa : “ In lunghe conversazioni telefoniche, Vocalelli (direttore del Corriere dello Sport) mi ha aiutato a convincermi che ad un certo momento devi accettare una situazione sia pure amara, bere e andare avanti”.
Ora, io non so se trovandosi al “Corriere dello Sport” Cobolli Gigli abbia in certo modo ecceduto sull’opera di convincimento fatta da Vocalelli, ma poiché non si può pensare che il presidente della Juve cambi opinione e antefatti a seconda del luogo in cui si trova, bisogna stare a quello che dice. In tal senso l’hanno presa i tifosi juventini, che si sono sfogati a tinte forti nei loro siti. D’altra parte Cobolli Gigli, sempre nello stesso forum, ha detto che i tifosi juventini più anziani, tra i quali si è inserito anche lui (proprio così !), erano e sono “rancorosi”, che per loro la Juve doveva andare avanti nei ricorsi e doveva farsi restituire i due scudetti che, guarda un po’, anche Cobolli Gigli ritiene “vinti sul campo”.
Tra le reazioni furibonde dei tifosi juventini (veri), molte non sono pubblicabili, almeno in questa sede, ma il senso ruota intorno ad un unico concetto, “i nemici la Juventus li ha in casa, loro hanno voluto la serie B, i due scudetti in meno, l’umiliazione”. E’ intervenuta anche l’associazione “giulemanidallajuve” tramite il presidente Giuseppe Belviso, che giudica quelle dichiarazioni “gravemente lesive degli interessi dei piccoli azionisti” e sostiene che da esse emerge che Cobolli Gigli “riteneva le decisioni della FIGC illegittime” e tuttavia “decise di non tutelare l’immagine del club, ritirando il ricorso al Tar, grazie ai consigli del direttore di un giornale”. Qualcuno l’ha messa sull’ironia :”Ha parlato con Vocalelli, se si faceva convincere da Verdelli andavamo in serie C”, altri hanno ricordato il ringraziamento di Blatter a Montezemolo, quando il presidente della FIFA disse : “E’ merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juve non si è rivolta ai tribunali ordinari”. Anche in questo caso la reazione dei siti juventini fu furibonda. “Almeno adesso – diceva un messaggio – sappiamo nome e cognome di chi dobbiamo ringraziare”.
In questa vicenda voglio rimarcare quello che più mi ha sorpreso. Nel resoconto cartaceo che fu dato di quel forum (resoconto recuperabile ancora sul web) le parti dolenti di cui sopra sono riportate in tutt’altro modo. Nessun riferimento alla valutazione fatta da Cobolli Gigli sulla “somma dei peccati veniali e nessun peccato mortale” e dunque sulla sproporzione tra l’accusa e la sanzione. Ma, attenzione, sul punto delle conversazioni pregresse con Vocalelli, il resoconto dice esattamente quanto segue : “Non era semplice accettare la B e il direttore Vocalelli ricorderà quanto ne abbiamo parlato anche con lui” e più avanti “abbiamo deciso di prendere la B, ricordo bene le molte telefonate anche con il direttore Vocalelli: insomma, abbiamo capito anche grazie a chi ci è stato vicino che ogni tanto bisogna mandare giù un calice, anche se amaro”. E dov'è l’opera di convincimento di Vocalelli ? Dov’è la parola (epurata) in cui Cobolli Gigli nel video dice: “mi ha aiutato a convincermi (ripeto, convincermi) ad accettare” ? Sparita, cassata, e a questo punto mi chiedo il perché. Chi ha avuto paura di scriverla ? Eppure la dichiarazione è chiarissima, non si presta ad alcun dubbio, a meno che Cobolli Gigli non abbia detto più di quello che era avvenuto (e sarebbe altrettanto grave), ma in quel caso Vocalelli avrebbe dovuto “correggere” la portata della dichiarazione già nel forum.
Sta di fatto che i tifosi bianconeri hanno ora le idee chiarissime, sanno che la Juve si è fatta convincere a non andare ai ricorsi non solo dalle “autorità sportive”, le stesse che avevano emesso sentenze anticipate, ma anche dai giornali e, segnatamente, dal “Corriere dello Sport”. Quotidiano stimabilissimo, ma sorprendentemente di un bacino di utenza lontano da Torino, e per questo interessato editorialmente e precipuamente ad altre tifoserie. Quello che Cobolli Gigli non dice è che la rinuncia della Juve a difendersi ad oltranza ha dato vita parallelamente all’ampia piattaforma sulla quale Moratti lancia le sue periodiche accuse, ale sue rivendicazioni di altri scudetti (non c’è limite alla faccia tosta), anche quelli persi incipientemente da lui e dalla sua “armata Brancaleone” dell’epoca.
Allo stesso modo suggerisco a quegli stessi tifosi di inviare un caloroso ringraziamento a Gigi Moncalvo per aver portato in televisione quella vicenda. Nella sua appassionata “requisitoria” Moncalvo giudica il video “un documento allucinante” e afferma che il presidente di una Spa quotata in borsa, che dice le cose che ha detto Cobolli Gigli, che riconosce di essersi fatto condizionare nelle sue scelte dal direttore di un giornale, dovrebbe essere immediatamente rimosso.

giovedì 21 febbraio 2008

Gente doc.


Mi alzo presto, parto per Vinci (quasi 300 km.), mangio al volo, arrivo all'Istituto e mi trovo davanti due opzioni. La prima è una ventitreenne molto carina, stordita dalla notte passata in discoteca fino a poche ore prima. Miopia e astigmatismo bassi, riflesso pupillare ottimo e nessun problema che non sia il volersene andare a dormire un po'.
La seconda opzione è un ricercatore universitario sotto i cinquant'anni, con un sorriso che sembra Simona Ventura dopo una seduta di sbiancamento delle zanne ma completamente calvo. Ambliope in un occhio, causa un astigmatismo di sei diottrie e mezza più due di miopia: raro come un'idea di Blanc o Cobolli. Dice che la colpa è in gran parte del suo papà, perché non gli ha mai fatto portare gli occhiali quand'era bambino. Detestava gli occhiali (il suo papà), e poi a quei tempi si dava più importanza ai denti e ai pidocchi. In effetti, con quel sorriso, i conti mi tornano: coi capelli, molto meno. Vabbè, cavoli suoi.
Mi tocca la ventitreenne, bingo! Finito con lei, mentre il mio amico gobbo ma non ancora de-normalizzato (con il quale ho fatto il viaggio) si becca il nemico dei pidocchi e della carie, raggiungo e conosco una gobba di quelle che normalizzate non lo saranno mai, e ce ne fossero a 'sto mondo: una Ju29ra.
Si fanno quattro chiacchiere, si legge un po' di Gazzetta, un paio di minuti di raccoglimento davanti al poster di Cobolli Gigli che tengo attaccato al portellone dell'auto. Ci salutiamo, sperando di rivederci presto, magari insieme a tanti altri rancorosi sobillatori come noi.
Arrivo a casa, sono stanchino ma soddisfatto. Ho evitato l'ambliope e ho conosciuto di persona un altro pezzo di questo meraviglioso puzzle, sempre meno virtuale, che è il gruppo di Ju29ro.com.
Scarico la posta sul computer, e non so perché mi viene in mente di dare un'occhiata al sito col sorriso juventus.com. Sarà che non mi fanno mai ridere, sarà che mi fanno ridere quasi sempre. Ecco cosa mi appare: è quel coso nella foto, che sembra la madonnina di tutti i members da tenere nel portafoglio insieme alla tessera del tram.
Un pezzo (e la faccia) di un altro puzzle. Di quello, stomachevole, dei tifosi vip, spesso presentati come tali non da se stessi, ma direttamente dalla Casa Madre dello smile di Corso Galileo Ferraris.
Linus, Massimo Giletti, Eros Ramazzotti, Ezio Greggio, e via così. Tutti tifosissimi, informatissimi, orgogliosissimi, pentitissimi, dispiaciutissimi ma fiduciosissimi. Tutti tifosi doc, come recita l'immagine (per la quale, come sempre, scongiuro il signor LaPresse di non prendersela male se mi permetto di postarla e commentarla).

Tifosi doc-azz.

mercoledì 20 febbraio 2008

Ordinary day.


Dài tifosi, rimontiamo insieme (Julio Cesar).

Non è ancora finita, possiamo farcela (Il raccomandato col ciuffo).

Al ritorno, San Siro come Anfield (Il petroliere Onesto).

Non drammatizziamo (Cordoba, riferito sia al proprio infortunio che al risultato).

Chi mi ha deluso di più? L'arbitro (Il petroliere Onesto).

Il precedente del 1965 casca proprio a fagiolo. A volte la storia si ripete (Il raccomandato col ciuffo).

Dovremo specializzarci a giocare in dieci (Il petroliere Onesto).

Il rigore per fallo di mano di Vieira? Non c'era, per almeno due motivi: Gerrard era vicinissimo, e poi Vieira si proteggeva il volto (L'arbitro Tombolini su Rai Due, succursale di Inter Channel).

Beh, grazie tante: giocare a Liverpool per un'ora in dieci non è mica semplice (Un tifoso dell'Onest-TIM al bar, stamattina).

Guarda che anche nella prima mezz'ora la palla non l'avete mai vista (Il barista al tifoso dell'Onest-TIM).

Ibra, nelle occasioni che contano, sparisce (Un milanista al bar, l'altro ieri).

Ho visto una grande Inter, eroica, per 84 minuti (Il petroliere Onesto).

Mancini dopo una figura così dovrebbe essere esonerato (Danilo Sarugia, subito accusato di disfattismo).

Non mi importa se Mancini ha vinto due scudetti consecutivi (Danilo Sarugia, a chi lo accusava di disfattismo)

Due scudetti consecutivi? Quando? (Trillo).

E' colpa dell'arbitro (Il giornale igienico diretto da Lupo De Lupis).

Cos'è andato storto? Chiedetelo a Materazzi (Zlatan Ibrahimovic).

Da queste poche pillole di vita vissuta tra l'altro ieri e stamattina, io traggo una conclusione: sarà meglio che qualche uomo abbronzato (con la moglie abbronzata), appassionato di bagnarole a vela, inizi a valutare seriamente la possibilità di INTERcettare il telefono di chiunque anche oltremanica.
Ci deve per forza essere un Loocheeano Mawgee che - in combutta con un Tony Geerowdo, più alcuni sodali di una molto poco british Cupola del malaffare - trama e rovista nella melma del pallone extra italico, ovviamente a loro danno. Mawggeeopoli.
Non è possibile che in Italia siano una corazzata e in Europa si trasformino nel canotto delle Winx.

Senza quella banda di truffatori, avremmo vinto anche le Champion's League del 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007 (Il petroliere Onesto, quando usciranno su Repubblica le nuove intercettazioni "europee" dalle quali prenderà il via il prossimo processo sportivo di euro-calciopoli).

Commissario straordinario dell'UEFA sarà, manco a dirlo, Gueedow Rossee.

martedì 19 febbraio 2008

E allora perché?


Visto quanto afferma il Mimo nel filmato del post qui sotto, domandiamo:

Perché l'avvocato con la faccia da banconota da 1000 lire dice che "le carte ci condannavano alla serie C"? Si riferisce forse alle carte della Maga Clara?

Perché l'avvocato con la faccia da banconota da 1000 lire non ci esibisce quelle dannate carte una volta per tutte, così fa un figurone e ci tappa la bocca in un sol colpo?

Perché avete pagato all'avvocato con la faccia da banconota da 1000 lire, per il disturbo di non difenderci, la modica cifra di 504mila euro?

Perché Boniperti, intervenendo all'assemblea degli azionisti, confermò che le carte ci condannavano alla serie C - lui che pensa di di essere il più juventino del mondo - prendendo in giro tutti (per ignoranza o malafede, ma che importa)?

Perché non uno dei giocatori, sempre osannati per le più banali cretinate, tipo baciare la maglia o parlare con gli uccelli o volare a caccia di palloni in mezzo ai furgoncini, ha mai detto mezza parola per denunciare questo schifo?

Perché non avete mai detto mezza parola contro chi ci accusa, ci infanga, ci sputtana, ci sbeffeggia senza soluzione di continuità, continuando il lavoro iniziato nel 2006 da Guido Rossi con l'unico obiettivo di marchiare la Juventus come ladra e i suoi successi come fasulli per sempre?

Perché non avete mai detto mezza parola per difendere l'operato di chi quei successi li rese possibili, come se si trattasse di vermi con la peste da non poter toccare più nemmeno attraverso una telefonata, come non succede manco ai mafiosi accusati di strage?

Perché avete lasciato che una delle figure più significative della storia bianconera (Roberto Bettega) scomparisse dalla scena senza nemmeno provare a trattenerlo, proprio quando la sua competenza e la sua esperienza avrebbero fatto comodo al rilancio di una squadra sfasciata da quella che voi stessi definite un'ingiustizia?

Perché avete lasciato che un manager serio e capace come Antonio Giraudo venisse trascinato dentro a quelle accuse farneticanti, chiaramente con il solo scopo di rendere possibile l'omicidio della Juventus, bruciandolo come un pivellino qualunque?

Perché infangate la memoria dell'Avvocato Agnelli continuando a sostenere che sarebbe orgoglioso di questa Juve, quando sapete benissimo che questa Juve è il frutto di un'ingiustizia che uno come lui non avrebbe mai permesso?

Perché definite "rancorosi" quei tifosi che non vi perdonano queste scelte, insieme a tante altre, quando siete voi stessi - in un momento di ingenua sincerità che non si capisce se sia scemenza o provocazione - ad ammettere che le cose, in effetti, stanno come diciamo noi?

Perché, se le cose stanno come diciamo noi, lo avete negato ad oltranza per mesi e mesi, per poi venirvene fuori a tempo scaduto con la novità che sì, a conti fatti, le cose stanno davvero come diciamo noi?

Ma come cazzo state? Ma quando ve ne andate?

lunedì 18 febbraio 2008

Juventini veri.




Tombola!
In un incontro avvenuto alla redazione del Corriere dello Sport, il Mimo ha candidamente affermato ciò che vi riservo la sorpresa di scoprire visionando il filmato qui sopra, scovato su You Tube da un utente del forum j1897.com e ripreso da andrealoca sul blog di ju29ro.com.
Ovviamente nessun organo di informazione si è preso il mal di pancia di pubblicizzare la cosa, nonostante la tavola rotonda si sia svolta quasi tre mesi fa, lo scorso dicembre 2007.
Il passaggio più allucinante (anche se conferire un ideale primo premio ad un pensiero - tra i tanti - del presidente senza senso Cobolli Gigli, sarebbe proibitivo anche per la Commissione per il premio Nobel), è quello dove il Mimo rivela di avere preso atto della necessità di bere l'amaro calice della serie B, a prescindere dall'esistenza di elementi oggettivi che la giustificassero, dopo lunghe telefonate intercorse tra lui e Alessandro Vocalelli, direttore del Corriere dello Sport. Sì, avete capito bene: il direttore di un quotidiano sportivo.
Sappiamo bene, specialmente dopo la dichiarazione fatta da Sepp Blatter il 23 dicembre scorso, che la parola definitiva in merito alla necessità di desistere da qualsiasi proposito di ricorso contro le sentenze di calciopoli fu detta dall'emetico di Maranello amico degli Onesti. Non siamo così ingenui da non capire, specialmente avendo studiato bene la materia in tutti i suoi risvolti più o meno vicini al calcio, che di cattivi consigli alla dirigenza col sorriso di Corso Galileo Ferraris ne arrivarono a bizzeffe, in quei giorni, e da più parti.
Il fatto che però il Mimo - evidentemente privo dei requisiti minimi di intelligenza che dovrebbero appartenere al presidente di una società con decine di milioni di tifosi nel mondo - riveli un particolare così agghiacciante, avendo poi la pretesa di convincerci a voltare pagina senza nulla pretendere, rende ancora più imperdonabile e inaccettabile l'epilogo (anzi il capitolo, mi auguro) di quella storia di mezza estate.
L'amichevole, o fraterno, o magari solo freddo e disinteressato consiglio di accettare un'ingiustizia colossale - e la conseguente distruzione del sogno di tanti appassionati - non giunse quindi da un'autorità sportiva o politica, bensì da un giornalista. Tanto per dimostrare, a chi ancora avesse dei dubbi in merito, quale sia stato il peso specifico della disinformazione (carta stampata, TV e radio), nello svolgimento di quella Santa Inquisizione del calcio, il cui copione fu scritto e portato a termine in fretta e furia, ma con precisione chirurgica.

Buona visione.

venerdì 15 febbraio 2008

Ragionamenti con la condizionale.



Quali favori arbitrali? Che colpa abbiamo noi se la Roma perde 3-0 a Siena?

Parole e musica del pregiudicato, che oltre ad avere sporcato la propria fedina penale con la ricettazione del passaporto falso di Recoba beccandosi sei mesi con la condizionale (commutati in multa: un classico della casa - la sanzione pecuniaria disinfettatutto - per gli Onesti), gode dei "benefici di legge" anche quando si addentra nel campo, per lui ben più ostico e sconsigliabile, del semplice ragionamento.
Siccome il prossimo 26 aprile milioni di tifosi bianconeri festeggeranno dieci anni tondi tondi di mantecatura dei propri coglioni da parte dei piangina Onesti (che nemmeno Gualtiero Marchesi sarebbe riuscito a superare, con tanto di foglia d'oro finale, magari), butto lì due dati statistici giusto per risvegliare dal coma le menti suonate da troppa Onestà.
Dopo quel Juve-Inter (a proposito: l'episodio Iuliano-Ronaldo avvenne sul punteggio di 1-0 per la Juve, e la Juve era prima in classifica con un punto di vantaggio), rimanevano ancora da disputare tre partite.
La Juve collezionò un pareggio a Vicenza (0-0), una vittoria in casa con il Bologna (3-2), e un altro pareggio (1-1) a Bergamo con l'Atalanta. In totale 5 punti.
Se l'Onest-Tim (che si scriverebbe Team, ma con voi rende meglio la mia versione italianizzata) avesse vinto tutte e tre le gare rimanenti (Piacenza ed Empoli in casa, Bari in trasferta), sarebbe arrivata allo spareggio, senza se e senza ma.
Che colpa abbiamo noi se invece l'Onest-Tim pareggiò la prima, perse la seconda e vinse solo l'ultima partita di quel trittico irrestibile?
Da lì a poco, tanto per completare il quadro della stagione dei veleni, la Juventus andò ad Amsterdam a giocarsi la finale di Champion's League contro il Real Madrid (la terza consecutiva, sempre perchè la banda dei truffatori allestiva squadre del cazzo che rubavano ma non erano forti, ovviamente). Finì 1-0 per le meringhe, con un gol di Mijatovic in fuorigioco di un metro.
Il prossimo 20 maggio, milioni di tifosi bianconeri festeggeranno dieci anni tondi tondi di silenzio assoluto su quell'episodio. Altro che risottino alla foglia d'oro.
In quanto al pregiudicato, visto che la Cassazione, lo scorso anno, ha stabilito che non rappresenta un'offesa, gli dedico il solito sentitissimo e rigenerante vaffanculo, aggiungendo anche la versione sonora da utilizzare nel caso fosse sordo, non potendo seguire il mio labiale.

Perché sordo, vi chiederete. Perché a giudicare dalle intercettazioni Oneste, muto lo era di sicuro. Clicca qui, mediano.

Base o accessoriata?


Letto su La Stampa.it, 12.02.2008:

SIMONE STENTI
Vincere con due gol di due campioni del mondo, Camoranesi e Iaquinta, e con la porta blindata dal portiere più forte del pianeta significa scoprire l’acqua calda: i fuoriclasse risolvono le partite. Questo spero sia chiaro anche in sede di mercato: meglio investire su un giocatore capace di far fare il salto di qualità, piuttosto che disperdere le forze su fronti diversi, allargando la rosa senza alzare il tasso tecnico. Credo che questo sia il suggerimento più prezioso in vista di giugno: un’altra estate come quella scorsa non possiamo accettarla. Ma permettetemi di non parlare di Udinese-Juve, nonostante la gioia di una vittoria più pratica che bella (il gioco latita da troppe settimane: che sta succedendo?).
Veniamo dall’ennesima, stucchevole settimana di velenose polemiche. Massimo Moratti continua a macerarsi in un ingiustificabile rancore. Invece di godere di un’era in cui tutto arride all’Inter, si macera con un passato che ormai è storia.
Non è di lui e dei suoi tormenti però di cui voglio parlare. Voglio parlare di noi. Noi juventini, dall’ultimo dei tifosi (io) al primo (il presidente Cobolli Gigli). Diciamo unilateralmente basta. Ritiriamoci dalla polemica. Non rispondiamo neppure più: dimostriamo anche in questo caso la superiorità che da sempre contraddistingue la nostra storia.
Da oggi noi non voltiamoci mai più indietro. Guardiamo solo al futuro. Gli altri blaterano? Affari loro. Ci provocano? Non troveranno sponde. Poi, quando i tempi saranno più maturi, li inviteremo al nostro tavolo e promuoveremo quella riconciliazione di cui personalmente sento pressante bisogno.
Il primo passo, Presidente, però lo faccia lei: taccia e non polemizzi. Glielo chiede la parte sana della tifoseria. Anzi, sia lei a promuovere il deponete le armi. Così non si può più andare avanti. Per il bene del calcio italiano, della Juve. Nostro.


Letto nel mio cervello, 14.02.2008:

Leggere l'ennesima perla normalizzatrice sulle colonne di una testata che è l'organo di informazione di proprietà della Fiat, e quindi anche della nuova Juventus, è come scoprire l'acqua sporca: i dipendenti della famiglia Elkann e di Lucky Luke Montezemolo hanno da tempo, come missione esistenziale, l'obbligo di ricoprire con abbondante sterco la Juve della Triade, incensando senza freni quella sgangherata e incapace di nuocere della compagnia dello smile.
Questo spero sia chiaro anche in sede di assunzioni alla casa editrice Itedi (La Stampa, appunto): meglio investire su personaggi di comprovata inclinazione mistificatoria della verità, piuttosto che disperdere il lavoro di quasi due anni tirandosi in casa gente nostalgica e frustrata, magari al punto da pretendere di raccontare verità inconffessabili alla platea dei reduci di calciopoli, armati di sorriso, bandierina con 27 scudetti e sacchettino di cenere dove intingere il capo tutti i giorni dopo i pasti. Un altro ciclo di vittorie in Italia e in Europa come quelle ottenute tra il 1995 e il 2006, non si potrebbe sopportare.
Ma permettetemi di non parlare dei soliti professionisti della disinformazione, più funzionali ai progetti dei loro padroni che al bene pagato quotidianamente dai loro referenti (al prezzo di un euro, più una fetta della propria fiducia): i lettori.
Il petroliere Onesto di Milano, in preda al delirio di onnipotenza che, fino a poco tempo fa, attribuiva ai suoi acerrimi nemici a strisce bianconere, ha definito "banda di truffatori" i dirigenti della Juventus pre-farsa, rivendicando lo scudetto del 2002 più - parole del raccomandato Roberto Mancini - qualche altro campionato. Quale, probabilmente, ci sarà svelato alla prossima esternazione Onesta, che non dovrebbe tardare ad arrivare.
Le fanfare torinesi, perfettamente entrate in simbiosi con gli amici degli amici dei loro padroni, ci esortano a fingere di non sentire. A non voltarci indietro continuando a guardare avanti, come se non sapessimo bene che è proprio da dietro, casomai, che i pericoli più seri arrivano e ti uccidono, non tanto in campo (magari con le sembianze di Materazzi) quanto fuori dal campo (magari con le sembianze di una compagnia telefonica più un gruppetto di amici dei salotti buoni).
Dovremmo assumere quell'atteggiamento di superiorità e signorilità che era proprio dell'Avvocato, mi pare di intendere ascoltando questo nauseante consiglio, e non vorrei che qualche strano individuo abituato alle stranezze (dagli hobby del fratello fino ai nomi affibbiati ai figli), pensasse di potere ripercorrere le orme del nonno scimmiottandone gli atteggiamenti come fanno gli scimpanzè del circo prima della foto ricordo in compagnia degli spettatori.
L'apparente distacco con il quale gli Agnelli (quelli veri, quelli quasi estinti) vivevano le accuse velenose dei loro nemici, derivava da un innato carisma abbinato ad una mastodontica autorevolezza, conquistata in prima persona al cospetto dei protagonisti della storia italiana e mondiale del secolo scorso.
Erano quelli i fattori che sconsigliavano chiunque avesse, anche per un solo istante, pensato di tradurre in parole da bordello pensieri o concetti beceri come quelli ultimamente tanto cari al petroliere Onesto.
Quando questo paladino dell'Onestà con i bilanci sfondati, i pregiudicati a libro paga, le quotazioni in borsa con la sorpresa, gli arbitri a favore ma onestamente, e la faccia da cartoon della Pixar che non è così grave perché poteva sempre andargli peggio (o forse no), quando Onestolo - dicevo - avrà finito di innaffiarci la faccia e la storia con le scorie delle sue lavorazioni ecologiche della valle degli orti di Sarroch, lo inviteremo al tavolo per riconciliarci, cosa della quale Simone Stenti sente tanto il bisogno.
Il mimo Cobolli taccia e non polemizzi, dice Stenti a nome della parte sana della tifoseria. Non sentivamo il bisogno di questo novello "portavoce", autoproclamatosi rappresentante di qualcosa di più della sola propria persona senza averne chiesto l'autorizzazione agli interessati.
Io, a stento, riesco a dirgli di tacere e basta , al Mimo, che sarebbe già una piccola conquista per tutti quanti.

A Stenti, invece, dico che ha ragione: non ne possiamo più. Non ne possiamo più di leggere roba come questa.

P.S. Se qualche lettore vizioso non fosse soddisfatto della versione "base" della riposta a Simone Stenti, può ottenere la versione accessoriata, con dedica musicale all'informazione italiana e senza sovrapprezzo, semplicemente cliccando qui.

giovedì 14 febbraio 2008

Eri uruguayano, adesso sei italiano, il passaporto truccalo...

Visto sul blog del Mago, che lo ha visto su ioruboilcampionato.




Rubala, la partita rubala,
un rigore a partita,
è una storia infinita,
la partita rubala

Falsalo il campionato falsalo
vincerai lo scudetto
solo grazie al fischietto
il campionato falsalo

nerazzuri
noi ruberemo qui
nerazzuri

ladri come te
nerazzuri

non fateci soffire
ma va bene ruberemo insieme

Gonfialo, il bilancio gonfialo
tanto cambia la legge
siamo tutti prosciolti
il bilancio gonfialo

Imparalo, l'italiano imparalo
nerazzurro ha due erre
siamo tutti ignoranti
l'italiano imparalo

nerazzuri
noi ruberemo qui
nerazzuri

ladri come te
nerazzuri

non fateci soffire
ma va bene ruberemo insieme

Truccalo, il passaporto truccalo
eri uruguaiano
adesso sei italiano,
il passaporto truccalo


mercoledì 13 febbraio 2008

Danni collaterali.


Non per andare contro corrente, ma cosa volete dalla vita, un Lucano?
Roberto Beccantini si lagna dello spezzatino in programma prossimamente sulle pay-TV per le partite di campionato, programmate a tutte le ore del giorno e della notte.
Bene, allora ribalto la questione: chi è che paga le campagne acquisti e gli stipendi deliranti delle squadre di calcio planetarie?
Stabilito che non esistono più i mecenati disposti a buttare valanghe di miliardi dentro alla caldaia inesauribile della passione, cosa dovrebbero fare le tanto vituperate televisioni per potersi permettere di ingrassare le tasche dei presidenti senza portafoglio di Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze, Napoli, e via dicendo?
Un po' meno ipocrisia sarebbe gradita, anche se l'esperienza di calciopoli ha dimostrato quale pozzo senza fondo siano (quelle sì) la convenienza e la malafede degli addetti ai lavori nel sostenere le proprie ragioni e quelle dei non meglio definiti tifosi.
Berlusconi ha dato un giro di vite al rubinetto dei propri conti correnti, Moratti ha le pezze al culo (carta canta, basta leggersi i bilanci degli Onesti approvati e depositati dall'assemblea dei soci Onesti negli ultimi anni), la famiglia Sensi è stata invitata a trovare una soluzione definitiva per risolvere i problemi finanziari della Roma (un modo carino per suggerire a Franco e Rosella di togliere il disturbo), il moralizzatore Lotito cerca di risparmiare anche sulle bollette della luce, mantenendo in vita la sua Lazio solo grazie alla repubblica delle banane italica che gli permette di rateizzare in centottant'anni i versamenti delle imposte, Della Valle compra solo se chi vende è un amico disposto a regalargli talenti come Mutu per quattro soldi, le piccole stanno in piedi solo grazie al continuo compra e vendi di bidoni come Almiron a prezzi da boutique, la proprietà della Juventus (non riesco nemmeno a nominarli) butta nel cesso i proventi di un aumento di capitale una tantum e, per non smentirsi nella sua inadeguatezza, partecipa a gran parte delle operazioni di mercato demenziali appena descritte. Che si fa, signori miei?
Se l'unico obiettivo sono i soldi, non vedo molte alternative al processo di adeguamento di tutte le società di calcio alle esigenze di chi, tagliando e cucendo le pezze di questo vestito sempre troppo corto per coprire le vergogne di tutti, bene o male finanzia lo spettacolo, mantenendolo ancora su livelli accettabili dal punto di vista dello spettatore. Di quello spettatore che si incavola quando le stelle del doppio passo finiscono alla concorrenza, ma vorrebbe ancora andare allo stadio alle ore 14.30 d'inverno, alle ore 16.00 d'estate, con la sciarpa in una mano e la radiolina nell'altra, il cornetto a cinquemila lire e le divise dei calciatori attillate e senza sponsor, insieme a 70mila spettatori quando lo stadio ne potrebbe accogliere al massimo 50mila e pisciando giù dal secondo anello perché i bagni, una volta pieni gli spalti, sono irraggiungibili fino al fischio finale dell'arbitro.
L'ho fatto anch'io tantissime volte, e non era affatto male, ma da allora si è passati dalla consolle Intellivision (collegata alla TV in bianco e nero) alla Playstation 3 senza fili nel controller (collegata al 42 pollici LCD ad alta definizione).
Lo scenario in arrivo sui nostri teleschermi (quello del calcio reale, non quello dei videogames), dovrebbe fare riflettere una volta di più, semmai, su quei famosi "poteri forti" ai quali faceva riferimento qualcuno, dopo essere stato eliminato dal tavolo di gioco come causa di tutti i mali.
Quando si parlava di queste cose, infatti, qualcun altro sedeva (e siede tutt'ora) con il culo sopra a due sedie (Galliani), comprando la sopravvivenza di tutti gli altri nella veste - anche - di venditore della propria a se stesso, mentre tutti gli altri (Inter e Roma comprese, tanto per citare le più pimpanti nel denunciare l'inciucio Juve-Milan e i derivanti soprusi, salvo approvarne la linea quando si parlava di soldi) erano ben liete di sbottonare un altro po' i pantaloni, pur di avere in cambio qualche spicciolo aggiuntivo.
Perché si fanno carte false per entrare nelle prime quattro e vedersi così aperte le porte per la Champion's League? Per i soldi, of course. Ma chi li mette tutti quei soldi? Paperone? Clarabella? Fra' Cazzo? No, signori miei, quella montagna di soldi li mettono sempre loro, le TV.
Era anche per questa ragione che io, da juventino, confidavo in un futuro straordinario per la mia squadra. Il manager più capace che la Juventus abbia mai avuto in oltre cent'anni di storia - Antonio Giraudo, straordinario proprio perché in grado di mantenerci ai vertici capitalizzando al meglio un patrimonio di passione, quello per la Juventus, che pochi club al mondo possono vantare - aveva impostato un progetto che, congiuntamente al nuovo stadio e ad altri investimenti mirati, avrebbe traghettato la Juventus nella nuova era del calcio.
Quella dei colossi europei e mondiali, del G-14 (prontamente ridimensionato dai nuovi Blatter e Platini, nuovi come Abete, Matarrese e Carraro) e della probabile Super Lega europea. Magari priva di calore e sentimento rispetto agli anni del cornetto a cinquemila lire, quella nuova era, ma l'unica in grado di offrire un tenore di vita sempre e comunque elevatissimo per quei club che vi avrebbero preso parte, e mi dispiace se la Juventus ha qualche decina di milioni di tifosi sparsi in Europa mentre la Fiorentina fatica a raggiungere il milione, esaurendo la propria corsa appena cinquecento metri oltre la riva dell'Arno.
Oggi che probabilmente la Super Lega (per un po', almeno) è stata accantonata, quel concetto base di calcio-spezzatino sta per essere trasferito su scala nazionale alla serie A, come già avviene da tempo nella Premier League inglese, che non mi pare proprio il terzo mondo del pallone.
Non si capisce per quale ragione un ex sport diventato business (come quasi tutto, purtroppo) dovrebbe sfuggire alle regole che regolano qualsiasi business, secondo il mai confessato principio che vorrebbe l'inizio di un mondo migliore, depurato dal turbo capitalismo dove il dio denaro detta le condizioni a tutto e a tutti, cominciando proprio dal pallone.
Lo trovo ipocrita e sgradevole, come trovavo ipocrita e sgradevole la vocazione al "comunismo reale" di tutte le società al di fuori di Juve, Milan e Inter quando si trattavano i diritti televisivi a titolo soggettivo, prontamente riportati alla forma collettiva da quel governo di centrosinistra finito faccia a terra pochi giorni fa, che verso la fine degli anni novanta aveva compiuto lo stesso passo ma nella direzione opposta. Un comunismo reale secondo il quale se cento persone pagano per vedere la partita - ma novanta guardano la mia squadra - il ricavato va diviso in parti uguali, sennò chi ha solo tre abbonati non potrà mai vincere lo scudetto.
Anche Tano Scannaminchia (ve lo ricordate?), che ha un negozietto di elettrodomestici, ha provato a chiedere al gruppo Media World se a fine anno vogliono sommare i loro incassi ai suoi e dividere il tutto a metà. L'ha fatto alzando la voce, addirittura minacciandoli di fare intervenire il governo con un decreto legge.

Gli hanno risposto di levarsi dai coglioni, altrimenti chiamavano i carabinieri.


martedì 12 febbraio 2008

Troppo fumo fa male.


Sebbene la Compagnia dello smile e l'esercito di cortigiani in leccaculosa venerazione delle sue imprese abbiano la stessa verginità di Jenna Jameson, noi tifosi (a proposito: sono in pauroso aumento quelli non normalizzati, n.d.r.), per gli statistici e i fabbricanti di carta igienica rosa, dobbiamo avere le sembianze di tante verginelle.
In coda alla Gazzetta dello Sport, ci si è messa anche l'Adiconsum a stilare la classifica del campionato depurata dalle bufale arbitrali. Secondo questi studi, dall'unico effetto di buttare fumo negli occhi ai pecoroni sorriso-dipendenti, la Juventus dovrebbe stare in testa alla classifica con 13 punti in più, mentre l'Inter dovrebbe essere terza con 6 punti in meno. Praticamente, un distacco di 7 punti separerebbe la capolista virtuale che ride dalla capolista reale che piangina.
Siccome non vorrei apparire, agli occhi dei frequentatori Onesti di questo blog, un demente senza senso del pudore, premetto subito una cosa: è una boiata pazzesca. Io che non sopportavo queste manfrine quando la Juventus dei truffatori era fortissima, allo stesso modo non le digerisco oggi che la Juventus dei simpatici, se non fa proprio cagare, un po' d'aria nella pancia comunque te la smuove.
Una squadra - questa Juve odierna vagamente lassativa - verso la quale sarebbe anche ora di finirla con la leggenda del carattere mai domo, dei campioni che sopperiscono a ciò che è venuto a mancare grazie al loro carattere, e altre palle assortite di questo tenore. A Udine si è vinto solo con l'aiuto del culo e del portiere, senza il quale si sarebbe perso senza nemmeno toccare terra, e pure male.
Lo so benissimo (non vi agitate) che il portiere fa parte della rosa (anche il secondo, quello con la trippa, che dovrebbe sostituire quello titolare quando gli prende il colpo della strega) ma, che io ricordi, una Juventus che debba affidarsi alle parate del suo estremo difensore per raschiare qualche punto in provincia - venendo spesso presa a pallonate - non si vedeva dai tempi della Triade diversamente abile Montezemolo-Bendoni- Maifredi.
Dire che l'Inter di quest'anno stia davanti a tutti solo grazie alla scorta armata dei gorilla di Collina, serve solo a distogliere l'attenzione generale da una realtà molto più evidente, agli occhi di qualsiasi osservatore, e cioè che grazie alla Farsa del 2006 le carte sono uscite dal mazzo talmente ben mischiate da avere consegnato tutti i jolly nelle mani di un solo giocatore. Scopa.
Le associazioni dei consumatori si occupino di cose più serie - che ai sorrisi ci pensano Cobolli, Blanc e Montali - magari affrontando storie allucinanti come quella del mio amico Trombolo.

Ve la racconto nel post qui sotto.

La storia di Trombolo.


Il mio amico Trombolo (che chiamerò così per ovvie ragioni di privacy), ha deciso di passare a Vodafone. Già solo per questo merita tutta la mia stima, ma dopo la storia che mi ha raccontato, merita anche tutta la mia solidarietà.
Come sempre accade quando cambi gestore telefonico, la compagnia che stai lasciando - dopo averti trascurato per dieci anni - ti chiama, come se ti amasse alla follia, proponendoti soluzioni da sceicco in esilio dorato.
Trombolo (che come avrete capito dal nome cambia fidanzate allo stesso ritmo con il quale io cambio umore), non ha fatto eccezione. Sfiga ha voluto che quel giorno, però, il suo cellulare fosse spento.
Ad un tratto, mentre era indaffarato in faccende che non sono stato a farmi specificare, è squillato il telefono della sua fidanzata che, a causa della rotazione feroce che vi ho spiegato, frequenta da non più di tre o quattro mesi. "E' per te", gli ha detto lei.
Ve lo giuro, non ci volevo credere.
Con l'espressione di Molinaro davanti a un pallone da crossare, il mio amico Trombolo ha preso il telefono in mano, parecchio perplesso. Era la TIM.
La scimmia di mare che stava dall'altra parte della cornetta, con disarmante scazzo, gli ha detto che siccome il suo cellulare risultava spesso spento e loro avevano saputo dell'imminente passaggio alla concorrenza, hanno effettuato un controllo sui numeri chiamati più frequentemente, e lì hanno provato a rintracciarlo.
"Ma siete fuori? E la privacy?" ha domandato Trombolo con fastidio. "Eh... beh... ma lo fanno tutti, sa?" è stata la risposta della scimmia di mare.
Strepitoso. Se la fidanzata di Trombolo fosse stata sposata, e al suo posto avesse risposto - per qualsiasi ragione al mondo - il di lei marito, lo sventurato stambecco avrebbe così avuto (in diretta telefonica e compreso nella tariffa prepagata senza costi aggiuntivi) il servizio SEI CORNUTO di TIM, in barba a qualsiasi elementare principio di civiltà e decenza.
Dopo quello all'Adiconsum, quindi, un altro appello: signor Garante per la Privacy, anziché venire a vedere se sui blog spifferiamo le tresche di Afef Jnifen o Caterina Collovati, si dia da fare perché queste associazioni a delinquere con l'antenna troppo dritta ci si tolgano dai piedi, o quantomeno ci si tolgano dalle mutande.

Per Afef e Caterina, non si preoccupi. Ci penso io a loro, ho giusto un sacchetto di noccioline che scade tra poco. Piuttosto che buttarle...

giovedì 7 febbraio 2008

Qual' è il davanti?


Se penso a quando Beppe Grillo riusciva a costruire interi show con le battute sui socialisti, non posso che compatirlo: era davvero uno sfigato a corto di materiale.
Immaginate che fortuna avrebbe oggi, se solo fosse interessato al pallone, con le valanghe di idiozie che giornalmente appaiono sui quotidiani nazionali color carta igienica delle F.F.S.S. anni ‘70, a corredo delle cronache sul campionato di calcio di serie A.
Con una mossa da lasciare interdetti quanto una finta di Zidane, martedì scorso la Gazzetta dello Sport ha pubblicato una classifica virtuale, al netto degli errori arbitrali che i Collina Boys hanno commesso nelle prime 21 giornate di campionato.
Questo tipo di esercizio dementoide, fino a pochi anni fa era riservato ai sempre pacati e pacifici esponenti del giornalismo romano, in particolar modo quelli con un debole per il giallorosso.
Probabilmente risvegliato dal suo stato di torpore legato all’età, il Candido ma non troppo ex direttore (oggi editorialista in cerca di continue spiegazioni con la sua rubrica “Fatemi capire”) Candido Cannavò, non l’ha presa bene, la storia della classifica rivisitata.
In un piccato articolo rivolto al direttore in carica Verdelli, ha spiegato per filo e per segno i motivi del suo disappunto per una scelta così insensata da parte dell’”amata Gazzetta”.
Come mai – si chiede Cannavò – con una serie di mosse incomprensibili alla Houdini, il giornale rosa ha fatto sparire dalla vetta della classifica “la squadra che domina da due stagioni ed è in testa al campionato con otto punti di vantaggio? E il primato, l’imbattibilità, Ibrahimovic, Cruz, le formazioni intercambiabili, i 44 gol, i riconoscimenti unanimi di superiorità anche dai fronti nemici, sono tutta un’illusione collettiva?”.
Secondo il saggio ex direttore, il giochino di quello “strano intermezzo rosa” si sarebbe spinto un po’ troppo oltre i confini del semplice divertimento, diventando pericoloso. Perché alla Gazzetta – sempre secondo Cannavò – ai giochini hanno sempre preferito le denunce, dove ci sono gli estremi per farle. Beh, per rispetto alla sua età, signor Cannavò, non le dirò che ha proprio la faccia come il culo, ma se mi passa la metafora, lei e la seicento multipla sembrate proprio due gocce d’acqua.
Le ricordo, sempre per rispetto alla sua età - arrivati alla quale, probabilmente, due anni possono pesare come cento – che nel 2006 lei ed il suo giornale alimentaste il più grande schiamazzo mediatico della storia del calcio, pubblicando e denunciando cose per le quali gli estremi per la condanna non li hanno trovati nemmeno i giudici sportivi nominati a furor di popolo per mettere il sigillo al vostro lavoro. Si sono dovuti inventare degli illeciti che non esistevano, per condannare la Juventus alla serie B (quella vera, non quella virtuale dei giochini pericolosi che tanto la inquietano), emettendo condanne raccapriccianti basate su sentenze raccapriccianti, che il suo giornale, sempre lui, conosceva e scriveva sistematicamente con uno “strano intermezzo rosa” il giorno prima che venissero rese note.
Siccome rivolgendosi al direttore Verdelli lei dice di “conoscere la sua linea morale e l’intransigenza dinanzi agli scandali e alle patologie del calcio”, le ricordo che la pipì si fa nella tazza grande con il coperchio di plastica, mentre quello con lo sportello frontale, che quando lo apre le viene un brividino, si chiama frigorifero, e non ci si deve pisciare dentro per nessuna ragione al mondo. Nel frattempo rammento io, all’intransigente Verdelli, che la squadra che domina da due anni ed è in testa alla classifica con otto punti di vantaggio, senza gli interventi fanta-spumeggianti sui bilanci (quelli sì, degni di Houdini), non avrebbe nemmeno potuto partecipare agli ultimi campionati di serie A. Appena Candido ha finito di scrollarsi, magari parlatene tra voi, e vedete se potete mettere giù un pezzo su questo argomento, giusto per mantenere dritta quella linea morale attribuitale dal Candidissimo.
Signor Cannavò, si è lavato le mani? Bene. Leggo con estremo piacere che le ultime righe del suo articolo sono dedicate alla Juventus. Riesce a cogliere un lato positivo anche da questa vicenda controversa della classifica virtuale (secondo la quale, mi ero scordato di dirvelo, la Juventus risulterebbe prima davanti a Inter e Roma, appaiate al secondo posto: ma per favore), perché “rivedere la Juve in testa, se pure solo per un martedì – dice –, mi ha intenerito”.
Due cose, invece, inteneriscono me, caro signor Cannavò: gli anziani quando fingono e raccontano le bugie, perché assomigliano ai bambini piccoli, e la Juventus. Ma non quella in testa alla classifica virtuale della Gazzetta di martedì scorso, bensì quella patetica e sorridente, senza ragioni per sorridere, di tutti i giorni da quasi due anni a questa parte.
Sempre sperando di farle cosa gradita, vista la scarsa capacità di memoria che traspare dalle sue considerazioni, le ricordo che quando il suo giornale sparava a zero sulla Juventus dei truffatori (per citare un personaggio della Milano-Bene a lei tanto caro), quella Juventus deteneva il primato (da due campionati consecutivi), Ibrahimovic, il miglior attacco, la miglior difesa, i riconoscimenti unanimi di superiorità (tranne di alcuni, che sono poi gli stessi di oggi e che, nonostante la sparizione di Moggi, non vincono lo scudetto nemmeno se piangono), con in più, rispetto all’Inter di oggi, cinque titolari italiani diventati campioni del mondo un mese dopo quei due anni consecutivi passati in testa al campionato, e tre titolari diventati vice campioni del mondo disputando la finale contro l’Italia. In panchina non sedeva più il pluridecorato allenatore della Juventus Marcello Lippi, c.t. della nazionale mondiale di cui sopra, ma un pivellino di nome Fabio Capello, del quale le sconsiglio di andarsi a rileggere il palmares, se non vuole rischiare di arrivare a metà ed essere colto da un ictus da stress per le troppe voci da memorizzare.
Oggi invece, secondo lei, la classifica vera è quella che figura nella Gazzetta del Lunedì, punto più, punto meno. "A meno che – aggiunge sarcasticamente – dopo l’ultimo scandalo, non ci siano avvisaglie di una ‘ndrangheta del pallone".

Più che ‘ndrangheta del pallone, una loggia della disinformazione. Più che avvisaglie, quasi due anni di prove scritte, nero su bianco.

mercoledì 6 febbraio 2008

Si è incazzato di brutto!


Per chi non l'avesse capito, il Mimo Cobolli Gigli non è mica un cretino disposto a sopportare gli insulti di tutti come un cuscino di piume, cosa credete?
Te la dò io la banda di truffatori, caro Massimo. Innanzitutto, sulla home page del sito che ride (ah ah ah juventus.com), ti ha fatto schiaffare subito la foto di Trezeguet che abbraccia Del Piero, proprio quella domenica a Udine, ultima giornata del campionato 2001-2002.
Sotto alla foto, la scritta "Quel 5 maggio 2002...", con i puntini di sospensione che fanno molto Sergio Leone, in un triello alla Clint Eastwood- Eli Wallach - Lee Van Cleef. E già ti sei cagato sotto, petroliere ecologista, lo sento.
Se poi clicchi lì sopra, porca puttana che non sono Member e mi dice che devo pagare. Vabbè, tanto ho capito l'antifona, già me lo immagino.
Si apre una pagina completamente nera, con le fiamme dell'inferno sullo sfondo, e tutt'intorno la galleria dei trofei conquistati dalla Juventus in oltre un secolo di vittorie gira all'impazzata, come avvolta in un tornado, rimbalzando sulle pareti del monitor in una sequenza di esplosioni e crepitii da far gelare il sangue nelle vene anche a Rambo (quello del primo film, mica quest'ultimo che sarà rincoglionito con la prostata e un inizio di cataratta).
Una voce che sembra provenire dall'aldilà (ma è di qua, perché è sempre quella del Mimo), ripete ossessivamente la formazione della Juve 2001-2002, terminando ogni volta con un ululato degno di un lupo mannaro: "Allenatoreee... Marcello Lippiii... il c.t. campione del mondo in caricaaa..."
Mio figlio, che inavvertitamente avevo dimenticato di chiudere fuori a chiave e mi ha raggiunto alle spalle senza farsi sentire, per la tensione stacca la testa al Winnie Pooh che stringe tra le mani e comincia a correre per la casa come un cavallo imbizzarrito.
Mia moglie, che assiste alla scena, vomita il fritto misto, e il gatto - un orientale nero che di solito non si impressiona di nulla - trae talmente tanta carica da quell'invettiva del Mimo contro il petroliere, che schizza sul terrazzo ad apostrofare il pastore tedesco del vicino: " Se ti sento abbaiare ancora una volta, salto giù e ti strappo la lingua, cane di merda".
Il pastore tedesco, che grazie al suo udito eccezionale ha ascoltato tutte le parole del Mimo e quindi teme l'arrivo dell'anatema finale contro Moratti, non regge alle minacce del mio gatto e si lancia nel camino acceso incendiandosi senza nemmeno un latrato.
Nel frattempo, lo schermo del mio computer è diventato rosso fuoco, e gli altoparlanti emettono un sibilo talmente forte che mi sembra di impazzire. Poi, all'improvviso, ecco la faccia del Mimo in primo piano, lo sguardo severo fisso negli occhi. Ti prego Mimo, se devi dire ancora qualcosa dilla, ma non esagerare. Moratti l'ha capita la lezione, stai tranquillo.
Ma il Mimo ormai è un fiume in piena, non può fermarsi proprio adesso, e chiude il discorso di brutta maniera. Perché la cosa non si ripeta mai più.

Caro Massimo - sentenzia il Mimo -, se parli male di noi un'altra volta, non ti sto più amico. Tiè".