lunedì 31 marzo 2008

Bene. Bravi. Bis.


E così il primo sondaggio, qui su venti9, si è concluso.
Grazie a tutti coloro che vi hanno partecipato.
Avrei preferito un esito più "bulgaro", anche se, con il 72% di consensi e il 12% di scazzati indifferenti, forse in Italia si riuscirebbe a governare il paese senza la necessità di ricontare le schede per vedere se qualcuno ha barato.
Ma si sa, io sono un nostalgico della vecchia Juve, quindi incontentabile per natura.
In queste ore impacchetterò il risultato, accompagnandolo con una bella letterina di sano disgusto, e lo invierò laggiù in terra emiliana, dove ruggiscono le Prinz da corsa color vergogna col cavallino sulla fiancata.

domenica 30 marzo 2008

Arrogante. Ignorante. Presidente.


Prenderlo in giro, attaccarlo o invitarlo ad andarsene, con quanta più dignità possibile, da quella poltrona che maldestramente qualcuno gli ha ordinato di occupare nel 2006, per me rappresentava una tregua. Per quanto "armata", era una tregua.
Mai, in oltre cent'anni di storia della Juventus, un presidente aveva osato svilire, insultare, denigrare in modo così gretto quello che, per ogni società sportiva del mondo, è il bene più prezioso: i suoi tifosi.
"La tifoseria juventina conta, solo in Italia, 13 milioni di tifosi i quali si ripartiscono in tifosi di serie A, B e C. Chiaro che io vorrei fossero tutti di serie A, ma non è possibile. Confidiamo comunque, col tempo, che tanti si ravvedano e lo possano diventare. Dico solo che tutti i retroscena che si raccontano in giro sul nostro conto, che non ci terremmo alla Juve e avremmo concordato la sua retrocessione per nostri interessi personali, sono false, nessuno di essi corrisponde al vero".
Un piccolo appunto: annunciando - come un novello Arcangelo Gabriele - la redenzione collettiva post-Inter-Juve, lunedì scorso, di tifosi ne aveva contati dodici milioni. Che sia un uomo confuso, a questo punto, non dovrebbe più essere un mistero per nessuno.
Solo che, come accade per il nonno rincoglionito ma ancora arzillo ricoverato al villino per anziani, quando uno passa improvvisamente dalle frasi sconnesse alle manate sul culo delle infermiere, liquidare tutto con una risata diventa assai difficile.
Quella inqualificabile classificazione dei tifosi - Serie A, B, o C, a seconda del fatto che siano più o meno disposti a credere alle palle che da mesi vanno raccontando lui e i suoi Smile Boys -, colloca di diritto Giovanni Cobolli Gigli fra le personalità più ambigue, ciniche ed inquietanti dell'intero parco dirigenti del calcio mondiale.
Per tirare questa bordata, senza pudore, ha rispolverato la solfa della Serie C (quella vera) scampata per miracolo, tessendo le solite, stucchevoli lodi dell'avvocato Zaccone, dal quale stiamo ancora aspettando le prove di quei quattro illeciti che nessuno al mondo - dai giudici sportivi ai tifosi del bar sport - hanno visto. Tranne lui.
Ha avuto l'impudenza di insultarci, Giovanni Cobolli Gigli, proprio seguendo l'unico percorso senza uscita che avesse a disposizione. Un percorso che lo rende ancora più ridicolo - se possibile - di quanto non fosse apparso, poche settimane fa, in quel confronto-confessione avuto al Corriere dello Sport con le truppe del suo mèntore Alessandro Vocalelli.
Poi, non sazio, in un tripudio di nefandezze degne di un uomo dissennato, si è spinto oltre, laddove nessuno - nemmeno in questo - aveva mai osato avventurarsi. "Gli azionisti si lamentano? La stragrande maggioranza di loro penso abbia acquistato le azioni della Juve non per specularci, ma per semplice affetto verso la loro squadra del cuore".
Per chi se lo fosse dimenticato, a cominciare da Giovanni Cobolli Gigli, quella squadra del cuore è una S.p.A. quotata in borsa, esattamente come qualsiasi altra realtà industriale o finanziaria presente a Piazza Affari.
Dire una simile sciocchezza, riferita a una materia tanto delicata, autorizza gli osservatori a dubitare anche, e soprattutto, della cognizione non calcistica di quest'uomo, che già solo in fatto di pallone, in questi mesi, era riuscito a toccare fondali imbarazzanti.
Giovanni Cobolli Gigli è, oramai, la caricatura di se stesso, ingarbugliato com'è in quella matassa di magre figure, gaffes, finti proclami e - soprattutto - cose dette a gran voce sempre un attimo prima di dire il loro contrario.
Non sarò certo io, oggi, a dovere rimarcare, una volta di più, l'inadeguatezza di quest'uomo a ricoprire la carica di presidente di una cosa così tanto più grande di lui. Di una Juventus che, seppure malandata, è ancora in tempo per tornare senza remore a inseguire il prestigio e la storia che da sempre le appartengono.
Nonostante lo sdegno che quelle sue parole suscitano in ognuno di noi, tifosi di Serie C, sono certo che da questa sparata - la peggiore da quando è presidente - uscirà irrimediabilmente compromesso e, quindi, a termine.
Credo che Giovanni Cobolli Gigli, dopo questa storia, avrà tutta l'aria di un uomo che, partito alla volta di Lourdes per ricevere la grazia e guarire dal mal di pancia, si è ritrovato a tornare a casa cieco e sulla sedia a rotelle. Un paradosso vivente.
Cito testualmente, dal dizionario della lingua italiana, le tre definizioni del titolo:
Arrogante: "che pretende più di quello che merita e usa modi insolenti e provocanti".
Ignorante
: che non sa, che sa male ciò che dovrebbe sapere; che ha male appreso certe tecniche o nozioni di cui invece dovrebbe aver padronanza".
Presidente: "chi sta a capo e presiede ad un'adunanza, ad un'associazione, ad un'assemblea, ad un consiglio".

Decidano i lettori di questo blog, siano essi di Serie A, B o C, quale delle tre sia la meno calzante, per Giovanni Cobolli Gigli.

venerdì 28 marzo 2008

Dove ce l'ha il tasto "Pausa"?


Ieri sera poco dopo le 22, diverse testate on-line hanno diffuso il nuovo messaggio alla nazione di Mimo Giovanni (foto), il celebre consigliere speciale di Alessandro Vocalelli (nel senso che le decisioni sulla Juve le prendono Vocalelli e i suoi amici, ma non prima di essersi confrontati con lui e avergliene illustrato le ragioni).
"Per noi la vittoria con l'Inter è stato più di un risultato calcistico, per 12 milioni di juventini è stato il momento della redenzione".
Innanzitutto colgo la palla al balzo per sollevare la questione dei presunti tifosi bianconeri sparsi per l'Italia. Sono 12 milioni? 14 milioni? Oppure sono circa 8 milioni - in netto calo, quindi - come sostiene la fantomatica indagine di mercato uscita qualche settimana fa sui giornali? Fra quei milioni, sono compresi anche sonagli del calibro di Linus, Eros Ramazzotti e Lamberto Sposini, oppure per quel genere di macchiette esiste un elenco a parte di tifosi vip (vip-renderei a roncolate nel muso)? Chissà.
Quel che è certo è che io (e non credo di essere il solo a pensarla così) non appartengo a quei 12 milioni di cui parla il presidente binario (Cobolli = 1/Gigli = 0).
Il momento della redenzione, cioè della liberazione dell'uomo dal peccato originale, oltre a rappresentare una delle peggiori idiozie sfornate fino ad oggi dal Mimo, riesce ad essere anche una delle più offensive.
Se mai un peccato originale si è consumato, o magari quattro, come disse l'avvocato con la faccia da banconota da 1000 lire durante un'assemblea dei soci, non sono certamente stati i tifosi a commetterlo. Casomai, sarebbe rovistando in mezzo alle megapalle sparate in sequenza dal Mimo & Company negli ultimi venti mesi che potremmo raccogliere abbastanza materiale peccaminoso da tenere impegnato, per sempre, un intero esercito di seminaristi.
Certo, da uno che indossa il cappotto sopra alla giacchetta della tuta come nella foto in alto, non era giusto aspettarsi nulla di clamoroso fin da subito, però adesso basta, per pietà.
"Per me è realistico arrivare al secondo posto anche se vincendo a San Siro abbiamo ridato fiducia alla Roma".
E ancora:
"La Roma può farcela a vincere lo scudetto perché ha un calendario più favorevole dell'Inter".
Quindi cosa dovremmo dedurre, che la Roma arriverà prima, la Juventus seconda e l'Inter terza? Cosa darei per vedere il radar della torre di controllo dei suoi neuroni. Sarà l'aria di Torino? O le polveri sottili? Quale sarà mai la causa che incasina in modo tanto drammatico, nella sua testa, il rapporto fra gli obiettivi stagionali fissi (in estate) e quelli "variabili" a stagione in corso, tanto che addirittura Mr. Tinkerman, qualche giorno fa, ha sentito il bisogno di dissociarsi dal presidente dissociato, confessando che, quando arrivò alla Juve, gli fu chiesta la zona Uefa come traguardo accettabile?
Sarò noioso, ma non mi stancherò mai di ripetere che gli unici a doversi redimere, il prima possibile, sarebbero lui e la Compagnia dello Smile tristemente nota a tutti, togliendo il disturbo per non farsi vedere mai più. Come dice il fustigatore di petrolieri Onesti, Salvatore Cozzolino alias dominiobianconero, non può certo bastare una vittoria contro l'Inter per trasformare quel gruppo surreale di pseudo-dirigenti in un gruppo di lavoro fieramente meritevole di bacioni con lo schiocco per il sogno che continua. E mi pare anche avvilente il doverlo precisare.
"La Roma può farcela a vincere lo scudetto", dice il Mimo. Lo penso anch'io, anche se non mi esalto granché all'idea di Riccardo Luna che frigna commosso al Circo Massimo, insieme a Venditti, D'Alema e Marione.

Però, a pensarci bene, il Mimo potrebbe non aver parlato a vanvera con quel suo strano pronostico. Chiediamolo a Vocalelli.

giovedì 27 marzo 2008

Herr Brindellonen.


Dopo la partita di sabato sera, anche i meno assuefatti alla nuova realtà juventina che ride sempre (mi raccomando: non perdetevi il nuovo inno dei proprietari etici e perbene, sotto al titolo di questo blog), stanno cominciando a perdersi nel cosmo, nel tentativo quasi disperato di trovare un senso all'esistenza - su questa Terra, almeno - della squadra di Onestòpoli.
Se la consistenza dell'Ones-TIM (consistenza in senso lato, poiché la storia insegna come non sia sufficiente intruppare uno dietro l'altro tanti buoni calciatori per creare una buona squadra) è quella dell'altra sera, cioè la stessa dei loro primi 100 anni di vita, va a finire che anche un improbabile quanto agognato (da noi) ritorno al passato, cioè alla Juventus che fu, potrebbe rivelarsi presto un capriccio inutile di pochi, vecchi e rancorosi squadristi sobillatori, come fummo definiti pochi mesi fa noi juventini senza smiles sui documenti.
Ora, siccome la farsa di calciopoli ha fatto scuola in materia di dietrologia e torbidismi assortiti, qualche osservatore malfidato ci faceva notare - giusto ieri - che lo staff dell'Inter Brand S.r.l. si è da pochi giorni arricchito, grazie all'arrivo di un tale di nome Walter Gagg (foto, copyright Viewimages).
Questo bel tenebroso, con l'occhio azzurro e i lineamenti da agente segreto della Spectre, è stato, fino a poco tempo fa, capo della commissione impianti e sicurezza della FIFA, oltre che alto funzionario del governo mondiale del calcio.
Amicone di Blatter (il mitico fruitore delle mediazioni emetiche contenute in questo link), nonché del compianto presidente degli Onesti Giacinto Facchetti, Walter Gagg sarà il nuovo responsabile della divisione degli osservatori di mercato internazionale dei nerassùrri.
Navigando qua e là per il mondo degli internauti Onesti, mi è capitato di leggere i più variegati commenti al dopo Inter-Juve. Fra un timido risentimento per la non ammissione di colpa sul fuorigioco di Camoranesi a S. Siro da parte dell'arbitro Farina (che invece fece pubblica ammenda sull'episodio del gol di Cambiasso erroneamente convalidato a Catania) e la denuncia di presunte reiterate scorrettezze commesse da Salihamidzic nei confronti della spalla malandata di Chivu, durante il primo tempo di sabato, ho scovato una serie di considerazioni che, in effetti, mi sento di condividere in pieno, sperando che ciò non faccia di me un potenziale interista malato di Onestà latente.
Un tifoso nerazzurro, commentando l'arrivo di Gagg alla corte di Moratti, si domandava candidamente: quali competenze potrà mai avere, un dirigente che si occupava di stadi e sicurezza, nel campo della ricerca di talenti e funamboli del tiro all'incrocio?
Appunto. Me lo domando anch'io, seppur in modo lievemente più malizioso e bricconcello rispetto a quello, puro e candido, del tifoso interista. Sarà pur vero che la sala dei trofei di Via Durini è un covo di acari e muffa da mettere a repentaglio anche le vie respiratorie di un minatore con la maschera anti-gas, ma di ex-campioni con la "C" maiuscola ai quali affidare un compito così delicato e specifico, in grado di valutare le qualità tecniche ed umane dei potenziali Matthaeus e Brehme del futuro, ne avrebbero avuti e ne avrebbero anche loro, perbacco. Vuoi vedere che gatta ci cova? Per carità, si fa tanto per parlare, ci mancherebbe.
Io, nel frattempo, vi mostro un video del Mostro (scusate il bisticcio), le cui dichiarazioni risalgono a circa un anno fa. E ognuno, pensi ciò che gli pare.

Come sempre è avvenuto finora, d'altronde. Perlomeno nei nostri confronti.

martedì 25 marzo 2008

Avevamo finito le cartucce.


La fagiolata di sabato a S. Siro contro gli eterni perdenti (ma Onesti), deve avere inciso leggermente sul sondaggio che ho proposto la settimana scorsa sotto al titolo di questo blog.
Il passaggio di qualche esaurito a strisce nerassùrre qui su venti9 (di quelli che "noi vinsciamo sensa rruvàre"), si intuisce dal tenore di certi commenti rilasciati al mio post di domenica. Insieme al cedimento emotivo di qualche juventino troppo sensibile, ulteriormente ingentilito dalla vittoria contro l'Inter, credo che sia la ragione per cui la percentuale di sostenitori delle Prinz di Maranello ha avuto un timido incremento, rispetto a prima di Inter-Juve.
Siccome mancano pochi giorni alla chiusura del sondaggio, invito tutti i visitatori di venti9 che non l'hanno ancora fatto a partecipare al voto che, per importanza, non ha nulla da invidiare a quello delle imminenti elezioni politiche del prossimo aprile. Anzi.
Ciò premesso, diciamo che domenica scorsa in Malesia non è andata benissimo. Se la Prinz del brasiliano Massa (che a parte il casco con del giallo, non ha granché di Ayrton Senna) è stata caricata sul carro attrezzi come la più scassata delle utilitarie alla prima nevicata (foto), purtroppo quella di Raikkonen ha tagliato il traguardo per prima.
Cosa volete, anche il menare gramo non è una pratica priva di limiti e di rischi. Era abbastanza prevedibile che il carico di malocchio disponibile la scorsa settimana nel nostro lancia-sfiga-della-suora fotonico, lo avremmo dovuto concentrare sullo stadio di Onestopoli, teatro della sfida che, a parte tutto, non avremmo mai voluto perdere. Le poche forze rimaste, ahimè, non sono bastate per celebrare un nuovo filotto dei catorcioni rossi come quello visto in Australia una settimana fa.
A consolidare l'indole profondamente interista di Lucky Luke e della sua squadra corse, comunque, in Malesia è giunta la retrocessione (a tavolino, of course) delle due McLaren dalla seconda alla quarta (e quinta) fila sulla griglia di partenza, per una di quelle regole fumose che la Formula 1 estrae ogni tanto dal cilindro, in modo da potersi garantire l'aggiustamento delle classifiche a seconda delle esigenze dell'audience e degli sponsor.

Mi raccomando: comunque la pensiate, votate. Ho già pronta la busta per la spedizione.


domenica 23 marzo 2008

Dove eravamo rimasti?


Di simile a quel febbraio 2006 quando Alex Del Piero mostrò la lingua allo stadio stracolmo di baùscia, dopo che Luciano Moggi aveva teleguidato con il telefonino il suo calcio di punizione all'incrocio dei pali, stavolta c'è stato ben poco.
Anche questa è una delle tante cose che non perdonerò mai a calciopoli: l'avermi tolto il piacere del prima, del durante e del dopo di serate come quella di sabato sera, che quasi sempre equivalevano a scrivere la parola fine sul campionato, destinazione paradiso.
Se c'è una ragione per la quale spero che questo exploit sia servito a qualcosa, è solo la speranza che gli esauriti di Onestòpoli finiscano col perdere un campionato che soltanto loro, nello stato in cui versa attualmente il calcio italiano, potrebbero riuscire a non vincere.
A questa vittoria non riesco ad attribuire un significato che vada più in là di questo. Perché del gol di Camoranesi in fuorigioco di mezzo metro avrei goduto solo prima, oggi no. Oggi, se ho capito bene l'antifona, è stato solo un errore, un incidente di percorso del guardalineee, quindi che gusto c'è?
Del gol clamorosamente mancato da Del Piero, con il quale si sarebbe chiusa a chiave la partita con un punteggio imbarazzante e che invece ha rischiato di compromettere tutto, sarei rimasto deluso solo prima. Oggi che gusto c'è?
Lasciamo perdere la retorica dell'onore e dell'orgoglio, per carità. Non erano certo i novanta minuti di S. Siro il luogo e il tempo dove, casomai, si sarebbero dovuti riconquistare l'uno e mostrare l'altro al mondo intero. Lasciamo perdere la retorica del valore simbolico di un qualcosa che tutto quel valore, in fondo, non ce l'ha. Perché è inutile voler cercare dei simboli laddove non si è fatto nulla per difendere e proteggere "il" simbolo.
Rispetto a quel febbraio 2006 è cambiato quasi tutto, tranne il punteggio finale: 1-2 allora, 1-2 sabato sera. Almeno per noi.
Per loro, invece, non è cambiato quasi nulla. Chi nasce tondo, non muore quadrato.
Hanno approfittato della collaborazione di tutti, compresi i nostri esilaranti nuovi gestori col sorriso, per debellare il male che li affliggeva. Hanno cominciato a vivere, liberi finalmente di potersi prendere ciò che spettava loro da sempre. Poi, dopo due anni, è bastato rivedere la fotografia di quel male (perché questa Juve non è altro che l'immagine statica e sbiadita di quella che li aveva sempre terrorizzati), per ammalarsi di nuovo.
Mi domando a cosa sia servito, nelle loro teste almeno, lo sconquasso immane di quell'estate, se non a spegnere la passione di chi non meritava di perderla. Ogni tanto mi rileggo il sottotitolo del mio blog, Ciò che resta di un'estate che non ho capito. Anzi, sì.
Quella frase è la sintesi di un anno di pensieri (dal 2006 al luglio 2007, quando nacque venti9), durante il quale passai faticosamente dal disorientamento alla confusione alla consapevolezza, perlomeno nei confronti di certi omuncoli. E' un concentrato di emozioni che abbiamo vissuto in tanti, e di altre che mi tengo per me. Ma a pensarci bene, tra quei pensieri che la ispirarono, non ce n'era nemmeno uno che riguardasse il campo, le partite, i novanta minuti.
Dopo aver visto e sentito i commenti alla partita di sabato sera, mi risulta un po' più facile da capire - ma ancora più difficile da accettare - a cosa diavolo sia servita quella dannata estate.
Pochi minuti dopo il fischio finale, sul telefono di un mio amico è arrivato un messaggio. Era di un interista il quale, grazie ad un regalo del destino, non ha potuto assistere alla partita: "Ho appena saputo del furto che avete commesso. Bravi, complimenti!"
Praticamente la versione hard di quanto avrebbe dichiarato, pochi minuti dopo, il raccomandato col ciuffo ai giornalisti.

Chi nasce tondo, non muore quadrato.

sabato 22 marzo 2008

Mettere l'ansia all'Ansa.


Altro che "illecito strutturato", come recita l'articolo, inesistente nel codice di giustizia sportiva, concepito ad hoc dai giudici della casa di riposo per vecchi magistrati in pensione allestita da Guido Rossi nel 2006.
Il vero illecito strutturato, essendo composto da migliaia di notizie spesso false, incomplete, omesse, o allusivamente plasmate a proprio piacimento, è quello messo in atto a ciclo continuo da quasi tutti i mezzi di informazione bananitalici.
Dopo il gravissimo ed infondato accostamento fatto dall'Ansa tra l'Associazione GiùlemanidallaJuve e gli imbecilli che hanno spedito le pallottole in busta chiusa ai dirigenti della Juventus, il presidente Giuseppe Belviso ha giustamente mostrato ai giornalai di questo paese triste e vuoto come può finire quando un cittadino perbene - rappresentante di tantissimi cittadini perbene - si stufa di essere preso per il culo.
Eccovi il suo comunicato di ieri, dal quale emerge una storia a dir poco vergognosa.

Comunicato del 21.03.2008
Giuseppe Belviso - presidente Associazione GiùlemanidallaJuve

Mi sembra giusto ed opportuno aggiornarvi sugli sviluppi relativi alla news Ansa di sabato scorso in cui, la nostra Associazione, veniva subdolamente accostata alle minacce ricevute dalla neo-dirigenza. Poiché la nostra Associazione non teme nulla e nessuno, avendo fatto della legalità una ragione d'essere, abbiamo rintracciato, attraverso innumerevoli telefonate, l'autore della notizia presso l'Ansa di Milano (guarda caso). Detto signore ha provveduto a giustificare tale scientifico accostamento rimandando la responsabilità a quella che, a suo dire, riteneva la fonte, cioè la Questura di Milano. Ovviamente, poiché la nostra Associazione non demorde mai, abbiamo contattato l'ufficio stampa della Questura di Milano. Anche qui, in seguito a svariati contatti, la responsabile dell'ufficio stampa ci ha comunicato che l'accostamento con la nostra Associazione non partiva dalla Questura. Ultimo contatto, infine, nuovamente con l'autore della notizia dell'Ansa. Ci ha comunicato che non ricordava la fonte ma che avrebbe provveduto a fare ricerche in merito. I nostri legali ritengono che ci siano i presupposti per depositare querela per diffamazione.
Sia un segnale univoco per chi ci legge: questa è l'ultima volta che lasceremo passare simili accostamenti senza reagire nelle sedi opportune. Giù le mani da GiùlemanidallaJuve
.

venerdì 21 marzo 2008

Gli incantatori di pinoli.


Dal sito juventus.com
Juventus e Sportfive siglano una partnership commerciale di 15 anni La Juventus e Sportfive Italia S.r.l. hanno concluso un’alleanza commerciale strategica a lungo termine, avente ad oggetto l’esclusiva sul “naming right” nonché alcuni diritti promozionali e di sponsor relativi al nuovo stadio approvato dal Consiglio di Amministrazione di Juventus del 18 marzo 2008.
Sportfive Italia S.r.l., appartenente al Gruppo Sportfive (una società del Gruppo Lagardère Sports), leader europeo nel campo del marketing dello sport, ha deciso di concludere questo accordo anche in virtù della forza e del valore internazionale del brand Juventus, nonché per essere parte del progetto del nuovo stadio. In base all’accordo, Sportfive ha il diritto di gestire in esclusiva la vendita del diritto di titolazione del nuovo stadio, nonché di parte dei palchi e posti VIP.
La partnership avrà decorrenza dalla data di oggi e durerà fino al termine del dodicesimo anno successivo al completamento della costruzione del nuovo stadio (completamento allo stato previsto per la stagione sportiva 2011/2012 e, quindi, la data di scadenza prevista del contratto è il 30 giugno 2023).
Il corrispettivo base previsto dal contratto è pari ad un minimo di € 6,25 milioni all’anno per 12 anni e sarà corrisposto durante il periodo dell’accordo. Il contratto prevede inoltre che una parte rilevante degli incassi sia correlata alla costruzione del nuovo stadio.
Sottoscrivendo questo accordo, le parti hanno dato corso ad una partnership strategica innovativa che conferma le loro leadership nei rispettivi mercati.

A me non importa più di tanto di fare polemica a tutti i costi con la dirideficienza sorridente di Corso Galileo Ferraris.
A me non importa più di tanto di fare polemica a tutti i costi con i mezzi di (dis)informazione.
A me non importa più di tanto di fare polemica a tutti i costi con i tifosi della categoria "prendìnculi", che gioiscono cioè di tutto il bum bum senza vasella al quale i nostri sederi sono stati sottoposti dall'estate 2006 fino a tutt'oggi e, con ogni probabilità, anche domani.
A me non importa più di tanto di fare polemica a tutti i costi con chi non ha ancora trovato il modo di spendere una sola parola nei confronti del grandissimo lavoro svolto, durante la precedente gestione, da Antonio Giraudo e Romy Gai. Lavoro che è stato, e rimane, un esempio di innovazione e lungimiranza economica e commerciale a 360 gradi, sia nella sostanza che, ancora di più, nella capacità di precorrere i tempi.
Ora, se uno legge la notizia ripresa pari pari dal sito col sorriso e pubblicata qui ad inizio post, che cosa capisce? Capisce che monsieur Ah, voilà dopo avere ricevuto il mandato di trovare le palanche per il nuovo stadio, ha già messo a segno un colpo da maestro. Come no.
La foto del titolo l'ho presa dal sito internazionale della Sportfive. Questa società di servizi con sede principale in Francia, si occupava della negoziazione dei nostri diritti TV già a nome e per conto della famigerata Triade, la quale per i naming rights del nuovo stadio pare si stesse rivolgendo altrove, negli USA.
Non è carino far passare l'accordo tra Juventus e Sportfive come una "partnership strategica innovativa", se non altro perché rappresenta semplicemente la pastasciutta avanzata a mezzogiorno e fatta saltare nuovamente in padella alla sera. Non sto dicendo che l'accordo non si dovesse fare. Sto dicendo piuttosto che non sarebbe male, in futuro, evitare di spacciare il lavoro degli altri come ideone da urlo avute in proprio. Quel tipo di comportamento, infatti, si chiama millantare.

C'è qualcuno che, per quel motivo, non viene più nemmeno nominato.

giovedì 20 marzo 2008

Meglio ricchi e sani che poveri e malati.


Empoli-Juventus 0-0. Le dirette avversarie per un posto in Champion's League (a farci cosa poi noi, in Champion's League, ancora non l'ho capito) hanno perso entrambe.
Tinkerman arriva in sala stampa e dichiara:

"Volevamo vincere, ma abbiamo trovato di fronte una squadra che ha chiuso ogni varco. L’Empoli è sceso in campo soprattutto per non farci giocare. Peccato, ma visti i risultati sugli altri campi, direi che è meglio aver fatto un punto che niente".

L'ho letta e ho pensato: Massimo Catalano a questo qui gli fa 'na sega. Non c'è dubbio: è meglio avere in panchina un allenatore mediocre piuttosto che un cerbiatto nano senza le zampe davanti. Resta però il fatto che - in un mondo normale, visto che in teoria dovremmo essere la Juventus - il cerbiatto nano dovrebbe finire in casseruola con la polenta, e l'allenatore mediocre andarsene affanculo verso altri lidi.
Sarà anche vero che, con il materiale a disposizione quest'anno, non ci si possano aspettare i miracoli. Però - sempre in un mondo normale - starebbe al mister dare le giuste motivazioni a chi scende in campo contro squadre come l'Empoli, proprio per scongiurare prestazioni incolori e insapori come quella di ieri sera.
Non dimentichiamoci tra l'altro (e non se lo dimentichi nemmeno Ranieri) che gran parte dei cinghiali che regolarmente scendono in campo per offrire spettacoli come quello di ieri al Castellani, li ha scelti o avallati lui. Così come non deve passare inosservato il fatto che il soprannome Tinkerman (affibiatogli a Londra quando allenava il Chelsea, per la sua inguaribile propensione a rimescolare ed incasinare le formazioni domenica dopo domenica), ha trovato ragione di essere anche a Torino, insieme ad una consolidata certezza: le formazioni cambiano di continuo, ma il gioco espresso fa schifo sempre e comunque allo stesso modo.
Così, per rinforzare l'arsenale di tecnica e di tattica portato in dote alla Juventus etica e sorridente, ecco a noi le massime alla Catalano, vere e proprie opere d'arte dialettiche di Claudio il casinaro.
"Meglio un punto che niente", non fa altro che rimpolpare la già sfarzosa collezione di idiozie a mezzo stampa che, grazie alla miscela esplosiva di talenti col sorriso orbitanti intorno alla Juventus da due stagioni a questa parte, stiamo lentamente abituandoci ad ascoltare con cadenza giornaliera.

Avanti così. Chi la dura la vince.

mercoledì 19 marzo 2008

Nuovo stadio: porcellini o agnelli pasquali?


Prima che i Coboys (i tifosi col sorriso) si straccino le vesti dimenandosi come anguille in un mastello, dico subito che la notizia dell'approvazione del progetto per il nuovo stadio è, almeno all'apparenza, molto buona.
Per ora, stando allo scarno comunicato apparso ieri sera sul sito della Juventus, sembrerebbe che, per affrontare la spesuccia prevista di 105 milioni di euro, non sia in previsione nessun ulteriore aumento di capitale. Nella mia ignoranza, la prima domanda che mi è venuta in mente è stata "da dove usciranno tutti quei quattrini"?
Escludendo a priori che i due fratellini col Tutore decidano di fracassare il loro gigantesco salvadanaio a forma di pneumatico ribassato (ricevuto in dono da Tronchetti Provera per la cresima), credo che resti percorribile solo la strada degli sponsor (tanti), a cominciare da quello che scriverà il proprio nome sulla facciata della nuova casa della Juventus.
Voci non confermate parlano anche di una scena allucinante che si sarebbe consumata, sempre ieri sera, negli uffici della Ifil, dove Jean Claude Blanc sarebbe stato fermato a fatica mentre tentava di frantumare Carlo Sant'Albano con una mazza da cinque chili, convinto che fosse anch'egli un enorme salvadanaio come quello di John e Lapo, ma a forma di porcellino. Solo dopo un lungo confronto avuto con Cobolli Gigli, alla presenza di un interprete madrelingua francese, il geniale manager transalpino avrebbe preso atto del fatto che Sant'Albano davvero non è fatto di terra cotta, e dopo averne tastato ripetutamente il giro vita si sarebbe definitivamente arreso all'evidenza.
Considerato quanto è stato in grado di (non) spremere agli investitori l'ex organizzatore del Roland Garros, in oltre un anno e mezzo di incarico da amministratore delegato, sono assai curioso di vedere come andrà a finire. Non voglio fare il processo alle intenzioni, ma se pensiamo chi era ad occuparsi di trattative così strategiche e delicate prima di calciopoli, e cosa sia scaturito dalle notti insonni passate fino ad oggi dal nuovo management per rimpinguare le casse della Juve (accordo stitico con New Holland e servizi a pagamento sul sito web, la mitica opzione Member), c'è da sentirsi come degli agnellini la sera prima di Pasqua: quantomeno preoccupati.
E' proprio per questo mio scetticismo che ho aperto il post mettendo le mani avanti nei confronti dei Coboys sparsi per il web, e quindi potenzialmente in transito anche su questo blog, perché sarebbe sciocco negare quanto una decisione in merito al nuovo stadio fosse di gran lunga la più importante e positiva da prendere per il futuro a lungo termine della Juventus (più di Diego, Oronzo Canà o Ronaldinho).
A prescindere dalla mia intransigenza verso la Compagnia dello Smile salita in cabina di comando nel 2006, però, trovo altrettanto sciocco non considerare almeno due particolari di segno opposto. Innanzitutto i tempi che, proprio in funzione dell'importanza strategica dello stadio polifunzionale di proprietà, avrebbero dovuto essere più rapidi, specialmente riguardo alla previsione di fine lavori (si parla della stagione 2011/2012).
In secondo luogo (ne parla chiaro questo post che scrissi in tempi non sospetti lo scorso 11 luglio, appena cinque giorni dopo la nascita di venti9) mi disturba ancora parecchio il modo tipicamente radical-milanese con il quale gli inetti di Corso Galileo Ferraris si sono impossessati di un'idea, semplice come l'uovo di Colombo, che saremo probabilmente i primi a realizzare in Italia, ma che senza le porcate che ben conosciamo sarebbe diventata realtà già a partire dal prossimo campionato.

Dalle mie parti si definisce "alzarsi presto per andare a cagare lontano". In parole povere, è l'arte di rendere complicate le cose più semplici.

martedì 18 marzo 2008

Bla, bla, bla. Burp.


L'amico del cuore di Roberto Baggio (foto), dopo la sfavillante esperienza da direttore del quotidiano sportivo Dieci (aperto e durato il tempo di una sveltina), ha spostato i suoi mega scoop sul blog personale Zazza, all'interno del sito web di Radio Deejay.
Nulla di strano, visto anche il livello di neutralità e ricerca della verità del gruppo editoriale al quale fa capo la stessa Radio Deejay (L'Espresso), nonché del suo direttore artistico - juventino quanto Montezemolo - Pasquale La Molfetta, in arte Linus. (Clicca qui per un breve resoconto).
L'ultimo sforzo editoriale del giornalista argento-chiomato, uscito in edicola qualche settimana fa, era stato il capolavoro La Rete, con il quale ha aiutato l'ex presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara a fare outing in materia di doping amministrativo (degli altri). Stringi stringi, la denuncia nemmeno troppo composta di un sistema malato, per colpa del quale (dice Gazzoni) si è ritrovato senza squadra e senza soldi, in un'analisi da cui sembrerebbe che il solo a rispettare le regole del gioco fosse lui. Può darsi che a Bologna si respiri Onestà a pieni polmoni, data la vicinanza con Maranello, ma mi pare un po' una cazzata. Problemi suoi, comunque.
Libro a parte, qualche giorno fa avevo letto di una notizia bomba - apparsa appunto sul blog di Zazzaroni e ripresa da un utente del forum j1897.com - caduta nel totale silenzio dei media. Siccome un certo faby, commentando un mio post qui su venti9, mi ha ricordato la cosa, come al solito non ho potuto resistere e sono andato a toccare con mano la Zazza-bomba.
L'ha scritta dopo Reggina-Juventus, la partita degli obbrobri di Dondarini ai danni della Juve. Dopo un commento sull'arbitraggio del fischietto bolognese (anche lui: siamo ossessionati da 'sti cazzo di tortellini), Zazzaroni chiudeva così il suo post:

Nella notte ho ricevuto un sms da "uno di Calciopoli". Testuale (rispetto anche maiuscole e minuscole):
"F
oti deve essere salvato. la juve di cobolli oggi ha staccato il biglietto per la champions. Da qui alla fine avranno solo regali, ma la reggina si deve salvare. Vedrai".
Siamo ancora ridotti così?

Gli ho lasciato un commento (ancora in attesa di risposta), scritto nel modo più educato che mi sia riuscito di fare in quel momento:

Siamo ridotti così in che senso, scusa? Sei un giornalista, giusto?
Allora fai una cosa da giornalista, una volta tanto: vai a fondo, illuminaci su questa storia del messaggio sms che hai ricevuto e che pubblichi con tanto di grassettato, portandoci una bella inchiesta chiarificatrice dalla quale, oltretutto, potresti ricavare due enormi bonus personali e professionali. Il merito di aver contribuito a fare luce sul pantano di calciopoli, e quello di avere fornito ulteriore materiale prezioso ai due pm disperati Beatrice e Narducci, per dimostrare le loro tesi molto traballanti.
Senza offesa, ma il punto penoso dal quale non ci siamo ancora staccati, ahinoi, non è quello dei torbidi inganni prospettati senza uno straccio di prova dai geronto-giudici della caf a luglio 2006.
Il punto penoso è che voi giornalisti (chi in buona fede, chi no) non abbiate ancora avuto il tempo o la voglia di studiare calciopoli a fondo, per capire di quale farsa si sia trattato e quale servizio da terzo mondo abbiate reso ai vostri lettori per quasi due anni, contro ogni elementare principio di etica e deontologia professionale.
Senza rancore.

Oggi Zazzaroni ha scritto sul suo blog che sarà in vacanza per una settimana, augurando a tutti buona Pasqua in anticipo. Vedremo se, una volta sbranate tutte le uova di cioccolata, troverà il tempo per rispondermi e per risponderci. Mi sa che la lista si allungherà.

La lista di quelli che portano sempre il sacco con le domande. Mai quello con le risposte.

lunedì 17 marzo 2008

Un week-end normale.


Nel giorno in cui la Ferrari si conferma inguaribilmente interista conquistando un punto a tavolino, senza avere portato nemmeno una delle due vetture in gara sotto la bandiera a scacchi, la Juve vince col fiatone a due minuti dalla fine e quelli del Napoli se la prendono con l'arbitro, reo di aver condizionato il risultato finale non fischiando un fallo di Molinaro su Lavezzi nell'azione che ha portato al gol di Iaquinta.
Pur senza esaltarmi per l'inizio davvero scoppiettante delle Prinz rosse di Lucky Luke in Australia, non posso evitare di notare come, nel 75% dei casi (secondo La Stampa di sabato 15 marzo), chi vince la prima gara della stagione finisca con l'aggiudicarsi il titolo mondiale di F1. Ribadisco con forza i miei augurissimi sentitissimi purissimi, e mi raccomando: votate il sondaggio sotto al titolo di questo blog, così quando sarà concluso impacchetterò i risultati e li spedirò all'emetico presidente tifoso del Bologna con un debole per Milano e Firenze, magari dentro ad una busta argentata con su stampato un bel marchio Vodafone.
Passiamo alla para-Juventus, quella versione mal riuscita di società e squadrone bianconero realizzato dai falsari cinesi Co Bo Lì & Gìn Giùn Blànc per ordine di chi sappiamo. Fa tenerezza, la Juve made in China, per quella sua incapacità di sbranare squadre come il Napoli visto domenica sera al Comunale, una roba da serie B di lusso, altro che zona Uefa. Sembra di rivivere quei sogni - non so se vi sia mai capitato - nei quali devi raggiungere qualcuno o qualcosa che ti sta scappando ma, pur con tutta la forza che hai in corpo, non riesci a correre più forte di una lumaca.
Detto questo, però, va anche sottolineato come la Juventus abbia tenuto palla costantemente nella metà campo del Napoli dal primo all'ultimo minuto, anche se in maniera - per larghi tratti - sterile. Che Reja e Marino trovino il grugno di esordire, nei commenti del dopo-partita, con le critiche all'arbitro, arrivando a sostenere che il Napoli avrebbe meritato qualcosina di più, mi pare roba da fare accapponare la pelle.
Partendo dal presupposto che, di torti, si può beneficiare come essere vittime (almeno oggi che tutto accade in buona fede, giusto? quindi mi limito a seguire il filo del vostro discorso): hanno già dimenticato, Reja e Marino, la partita di andata, finita 3-1 per loro con due rigori inventati dalle simulazioni di Lavezzi e Zalayeta, in collaborazione con il minus arbitro Bergonzi? Per non parlare di come sono arrivati a conquistare la serie A lo scorso anno, evitando il fastidioso fardello dei play-off? Sciò, please.
Last but not least in questo week-end normale, il "debutto in società" della nuova Juventus targata Guido Rossi, che pare avere ricevuto anche lei, sabato pomeriggio, la sua mini fornitura di munizioni belliche in busta chiusa, dopo quelle inviate a Milan, Inter, arbitri e compagnie di giro varie.
Trovo sacrosanta quanto umiliante (per lui e per chi ne condivide le iniziative) la tempestiva risposta di Giuseppe Belviso a chi, più o meno allusivamente, ha inteso annoverare l'Associazione GiùlemanidallaJuve ed i suoi iscritti fra i potenziali simpatizzanti di quegli imbecilli che - non essendo evidentemente in grado di ragionare, scrivere o parlare - trasformano il proprio dissenso in gesti idioti fatti da idioti.
Noi con gli imbecilli non ci siamo mai mischiati né mai ci mischieremo, e chiunque sia in buona fede e ci legga (o ci frequenti) lo sa benissimo. Noi siamo contro gli imbecilli, e il nostro dissenso lo esprimiamo con le azioni legali, con le opinioni, con le idee, con le critiche, con la richiesta di verità. Mai con la violenza o le minacce.

Quelle le lasciamo agli imbecilli, appunto. Sia quando spediscono pallottole, sia quando le ricevono.

venerdì 14 marzo 2008

Augurissimi sentitissimi purissimi.


Credo di avere un'affinità elettiva con il Mago di Ios.
E' da ieri mattina che penso ad un breve rito propiziatorio per l'imminente inizio della stagione di F1, quella alla quale tiene tanto tanto l'emetico di Maranello, tifoso del Bologna e amico delle persone perbene di Torino, Milano e Firenze.
Manco fossimo gemelli, vado a farmi un giro sul suo blog e che ti trovo? Gli auguri alle rosse, of course. Dice il Mago che spera di vederle fiammanti come nella foto del suo post, le Ferrari 2008.
Concordo con lui, e ci mancherebbe che non fosse così. Fiammanti, certo, a più non posso. Ma non solo fiammanti. Le voglio vedere surclassare gli avversari, dominarli, umiliarli, strapazzarli, bastonarli, annientarli.

Tralasciando i francesismi: voglio che se li inculino tutti quanti, gli avversari. Ogni domenica, dalla prima all'ultima. Come nella foto.

V.M. 18 anni.


La frase pesante quanto un macigno la trovate, in grassetto, giù nell'articolo allegato a questo post.
Anche se sono la sostanza e il tono di tutto il pezzo a lasciare interdetti, è quella frase in grassetto a rappresentare una nuova preziosissima perla della collana di cretinate che i registi di calciopoli (Guido Rossi in testa) avrebbero voluto farci indossare. E guai a chi si lamentava.
Nonostante il capottamento umorale improvviso di Lupo de Lupis sia qualcosa di sconcertante - anche per chi, come noi, è abituato alle confessioni sputtanatrici di Cobolli Gigli su Verdelli, di Blatter su Montezemolo o di Ranieri sugli obiettivi stagionali della Juventus richiestigli da Blanc -, la destinazione d'uso del suo giornale non cambia. Rimane un ottimo sostituto della carta igienica (clicca qui per il resoconto del mio test).
Io mi sono permesso di copia-incollare il suo editoriale di ieri, prendendolo (a scrocco) sul sito web di Tuttosport. Perché sappiano, i lettori di questo blog, che non è necessario spendere 1 euro in edicola per avere accesso alle comiche quotidiane della versione sabauda e povera della ben più rinomata Gazzetta dello Sport.
Quali ragioni abbiano trasformato l'ex vice direttore della carta da culo rosa Paolo De Paola (alias Lupo de Lupis, appunto, il Lupino tanto buonino) da interista pompiere e normalizzatore a vecchio squadrista sobillatore e rancoroso, quanto uno Ju29ro dopo una filippica di Moratti sull'Onestà, lo sa solo Nostradamus.
Se fossi in Giancarlo Padovan (che avrebbe dovuto continuare a scrivere qualche pezzo su Tuttosport anche dopo averne lasciato la direzione, invece è sparito nel nulla) mi rivolgerei al Tribunale del Lavoro. Ma come? Lo hanno lanciato fuori dalla porta (non ufficialmente, ma qui nessuno è fesso) per la sua linea editoriale troppo critica nei confronti di calciopoli, della proprietà bianconera con lo smile e degli Onesti di Milano, e questo se ne salta fuori con accuse così gravi e strillate a muso duro, dando pure dei bugiardi a Moratti e Mancini per la messa in scena delle dimissioni "rinnegate"?
La frase in grassetto, dicevo. Ha mentito Guido Rossi o sta mentendo Lupo de Lupis?


INTER UN CASO CLINICO
di Paolo De Paola

Se pensiamo che dietro la farsa dell’addio rientra­to di Mancini c’è anche il medico dell’Inter, Combi, siamo davvero in presenza di un caso clinico. Con tan­to di complicazioni. In que­sta vicenda non ci convince proprio nessuno. Moratti, con le sue contraddizioni, non fa altro che aggiungere confusione in una società che, invece, avrebbe biso­gno di chiarezza.
In questi ultimi mesi ab­biamo assistito a un vero e proprio festival. Frasi infe­lici sull’onestà, feste esage­rate e inopportune ( visti poi i risultati), buonismo profuso a piene mani, at­teggiamenti politicamente ( s) corretti. Per favore. La vita, quella vera, ci insegna altro. Non abbiamo la pre­sunzione di censurare gli altri, ma non se ne può più di questa facciata parau­manitaria che nasconde so­lo un fiume di soldi spesi per una passione persona­le. Beato lui che può per­metterselo grazie anche ai soldi del padre. Ma Morat­ti ci liberi dalle sue propo­ste di rettitudine, dai mo­delli di vita, dai duetti con Celentano e anche da Oli­viero Toscani.
Ci permettiamo di dargli un suggerimento. Vuole fa­re qualcosa di veramente popolare per lui e per la sua Inter? Restituisca subito quello scudetto di cartone che gli fu consegnato, con­tro il parere di una com­missione di esperti, da Gui­do Rossi. Fino a qualche anno fa c’era una squadra nerazzurra che faceva sim­patia e sulla quale era fio­rita persino una piacevole letteratura. Quella squadra non c’è più e con lei è spa­rito il sorriso di chi la guar­dava anche senza esserne tifoso. Aquale prezzo si de­vono pagare certe vittorie e certe sconfitte?
Non ci è piaciuto Mancini. Da un uomo che guadagna oltre cinque milioni di euro all’anno ci saremmo aspet­tati un atteggiamento più serio. E non è un discorso demagogico. C’è un cam­pionato in corso. Ci sono giocatori che lottano per un obiettivo e tifosi che vanno rispettati. Reazioni a caldo come la sua non hanno sen­so e ci convince poco il rav­vedimento (un po’ infanti­le) dopo il colloquio con Moratti. Una pace di fac­ciata e proprio per questo ancora più pericolosa.

giovedì 13 marzo 2008

Lettera ai tifosi della Juventus.


di Giuseppe Belviso
Presidente Associazione GiùlemanidallaJuve

L’estate del 2006 ha rappresentato per il popolo juventino una sorta di spartiacque tra il sogno di vivere in un paese democratico e la certezza che l’Italia fosse assoggettata ai poteri forti; tra l’abbaglio di vivere in un paese garantista e la certezza che fosse forcaiolo; tra il miraggio che ci fosse libertà d’informazione e la certezza di una stampa di regime; tra l’illusione che la politica fosse indipendente e la certezza che fosse asservita ai poteri economici; tra l’apparenza che certa magistratura fosse libera ed indipendente e la certezza di non vivere in uno stato di diritto.
Insomma, l’estate del 2006 ha risvegliato le nostre coscienze di cittadini sopiti.

Certo, non tutti i tifosi della Vecchia Signora, condizionati dalla stampa forcaiola, hanno compreso fin dalla prima ora il supplizio “organizzato” che ci attendeva.
Non era facile, altresì, proprio in virtù della tambureggiante campagna mediatica, comprendere chi fossero i veri artefici di quella che, nel momento in cui un tribunale libero ed indipendente confermerà le ragioni della nostra Associazione, sarà ricordata come la più grande Farsa ordita in un paese liberale. Sarà un caso che l’Italia è annoverata tra i paesi “democratici” con la più bassa libertà d’informazione?

Il merito della nostra Associazione, orbene, è stato quello di non aver assecondato tutte le informazioni che ci venivano propinate ad avvalorare la nostra colpevolezza.
GiùlemanidallaJuve nasce il 7 maggio del 2006, al termine della partita Juventus-Palermo. Le parole del massimo rappresentante della famiglia Agnelli, il dott. John Elkann, non ci avevano lasciato indifferenti.
Della necessità di istituire l’Associazione in parola si ebbe conferma, poi, a seguito dello stupore e del senso di smarrimento ricevuto il 5 luglio, allorquando, nel corso del procedimento di primo grado (di fronte alla CAF presieduta da Ruperto eletto contro le regole istituzionali), l’avvocato Zaccone sosteneva la congruità della Serie B con adeguata penalizzazione.
L’ esigenza di difendere gli interessi statutari dell’Associazione da me rappresentata si faceva più forte quando ravvisavamo la certezza, purtroppo, che la condanna della Juve era scritta ancor prima del sommario processo sportivo.
Il procedimento infatti che si stava compiendo era, di fatto, in aperta violazione delle più elementari garanzie costituzionali.

Per di più, a sostenere le nostre preoccupazioni, veniva chiamato a capo della FIGC, con la funzione di organizzare e garantire un processo equo e celere, un ex componente del CDA della società degli onesti, nonché consulente della famiglia Moratti per decenni. Questo stesso signore, al termine degli atti processuali, con una decisione senza precedenti, assegnerà, per la prima volta nella storia, uno scudetto a tavolino per meriti morali.
Tale decisione ci sembrò quantomeno grottesca in virtù delle condanne penali, elargite questa volta da un Tribunale vero, per il reato di falsificazione di passaporti. Ed e’ diventata addirittura esilarante quando in un crescendo rossiniano la seconda squadra di Milano e’ stata via via accusata prima di pedinamenti illegali a tesserati, poi di falso in bilancio con tanto di perizia della COVISOC a sostegno delle ragioni della Procura di Milano.

Inutile, infine, ricordare quanto affermato da illustri giuristi e da alcuni membri - poi dimissionari - della Corte che fu chiamata ad emettere le sentenze sportive, sulla illegittimità e sull’assoluta assenza di prove nel procedimento sportivo subito rinominato “Farsopoli”.

Ci sembrò, all’epoca dei fatti, quantomeno dubbio il ritiro del ricorso al TAR, specie dopo aver letto di precedenti sentenze che avrebbero certamente fatto giurisprudenza. Sentenze come la Meca-Medina del luglio 2006, in cui la Corte Europea disconosceva la specificità dello sport quando ad essere violati erano i legittimi interessi economici delle parti in causa.

Senza poi trascurare le dichiarazioni dell’illustre avvocato Dupont (avvocato della Juventus) sulle pagine del quotidiano “Libero” del 15/07/2006 in cui, senza alcun dubbio, confidava nell’accoglimento dei ricorsi posti in essere.

Su La Stampa del 23/12/2007, con doloroso stupore, ho dovuto leggere i ringraziamenti elargiti dal Sig. Blatter nei confronti di Montezemolo per l’opera di mediazione dispensata al fine di ritirare il ricorso ai Tribunali ordinari. Hanno creato in me un senso di maggior astio quando, ripercorrendo mentalmente il periodo citato, rivivevo le fatiche di quell’estate in cui, in giro per mezza Italia, ero all’affannosa ricerca di piccoli azionisti e di studi legali pronti a perorare la nostra causa. È agghiacciante pensare che, mentre i tifosi juventini si mobilitavano in difesa di un sogno chiamato Juventus, alcuni esponenti della “famiglia” contrattavano la serie cadetta.

Non è difficile, per i più attenti, risalire agli intrecci economico/finanziari dei grandi gruppi industriali. Non che questo voglia necessariamente avere un significato.
E non saremo certo noi, che del garantismo facciamo una ragione d’essere, a dire se i chiarissimi rapporti personali tra Tronchetti Provera e Montezemolo abbiano influito sulle questioni che ci riguardano in modo diretto. Di sicuro prendiamo atto che, ad esempio, come riportato da Panorama e da Il Foglio, nel periodo che aveva preceduto le attività “elettorali” per la scelta del Presidente di Confindustria, il vecchio responsabile della Security di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli (a riporto diretto del Presidente) si era occupato e preoccupato di proteggere la candidatura del favorito Montezemolo da eventuali attacchi di un gruppo di industriali contrari alla sua elezione.

Non si può trascurare, inoltre, l’inerzia di alcuni componenti della famiglia Agnelli: il giornale di famiglia e quelli controllati da un grande gruppo editoriale nel cui CDA siede il massimo rappresentate della famiglia ed un ex presidente della Juventus, hanno tollerato, ed in alcuni casi perorato, le accuse gratuite nei confronti della “nostra Juventus” ancor prima dell’esito dei processi sportivi.
Tra queste testate una in particolare, che fa del rosa il suo colore caratteristico e che non osiamo per decenza nominare, dopo averci processato e condannato ancor prima che delle prove fossero portate a supporto, fu premiato dalla stessa Juventus divenendo commercial partner.

Chi conosce, per di più, le inestricabili e nel contempo misteriose questioni familiari nella città sabauda, resta sconcertato sulla campagna mediatica che ha costretto poi ai margini del gruppo industriale un papabile candidato alla guida della Juventus come Lapo Elkann.

Una citazione merita, infine, il Codice Etico che i nuovi quadri dirigenziali si sono imposti all’inizio del loro mandato. Un Codice Etico che non è comunque servito ad evitare la diffusione di dichiarazioni con cui i neo-dirigenti hanno affermato tutto ed il contrario di tutto.
Un Codice Etico che non è servito alla tutela dei piccoli azionisti allorché, a margine dell’assemblea di aprile 2007, chiamati a partecipare alla ricapitalizzazione, venivano spronati, dall’attuale amministratore delegato a sostenere, con il loro supporto economico, una campagna acquisti utile al raggiungimento degli obiettivi predeterminati, in particolare la Champions League. Concetto ribadito, senza esitazioni, dal Presidente Giovanni Cobolli Gigli all’assemblea degli azionisti del 26/10/2007 (pagg. 124/148 del verbale di assemblea).
Somma meraviglia, pertanto, ha suscitato l’intervista rilasciata da Claudio Ranieri, in data 08/03/2008, nella quale afferma che la Società gli ha conferito incarico con l’obiettivo del raggiungimento della qualificazione in Uefa. Delle due l’una: o Cobolli Gigli e Blanc hanno mentito agli azionisti in assemblea o Ranieri ha affermato il falso.
Se fosse vera la prima ipotesi non vi sarebbero dubbi circa la lesione degli interessi e dei diritti dei piccoli azionisti di una società quotata in borsa.

Duole infine ricordare quanto pubblicato lo scorso sabato sul “Sole 24 ore”. Poche righe che ai veri tifosi della Juve suscitano stupore e sofferenza. Si legge, invero, che la IFIL, holding che custodisce le attività della famiglia Agnelli, ha conferito, ormai da tempo, incarico di consulente al prestigioso avv. Guido Rossi.

A noi non resta che una sola domanda da porre a chi ha avuto la pazienza di leggere quanto sopra esposto: tanti indizi fanno una prova?
La prova dell’ingiustizia subita.

mercoledì 12 marzo 2008

GAME OVER.


Nel post dello scorso 20 febbraio, dopo la sconfitta poco Onesta subita a Liverpool dagli Onesti, avevo fatto un breve collage di frasi più o meno sensate ascoltate prima e dopo la partita.
Vi risparmio i deliri di ieri sera, anche se l'apoteosi, raggiunta dal commento a caldo di un sedicente tifoso "obiettivo ed equilibrato" (!), merita un breve spazio: "In Champion's paghiamo ancora per la rissa di Valencia, non si può essere sempre costretti a dover giocare in dieci". Notevole, non c'è che dire.
In ogni caso, oggi che il canotto delle Winx nerazzurro è puntualmente affondato, afflosciandosi dopo una sola puntura di spillo del dispettosissimo Fernando Torres, mi tocca essere triste.
Il raccomandato col ciuffo (che non dispero di vedere andare a sinistra, prima o poi), ha fatto un annuncio-shock, proprio al termine della seconda splendida prestazione dell'Onest-TIM contro il Liverpool: a fine stagione mi levo dai coglioni e dall'Italia. Vorrei piangere.
Proprio adesso che cominciava a calarsi appieno nel ruolo di tecnico ideale dell'Inter - cioè con una spiccata e naturale predisposizione alle figure di merda, nonostante l'assenza di quella banda di truffatori che ne aveva frustrato le ambizioni fino a poco tempo fa - l'ex allenatore impunito senza patentino prende la valigia e se ne va.
Ma cosa sarà mai - ho provato a domandarmi a caldo - questa fretta di lasciare un posto così comodo, dove il petroliere Onesto paga lo stipendio (e tanto, tantissimo) senza batter ciglio, ogni fine mese, e le vittorie - di qualsiasi materiale, dal cartone alla plastica, dal vetro all'organico - fioccano una dietro l'altra, come la neve sul Cervino a Natale?
Ma perché mai non lascia ai tifosi nemmeno il tempo di smaltire le calorie ingollate in occasione della festa del centenario (regolarmente onorato con la prima badilata in piena faccia del nuovo secolo, un secolo color Viagra e petrolio come le maglie: mille di questi giorni), annunciando la fine prematura di un rapporto che, date le sue qualità umane e professionali, Mancini non potrebbe migliorare nemmeno andando ad allenare a Lourdes o a Fatima?
Se fossi in loro - gli interisti, intendo - inizierei ad avere i brividi lungo la schiena e, timidamente, a toccarmi le olive. Nel 2005/2006, infatti, fu proprio il loro mister ciuffo-dotato a preannunciare sfacciatamente a Luciano Moggi (che aveva polemizzato con lui in televisione) che gli sarebbe toccato rispondere in altre sedi (di cosa - lì per lì - non si capì, ma ci pensarono DJ Ruperto e la sua Band di rappers a un passo dall'incontinenza a chiarirci fin troppo le idee, nei mesi successivi).
Siccome io non credo alla chiaroveggenza (per quello c'è già Moratti con la sua Maga e Commercialista Clara), non vorrei che questa improvvisa scelta di rinunciare all'Eldorado milanese fosse il frutto di una nuova e poco salutare "premonizione" del mister degli Onesti.
Non prendetemi troppo sul serio, per carità. La butto in ridere, la mia provocazione, come faccio quasi sempre. Però non vi nascondo che, da un personaggio come Mancini, una mossa del genere non me l'aspettavo proprio. Perché non mi pare il tipo di persona che agisce per fare un favore a qualcun altro prima che a se stesso.

Insomma, spero che il suo privarci di tante gioie (andandosene a fallire altrove), possa almeno avere per noi un piacevole tornaconto.

martedì 11 marzo 2008

Il sosia.


Quello nella foto, se solo fosse ipermetrope e portasse un bel paio di lenti modello oblò dello Shuttle, sarebbe il sosia di Guido Rossi. Si chiama Cesare Gussoni, è il capo degli arbitri italiani e, perfettamente sincronizzato con le lancette degli orologi (Rolex?) che scandiscono il tempo del nuovo calcio pulito, ha definitivamente aperto lo sciacquone. Anche lui. Olé.
L'ho sentito con le mie orecchie ieri mattina, mentre ero di ritorno dall'asilo dove avevo accompagnato mio figlio, e possa maledirmi la Maga Clara insieme alla mia cronica incapacità di farmi i fatti miei, per avere acceso quella dannata radio nel breve tragitto asilo-casa, manco dovesse durare quanto la traversata atlantica in pedalò.
Ospite del servilissimo Riccardo Cucchi, Gussoni ha affermato che "Tutti quanti dobbiamo darci una regolata, ma bisognerebbe anche pensare a qualche sanzione in più per chi, in modo pervicace, insiste a offendere e a supporre che tutti siano in malafede".
Cazzo, ragazzi: questo è meglio che sniffare il Bostik. Io non pensavo che si potesse sballare così tanto senza prendere niente, ma solo ascoltando delle belinate, per quanto grosse. Dovrebbero farle entrare nelle scuole, queste surreali caricature di un mondo che nemmeno a Ciprì e Maresco verrebbero in mente.
Ve lo immaginate, sulla falsa riga delle interviste ai signori Abbate o Giordano, su Cinico TV? La voce fuori campo che esclama "Gussoni!", e quello che risponde, con l'aria mesta e rassegnata: "Dica". "Com'è il calcio adesso?" E lui giù con uno scorreggione, metafora del pensiero dell'intervistato.
Ma si mettano il cuore in pace, i due registi siciliani. Questo imprenditore del packaging è troppo avanti anche per loro. La moviola in campo, sempre secondo il Guido Rossi senza occhiali, "rappresenterebbe un mare di problemi. Se ci mettessimo a vivisezionare il calcio speculando sul comportamento di un arbitro, sarebbe la fine del gioco. Nell’immediato si potrebbero ottenere risultati, ma alla lunga? Perchè speculare su un uomo solo?".
No, non scherzo. Ha detto davvero così. Ma non è tutto: "Quest’anno non succede nulla di diverso da ciò che avviene da almeno un decennio o forse da sempre".

Chapeau, monsieur Gussoni. Sarà dura batterla. Avanti coi fagioli, dunque.

lunedì 10 marzo 2008

Piccoli Onesti crescono.


"Hanno scelto per noi i colori del cielo e della notte".
E ancora: "100 anni di sfide, di vittorie e di orgoglio". Pausa. "Di tantissimo orgoglio".
L'avevo visto pochi giorni fa ospite di Controcampo, e dalla sua reazione tipicamente interista verso chi azzardava un parallelo tra le nove giornate di squalifica prese da Boninsegna nel '67/'68 e la probabile stangata in arrivo per Antonio Cassano, avevo capito subito che aria tirasse nella sua testolina Onesta. Non scherziamo, peggio Cassano. E ti pareva.
Durante il breve monologo recitato alla festa Onesta del centenario, il Brindellino (in quanto figlio del "Brindellone quello alto") ha rimarcato nuovamente quanto orgoglio possano e debbano ostentare tutti gli interisti del mondo rispetto ai loro colleghi, tifosi anch'essi ma di colori diversi. Non è una libera interpretazione, la mia, perché il suo sguardo misto di fierezza, sfida e disprezzo era chiaro come il sole. Non per niente Gianfelice Facchetti, di mestiere, fa l'attore.
La solita sciacquapallosissima menata dell'Onestà era già stata ribadita dal petroliere ecologista l'altro giorno con l'uscita più comica dell'anno ("La squadra di prestigio di Milano nel mondo è l'Inter, per ciò che ha vinto e per non avere mai avuto problemi con la giustizia").
Passi per la giustizia, almeno fino a quando non cesserà di essere emanazione incontrastata e incontrastabile dei suoi desideri o dei suoi capricci, ma per le vittorie ci voleva un bel coraggio a dire una simile vaccata. Davanti al risentimento di Galliani per l'affronto, il petroliere aveva subito fatto una mezza retromarcia (bontà sua, mica per niente è un signore), ma solo ventiquattro ore dopo ha puntualmente rincarato la dose ("Non volevo offendere il Milan, ma non è colpa nostra se l’Inter è diversa dagli altri"). E ti ri-pareva.
I colori del cielo e della notte. Non me ne voglia, il Brindellino, ma a me il nero e l'azzurro dell'Inter ricordano più i colori del Viagra e del petrolio. Il Viagra perché anche l'Inter - così come certi pinoli non più disposti a stare in piedi senza l'aiutino farmacologico - è oggi l'emblema di chi fa ciò che gli pare solo grazie al lassismo più totale di chi dovrebbe vigilare sugli sviluppi del nuovo mondo pulito ed Onesto (giustizia sportiva, arbitri, federazione, avversari col sorriso, ecc.): i famosi aiutini, appunto (o aiutoni, come dice il genio della lampada abbronzante Francesco Totti). Anche se non farmacologici.

Per il petrolio, invece, beh... non credo di dovervelo spiegare.

P.S. Prima che squadriglie di "diversi" inorriditi arrivino a censurare le definizioni di Brindellino e Brindellone - come sempre avviene quando si osa parlare male di qualcuno che non c'è più - una precisazione: quando Luciano Moggi definì Brindellone il presidente dell'Inter, costui era vivo e vegeto. Inoltre, per i meno attenti, faccio notare che il termine Brindellone (così come Pennellone, Perticone o cos'altro vi venga in mente) è solo il soprannome che in genere viene riferito alle persone molto alte (di statura).
Prima di stracciarci le vesti in fastidiose filippiche sullo sfregio morale postumo di quella definizione (basta anche con questa, di menata), sarebbe interessante poter prendere visione - magari su un bel tabulato TIM - di come viene (e veniva) definito il dg della Juventus nelle conversazioni tra Onesti, per esempio, sia prima quando erano vittime del mondo intero, sia oggi che quel truffatore non può più nuocere.
Dei due di picche di Ilaria D'Amico ad Alessandro Moggi, abbiamo ampiamente letto. Dei complimenti di Giraudo alle qualità manageriali non proprio eccelse del figlio di Bettega, abbiamo ampiamente letto. Dei commenti di Giraudo sulla professionalità eccezionale di Capello - mentre con Lippi si finiva sempre col parlare di barche o di figa - abbiamo ampiamente letto.
Degli incontri di Facchetti alla sede dell'Inter con l'arbitro Nucini, abbiamo letto pochino. Di Facchetti a far la nanna a casa di Bergamo, abbiamo letto pochino. Di Facchetti che chiamava i designatori al telefono come tutti gli altri, abbiamo letto pochino.
Certo ne abbiamo scritto parecchio, ma non è proprio la stessa cosa. Credo che anche questo particolare, come quello del petrolio alla fine del post, non sia così difficile da capire.

sabato 8 marzo 2008

Pelle, palle e pallottole.


Quando sbagliavano perché qualcuno li obbligava a farlo (magari sequestrandoli o corrompendoli), la colpa era di coloro che li sequestravano o li corrompevano.
Oggi che sbagliano perché sbagliare è umano ("come per un portiere o un attaccante"), la colpa è di chi li critica, brandendo minacciosamente la moviola come fosse il bastone di un alpino davanti a un mulo sfaticato.
Ci sono le prove che nessuno li sequestrasse, ma sai com'è. Non ci sono prove che qualcuno li corrompesse, ma capirai, potendo contare sulla miseria di centomila intercettazioni telefoniche e solo qualche anno di controllo sistematico delle telefonate in entrata e in uscita dai telefoni dei corruttori e dei corrotti, non si poteva certo pretendere di ottenere qualcosa di concreto. Troppo poco il materiale a disposizione, troppo poco tempo. Ma corrotti lo erano di sicuro. Lo dice anche Radio Ladri (FM 29 meno 2 più B, la lunghezza d'onda del sentire popolare). Alla consolle, DJ Ruperto.
Prima c'erano due designatori, perché così avevano voluto quelli che volevano sentirsi più tutelati. Ma c'era chi li chiamava troppo spesso. Il regolamento non lo vietava (oggi invece sì, ma il mercato nero delle intercettazioni telefoniche a buon mercato per i soliti noti della carta stampata è improvvisamente fallito: crollo della domanda, fine dell'offerta).
I designatori li chiamavano tutti. Se lo dice un designatore, è un bugiardo. Se lo dicono due designatori, sono due bugiardi. I corruttori li chiamavano per truccare le designazioni. Le designazioni avvenivano per sorteggio. Il tribunale di Roma ha sentenziato che i sorteggi non erano truccati. Ma che importa, Radio Ladri non può sbagliarsi.
Il tribunale di Napoli tarda a farsi ingravidare dalle certezze dei suoi due pm allo sbando, ed è un vero peccato, perché sono convinto che assistere al parto di un dibattimento dove i presunti bugiardi potranno portare argomentazioni e prove senza che un Guido Rossi qualunque glielo possa impedire, sarebbe un sacco divertente. Ma si sa: la giustizia, qui da noi, è così lenta. Vedremo (forse).
Oggi c'è un solo designatore, e nessuno lo chiama. Io, che ho capito nel 2006 cosa significhi il "sentire popolare", mi permetto di obiettare: non ci credo. Almeno finché non vedrò i tabulati del suo traffico telefonico in entrata e in uscita da due anni a questa parte, e anche quelli da domani in poi. Dei tabulati di prima, invece, non ce n'è bisogno: li abbiamo letti, e sappiamo con chi chiedeva di incontrarsi, dove e quando. Per fare cosa? Per discutere di cosa? Calciopoli me l'ha insegnato: mai fidarsi. Mi piacerebbe saperlo, e non credo di essere il solo. Il sentire popolare, invece, in questo caso ha consigliato di promuoverlo. Amen.
Quando gli errori sfiguravano i campionati per volontà dei corruttori, se ne sbraitava da Biscardi, se ne sbraitava a Controcampo, se ne sbraitava alla Domenica Sportiva, se ne sbraitava su tutti i giornali. E loro (gli arbitri e i designatori) continuavano a sfigurare i campionati, portandosi appresso, al massimo, il fardello delle critiche di quella metà d' Italia non affezionata ai corruttori.
Oggi che gli errori sono il frutto del diritto di sbagliare ("come un portiere o un attaccante"), se ne sbraita tuttalpiù invocando la moviola, ma di corruttori nemmeno l'ombra. Eppure il fardello per loro (gli arbitri e il designatore, non più corrotti) ha preso una brutta forma: da mugugno si è tramutato in vita sotto scorta, bossoli nella corrispondenza, minacce alle famiglie, linciaggi per la strada.
Il presidente dell'AIA Cesare Gussoni ammonisce tutti: fermate questo inferno, prima che sia troppo tardi. Rivendica il diritto di sbagliare, un diritto che il demonio della moviola sbraitata starebbe trasformando in pericolo grave, e per giunta sulla loro pelle .
Allora mi chiedo: chi minaccia gli arbitri? Chi spedisce le pallottole? Chi minaccia le loro famiglie?
Per me calciopoli si può chiudere anche adesso, mentre ne sto scrivendo. Prendo la mia canna e vado per trote, ci sono tanti modi per riempire quelle due ore della domenica. Anzi, per riempire il vuoto lasciato da Molinaro, Grygera, Palladino, Cobolli e Blanc, di trote ne bastano pure poche. Non c'è problema. Se qualcuno ritiene che il gioco si sia fatto troppo duro, così sia.
Questi appelli strazianti a tutti e a nessuno, però, questo dire basta per fermare non si sa chi, ricordano un po' troppo l'atteggiamento del giocatore di poker quando, un attimo prima di perdere anche i pantaloni, mette sul tavolo tutto ciò che gli è rimasto, sperando di forzare i suoi avversari a desistere.
Agire in buona fede - ed io posso dire di averlo fatto sempre, si condividano o meno le mie idee - porta con sè un effetto collaterale straordinario: il voler capire. E siccome cerco di capire, i conti non tornano, c'è poco da fare.
Delle minacce, delle pallottole, della vita sotto scorta, si è parlato mille volte. Ciò che non si è ancora detto è: chi. Ciò che non si è ancora detto è: perché ora, proprio ora che quel mondo è stato ripulito dal Male. Ciò che non si è ancora detto è: perché non prima, semmai, quando quel mondo era così infestato dal Male.
Preferisco di gran lunga la ragione e la logica al sentire popolare. Mi rivolgo a chi ci racconta di un calcio pulito, a chi ci racconta che tutto è cambiato, a chi ci racconta che prima era diverso. Se il risultato di tanta virtuosa pulizia devono essere le pallottole, allora vi prego signori miei, fatela finita. Prima era così, oggi è cosà, domani chissà: non sta in piedi, come accade per tutte le palle.

Palle prima, palle oggi, palle, palle. E sempre sulla nostra pelle.

giovedì 6 marzo 2008

L'alfabeto dell'Onesto.


Luca Ubaldeschi per
La Stampa intervista Massimo Moratti.

L'alfabeto del centenario:


ANGELO MORATTI
«Anni spettacolosi quelli della presidenza di mio padre, il periodo in assoluto migliore per l’Inter, con risultati frutto di grande organizzazione, intelligenza e umanità».

BERLUSCONI
«Un avversario che mi sono trovato e non mi sono scelto, molto forte e molto scomodo per il grande potenziale che può esprimere, quindi il raffronto non è stato sempre facile. Col Milan ci sono rapporti di coesistenza, si cerca di fare in modo che siano civili perché sarebbe troppo faticoso litigare tutti i giorni».

CRISI
«Per curare la crisi del calcio servirebbero prima di tutto stadi nuovi. Ma essendo una medicina molto cara la terapia è tutt’altro che facile».

DERBY
«Quello d’Italia più che quello di Milano. Il nostro primo avversario è la Juventus. Il Milan può vincere quello che vuole, ma la sfida è con la Juve e lo stesso vale per loro. E’ questione di storia e tradizioni. Ammiro molto come società e giocatori si sono rimessi in gioco dopo quel periodo difficilissimo».

ERRORI
«Rimpiango un cambiamento eccessivo di allenatori che non ha dato continuità alla squadra nel momento in cui ne aveva bisogno».

FIGLI
«Mi sono vicini in questa avventura. Con la giusta esperienza so che potrebbero fare meglio di me, ma non gli auguro di sedersi su questa poltrona. Troppo pesante, coinvolgente, costoso».

GOL
«Scelgo quello di Djorkaeff in rovesciata contro la Roma, grandissimo. Poi Facchetti nella semifinale di Coppa Campioni contro il Liverpool, splendida sintesi di un grande gioco di squadra. Infine Rumenigge, Coppa Uefa contro i Rangers, una rovesciata fuori dal normale» (ma annullata dall’arbitro, ndr).

HELENIO HERRERA
«Un simbolo, un professionista instancabile che senza i mezzi di oggi conosceva tutti i giocatori in giro per il mondo. Unico, anche per le antipatie che suscitava. Oggi nessuno è come lui, ho visto qualche atteggiamento simile soltanto in Mourinho. Al di là dei nomi, il rapporto proprietario-allenatore deve essere di fiducia massima, perché sono i due che rischiano di più».

IBRAHIMOVIC
«Mi dà allegria, sia per il viso, sia per l’atteggiamento. Un grande professionista e poi in lui c’è quel tanto di follia che fa sognare il pubblico».

LIVERPOOL
«Non parlatemi di esame di maturità. Ogni anno abbiamo questo cavolo di esame... Non so se siamo maturi. So che a Liverpool ci è toccata una partita storta che ci costringe ora a una sfida veramente difficile. Ovvio che la Champions è importante, ma se vinciamo il campionato un’eventuale eliminazione non può certo essere la discriminante per giudicare negativa la stagione».

MOGGI
«No comment, parla già abbastanza lui. Il periodo di Moggi suscita in me rabbia e preferisco tacere».

NOME
«Per l’Inter del futuro dico Balotelli. Non ci sono se e ma: mezzi fisici, classe, carattere, ha tutto per essere protagonista. Quello che invece sarebbe più utile all’Inter è Gerrard. Il centrocampista del Liverpool è solido, continuo, ha la faccia da primo della classe. Ma non credo ci sia la possibilità di acquistarlo».

OCCASIONI
«Eric Cantona è stata la prima e più sofferta occasione perduta. Stavo per prenderlo, era al Manchester United, venne squalificato per il calcio al tifoso e si sentì in obbligo di restare in Inghilterra a scontare la sospensione. Era fantastico. Con lui e Ince avremmo avuto una squadra subito molto competitiva, certo se ci avessero lasciato vincere qualcosa».

PEPPINO PRISCO
«Il nostro storico vice presidente è nell’anima di qualsiasi interista anche grazie alla grandissima simpatia che lo aveva reso ben voluto pure dagli avversari. Una di quelle persone per cui nasce la nostalgia».

QUALITA’
«Che cosa serve prima di tutto per fare il presidente (soldi a parte, ndr)? Tanta pazienza. Ma non c’è dubbio che sia una palestra di vita fantastica, impari a non essere troppo sicuro di te perché sei costantemente in discussione. Non c’è un altro mestiere al mondo in cui, pur a fronte di sforzi enormi, la possibilità di raggiungere gli obiettivi è tanto indefinita».

RONALDO
«Mi spiace per l’infortunio, è stato il più grande dell’era post-Maradona per unanime giudizio di coloro che hanno giocato con lui. Mi venne a parlare quando era al Psv Eindhoven, lo comprai dal Barcellona nonostante qualcuno la considerasse una follia. Non era così, infatti fu rivenduto al doppio. No, non lo immagino più legato all’Inter come dirigente o testimonial, ha fatto scelte che lo impediscono, come andare al Milan».

SCONFITTA
«E’ qualcosa che il calcio ti aiuta ad accettare, perché ti mette nella condizione di non farti sentire intoccabile. La più dura? Quella del 5 maggio 2002, il ko con la Lazio che ci costò il titolo. Buttammo via noi la partita, non si discute. Parlando di campionati falsati non mi sono certo riferito a quel giorno: la gara era regolare, tutto il resto no».

TIFOSI
«Alcune frange sono un problema, non soltanto per l’Inter, ma i tifosi sono la ragione per cui uno fa il presidente di calcio. Lo fai per realizzare un sogno che è tuo e di quelli che condividono con te un sentimento irrazionale che va difeso nella maniera più assoluta».

UNDICI
«Difficile scegliere la mia formazione ideale, ma se mi concede qualche riserva, ecco: Zenga (Julio Cesar); Zanetti, Picchi, Materazzi (Guarneri), Facchetti; Ince (una debolezza me la permetto), Mazzola, Corso, Suarez; Figo, Ibrahimovic. Ronaldo? No, ha girato troppe squadre».

VITTORIA
«La più importante è quella di Vienna 1964. Un trionfo speciale, non tanto perché era la Coppa dei Campioni, quanto perché l’Inter di mio padre battè quella che tutti consideravano la più forte squadra al mondo, il Real Madrid, e per la simpatia che la squadra suscitò in Europa».

ZANETTI
«Il mio primo acquisto. Un atleta inossidabile, che non demorde mai, che ha mantenuto intatta l’umiltà degli inizi. E’ ciò che lo rende un esempio per tutti i giocatori, come deve essere un vero capitano».

Una libera interpretazione del Trillo, per tutte le vedove di "quella banda di truffatori".

L'(an)alfabeto dell'Onestà:

ANGELO MORATTI
Il periodo migliore per l'Inter. Non si parlava di sudditanza, di doping, era tutto così bello e pulito. E poi, che spettacolo in campo, non sapevamo cosa fosse il catenaccio.

BERLUSCONI

CRISI
Non so cosa significhi questa parola. Da quando il calcio è diventato una cosa seria e pulita e onesta e leale, nel nostro spogliatoio regnano l'amore e la fratellanza. E anche nel calcio in generale.

DERBY
E' quello d'Italia che conta. Il Milan può vincere quello che vuole, intanto prima o poi salteranno fuori anche le intercettazioni su di loro e ci prenderemo un paio di Champion's League a tavolino, come già successo per gli scudetti di cartone espropriati alla Juventus (e confezionati con maestria dai neo-laureati del Corso di Scienze e Tecnologie del packaging dell'Università di Parma, Corso fortemente voluto dall'attuale designatore arbitrale Cesare Gussoni).

ERRORI
Cosa vorresti insinuare, bastardo? Occhio, Auricchio ti ascolta, e non parlo del provolone. Gli errori - adesso, e solo adesso - sono errori e basta. Sono stato chiaro? Ci tieni alla tua carriera? E alla tua salute? Ok, passiamo oltre allora.

FIGLI
Di puttana, tutti quanti. A cominciare da Moggi e Giraudo per finire con tutti quelli che mi hanno impedito di dominare l'Italia, l'Europa e il Mondo, come avrei potuto fare già molto tempo fa. Se solo il mio amico di Milano con la moglie abbronzata (anche d'inverno e anche al chiuso) avesse occupato Telecom con qualche anno di anticipo. E se solo quell'altro mio amico fraterno di Bologna avesse occupato un po' prima le poltrone che occupa oggi, magari "correggendo" il caffè ai due fratelli di Torino senza aspettare che fossero i soliti malanni terminali a terminarli (e scusi il bisticcio. Anzi no: io non devo chiedere scusa a nessuno, semmai sono gli altri a doverlo fare con me).

GOL
Chi ha fatto gol? La Juve? Era fuorigioco, l'hanno visto anche i cani. Ladri! Truffatori! Vaffanculo, ladri!

HELENIO HERRERA
Un grandissimo tecnico. Secondo solo a Roberto Mancini. E se glielo dico io, che di allenatori non ne ho quasi mai cambiati, si può fidare.

IBRAHIMOVIC
E' la dimostrazione di cosa significhi, per noi, avere uno staff professionalmente all'avanguardia nello scovare campioni e strapparli alla concorrenza, pagandoli anche relativamente poco. E c'è ancora chi dice che per fare il mercato ci vorrebbe Moggi. Ladri!

LIVERPOOL
Se anche ci eliminerà, comunque noi vinceremo lo scudetto e quindi sarà un'altra stagione trionfale, in un campionato tra i più difficili e combattuti dell'intera storia della serie A. E poi scusi: chi ha mai parlato di vincere la Champion's League, quest'anno?

MOGGI
No comment. Il solo sentirlo nominare mi rivolta lo stomaco. Infatti lo volevo all'Inter qualche anno fa, ma lui decise di non accettare la mia proposta. Col senno di poi, gli sarà bastata la lezione? Ladri!

NOME
Massimo.

OCCASIONI
Quelle che perdo ogni giorno per stare zitto. La mia risposta a questa domanda nell'intervista di Luca Ubaldeschi, ne è l'ennesima conferma.

PEPPINO PRISCO
Le cito solo una sua frase del 13 giugno 2001: "L'Inter non ha mai falsificato alcun documento per il passaporto di Recoba, che andava assolto con formula piena per non aver commesso il fatto". Mi commuovo ancora oggi solo a parlarne, povero diavolo. Una vittima, come tutti noi Onesti, di quella banda di truffatori. Ladri!

QUALITA'
Cos'è?

RONALDO
Mi dispiace per l'infortunio, avrei voluto essere io a stroncargli la carriera, magari investendolo con il SUV di Marco Branca. Pazienza, ho saputo superare di peggio nella mia vita.

SCONFITTA
Legga con attenzione la mia risposta a questa domanda nell'intervista di Luca Ubaldeschi: avrà un'idea precisa di come ha ragionato la demenziale Caf per emettere le sentenze di calciopoli. E se quelle sentenze sono demenziali, tragga le sue conclusioni su di me. E' la famosa "proprietà transitiva".

TIFOSI
Farei qualsiasi cosa per loro. Credo di averlo dimostrato chiedendo (ed ottenendo) la libera circolazione di scooter e motorini nella curva nord del Meazza.

UNDICI
Legga ancora la mia risposta a Luca Ubaldeschi: dopo tredici anni di presidenza, centoventi allenatori e ottomila giocatori acquistati e un milione di miliardi spesi, sette undicesimi della mia formazione ideale fanno parte delle squadre del passato, cioè di quando io mi occupavo (a tempo pieno) solo di far girare i coglioni a mio fratello in azienda. E poi qualcuno ha il coraggio di dire che non c'erano truffatori in giro, in questi ultimi tredici anni. Che non eravamo i più forti. Dovrebbero vergognarsi, ladri!

VITTORIA
E che cos'è?

ZANETTI
L'ha detto anche lui, che è il nostro capitano: vinciamo senza rubare. Ladri!

mercoledì 5 marzo 2008

Due più due non fa sette.


Una delle polpette intinte nelle balle che da diversi anni ci vengono somministrate dai media (specialmente da quelli col Biscione, of course) è quella del Milan che in Europa non ha eguali sotto il profilo dei risultati, specialmente se raffrontati con quelli delle sue rivali italiane, Juventus su tutte.
Siccome per il ranking Uefa - come accade per qualsiasi disciplina sportiva, dal calcio fino alla pelota basca - si tiene conto dei piazzamenti complessivi ottenuti nelle manifestazioni disputate anno per anno, vi segnalo un interessante studio statistico elaborato dall'utente Inunmondoche per il sito Ju29ro.com.
Manco a dirlo, il periodo preso in esame è quello durante il quale la Juventus era gestita da "quella banda di truffatori", che in Italia - si sa - vincevano a suon di favori arbitrali Cupolati, mentre in Europa non battevano chiodo. Sorpresa.
I numeri non sono un'opinione (a parte quelli di telefono), figurarsi se sono juventini.

Buona lettura. (per l'articolo, clicca qui)

martedì 4 marzo 2008

Svuotiamo il Secco.


Alessio Secco, 4 marzo 2008:

"I rimpianti più grandi sono Zambrotta e Cannavaro, poi logicamente Ibrahimovic che, però, sarebbe andato all’Inter comunque, avrebbe lasciato la Juve indipendentemente da calciopoli e dai suoi effetti, seguivo la trattativa per il rinnovo e sapevo le cifre che stava chiedendo alla Juve, difficilmente lo avrebbero accontenato".

Ci sono millanterie cretinette ("L'ho chiuso negli spogliatoi e mi sono portato le chiavi in aeroporto"), ribadite con spavalderia di fronte all'incredulità dell'interlocutrice, e ci sono uscite (che definire millanterie sarebbe riduttivo, quindi mi astengo) al limite del fantascientifico, come quella evidenziata in grassetto nella frase da asilo nido riportata qui sopra.
Saranno queste giornate prematuramente primaverili, sarà che a forza di sentire stronzate sto lentamente cadendo nel labirinto psichico che tante vittime fece già fra i reduci del Vietnam, ma ho deciso di svelarvi un retroscena davvero inquietante. Lo faccio perché mi riguarda direttamente, in prima persona.
A scatenare l'attacco delle forze anglo-americane all'Afghanistan dei talebani, non fu l'attentato dell'11 settembre 2001 contro il World Trade Center.
Ma non è tutto: che il controllo di una zona strategica del pianeta - e magari del suo petrolio - abbia avuto una qualche rilevanza nel successivo piano di invasione dell'Iraq di Saddam Hussein, beh, che ci crediate o no, è una bufala gigantesca.
In quel periodo io - ebbene sì, proprio io - lavoravo per i servizi segreti israeliani, e vi posso garantire che quell'immane casino sarebbe successo comunque. A far scoccare la scintilla nel pool di consiglieri del presidente Bush fu un increscioso episodio al quale ebbi la sventura di assistere, durante una delle mie missioni sotto copertura in territorio egiziano.
In quei giorni il presidente Bush stava trascorrendo una vacanza segreta a Sharm El Sheik e aveva parcheggiato la sua Hummer 4WD sul marciapiede davanti ad un McDonald's sul lungomare. Quattro ragazzini sbandati, eseguendo gli ordini di un misterioso (per poco) mandante, gliela rigarono da cima a fondo con i loro coltellini svizzeri col manico in carbonio, rubati ad uno strano turista italiano di nome Lapo.
Per me fu uno scherzo intercettare (!) ed arrestare i quattro marmocchi sfregiatori, e non mi furono necessari più di dieci minuti di interrogatorio, a suon di calci nei coglioni e schiaffoni in faccia, per estorcere dalle loro boccucce tremolanti nomi e cognomi di chi li aveva finanziati per quei terribili graffi sul pachiderma a motore del presidente USA.
Cantarono come canarini: la targa dell'Hummer 4WD presidenziale gliel'aveva fornita Saddam Hussein, mentre l'ordine di affondare gli sfregi sulle fiancate era partito direttamente da Osama Bin Laden, con una telefonata satellitare che - secondo informazioni in mio possesso - sarebbe custodita in un cd nascosto nella sede Telecom brasiliana.
Bush si incazzò come un vampiro, e nulla potemmo noi che in tante altre occasioni eravamo riusciti a riportarlo alla ragione. "La devono pagare!", esclamò Bush con gli occhi fuori dalle orbite.

Il resto, purtroppo, è storia.