giovedì 7 febbraio 2008

Qual' è il davanti?


Se penso a quando Beppe Grillo riusciva a costruire interi show con le battute sui socialisti, non posso che compatirlo: era davvero uno sfigato a corto di materiale.
Immaginate che fortuna avrebbe oggi, se solo fosse interessato al pallone, con le valanghe di idiozie che giornalmente appaiono sui quotidiani nazionali color carta igienica delle F.F.S.S. anni ‘70, a corredo delle cronache sul campionato di calcio di serie A.
Con una mossa da lasciare interdetti quanto una finta di Zidane, martedì scorso la Gazzetta dello Sport ha pubblicato una classifica virtuale, al netto degli errori arbitrali che i Collina Boys hanno commesso nelle prime 21 giornate di campionato.
Questo tipo di esercizio dementoide, fino a pochi anni fa era riservato ai sempre pacati e pacifici esponenti del giornalismo romano, in particolar modo quelli con un debole per il giallorosso.
Probabilmente risvegliato dal suo stato di torpore legato all’età, il Candido ma non troppo ex direttore (oggi editorialista in cerca di continue spiegazioni con la sua rubrica “Fatemi capire”) Candido Cannavò, non l’ha presa bene, la storia della classifica rivisitata.
In un piccato articolo rivolto al direttore in carica Verdelli, ha spiegato per filo e per segno i motivi del suo disappunto per una scelta così insensata da parte dell’”amata Gazzetta”.
Come mai – si chiede Cannavò – con una serie di mosse incomprensibili alla Houdini, il giornale rosa ha fatto sparire dalla vetta della classifica “la squadra che domina da due stagioni ed è in testa al campionato con otto punti di vantaggio? E il primato, l’imbattibilità, Ibrahimovic, Cruz, le formazioni intercambiabili, i 44 gol, i riconoscimenti unanimi di superiorità anche dai fronti nemici, sono tutta un’illusione collettiva?”.
Secondo il saggio ex direttore, il giochino di quello “strano intermezzo rosa” si sarebbe spinto un po’ troppo oltre i confini del semplice divertimento, diventando pericoloso. Perché alla Gazzetta – sempre secondo Cannavò – ai giochini hanno sempre preferito le denunce, dove ci sono gli estremi per farle. Beh, per rispetto alla sua età, signor Cannavò, non le dirò che ha proprio la faccia come il culo, ma se mi passa la metafora, lei e la seicento multipla sembrate proprio due gocce d’acqua.
Le ricordo, sempre per rispetto alla sua età - arrivati alla quale, probabilmente, due anni possono pesare come cento – che nel 2006 lei ed il suo giornale alimentaste il più grande schiamazzo mediatico della storia del calcio, pubblicando e denunciando cose per le quali gli estremi per la condanna non li hanno trovati nemmeno i giudici sportivi nominati a furor di popolo per mettere il sigillo al vostro lavoro. Si sono dovuti inventare degli illeciti che non esistevano, per condannare la Juventus alla serie B (quella vera, non quella virtuale dei giochini pericolosi che tanto la inquietano), emettendo condanne raccapriccianti basate su sentenze raccapriccianti, che il suo giornale, sempre lui, conosceva e scriveva sistematicamente con uno “strano intermezzo rosa” il giorno prima che venissero rese note.
Siccome rivolgendosi al direttore Verdelli lei dice di “conoscere la sua linea morale e l’intransigenza dinanzi agli scandali e alle patologie del calcio”, le ricordo che la pipì si fa nella tazza grande con il coperchio di plastica, mentre quello con lo sportello frontale, che quando lo apre le viene un brividino, si chiama frigorifero, e non ci si deve pisciare dentro per nessuna ragione al mondo. Nel frattempo rammento io, all’intransigente Verdelli, che la squadra che domina da due anni ed è in testa alla classifica con otto punti di vantaggio, senza gli interventi fanta-spumeggianti sui bilanci (quelli sì, degni di Houdini), non avrebbe nemmeno potuto partecipare agli ultimi campionati di serie A. Appena Candido ha finito di scrollarsi, magari parlatene tra voi, e vedete se potete mettere giù un pezzo su questo argomento, giusto per mantenere dritta quella linea morale attribuitale dal Candidissimo.
Signor Cannavò, si è lavato le mani? Bene. Leggo con estremo piacere che le ultime righe del suo articolo sono dedicate alla Juventus. Riesce a cogliere un lato positivo anche da questa vicenda controversa della classifica virtuale (secondo la quale, mi ero scordato di dirvelo, la Juventus risulterebbe prima davanti a Inter e Roma, appaiate al secondo posto: ma per favore), perché “rivedere la Juve in testa, se pure solo per un martedì – dice –, mi ha intenerito”.
Due cose, invece, inteneriscono me, caro signor Cannavò: gli anziani quando fingono e raccontano le bugie, perché assomigliano ai bambini piccoli, e la Juventus. Ma non quella in testa alla classifica virtuale della Gazzetta di martedì scorso, bensì quella patetica e sorridente, senza ragioni per sorridere, di tutti i giorni da quasi due anni a questa parte.
Sempre sperando di farle cosa gradita, vista la scarsa capacità di memoria che traspare dalle sue considerazioni, le ricordo che quando il suo giornale sparava a zero sulla Juventus dei truffatori (per citare un personaggio della Milano-Bene a lei tanto caro), quella Juventus deteneva il primato (da due campionati consecutivi), Ibrahimovic, il miglior attacco, la miglior difesa, i riconoscimenti unanimi di superiorità (tranne di alcuni, che sono poi gli stessi di oggi e che, nonostante la sparizione di Moggi, non vincono lo scudetto nemmeno se piangono), con in più, rispetto all’Inter di oggi, cinque titolari italiani diventati campioni del mondo un mese dopo quei due anni consecutivi passati in testa al campionato, e tre titolari diventati vice campioni del mondo disputando la finale contro l’Italia. In panchina non sedeva più il pluridecorato allenatore della Juventus Marcello Lippi, c.t. della nazionale mondiale di cui sopra, ma un pivellino di nome Fabio Capello, del quale le sconsiglio di andarsi a rileggere il palmares, se non vuole rischiare di arrivare a metà ed essere colto da un ictus da stress per le troppe voci da memorizzare.
Oggi invece, secondo lei, la classifica vera è quella che figura nella Gazzetta del Lunedì, punto più, punto meno. "A meno che – aggiunge sarcasticamente – dopo l’ultimo scandalo, non ci siano avvisaglie di una ‘ndrangheta del pallone".

Più che ‘ndrangheta del pallone, una loggia della disinformazione. Più che avvisaglie, quasi due anni di prove scritte, nero su bianco.

3 commenti:

Scirea ha detto...

Vorrei abbracciarti Trillo.
Mi limito a farti i complimenti ed una piccola battutina:
la loggia dell'informazione è fantastica e si presta a doppi sensi dalle mie parti; nella bassa pavese la lòggia è la scrofa.
;O))))
saluti

gian ha detto...

trillo sei da nobel

con affetto

p.s. sei stato troppo gentile con quel vecchio di merda....

YURI ha detto...

Grande Trillo e per Scirea......pensa che da noi la "loggia" è una vecchia puttana !

StraCandido fatti un tavor e metti il pannolone !