domenica 11 maggio 2008

A buon rendere.



E' uno di quelli che ho sentito tirare in ballo più spesso quando c'era da fare del sarcasmo sulla qualità della rosa bianconera.
Certo non sarà seduto al fianco di Claudio Gentile, un giorno, nell'Olimpo dei difensori che hanno fatto la storia della Juventus, ma un grazie grande così sento di doverglielo.
La carriera di Alessandro Birindelli alla Juve finirà al termine di questa stagione, e per me il simbolo della sua lunga permanenza a Torino (11 stagioni) rimarrà per sempre racchiuso in quel cross del filmato qui sopra.
Erano i quarti di finale della Champion's League 2002/2003, secondo tempo supplementare di una partita che si stava avviando verso la lotteria dei calci di rigore. La Juve, in inferiorità numerica, stava lottando con le unghie e con i denti (Davids era stato espulso per somma di ammonizioni), e su quel contropiede orchestrato da Nedved e Zalayeta, Birindelli si fiondò come se a lanciarlo sulla fascia laterale del gigantesco terreno di gioco del Camp Nou fosse stato il destino.
A spingere la palla in rete, e la Juve in semifinale, fu la zampata di un altro facchino di poche parole ma sempre pronto a dire la sua dal campo, le rare volte che gliene veniva data l'opportunità. Entrambi simboli del lato oscuro di quella Juve che non c'è più.
Lato oscuro che non era rappresentato da truffatori o stregoni ma, anche, dalla presenza all'interno del gruppo di gente come loro, mai una parola fuori posto, mai una polemica, mai una lamentela.
Il Biri è uno che da ragazzino seguiva la Juve dalla curva, in quel feudo del tifo bianconero che è la Toscana, la sua terra. Il che di certo non guasta, in un'epoca così avara di juventini veri.
Tra parentesi, uno che un mese dopo quella sera, nella maledetta notte di Manchester, fece il suo dovere fino in fondo, andando sul dischetto a calciare il suo rigore. E segnandolo.

Grazie di tutto, Alessandro. E se ogni tanto deciderai di tornare in curva per seguire la tua Juve, spiegaglielo tu, a certi tifosi, perché son sempre ventinove.

3 commenti:

GIAN ha detto...

non posso che essere d'accordo con il mio amico trillo
un grazie anche da parte mia al mitico

BIRI

dominiobianconero ha detto...

Ciao Trillo.
Condivido ogni virgola su Birindelli.
Io per primo spesso l'ho bistrattato.
Ma l'ho fatto sapendo che lui, a differenza di altri, avrebbe avuto le spalle veramente larghe per sopportare gli sfotto'.
Alessandro Birindelli e' un uomo che non canterebbe mai "vinciamo SENSA rubare.

Anonimo ha detto...

Ti sei dimenticato una cosa Trillo:
tra quel fantastico cross al Camp Nou e il rigore nella notte di Manchester ci fu una semifinale dove al ritorno("la notte delle stelle") non la fece vedere al numero 10 avversario..colui che ha troncato la carriera a un difensore del Saragozza,che si lamentò del sistema Moggi..insomma colui che ha investito il gatto nero all'Onesy Village..