venerdì 4 gennaio 2008

Flatulenze senza umilté.


L'ex leader dei Rockets, nonché inventore delle ripartenze, dell'intensità e di Nicola Berti ala destra ai mondiali statunitensi del 1994 (foto), ha rilasciato una serie di flatulenze assortite a La Stampa.it, camuffandole leziosamente da cure miracolose per il calcio italiano in difficoltà.
"C’è un certo immobilismo da parte delle società che si trasmette sugli allenatori e sul gioco", il che non significa un cazzo ma rende l'idea.
"Poche squadre si sono evolute, modernizzate, molti stanno riproponendo temi antichi. L’assenza di novità è una causa di mancato entusiamo", il che non significa di nuovo un cazzo, ma rafforza il precedente concetto.
"La Roma è una delle poche che con un investimento non faraonico e corretto, attraverso il proprio settore giovanile e le capacità del proprio allenatore e con un organico non straordinario, riesce a creare un calcio alternativo e innovativo, specialmente in fase offensiva".
Alternativo e innovativo in che cosa, sublime profeta Arrigo? Ci danno di mano? Battono i corner con la catapulta? Effettuano le rimesse laterali lanciando il pallone dal tetto della tribuna? Tirano i rigori di testa? Punta-tacco-mento-spalla-collo-collo, come Don Lurio?
Siamo ancora qui a discutere di quanto sia bello avere idee, innovazione, essere alternativi? Stiamo parlando di pallone o di pop look, come ai tempi dei Duran Duran contro gli Spandau Ballet?
Lo sanno anche i comodini che se io ho dalla mia parte - ad esempio - Zidane, Del Piero e Ibrahimovic, l'unica innovazione che ti posso concedere è quella di cambiarti i connotati con un grappolo di schiaffoni dentro alla rete ogni volta che ti incontro (in gergo tecnico: goals). Di cosa farnetica, l'Arrigo?
Ricordo uno dei più alternativi e innovativi tra i suoi colleghi, profeta pure lui ma di Boemia. Era talmente alternativo e innovativo che è passato alla storia per le vittorie (manco una), gli esoneri (un'infinità) e le interviste diffamatorie (una soltanto, ma sufficiente a garantirgli quella notorietà che attraverso l'albo d'oro del calcio si sarebbe potuto scordare anche campando un secolo).
Sono vent'anni che l'Arrigo ci intorta con queste frasi prive di senso compiuto.
Ma non è finita, ecco che il delirio inizia a tracimare: "Chi ha i giocatori bravi se li tiene, tranne se non ci sia qualcuno in disaccordo con la propria società e anche in quel caso ci sarebbe da riflettere sui motivi della rottura". Forse non ricorda più, l'Arrigo, di quando disse a Berlusconi "Scelga: o me, o Van Basten". Quello lo lo legò con la corda ad un razzo come Wile E. Coyote nei cartoons, e lo sparò fuori da Milanello senza nemmeno lasciargli finire la frase. Destinazione FGCI, sulla panchina della nazionale.
Van Basten invece rimase, e con quella squadra che secondo l'Arrigo si sarebbe dovuta rifondare, il poco alternativo Fabio Capello vinse quattro scudetti in cinque anni, più una Coppa Campioni (disputando tre finali) e una manciata di record assortiti. Altro che innovazione.
Ma il delirio oramai è fuori controllo, e così a proposito del mondo del calcio, l'Arrigo prosegue: "Questa è un' industria con dei dirigenti che sono rimasti degli artigiani".
E ancora, a proposito degli esauriti e del loro padrone ecologico: "Ha investito molto ma senza nulla togliere ai meriti non può essere un esempio per le altre. Ha un Moratti dalla sua parte che ha grande passione e possibilità economiche, sta dando finanziariamente tantissimo e non so quanto questo sia giusto. Ultimamente hanno dovuto adeguare il deficit che è quasi quanto il loro fatturato, bisognerebbe invece guardare sempre al bilancio e aumentare le capacità di introiti".
Eccolo al capolinea. Con queste due ultime considerazioni (dirigenti artigiani che non sanno guardare al bilancio e incapaci di aumentare gli introiti), anche il delirio si esaurisce, trasformandosi in vere e proprie flatulenze intellettuali.
Un altro commissario Auricchio dispensatore delle idee altrui, prodigo di consigli e soluzioni per i distratti artigiani sciattamente svaccati sul rettangolo verde, ai piedi del suo prestigioso pulpito di (ex) profeta.
Le aveva già dette la scorsa estate il nipote dell'Avvocato, queste banalità da mago del "copia e incolla".
Si dà il caso che, oltre dieci anni fa, quei progetti fossero entrati a far parte, per la prima volta, della più innovativa e lungimirante gestione che il calcio nostrano avesse mai conosciuto. La mente di quella gestione era Antonio Giraudo, che di artigianale non aveva (e non ha) proprio nulla, e che sui bilanci in ordine e l'aumento degli introiti aveva costruito una macchina quasi perfetta. Mancava solo il tocco finale.
Peccato che, l'anno scorso, quel gruppo di dirigenti capitanato da Giraudo abbia dovuto, suo malgrado, abortire il progetto sul più bello, quando stava per decollare definitivamente, e non mi risulta (tra l'altro) che all'Arrigo questa cosa sia dispiaciuta granché, anzi.
Ebbene: lui, oggi, non solo finge di non saperne nulla, ma si prende pure la libertà di pontificare succhiando come un parassita dalle macerie di quelle idee. Proponendo come toccasana la ricetta rubata proprio dal libro di coloro che non disdegna di vedere laggiù, in fondo al ripostiglio, relelgati in mezzo alle scope con appiccicata addosso l'etichetta degli appestati.

A questo punto non pensa, l'Arrigo, che sarebbe giunta l'ora anche per lui di diventare innovativo rispetto a se stesso, esibendo un bel silenzio a tempo indeterminato?

3 commenti:

Cirdan ha detto...

Quante quote in questo post...
una, dieci, cento...
non basterebbero!
Ma atteniamoci ad un rigoroso silenzio, leggendo e rileggendo quello che, l'Arrigo, dovrebbe fare...
SILENZIO!

Massimo D'Azeglio ha detto...

Con lo squadrone che si è trovato tra la mani è riuscito a vincere molto meno di mascellone Capello.
Taccia Sacchi/o di m.......

Massimo D'Azeglio ha detto...

Con lo squadrone che si è trovato tra la mani è riuscito a vincere molto meno di mascellone Capello.
Taccia Sacchi/o di m.......